Europa, illegittimo il giuramento di Lukashenko

L’Europa non riconosce il risultato falsificato dell’elezione

La risposta del presidente bielorusso non si è fatta attendere, definendo la questione come un affare interno e non sentendosi quindi in dovere di notificare all’Occidente la data della sua inaugurazione. “Penso che le leggi bielorusse non ci obblighino a notificare alcun Paese occidentale. Si tratta di un affare interno. Tutte le critiche sembrano dire la stessa cosa: un segreto o un mistero. Sapete, circa 2.000 persone, compresi i militari, sono state invitate alla cerimonia di inaugurazione. È praticamente impossibile mantenere un segreto in questo modo” ha detto Lukashenko, che ancora non ha svelato la data ufficiale.

Questa cosiddetta inaugurazione è una farsa. In realtà oggi Lukashenko è solamente andato in pensione”, aveva commentato la leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya. “Ciò significa che le sue direttive alle forze dell’ordine non sono più legittime e non sono eseguibili. Io, Svetlana Tikhanovskaya, sono l’unico leader eletto dal popolo bielorusso. E il nostro compito ora è costruire insieme una nuova Bielorussia“.

Intanto l’opposizione, guidata Pavel Latushko, membro del Presidio del Consiglio di coordinamento dell’opposizione bielorussa, ha in programma di iniziare una nuova protesta ‘a oltranza’: “non accetteremo mai i brogli e chiediamo nuova elezioni. Stiamo esortando tutti a fare una campagna di disobbedienza a oltranza” e aggiungendo di vivere una sitazione senza precedenti.




Israele di nuovo in lookdown

La decisione è arrivata dopo un lunga nottata in riunione è stata approvata una restrizione delle libertà maggiore che quella attualmente in vigore e nella quale non sono mancati dissidi. I punti di scontro principali sono stati l’economia, la chiusura dei luoghi di culto e la restrizione delle manifestazioni.

Entrerà in vigore da domani (venerdì) e resterà in vigore fino all’11 ottobre, alla fine delle feste ebraiche. Tra i provvedimenti la chiusura dei servizi non essenziali, il blocco delle manifestazioni al di là di un chilometro dalla propria abitazione e in non più di 20 persone. Le sinagoghe saranno in funzione solo per le cerimonie di Kippur. Interventi anche per il settore aereo.




Raggi candida Roma per Agenzia Ricerca UE

Virginia Raggi, tramite una lettera inviata al presidente del consiglio Giudeppe Conte, ha fatto sapere che ha intenzione di candidare Roma come sede dell’Agenzia Europea per la Ricerca Biomedica e fronteggiare le crisi sanitarie.

La richiesta arriva dopo l’annuncio da parte della von der Leyen dell’imminente istituzione di un nuovo organismo che avrà il duplice compito di rafforzare la preparazione dell’Unione Europea alle crisi e la capacità di gestire le minacce sanitarie transfrontaliere, sia di origine naturale che intenzionale. La sindaca di Roma ha rilasciato quanto segue in merito al tema “Roma Capitale, sede di strutture sanitarie di livello assoluto e di Università di fama riconosciuta, rappresenta la candidata ideale per ospitare la nuova sede della Agenzia Europea”.




Patto su migrazione e asilo UE

Un’ opportunità per dare priorità ai bambini migranti e rifugiati

Dopo cinque anni di trattative e negoziati falliti tra Unione Europea e stati membri, la Commissione Europea ha presentato il nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asiloIl documento è stato svelato a Bruxelles dal commissario per gli Affari interni, la socialdemocratica svedese Ylva Johansson, dalla Vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas e dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha ribadito come la “soluzione europea” presentata oggi, voglia “ricostruire la fiducia tra Stati membri e quella dei cittadini nella capacità dell’Unione europea di gestire le migrazioni”.

La nuova proposta è stata presentata come un palazzo su più piani e ciascun piano è dipendente dall’altro:

Primo piano: una maggiore collaborazione con paesi esterni alla Ue, da cui partono i flussi migratori, basata su partnership “win-win per entrambi” con procedure più rapide ed efficienti ai confini.

Secondo piano: robusta gestione dei confini esterni: non ci si limiterà più a prendere le sole impronte digitali, ma nelle intenzioni Ue verranno effettuati screening obbligatori, rapidi e completi all’arrivo della durata massima di 5 giorni. Verrà valutata la situazione sanitaria e quella relativa alla sicurezza. I dettagli di registrazione verranno inserite nel database Eurodac;

Terzo piano: una solidarietà obbligatoria permanente, effettiva e costante per gli Stati membri sotto pressione e che hanno bisogno di aiuto; Gli Stati potranno scegliere se accettare il ricollocamento di migranti da paesi di frontiera come Italia, Spagna, Grecia o Malta, oppure altre forme di supporto logistico o operazionale.

 

l’UNICEF è pronto a lavorare con i governi e con i partner nazionali e internazionali per dare supporto agli Stati, in particolare a quelli che ospitano il maggior numero di rifugiati e migranti, per fare sì che ogni bambino abbia l’opportunità di raggiungere il proprio potenziale.

“ll Patto su Migrazione e Asilo proposto dalla Commissione Europea rappresenta un’opportunità unica per dare priorità ai bambini rifugiati e migranti nelle leggi e politiche sulle migrazioni e l’asilo della UE e per rispondere alle condizioni disumane e ai fallimenti sistematici nella risposta data al fenomeno migratorio in Europa”. È il parere di Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef, organizzazione impegnata a lavorare con gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione europea “per sostenere specifiche disposizioni del Patto che prevedono una migliore protezione dei bambini”.

I recenti incendi che hanno devastato il campo profughi di Moria, in Grecia, evidenziano come l’attuale sistema sia insostenibile, tutele e procedure specifiche per i minorenni, associate a un meccanismo di protezione equo ed efficace che includa il diritto all’assistenza, devono essere trasformati in azioni concrete.




Balkan perspectives 2020. The Fight for a Timely Inclusion

Questo il tema della conferenza in programma presso il Centro Congressi Roma Eventi di Piazza di Spagna il prossimo 28 settembre

Organizzato dalla NATO Defense College Foundation in cooperazione con la NATO Public Diplomacy Division, l’Unione Europea e il NATO Defense College, l’evento – parte del progetto Strategic Balkans – rappresenta l’appuntamento di riflessione annuale che la Fondazione dedica alla regione sin dal 2014.

“La prima sessione – anticipa Alessandro Minuto-Rizzo, Presidente della NATO Defense College Foundation – si concentrerà sul percorso di integrazione dei Balcani Occidentali, discutendo le strategie e gli strumenti per un processo di inclusione credibile, a partire dal punto di vista delle principali istituzioni Euro-Atlantiche. Ad intervallare i due panel, uno speciale question time durante il quale il corrispondente del Financial Times in sud-est Europa intervisterà il Vice Presidente dell’Atlantic Council sui temi più caldi della penisola balcanica”.

La seconda sessione, invece, “sarà dedicata alle forze socio-economiche che guidano i cambiamenti nella regione, riflettendo sulla necessità di approcci mirati che prevengano fasi di stagnazione economica e sociale, repressione politica e rischi di retrocessione democratica”.
La conferenza – che sarà trasmessa in diretta streaming – si terrà in lingua inglese.
La conferenza rappresenta l’appuntamento di riflessione annuale che la Fondazione dedica alla regione dei Balcani Occidentali sin dal 2014 e si inserisce nell’ambito del progetto Strategic Balkans, creato con lo scopo di riunire regolarmente esperti, operatori e organizzazioni che si concentrano sulla penisola balcanica.

Si partirà con Nicola de Santis – Capo della Sezione Engagements della Public Diplomacy Division, NATO HQ – inizierà la trasmissione con un intervento sul ruolo e la missione dell’Alleanza Altlantica nei Balcani, mentre la prima sessione vedrà Maciej Popowski, direttore generale incaricato per le Politiche di Vicinato e dell’Allargamento della Commissione Europea, e Andrea Orizio, capo della Missione dell’OSCE in Serbia, riflettere insieme ad altri oratori sulle strategie e gli strumenti per un processo di inclusione credibile e sostenibile.




Indagine UE, equità e solidarietà in risposta alla crisi

L’indagine ha rivelato che la pandemia di Covid-19 ha avuto ed ha ancora effetti profondi sulla salute, sull’economia, sull’occupazione e sulla società

La pandemia sta minacciando gran parte dei progressi compiuti fin qui dall’UE e per riparare ai danni e preparare l’economia e la società a un futuro di cambiamenti strutturali più rapidi, l’UE e gli Stati membri devono cogliere appieno le opportunità offerte dalla transizione verso un’economia più verde e digitalizzata, integrare l’inclusione, la solidarietà e la resilienza nell’elaborazione di tutte le politiche. Garantire una ripresa generale è un obiettivo politico fondamentale dell’azione della Commissione, che contribuirà a rafforzare la resilienza sociale a lungo termine.

Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha pubblicato l’edizione 2020 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE) dedicata ai temi dell’equità sociale e della solidarietà. L’indagine, che fornisce un’analisi basata sui dati di come conseguire una maggiore equità nell’UE in risposta a crisi come la pandemia di Covid-19 – nonché ai cambiamenti strutturali dovuti all’invecchiamento demografico e alle transizioni verde e digitale – ha rivelato come l’equità sociale e la solidarietà sono più importanti che mai in questo periodo.
L’indagine, ha spiegato Nicolas Schmit, Commissario per l’Occupazione e i diritti sociali, “evidenzia che per superare la crisi è fondamentale rafforzare l’equità sociale, il che significa mettere l’essere umano al centro. Per assicurare resilienza, solidarietà e coesione, la risposta dell’UE deve dare priorità all’occupazione, ridurre le disuguaglianze e garantire pari opportunità. L’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali ci farà da guida.”




Trump: nuove tensioni con l’ Iran

 

Trump ha promesso una risposta degli Usa “di grandezza mille volte maggiore” a qualsiasi attacco dell’Iran, dopo informazioni di stampa su un presunto piano di Teheran per assassinare un diplomatico statunitense.
Il ministro degli Esteri americano Pompeo ha detto che sta prendendo “seriamente” tali informazioni, tacciate invece come “infondate” da Teheran.

Secondo il sito d’informazione Politico, che cita due funzionari statunitensi in condizione di anonimato, i servizi di intelligence Usa ritengono che il governo iraniano stia prendendo in considerazione il tentativo di assassinare l’ambasciatrice statunitense in Sudafrica, Lana Marks, vicina al presidente Donald Trump. Teheran intenderebbe vendicare la morte del suo potente generale Soleimani, ucciso a gennaio da un attacco americano su ordine di Trump.

Pronta la risposta dell’ Iran, che avvisa gli Stati Uniti di non compiere “un nuovo errore strategico”, dopo le minacce del presidente Donald Trump di dure ritorsioni contro Teheran, in caso di vendette per l’uccisione del generale dei Pasdaran Qassem Soleimani. “Ci auguriamo che non facciano un nuovo errore strategico, e certamente, nel caso lo facessero, vedrebbero una decisa risposta dell’Iran”, ha dichiarato Ali Rabiei, portavoce del governo di Hassan Rohani.




In 24h oltre 53mila casi negli USA

Nel giorno del 4 luglio, la festa dell’Independence Day, gli USA segnano un aumento dell’87% dei casi giornalieri rispetto alle ultime due settimane.

Il sindaco della contea di Miami-Dade proclamerà nelle prossime ore il coprifuoco dalle 22 alle 6 per rallentare la diffusione del coronavirus; tale provvedimento sarà in vigore da venerdì sera. Inoltre, il primo cittadino, è prossimo a revocare la riapertura delle strutture di intrattenimento, come cinema, teatri, casinò, arene per concerti. I clienti dei ristoranti inoltre dovranno indossare la mascherine e potranno toglierle solo per mangiare.

Dopo giorni di stabilità, le cifre generali della pandemia da coronavirus in America Latina sono tornate a mostrare una netta tendenza al rialzo, per cui nelle ultime 24 ore i contagi sono saliti a 2.723.302 (+74.059) ed i morti a 121.382 (+2.778). Il Brasile non sembra vedere la luce alla fine del tunnel, con numeri alti ma stabili. I casi registrati dall’inizio della pandemia hanno sfiorato oggi 1,5 milioni (1.496.858, +48.107), mentre i decessi globali sono 61.884 (+1.252). Seguono Perù (292.004 e 10.045) e Cile (284.541 e 5.920), e altri sette paesi con più di 30.000 contagi: Messico (238.511 e 29.189), Colombia (106.110 e 3.641), Argentina (69.941 e 1.385), Ecuador (59.486 e 4.649), Panama (35.235 e 667), Repubblica Dominicana (34.197 e 765), e Bolivia (34.227 e 1.201).




Si intensifica la deforestazione dell’amazzonia

In un momento di crisi  così straordinario come questo causato dal Covid-19 c’è chi ne approfitta per deforestare il polmone del mondo

Il Covid-19 provoca il caos in Amazzonia, ma  invasori di terre indios e disboscatori illegali che devastano la più grande foresta pluviale del mondo non rimangono confinati. Il 2019 è stato un anno buio per la conservazione di questa foresta, che svolge un ruolo vitale contro il riscaldamento globale.

La deforestazione e gli incendi su una scala senza precedenti avevano distrutto più di 10.000 km² di foreste, rendendo il presidente Jair Bolsonaro un paria sulla scena mondiale per la sua inazione, o anche per il suo incoraggiamento a sfruttare questa eredità. Ma il 2020 promette di essere peggio, avvertono le autorità regionali e gli ambientalisti.




Allarme dal Regno Unito: anche i bambini colpiti da una misteriosa sindrome

 Nelle ultime settimane c’è stato un aumento del numero di bimbi che presentano tre sintomi chiave di uno stato infiammatorio multisistemico

 

Ieri sera i medici di tutto il Regno Unito hanno ricevuto un allarme urgente su una nuova sindrome correlata al coronavirus che colpisce i bambini.  Una misteriosa sindrome, finora sconosciuta e riconducibile al coronavirus, starebbe diffondendosi tra i più giovani: pochi casi, per il momento, ma sufficienti per alzare al massimo l’allerta negli ospedali del Regno Unito.

L’allarme è stato lanciato dalla rivisita medica Health Service Journal, dopo che un numero crescente di bambini è stato ricoverato in terapia intensiva a causa di uno stato infiammatorio dei vasi sanguigni. Sintomi che sembra possano essere correlati alla malattia Covid-19.

«Nelle ultime tre settimane, in tutta Londra e anche in altre regioni del Regno Unito – si legge nella circolare inviata ai medici di base – c’è stato un evidente aumento del numero di bambini di tutte le età che presentano uno stato infiammatorio multisistemico, che richiede cure intensive».

Un nuovo sintomo che ha generato «crescente preoccupazione», tra chi teme che «possa esserci un altro patogeno infettivo, non ancora identificato, associato a questi casi».Finora sono scarsi i dati a disposizione, sia a livello di sintomatologia sia di diffusione dell’infiammazione: alcuni tra i bambini ricoverati sono risultati positivi al Covid-19, altri sembra lo avessero contratto in passato e altri ancora no.

I più giovani, sono sempre stati considerati a basso rischio coronavirus e, proprio per questo, adesso anche la Pediatric Intensive Care Society ha invitato i medici a “riferire con la massima urgenza casi analoghi”