In 24h oltre 53mila casi negli USA

Nel giorno del 4 luglio, la festa dell’Independence Day, gli USA segnano un aumento dell’87% dei casi giornalieri rispetto alle ultime due settimane.

Il sindaco della contea di Miami-Dade proclamerà nelle prossime ore il coprifuoco dalle 22 alle 6 per rallentare la diffusione del coronavirus; tale provvedimento sarà in vigore da venerdì sera. Inoltre, il primo cittadino, è prossimo a revocare la riapertura delle strutture di intrattenimento, come cinema, teatri, casinò, arene per concerti. I clienti dei ristoranti inoltre dovranno indossare la mascherine e potranno toglierle solo per mangiare.

Dopo giorni di stabilità, le cifre generali della pandemia da coronavirus in America Latina sono tornate a mostrare una netta tendenza al rialzo, per cui nelle ultime 24 ore i contagi sono saliti a 2.723.302 (+74.059) ed i morti a 121.382 (+2.778). Il Brasile non sembra vedere la luce alla fine del tunnel, con numeri alti ma stabili. I casi registrati dall’inizio della pandemia hanno sfiorato oggi 1,5 milioni (1.496.858, +48.107), mentre i decessi globali sono 61.884 (+1.252). Seguono Perù (292.004 e 10.045) e Cile (284.541 e 5.920), e altri sette paesi con più di 30.000 contagi: Messico (238.511 e 29.189), Colombia (106.110 e 3.641), Argentina (69.941 e 1.385), Ecuador (59.486 e 4.649), Panama (35.235 e 667), Repubblica Dominicana (34.197 e 765), e Bolivia (34.227 e 1.201).




Si intensifica la deforestazione dell’amazzonia

In un momento di crisi  così straordinario come questo causato dal Covid-19 c’è chi ne approfitta per deforestare il polmone del mondo

Il Covid-19 provoca il caos in Amazzonia, ma  invasori di terre indios e disboscatori illegali che devastano la più grande foresta pluviale del mondo non rimangono confinati. Il 2019 è stato un anno buio per la conservazione di questa foresta, che svolge un ruolo vitale contro il riscaldamento globale.

La deforestazione e gli incendi su una scala senza precedenti avevano distrutto più di 10.000 km² di foreste, rendendo il presidente Jair Bolsonaro un paria sulla scena mondiale per la sua inazione, o anche per il suo incoraggiamento a sfruttare questa eredità. Ma il 2020 promette di essere peggio, avvertono le autorità regionali e gli ambientalisti.




Allarme dal Regno Unito: anche i bambini colpiti da una misteriosa sindrome

 Nelle ultime settimane c’è stato un aumento del numero di bimbi che presentano tre sintomi chiave di uno stato infiammatorio multisistemico

 

Ieri sera i medici di tutto il Regno Unito hanno ricevuto un allarme urgente su una nuova sindrome correlata al coronavirus che colpisce i bambini.  Una misteriosa sindrome, finora sconosciuta e riconducibile al coronavirus, starebbe diffondendosi tra i più giovani: pochi casi, per il momento, ma sufficienti per alzare al massimo l’allerta negli ospedali del Regno Unito.

L’allarme è stato lanciato dalla rivisita medica Health Service Journal, dopo che un numero crescente di bambini è stato ricoverato in terapia intensiva a causa di uno stato infiammatorio dei vasi sanguigni. Sintomi che sembra possano essere correlati alla malattia Covid-19.

«Nelle ultime tre settimane, in tutta Londra e anche in altre regioni del Regno Unito – si legge nella circolare inviata ai medici di base – c’è stato un evidente aumento del numero di bambini di tutte le età che presentano uno stato infiammatorio multisistemico, che richiede cure intensive».

Un nuovo sintomo che ha generato «crescente preoccupazione», tra chi teme che «possa esserci un altro patogeno infettivo, non ancora identificato, associato a questi casi».Finora sono scarsi i dati a disposizione, sia a livello di sintomatologia sia di diffusione dell’infiammazione: alcuni tra i bambini ricoverati sono risultati positivi al Covid-19, altri sembra lo avessero contratto in passato e altri ancora no.

I più giovani, sono sempre stati considerati a basso rischio coronavirus e, proprio per questo, adesso anche la Pediatric Intensive Care Society ha invitato i medici a “riferire con la massima urgenza casi analoghi”




Nessun Happymeal in Cisgiordania

E le destre chiamano al boicottaggio

Il capo della Mc Donald’s dello stato di Israele, ovvero fondatore del movimento “Peace now” si rifiuta di aprire nei territori occupati da coloni.  Per Omri Padan, capo di Mc Donald’s in Israele il problema non si pone nemmeno: la multinazionale statunitense “non h mai ottenuto la licenza per aprire le sue filiali in Cisgiordania” perchè i territori occupati in Giudea ed in Samaria non fanno parte di Israele. E’ sin dalla prima richiesta avenuta nel 2013 che Padan nega l’apertura negli insediamenti della Cisgiordania.

La linea verde dei confini precedenti alla guerra dei 6 giorni del 1967 è la sua linea rossa, e d’altronde in Israele l’imprenditore è famoso anche per essere tra i fondatori del movimento “Peace now” , che ha come pilastro il rifiuto della colonizzazione della Palestina. Così, ora che Mc Donald’s si è fatta avanti per un appalto all’aereoporto Ben Gurion, i coloni hanno deciso di mettergli i bastoni tra le ruote. Per protesta, in queste settimane il gruppo dei veterani disabili ddell’Israeli’s defence forses ha piazzato alle porte dei Mc Donald’s di Tel Aviv dei cartelli di “Alt” simili a quelli del divieto di accesso per gli israeliani nelle aree A della Cisgiordania. che sono sotto il controllo dell’Anp: guai a varcare anche le nuove ” Aree M” del grande  marchio di fast food. Il capo regionale degli insediamenti della Samaria, Yossi Dagan, ha scritto ai ministeri israeliani delle Finanze e dei Transporti e dell’autorità degli aereoporti per chiedere che si applichi anche a Mc Donald’s la legge di stato contro il boicottaggio di Israele, cioè che si bandisca la multinazionale dalle gare pubbliche.

Entrambi i ministeri hannp declinato però ogni responsabilità, e l’authority ha precisato di attendersi unicamente alle norme sulle gare d’appalto.  Il patron di Mc Donald’s Israele ha poi precisato che è proprio al quartier generale di Chicago che non vogliono filiali in Cisgiordania: non per un boicottaggio, ma per il rispetto della legalità dettata dalle risoluzioni dell’Onu. Una politica diversa da quella di gran parte delle multinazionali, inclusa Airbnb, che nelle colonie israeliane conta circa 200 locali in affitto: nel 2018, dopo le proteste palestinesi e della comunità internazionale, il colosso della sharing economy comunicò che gli avrebbe rimossi, salvo poi cambiare di nuovo idea lo scorso aprile. Viva Mc Donald’s , scrivono entusiasti tanti palestinesi sui social, e gli israeliani nemici degli insediamenti come Padan approvano: l’opinionista di Haretz, Gideon Levy, invita i coloni ad “aprire McDavid’s” mentre nei fast food della catena c’è chi indossa le kefiah in onore dei palestinesi.

 

Articolo a cura di Francesca Tinelli

 




Donald ha torvato il modo di uccidere l’American Dream

 ““Alla luce dell’attacco dal Nemico Invisibile e per proteggere i posti di lavoro dei nostri Grandi Cittadini Americani, firmerò un Ordine Esecutivo per sospendere temporaneamente l’immigrazione negli Stati Uniti!”

L’unica cosa che veramente interessa a Trump in questo momento, il peggior presidente della storia americana accelera sul suo pedale preferito della propaganda elettorale, la xenofobia. Già la paura e l’odio per lo straniero, un virus contagiosissimo tra quelle classi di fasce sociali che hanno perso o hanno paura di perdere il posto di lavoro, ma che in realtà non è messo in pericolo dagli immigrati ma è stato reso obsoleto da quell’economia globale di cui lo stesso Trump, con i suoi alberghi fino a quelle bruttissime sue cravatte made in China, è stato grande profittatore.
Trump annuncia armato di twitter di “proteggere i posti di lavoro”, un ritorno alla retorica da “Make America great again”. Ma la perdita record dei posti di lavoro nelle ultime settimane, arrivata a numeri che ricordano ormai la Grande Depressione del ’29, non c’entra nulla con l’immigrazione illegale o legale che sia: è stata causata dal lockdown necessario a fermare una pandemia che Trump ha colpevolmente ritardato a capire con conseguenze gravissime.
Trump, ormai in piena campagna elettorale e spaventato dalle conseguenze che la sua fallimentare preparazione al coronavirus stanno causando ai suoi indici di gradimento, preso dal panico per un Joe Biden nei poll a 6-7 punti di distacco, cambia lo slogan elettorale, trasformandolo dal “muro” per tenere fuori i poveri emigranti illegali, alla cacciata dell’immigrato legale. All’americano da cui Trump cerca il voto manda il messaggio che non solo riavrà il suo posto di lavoro, ma non si contaminerà più col “nemico invisibile” importato dallo straniero…

Trump ha bruciato a colpi di twitter tutta quell’attrattiva di ideali una volta contagiosi e che avevano fatto degli Stati Uniti la più desiderata meta per l’emigrante in cerca di riscatto. A novembre non si sceglierà più solo un presidente: se rivincerà Trump, quell’ideale d’America che ha attratto l’immaginario di generazioni di popoli morirà col suo trionfo. Trump è l’assassino del sogno americano e la sua vittoria sarebbe la sentenza di condanna a morte dell’idea d’America.




Fare causa all’OMS per scoprire che ha l’immunità funzionale

Tre statunitensi fanno causa all’OMS: avrebbe coperto la pandemia. Chiesti i primi risarcimenti ma per la legge americana l’Agenzia ha l’«immunità funzionale»

 

 

Le dichiarazioni di Donald Trump contro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno sortito un primo effetto: tre cittadini di New York hanno fatto causa all’ ONU, ritenendo che questa avrebbe coperto la pandemia. Finora sarebbe la prima azione legale contro l’Agenzia internazionale, e la causa avviata in un tribunale federale di White Plains, nella contea di Westchester.

Secondo il parere dei  tre cittadini americani, la colpa principale sarebbe la grave negligenza per la gestione e risposta al Covid-19. È possibile leggere nell’atto introduttivo che l’OMS «Ha gestito male la risposta al virus e le informazioni, impegnata in un insabbiamento della pandemia in Cina e ha contribuito o causato la successiva diffusione del virus in tutto il mondo, compresi gli Usa e lo stato di New York». I soggetti che si ritengono danneggiati si chiamano Richard Kling, di professione medico, Steve Rotker e Gennaro Purchia.

In particolare, Kling e Rotker sono di New Rochelle, il primo focolaio dell’emergenza nello Stato federale più colpito dall’emergenza. Un’iniziativa che al contrario del possibile clamore, si rivelerà molto probabilmente un «buco nell’acqua», così come riferito dai giuristi statunitensi, stante «l’immunità funzionale» concessa all’Oms in tali casi, dalla stessa legge americana.

 




Kim operato, Usa: è in gravi condizioni

 

Gli Stati Uniti stanno monitorando alcune informazioni di intelligence secondo cui il leader nordcoreano Kim Jong-un sarebbe in ‘grave pericolo’ dopo un intervento chirurgico. Kim – la cui salute sarebbe peggiorata negli ultimi mesi a causa di tabagismo, obesità ed eccesso di lavoro – avrebbe subito un intervento cardiovascolare il 12 aprile, secondo i media di Seul.

Il leader nordcoreano aveva recentemente fatto parlare di sé per l’assenza dalle celebrazioni per il compleanno del nonno Kim Il-sung lo scorso 15 aprile, episodio che aveva sollevato dubbi sul suo stato di salute.

La Corea del Sud però non ha rilevato segnali “insoliti” dal Nord che potrebbero suggerire un grave problema di salute di Kim. “Non abbiamo nulla da confermare e non sono state rilevate attività insolite”, ha detto il portavoce presidenziale Kang Min-seok, secondo la Yonhap.




Coronavirus, Trump annuncia: stop all’immigrazione negli Usa

 

Donald Trump ha annunciato su Twitter che firmerà un decreto per sospendere temporaneamente l’immigrazione negli Stati Uniti. La decisione, spiega il presidente americano, è motivata “dall’attacco del nemico invisibile” del coronavirus: “Dobbiamo proteggere i posti di lavoro del nostro grande Paese”, ha aggiunto Trump.

”Trump ha fallito nell’agire rapidamente contro la pandemia e questo sta costando enormemente all’America”: parola dell’ex vicepresidente Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca, secondo cui per il tycoon “è finito il tempo delle scuse”. “E’ chiaro che il presidente non ha alcun interesse a risolvere il problema e a salvare le vite umane, con gli Usa che sono i primi nel mondo per decessi e casi di contagio e che contano già 22 milioni di americani che hanno chiesto un sussidio di disoccupazione”, ha attaccato Biden.

Nelle ultime 24 ore negli Stati Uniti sono morte altre 1.433 persone a causa del coronavirus, secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University. I decessi complessivamente da quando e’ esplosa l’epidemia sono oltre 42 mila nel Paese. I contagi sono oltre 784 mila.




Cresce il numero dei morti tra i medici e gli infermieri.

 

 

Da inizio epidemia sono 26 gli infermieri deceduti per Covid-19 e 6.549 i contagiati, ben 1.049 in più rispetto a sabato scorso. I dati sono stati resi noti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), che sottolinea come nel giro di 48 ore il numero di positivi tra gli infermieri sia pari a un terzo dei contagiati totali nello stesso periodo di tempo. E indica che è la categoria sanitaria che conta il maggior numero di positivi: il 52% di tutti gli operatori.

E altri 5 medici hanno perso la vita a causa dell’epidemia di Covid-19. Il totale dei decessi, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sale così a 94.

“Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese – spiega all’ANSA il virologio ell’Università di Padova Andrea Crisanti – e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa, perchè la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressochè certa”. “Se seguissimo il modello cinese – dice – per la riapertura sarebbero necessari ancora dei mesi”.

“In questo momento di sfide sono felice di annunciare che un team di dottori e infermieri dalla Romania e un altro dalla Norvegia saranno dispiegati in Italia“. Lo afferma il commissario per la Gestione delle crisi, Janez Lenarcic. “Inizialmente c’è stata una risposta inadeguata da parte di alcuni paesi europei alle richieste italiane, ma le cose sono cambiate ora, l’Italia non è sola e l’Europa è solidale con l’Italia”, ha aggiunto.

Da maggio in Italia prodotte mascherine per medici – Da maggio in Italia, per la prima volta, saranno prodotte anche mascherine Ffp2 e Ffp3, quelle più protettive, che saranno distribuite ai sanitari impegnati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. “Con l’AID, Agenzia Industrie Difesa, abbiamo avviato un progetto di riconversione di un nostro stabilimento che da maggio trasformerà le sue linee produttive per fornire mascherine: 200mila al giorno, sei milioni in un mese”.

“Il numero di uomini e donne che perderanno la vita per il virus continuerà a crescere – ha detto il commissario Domenico Arcuri -. Nei prossimi giorni in vista della Pasqua non dimenticate mai che si è portato via già 16.523 vite umane. Torno a supplicarvi, nelle prossime ore non cancellate mai questo numero dalla memoria. Attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi, non siamo a pochi passi dall’uscita dell’emergenza, da un’ipotetica ora X che ci riporterà alla situazione di prima, nessun liberi tutti per ritornare alle vecchie abitudini”.

“Una mascherina chirurgica non può essere rivenduta ad un prezzo 10 volte maggiore del costo, questo non è libertà di mercato ma una speculazione due volte insopportabile, perché non si specula sui bisogni degli altri e perché non si specula sulla vita degli altri”, ha detto ancora Arcuri dopo una serie di segnalazioni sul rincaro dei prezzi delle mascherine. “Anche pochi casi sono intollerabili – ha aggiunto – vanno denunciati e combattuti. Le forze dell’ordine sono già intervenute e continueranno a farlo”.

“Per ora ci occupiamo di rifornire il numero massimo di mascherine alle strutture sanitarie che combattono – ha detto Arcuri – , non ci occupiamo di distribuire mascherine ai cittadini. Se alcune regioni ritengono legittimamente di doverle fornire, se ne occuperanno loro, fino a una nuova organizzazione che non è ancora arrivata. Se vuole la mia opinione, credo che per molto tempo molti di noi se non tutti ci dovremo abituare ad utilizzare questo strumento di protezione”.

Viminale, ieri altri 10mila denunciati – Oltre diecimila persone sanzionate ieri dalle forze dell’ordine durante i controlli sul rispetto delle misure di contenimento della diffusione del Coronavirus: 10.375 per violazione dei divieti anti-contagio, 60 per false dichiarazioni, 14 per violata quarantena. Sono state 271.675 le persone controllate, informa il Viminale. Gli esercii monitorati sono stati invece 94.129: 106 i titolari sanzionati, per 31 è stata disposta la chiusura.




Coronavirus, Arcuri: ‘Battaglia non vinta, non si torna alla normalità’

 

“La nostra battaglia contro il Coronavirus prosegue senza sosta – ha detto il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri – dobbiamo però evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo, che abbiamo costretto l’avversario in un angolo e stiamo per avere il sopravvento: gli indicatori ci dicono solo che stiamo cominciando a contenerne la portata. Ma la sua dimensione seppure non uniforme è ancora rilevante. Bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti“.

“Sui tamponi e i test sierologici abbiamo iniziato una attività di approvvigionamento affinché le regioni possano assistere assiduamente e notevolmente”, ha detto ancora il commissario per l’emergenza Arcuri.

“La prima mattonella per ricostruire l’edificio dell’Italia è vincere la battaglia sanitaria in corso altrimenti non ci potrà essere una ripartenza di natura economica sul terreno dello sviluppo”, aveva detto in mattinata il ministro della Salute, Roberto Speranza a RaiNews24. “Tutte le energie dello Stato e delle Regioni, di ogni singolo cittadino, devono essere rivolte a vincere questa battaglia sanitaria”.

“Il distanziamento sociale è l’unica arma per ridurre il contagio e dobbiamo insistere su questa strada, l’unica al momento che dà certezze”, ha detto ancora Speranza che ha poi evidenziato l’impegno della ricerca per un vaccino e possibilità di terapie, però, dice Speranza “al momento non ci sono certezze di esiti e non credo che i tempi saranno immediati. Quindi il distanziamento sociale – conclude – è l’unica arma su cui dobbiamo investire”.

Con le misure adottate “l’indice di contagio ha iniziato la discesa, ha detto il ministro della Salute. “L’indice ‘R con zero’ – ha spiegato Speranza – nel mese di febbraio e nei primi di marzo ha sfiorato i 3, quindi ogni persona contagiata ne contagiava altre 3, producendo una moltiplicazione molto significativa. Con l’applicazione delle misure che abbiamo disposto in maniera rigorosa a partire dal 10 di marzo ha iniziato la sua discesa. Ma la battaglia è ancora nel suo pieno”.