In Ecuador la sindaca di Guayaquil sbarra la pista dell’aeroporto con auto e camion

In un video ripreso da un elicottero, difatti, si possono scorgere diverse auto della polizia che hanno occupato lo scalo.

Il termine “Coronavirus”
è a questo punto è divenuto perfino sinonimo di confini ed ingressi chiusi. Ne
sanno qualcosa i passeggeri di perlomeno due voli internazionali, uno Iberia originario
di Madrid e l’altro della compagnia olandese KLM, che prendevano atterrare a
Guayaquil in Ecuador e che, su disposizione di una sindaca locale, ha testualmente
ostruito la pista dell’ aeroporto internazionale in questione.

 Pista bloccata da auto e camion per frenare
l’atterraggio fisico degli aerei.

Per quanto si
apprende dal quotidiano El Universo, peraltro, l’aereo Iberia era vuoto perché spedito
unicamente per far tornare in patria i cittadini spagnoli che si trovano al
momento in Ecuador.

 La predilezione di una simile, pesante
iniziativa, sarebbe stata presa dall’amministrazione comunale di Guayaquil. La
stampa ha, comunque specificato, che il volo ha dovuto deragliare per Quito
dove è stato consentito l’atterraggio. Il governo ecuadoriano aveva concesso a
questi aerei privi di passeggeri in ragione di un piano umanitario stabilito.

A tal proposito,
le valutazioni alla sventurata iniziativa sono sopraggiunte direttamente dal
ministero delle Opere pubbliche equadoregno che ha avvertito su Twitter che «le
azioni intraprese dal comune di Guayaquil nell’aeroporto rendono difficile
l’attività aerea pianificata per il Covid-19».

La sindaca della
città, Cynthia Viteri, ha spiegato in una call conference che ha strutturato
l’occupazione della pista per ostacolare l’arrivo perché l’equipaggio
dell’aereo Iberia – composto da undici persone – sarebbe dovuto permanere due
giorni in città prima del rientro. Il primo cittadino ha superbamente informato
che si assumerà le conseguenze legali dell’episodio, sul quale la procura ha
aperto un’indagine.

In un video diffuso
su Twitter la 54enne ha per di più reso pubblico che perfino lei è stata infettata
dal coronavirus. Guayaquil è capoluogo della provincia ecuadoriana del Guayas,
in cui al momento si raccoglie il numero più alto di casi di coronavirus, 128
su 168 positivi nel Paese sudamericano. Per questo motivo, la provincia ha sancito
da ieri fino al prossimo lunedì un coprifuoco prolungato dalle 16 alle 5,
mentre nel resto del paese il coprifuoco inizia alle 21.

 Concludendo, un altro fatto di cronaca come
quelli che si stanno susseguendo in ogni dove del pianeta che provano il duro
colpo ai trasporti globalizzati, sicuramente ben superiore a quanto avvenuto
l’11 settembre 2001.




La NASA vuole arrivare su Marte e punta di nuovo alla Luna

Gli americani della NASA addestreranno nuovi soldati spaziali – donne e uomini – da mandare sulla Luna, ma l’obiettivo finale è arrivare sul Pianeta Rosso.

La National Aeronautics and Space Administration, conosciuta in tutto il mondo come NASA, è alla ricerca di nuovi astronauti da mandare sulla Luna, e poi su Marte. L’obiettivo è portare un altro uomo e la prima donna sulla Luna entro il 2024: i fortunati selezionati andranno a formare la nuova generazione di Artemis, che prende il nome dal programma della NASA in cui si studiano tecnologie innovative per facilitare i viaggi lunari, e usare quanto appreso per arrivare a Marte.

Per tutto il mese di marzo i cittadini americani potranno mandare la loro candidatura, e poi partirà l’addestramento. Ma i criteri per venire ammessi non lasciano spazio alla fortuna: per essere anche solo candidabili bisogna aver conseguito un master in una disciplina scientifica, oppure due anni di dottorato, aver concluso gli studi in medicina, o avere un brevetto da pilota o mille ore di volo all’attivo. Bisogna essere, ovviamente, cittadini americani, superare una selezione online di oltre due ore, e in seguito l’esame fisico: una vista perfetta da dieci decimi, una pressione sanguigna non eccessivamente alta, e un’altezza compresa tra circa 1,57 e 1,90 metri. Questi sono solo i criteri per essere selezionati nella prima fase, alla quale segue una fase di colloqui e visite mediche, prima di poter ufficialmente entrare nel programma di addestramento (QUI un approfondimento in lingua inglese).

Gli uomini e le donne della NASA sono tornati a lavorare per camminare di nuovo sul suolo lunare, e da lì tendersi fino a Marte. I nuovi arrivati si uniranno ai 48 astronauti già all’attivo, alcuni dei quali partiranno quest’anno verso la Stazione Spaziale Internazionale, con il Pianeta Rosso in testa. Il piano della NASA è instaurare un’esplorazione lunare stabile e sostenibile entro il 2028, raccogliendo sufficienti informazioni e imparando abbastanza da mandare i primi astronauti su Marte a metà dei prossimi anni ’30. 

“Quest’anno
celebriamo il nostro ventesimo anno di presenza continua a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale in orbita terrestre bassa, e stiamo per inviare la
prima donna e il prossimo uomo sulla Luna entro il 2024”, ha dichiarato
l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. “Per la manciata di donne e
uomini di grande talento che assumeremo per unirsi ai nostri diversi corpi di
astronauti, è un momento incredibile nel volo spaziale umano per essere un
astronauta.”

L’ultima selezione dei curricula è stata aperta nel 2017 e ha segnato il record di candidature. La NASA ha dovuto selezionare tra oltre 18 mila candidati, un aumento sorprendente rispetto al massimo registrato di 8 mila nel 1978. I selezionati dell’ultima chiamata sono stati insigniti delle aquile d’argento solo lo scorso 20 gennaio, segno che il loro addestramento è concluso. Quest’anno invece dovremo aspettare fino a metà 2020 per avere i nomi dei prossimi uomini e delle donne che salperanno alla volta dell’universo, faranno tappa sulla Luna e andranno a conquistare Marte.

Di A.C.




Il Colorado abolisce la pena di morte

Approvata la proposta di abolire la pena di morte in Colorado. Ora la legge passerà al governatore, che ha già confermato la sua firma.

Lo stato
americano del Colorado abolirà la pena di morte. Ormai è cosa fatta, anche se l’iter
legislativo prevede ancora un tassello, che però dovrebbe essere immediato e
automatico. Ieri la Camera dei Rappresentanti dello stato ha approvato il
disegno di legge con 38 voti a favore e 27 contrari. Il governatore Jared
Polis, democratico, ha già detto che quando la proposta sarà sulla sua
scrivania, metterà la firma rendendola ufficialmente legge. Già da gennaio si
parla di abolizione della pena capitale in Colorado, quando il Senato lo aveva
votato. Entrambe le camere sono a maggioranza democratica, ma ci sono due
senatori repubblicani che si sono battuti per far approvare la proposta. Una
volta che la legge avrà la firma del governatore, il Colorado diventerà il
ventiduesimo stato americano senza pena di morte.

La legge entrerà definitivamente in vigore a partire dal 1° luglio 2020, ma non cambierà il destino di quei tre prigionieri, tutti di colore, che sono stati condannati a morte ma non sono ancora stati giustiziati. Si tratta di Nathan Dunlap, che uccise quattro persone in un ristorante nel 1993, Sir Mario Owens, assassino di un testimone del processo contro Robert Ray e la sua fidanzata, crimine in cui fu coinvolto lo stesso Ray, attualmente terzo uomo nel braccio della morte del Colorado. Il governatore Polis ha annunciato che potrebbe prendere in considerazione la grazia per i condannati a morte, e in questo modo non andrebbe ad intaccare il record virtuoso dello stato nell’applicazione della pena capitale. Dal 1976 ad oggi, infatti, solo una persona è stata giustiziata.

Il voto della
Camera è giunto dopo un dibattito durato quasi 12 ore, durante il quale il
fronte repubblicano si è opposto all’abolizione. Alcuni sostengono che anche se
il Colorado effettua raramente esecuzioni capitali, il fatto che ci sia questa possibilità
mette i sospetti sotto pressione, li spinge a confessare più facilmente e
questo risparmia alle famiglie delle vittime anni di lunghi e dolorosi
processi.

La prima volta
che in Colorado fu applicata la pena di morte era il 1859. Fino al 1934 lo
Stato adottò il cappio come metodo, poi passò al gas, fino all’iniezione letale
utilizzata a partire dal 1988. Dal 1897 al 1901, curiosamente, lo stato abolì
già una prima volta la punizione capitale, salvo poi reintrodurla. Ci fu una
sospensione nelle applicazioni per quattro anni, per volere della Corte Suprema,
fino al 1976, e da allora solo lo stupratore e assassino Gary Davis è stato
ucciso, nel 1997.

L’ex deputato nell’Assemblea Generale del Colorado Cole Wist, in carica fino a gennaio 2019, cita le parole di Papa Francesco, poi riprese da diversi attuali rappresentanti che hanno difeso la legge per abolire la condanna a morte: “Per molto tempo la pena capitale è stata ritenuta la risposta adeguata alla gravità di alcuni reati a tutela del bene comune. Tuttavia, una persona non perde la propria dignità nemmeno se ha commesso il peggiore dei crimini”, diceva il Papa esattamente un anno fa.

Di A.C.




Questa guerra è un vincolo cieco.

C’è solo un’eclissi, ad un prezzo che barcolla qualsivoglia dimensione, da tutte le parti: nell’esistenza, nel contante e nell’occasione sprecata di fare qualcosa di migliore con il nostro istante collettivo e le nostre risorse su questo corpo celeste già afflitto.

Sto commentando
l’ostilità con l’Iran, ovvero il nostro precipizio contemporaneo. Eppure, infondo
vorrei lanciare un avvertimento più generale: la guerra non è solo tragica, c’è
molto di più.

Il conflitto
sta divenendo un mezzo obsoleto per concludere le incomunicabilità umane. La
tecnologia sta alterando il conflitto corazzato in un affaticamento ininterrottamente
governato da quella che gli esperti di relazioni internazionali definiscono
“guerra asimmetrica”, in altre parole, che potenze più deboli come
l’Iran possano, in questo momento, manifestare tanta forza (nucleare) da non poter
essere considerati più così deboli, esigendo un potente costo di vittoria anche
nei confronti della superpotenza globale più importante del mondo. Inoltre, c’è
il cambiamento climatico, che ha prolungato il costo-beneficio di ciascun
conflitto; ogni volta che si combatte, ci stiamo in realtà sottraendo ad una battaglia
più matura ma fondamentale per l’abitabilità del pianeta.

Non ci dovrebbe essere nemmeno un
dibattito sul fatto che numerose delle recenti ostilità statunitensi siano terminate
nella miseria, per tutti. I nostri politici proferiscono della guerra come di un’ultima
risorsa, eppure questo è solo un escamotage per detenere le apparenze, la realtà
è molto più terrificante: bisogna accettare che la macchina da guerra americana,
che è sempre più dispendiosa (un costo di pressappoco 740 miliardi di dollari
nel 2020) possa acquistare soltanto un’esigua pace. Piuttosto che essere
discussa come “un’ultima risorsa”, la guerra non ci destina alcun respiro di
sollievo. Un conflitto bellico non può essere tutelato come si tutela l’azione
da intraprendere dopo che tutto il resto è venuto meno. La guerra dovrebbe
essere pensata come si pensa ad una rovina.

 L’inservibilità della contesa
internazionale potrebbe essere ghermita dalla maggior parte dei politici
americani in questo momento. Uno dei rari punti scintillanti di Donald Trump
come candidato è stata la sua separazione dalla dottrina post 11 settembre di
Bush-Cheney che ha raddoppiato l’incurante interventismo militare statunitense.
Nella sua repulsione, caro lettore, alla “guerra senza fine”, il cuore
di Trump coincideva a quello del pubblico: un’analisi di Pew condotta durante
quest’estate ha esibito che la maggior parte degli statunitensi, tra cui la
proprio maggior parte dei veterani militari, attualmente confida che le nostre
guerre in Afghanistan e In Iraq non valga neppure la pena combatterle. Trump appariva
prestare attenzione all’interesse del suo “pubblico” in estate, quando ha
bruscamente soppresso una ribellione in opposizione all’Iran come rappresaglia
per il suo abbattimento di un drone di sorveglianza americano.

Ma
nell’uccidere il leader militare più fondamentale all’Iran, il generale maggiore
Qassim Suleimani, Trump ha dischiuso le porte alla guerra. Ora l’Iran si sta
vendicando, ed un ciclo di escalation appare probabile, anche se, per ora,
Trump si distanzia da ulteriori conflitti. L’aria che si respira nella casa
bianca sta incominciando ad assomigliare al 2003 , e  perfino con alcuni degli stessi spunti
politici che esistevano a favore di una guerra con l’Iraq . Pur constatando che
vorrebbe eludere la guerra, Trump medesimo considera pubblicamente che la
guerra contro l’Iran sarebbe una semplice scampagnata (ricorda qualcosa?).

 Si tratta di una dichiarazione tanto disonesta quanto vile: come
potrebbe qualcheduno che ha vissuto il pantano dell’Iraq e dell’Afghanistan considerare
che la guerra con l’Iran sarà tutt’altro che lunga e brutale? In questi
conflitti, perfino l’esercito “impetuoso” statunitense potrebbe incespicare
nella cultura locale, nella geografia, nelle rivalità etniche e religiose, e particolarmente,
nella determinazione di un nemico radicato e impegnato che potrebbe fondersi
dentro e fuori la popolazione locale.

 L’Iran ha pressappoco tre volte il numero di abitanti dell’Iraq di quando lo invasero nel 2003. Possiede, inoltre,  una geografia insidiosa, ed ispeziona un gran numero di forze proxy in tutto il Medio Oriente e anche nelle credibili cellule dormienti in Europa e In America Latina. L’Iran gode anche di una sofisticata operazione di guerra informatica – si crede di essere dietro recenti hack in banche americane e altri obiettivi e di avere diffuso disinformazione e propaganda sui social network di tutto il mondo.

articolo a cura di Francesca Tinelli




Harvey Weinstein torna davanti al tribuunale di New York.

Proprio oggii inizia la selezione dei giurati.

Harvey Weinstein è giunto in tribunale a New York per sedere alla seconda giorata del processo dove è accusato per molestie sessuali e stupro. L’ex mogul di Hollywood è avvenuto con un deambulatore metallico all’ingresso del tribunale. A partire da ieri il processo nella grande mela ha un suo corrispettivo a Los Angeles, dove l’ex boss di Miramax è stato incriminato sulla base delle accuse di due donne, una delle quali un’attrice italiana. Il processo di New York potrebbe durare varie settimane: l’ex produttore è a rischio di un massimo di 25 anni in caso fosse condannato. In questo momento dovrebbe cominciare la selezione della giuria. Il giudice James Burke potrebbe inoltre decidere di alzare la cauzione da 2 milioni di dollari imposta per la libertà vigilata. Los Angeles, dove Weinstein rischia 28 anni, ha chiesto 5 milioni di garanzia.




La coalizione islamica è stata ridimensionata

“Rafforzate le misure di sicurezza” affermano gli statunitensi

 

La coalizione anti-Isis in Iraq ridimensionerà la portata delle sue operazioni per “ragioni di sicurezza”. Lo ha detto un funzionario della Difesa Usa che guida la coalizione. “Condurremo limitate azioni contro lo Stato islamico assieme ai nostri partner laddove possano a loro volta sostenere i nostri sforzi”, ha dichiarato il funzionario spiegando che gli Stati Uniti “hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle basi della coalizione in Iraq”.




Colpi vicino all’ambasciata USA a Baghdad

Centrata anche una base militare americana

– Due attacchi separati hanno colpito quasi simultaneamente l’ultra sicura Green Zone di Baghdad e la base aerea irachena di Balad. Lo hanno detto funzionari della sicurezza. Due colpi di mortaio sono caduti nella zona verde di Baghdad, sede dell’ambasciata degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, meno di cento chilometri più a nord, due missili Katyusha hanno colpito l’enorme base irachena di Balad, che ospita soldati e aerei americani.




Trump non vuole cominciare una guerra

Gli usa sono comunque pronti a rispondere.

“Non abbiamo ucciso Soilemani per un cambio di regime o per iniziare la guerra. Ma siamo pronti a qualunque risposta sia necessaria”: lo ha detto Donald Trump, sottolineando come “il futuro dell’Iran appartiene al popolo che vuole la pace, non ai terroristi”. Il generale Soleimani stava preparando nuovi attacchi, ha detto Trump parlando da Mar-a-Lago, in Florida. “Il suo regno di terrore e’ finito”.




Gli stati uniti annunciano sanzioni contro Nord Stream 2

 è ingerenza in politica energetica europea secondo l’Unione

Il Congresso statunitense ha approvato l’adozione di sanzioni per contrastare il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, sotto accusa da Washington di aumentare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Il testo è stato approvato con 86 sì e 8 no dal Senato, dopo che nei giorni scorsi era passato alla Camera. Adesso deve essere firmato da Trump. Le sanzioni colpiscono le imprese che stanno costruendo l’opera, realizzata all’80%. La Ue e Berlino sostengono che le sanzioni siano un’ingerenza americana nella politica energetica europea.




Piu’ donne al governo, incoraggia l’ex presidente Obama

‘Guai causati di solito da uomini anziani attaccati al potere’

Il potere è donna per Barak Obama. “Sono assolutamente sicuro che se ogni nazione della terra fosse governata da donne, in un paio d’anni si vedrebbe un significativo miglioramento su tutto… standard di vita e risultati”, ha detto parlando in un evento privato a Singapore, secondo Abc.
Riguardo ad un suo possibile ritorno in politica, Obama ha sottolineato che i leader, spesso uomini, devono sapere quando è il momento di farsi da parte. “Il lavoro di un leader di una nazione – ha sottolineato – non è a vita e non è rivolto ad aumentare il potere personale. Se si guarda al mondo e ai suoi problemi, di solito sono causati da persone anziane, di solito uomini anziani, che non vogliono saperne di andarsene”.