La sterzata del Parlamento europeo: voto a distanza per la seduta del 26 marzo

Il Parlamento europeo sarà invitato in plenaria straordinaria il 26 marzo per approvare le misure di emergenza proposte dalla Commissione sul coronavirus.

Lo rivela in un video il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli. Gli eurodeputati in ogni caso non saranno fisicamente presenti a Bruxelles, ma adopereranno il voto a distanza. “Il Parlamento europeo sta facendo e continuerà a fare il suo dovere – ha detto Sassoli- ho voluto fortemente che il Parlamento resti aperto perchè la democrazia non può farsi abbattere dal virus, perchè siamo l’unica Istituzione europea votata dai cittadini e vogliamo rappresentarli e difenderli”.

“Per questo – ha aggiunto – ho deciso di convocare una plenaria straordinaria per Giovedì 26 Marzo al fine di approvare le misure di emergenza presentate dalla Commissione europea. Sara’ la prima plenaria che votera’ con il sistema del voto a distanza.  Di fronte ad una emergenza dobbiamo usare tutti i mezzi che abbiamo a disposizione”.




In Ecuador la sindaca di Guayaquil sbarra la pista dell’aeroporto con auto e camion

In un video ripreso da un elicottero, difatti, si possono scorgere diverse auto della polizia che hanno occupato lo scalo.

Il termine “Coronavirus”
è a questo punto è divenuto perfino sinonimo di confini ed ingressi chiusi. Ne
sanno qualcosa i passeggeri di perlomeno due voli internazionali, uno Iberia originario
di Madrid e l’altro della compagnia olandese KLM, che prendevano atterrare a
Guayaquil in Ecuador e che, su disposizione di una sindaca locale, ha testualmente
ostruito la pista dell’ aeroporto internazionale in questione.

 Pista bloccata da auto e camion per frenare
l’atterraggio fisico degli aerei.

Per quanto si
apprende dal quotidiano El Universo, peraltro, l’aereo Iberia era vuoto perché spedito
unicamente per far tornare in patria i cittadini spagnoli che si trovano al
momento in Ecuador.

 La predilezione di una simile, pesante
iniziativa, sarebbe stata presa dall’amministrazione comunale di Guayaquil. La
stampa ha, comunque specificato, che il volo ha dovuto deragliare per Quito
dove è stato consentito l’atterraggio. Il governo ecuadoriano aveva concesso a
questi aerei privi di passeggeri in ragione di un piano umanitario stabilito.

A tal proposito,
le valutazioni alla sventurata iniziativa sono sopraggiunte direttamente dal
ministero delle Opere pubbliche equadoregno che ha avvertito su Twitter che «le
azioni intraprese dal comune di Guayaquil nell’aeroporto rendono difficile
l’attività aerea pianificata per il Covid-19».

La sindaca della
città, Cynthia Viteri, ha spiegato in una call conference che ha strutturato
l’occupazione della pista per ostacolare l’arrivo perché l’equipaggio
dell’aereo Iberia – composto da undici persone – sarebbe dovuto permanere due
giorni in città prima del rientro. Il primo cittadino ha superbamente informato
che si assumerà le conseguenze legali dell’episodio, sul quale la procura ha
aperto un’indagine.

In un video diffuso
su Twitter la 54enne ha per di più reso pubblico che perfino lei è stata infettata
dal coronavirus. Guayaquil è capoluogo della provincia ecuadoriana del Guayas,
in cui al momento si raccoglie il numero più alto di casi di coronavirus, 128
su 168 positivi nel Paese sudamericano. Per questo motivo, la provincia ha sancito
da ieri fino al prossimo lunedì un coprifuoco prolungato dalle 16 alle 5,
mentre nel resto del paese il coprifuoco inizia alle 21.

 Concludendo, un altro fatto di cronaca come
quelli che si stanno susseguendo in ogni dove del pianeta che provano il duro
colpo ai trasporti globalizzati, sicuramente ben superiore a quanto avvenuto
l’11 settembre 2001.




Attenzione! Autovelox sulla rampa di accesso con pattuglia nascosta

Truffa “comunale” in autostrada.

E’ in questo modo
che i comuni pur di “far cassa” proseguono a vessare i cittadini impiegando procedimenti
illegittimi e azzardati per la sicurezza stradale. Si tratta infatti di un caso
emblematico mostrato con tanto di video da un cittadino a Latiano (BR). Si
richiede l’intervenzione del Prefetto.

Malgrado i pareri
del Ministero dei Trasporti, dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni
Italiani) e le molteplici sentenze su tutto il suolo nazionale e perfino della
Cassazione Civile e Penale, diversi comuni in barba alla legge e alle più basilari
regole della correttezza nell’attuare amministrativo proseguono nell’impiego di
autovetture sapientemente nascoste sui cigli delle strade.

Le segnalazioni, questa
volta, ci arrivano dal Comune di Latiano (BR) che possiamo appurare dalle
immagini immortalate da un diligente automobilista. Mercoledì 2 ottobre 2019,
sull’asse extraurbano al passaggio della corsia di immissione di Latiano, dove
è stato posizionato un autovelox mobile.

Le modalità di rilevazione
della velocità è, tuttavia, insolita: infatti l’auto della polizia locale è
ferma in divieto di fermata, ben nascosta posteriormente al Guard rail di disgiunzione
tra la rampa di accesso e la strada. L’agente è a bordo dell’auto e rileva
tutte le infrazioni, parecchie, commesse dagli automobilisti. Il limite di 90
km orari è spesso sormontato. Evidentemente le Istituzioni, ancora una volta,
impongono ai cittadini il rispetto delle regole non rispettandole loro per
primi.

Riteniamo
gravissimo il comportamento di questi enti che continuano a perseverare in
questa odiosa prassi al solo scopo di “far cassa” e che sortisce l’effetto
contrario rispetto al fine primario del controllo della velocità per la
sicurezza stradale, costituendo, in realtà, una vera e propria insidia per gli
automobilisti.

Per questi motivi
si invitano le pubbliche amministrazioni che hanno utilizzato, e che continuano
a perseguire queste prassi illegittime, ad adeguarsi alla legge  per annullare in via di autotutela i verbali
per infrazioni al Codice della Strada sin qui redatti e si invitano inoltre i  Prefetti ad intervenire una volta per tutte nel
sanzionare tali comportamenti illegittimi.

A questo
proposito ricordiamo che è la Corte di Cassazione a fare il punto della
situazione, fugando ogni possibile dubbio sulle norme presenti nel Codice della
strada, con l’ordinanza n. 6407, emessa dalla VI Sezione Civile e pubblicata il
5 marzo 2019: “la norma di cui all’art. 142 comma 6 bis C.d.S. specifica
che ‘le postazioni di controllo (…) per il rilevamento della velocità devono
essere (…) ben visibili e la necessaria visibilità della postazione di
controllo per il rilevamento della velocità quale condizione di legittimità
dell’accertamento, con la conseguente nullità della sanzione in difetto di
detto requisito, è stata da ultimo affermata anche da questa Corte (Cass.
25392/2017, non massimata)”.




Coronavirus: governo tedesco stanzia 550 miliardi in aiuto all’economia

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato “misure economiche inedite nella storia della Repubblica federale”.

Il governo tedesco decide di
utilizzare la carta KfW per supportare le imprese tedesche. Che cosa significa
a livello economico? E cosa sta succedendo nel resto dell’UE?

L’annuncio

Angela Merkel ha comunicato il
piano tedesco per contrastare gli effetti del Covid-19 sull’economia del paese.
È stato deciso di stanziare 550 miliardi per reggere la botta data all’economia
dalla pandemia. Si tratta di misure senza precedenti per il paese. Lo stato ha
infatti deciso di mettere a disposizione per le imprese fondi senza limiti. “Come
si vede, come governo e come Laender, faremo tutto quello che è necessario,
tutto quello di cui la Germania ha bisogno”, ha anche detto la cancelliera,
ribadendo che il nemico che si sta combattendo è qualcosa di assolutamente
nuovo, “un virus che non conosciamo, che non sappiamo come combattere e che
dunque richiede tutte le nostre forze.” Il ministro delle Finanze Olaf Scholz
ha dichiarato che: “Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione.”

Come funziona la KfW

I fondi messi a disposizione dal
governo saranno utilizzati per compensare la riduzione del salario per coloro
che, a causa del virus, saranno costretti a lavorare in modo ridotto. I fondi
serviranno inoltre a garantire crediti agli imprenditori che stanno
attraversando una crisi di liquidità. I fondi saranno garantiti la KfW. La Kreditanstalt
für Wiederaufbau
(Istituto di credito per la ricostruzione, ndr) è stata
fondata in seguito al secondo Dopoguerra per gestire al meglio le risorse
inviate dal piano Marshall. Successivamente, la KfW è diventata la più
importante banca per lo sviluppo al mondo. Attualmente gestisce asset per un valore
di 500 miliardi di euro. La KfW si concentra soprattutto sul fornire credito a
piccole e medie imprese, infrastrutture, finanziamenti all’export e allo
sviluppo. È da sottolineare che la KfW non è un’istituzione bancaria, ma un
ente pubblico. È la KfW Ipex-Bank che svolge l’attività strettamente bancaria. Dal
momento che non supera la soglia dei 30 miliardi è esentata dalla vigilanza
della Bce.

I provvedimenti per la salute in Germania

Nel frattempo, anche la Germania
ha deciso di adottare diverse misure per contrastare la diffusione del virus. I
Länder hanno annunciato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado a
partire da oggi, fino alla fine delle ferie per il periodo di Pasqua. Chiusi
bar e locali, ristoranti e discoteche, oltre a musei, biblioteche e teatri, già
chiusi da tempo. Il ministro Armin Laschet afferma che in questo momento si
trova di fronte “a una prova enorme, probabilmente la prova più ardua della
storia del Land”.

Le misure economiche in Italia

In Italia Giuseppe Conte ha
comunicato mercoledì un aiuto di 25 miliardi alle imprese. Al momento, il problema
principale dell’Italia rimane la liquidità. Cassa depositi e prestiti ha
inviato nuove risorse a sostegno delle imprese. Cassa depositi e prestiti
insieme a Sace mette a disposizione 7 miliardi per le imprese. Per facilitare l’accesso
al credito, Cassa depositi e prestiti amplia la possibilità di investire da 1 a
3 miliardi, somme che saranno erogate a tassi calmierati alle piccole e medie
imprese che aderiscono alla Piattaforma Imprese. Queste risorse saranno
immediatamente disponibili e serviranno a sostenere non solo le imprese, ma
anche la circolazione di capitale a livello nazionale. Per l’internazionalizzazione,
Sace ha deciso di investire ulteriori 4 miliardi di euro. Per quanto riguarda
invece la situazione dal punto di vista dei lavoratori, sta iniziando l’operazione
ammortizzatori sociali. Secondo le cifre calcolate nei giorni scorsi, saranno stanziati
circa 2 miliardi di euro. Il governo ha inoltre stanziato un fondo da 500
milioni per il fondo per l’integrazione per le micro-imprese da 5 a 15 dipendenti.
Il fondo proteggerà anche quelle più piccole, da 1 a 5. La ministra del Lavoro
Nunzia Catalfo ha confermato. Al momento si sta lavorando anche a delle misure
per sostenere i lavoratori autonomi. Saranno sospesi i servizi previdenziali e
assistenziali. Sarà prevista anche un’indennità per quelli più colpiti.

La Commissione Europea

La Commissione Europea il 13
marzo ha fatto sapere che si avvarrà di tutti gli strumenti a sua disposizione
per attenuare le conseguenze della pandemia, in particolare: per assicurare le
forniture necessarie ai nostri sistemi sanitari, preservando l’integrità del
mercato unico e della produzione e distribuzione delle catene del valore; per
dare un sostegno ai cittadini facendo in modo che reddito e posti di lavoro non
vengano colpiti in modo sproporzionato, e per evitare che la crisi abbia un
effetto permanente; per dare un sostegno alle imprese e assicurare che la
liquidità del nostro settore finanziario possa continuare a sostenere
l’economia; per consentire agli Stati membri di agire in modo risoluto e
coordinato, sfruttando la piena flessibilità offerta nel quadro della
disciplina degli aiuti di Stato e del patto di stabilità e crescita. La
Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “La
pandemia del Coronavirus sta mettendo tutti noi alla prova. È non solo una
sfida senza precedenti per i nostri sistemi sanitari, ma anche un duro colpo
per le nostre economie. Il pacchetto economico considerevole annunciato oggi fa
fronte alla situazione attuale; siamo pronti a fare di più in base all’evolvere
della situazione stessa. Faremo tutto il necessario per sostenere gli europei e
l’economia europea.”

A cura di B.P.




Hong Kong: dalla protesta alla recessione.

La combinazione letale di crisi politica e virus “incurabile” hanno portato una delle isole finanziariamente più potenti del mondo nel baratro.

Divenne celebre
per essere la capitale asiatica del lusso, della moda e degli alberghi sfarzosi,
in quesrto momento storico l’ex colonia britannica sta soffrendo la scomparsa
dei turisti cinesi (e non) a causa delle tensioni politiche e, soprattutto, della
crisi sanitaria causata dal coronavirus.

A seguito di ben otto mesi di proteste antigovernative cominciate
nel giugno 2019, in una circostanza economica già indebolito, l’eruzione del
Covid-19 ha indotto la chiusura virtuale delle frontiere con la Cina
continentale nel giro di poche settimane.

Tale ammasso
di fattori sfavorevoli solleciterà i cambiamenti strutturali dell’ex colonia
della corona britannica?

Per
cominciare, la piccola Regione Amministrativa Speciale (SAR), un villaggio
delle scale della Cina, che teoricamente gode fino al 2047 di un “alto
grado di autonomia” secondo il principio “un paese [Cina], due
sistemi [il comunismo cinese e il capitalismo]” , rischia di perdere, per
sempre, il suo ruolo di miglior centro commerciale in Cina e Asia.

Negli ultimi
due decenni, questo status ha attirato decine di milioni di visitatori nel
piccolo territorio – 65 milioni nel 2018, un record, quasi dieci volte più
della sua popolazione (7,4 milioni).  L’80%
di questi turisti proviene dalla Cina continentale, siffatta clientela negli anni
ha dato efficienza, ma anche distorto l’economia locale. Per soddisfare questi
turisti dall’ “appetito” insaziabile, i più grandi marchi italiani hanno aperto
due o tre volte più negozi a Hong Kong che a Roma. Lo stesso vale per i
ristoranti e gli hotel di fascia alta.

Ma la
diffusione del Covid-19, a partire da metà gennaio, ha frenato gli arrivi dei turisti
ad Hong Kong, che già stava affrontando un forte picco a seguito delle proteste
che hanno scosso la città negli ultimi otto mesi.

In un anno, si
è verificato un calo di quasi 200.000 arrivi giornalieri a 3.000 alla fine di
febbraio.

Sebbene Hong Kong rimanga una delle principali piazze finanziarie del mondo e il settore sia stato finora praticamente inalterato, il suo modello di business è sull’orlo del collasso.

Articolo a cura di Francesca Tinelli.




Che cosa sta succedendo in Kosovo

Nel 2008, il Kosovo ha dichiarato
unilateralmente la sua indipendenza dalla Serbia, sconvolgendo i già precari
equilibri dei Balcani. Per capire quali siano i delicati equilibri nei Balcani
e come si sia sviluppata la relazione tra Serbia e Kosovo, è necessario fare un
passo indietro e partire dalle radici storiche del problema.

Relazioni diplomatiche tra
Serbia e Kosovo

Le relazioni diplomatiche tra
Serbia e Kosovo sono sempre state tese. La Serbia non hai mai riconosciuto l’indipendenza
del Kosovo, considerandolo sempre una delle sue province. A livello internazionale,
la posizione della Serbia è stata supportata dalla Russia, che ritiene l’indipendenza
del Kosovo una violazione dell’integrità territoriale della Serbia. Mosca parteggia
per la Serbia perché questa situazione di stallo le porta diversi vantaggi. Primo
fra tutti, il fatto che lo stallo blocchi l’accesso all’Unione Europea ad entrambi
i paesi coinvolti. La Serbia potrà fare richiesta per entrare nell’UE nel 2025
solo se avrà normalizzato i suoi rapporti con il Kosovo, tramite un accordo
vincolante dal punto di vista legale. In tutto ciò, il Kosovo non sta
attraversando una situazione migliore. Ben cinque paesi all’interno dell’UE non
riconoscono la sua indipendenza: Spagna, Slovacchia, Cipro, Romania e Grecia. Per
questo motivo, il Kosovo è bloccato in un limbo. Non può né entrare nell’UE né
nella Nazioni Unite, dal momento che la Russia non lo permette. Come se non
bastassero le debolezze a livello internazionale, il Kosovo deve anche gestire
tutti i problemi che si trova davanti uno stato appena nato, debole dal punto
di vista politico. Nella regione nord, infatti, vive una consistente minoranza
serba che vorrebbe l’autonomia e che è considerata una minaccia dalle autorità
kosovare.

Il conflitto tra Serbia e Kosovo

Storicamente, il conflitto tra Serbia e
Kosovo è estremamente profondo. Nel 1999, la decisione di Slobodan Milošević
di revocare le autonomie e il bilinguismo, scatena una nuova ondata di
violenza. Il climax viene raggiunto con l’Operazione Forza Alleata della NATO. In
altre parole, dei bombardamenti a tappeto contro la Repubblica Federal di
Serbia. L’operazione prosegue fino a quando i serbi non acconsentono a ritirare
le truppe dal Kosovo. Successivamente, il Consiglio di Sicurezza della Nazioni
Unite approva la Risoluzione 1244, che porta alla creazione della Missione di
Amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). I due punti
principali del mandato del UNMIK sono raggiungere la protezione e la promozione
dei diritti umani e permettere alle persone disperse internamente di tornare
alle loro case in Kosovo in modo sicuro. Tuttavia, questi obiettivi non sono
mai stati completamenti raggiunti. Nel frattempo, le violenze sono continuate sia
da parte dei kosovari nei confronti dei serbi che viceversa. Nel 2008 è stata
lanciata la European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX). La missione
aveva lo scopo di supportare la creazione dello stato di diritto e i diritti
umani. Lo stesso anno, il Kosovo ha sancito unilateralmente la propria
indipendenza. Il primo successo dal punto di vista diplomatico è arrivato nel
2011. In quell’occasione si è verificato un incontro tra Serbia e Kosovo, sotto
la supervisione dell’UE. È un punto di svolta non solo dal punto di vista puramente
storico, ma anche diplomatico. La mediazione dell’Unione Europea è riuscita a
spostare l’attenzione dal problema dell’indipendenza kosovara, verso questioni
più pratiche ed urgenti. Nel 1999 viene sancito l’Accordo di stabilizzazione e
associazione (SAP). Grazie al SAP vengono rinforzate le relazioni tra UE e
Balcani occidentali. Lo scopo finale del SAP era preparare i Balcani all’accesso
nell’Unione. Nel 2013, dopo l’Accordo di Bruxelles, il Kosovo concede la creazione
dell’Associazione delle Municipalità Serbe (ASM). In cambio, Belgrado avrebbe
smantellato le istituzioni parallele che aveva nella regione nord del Kosovo.
Due anni dopo, un altro accordo estende le aree di competenza della ASM, fino ad
includere istruzione, sanità e welfare. Quattro mesi più tardi, la Corte
Costituzionale kosovara stabilisce che la ASM è anticostituzionale, una
minaccia all’integrità del territorio. Inutile dire che la minoranza serba non l’ha
presa bene. Nel frattempo, nel 2014 è iniziato il processo di Berlino, con lo
scopo di costruire un dialogo costruttivo con i Balcani occidentali. In
particolare, sono state fatte una serie di concessioni nel quadro del SAP. Tra
queste diverse concessioni a livello commerciale, assistenza economica e l’eliminazione
di dazi.

Come risolvere la situazione

Ad un primo sguardo sembra che
questa situazione non abbia via d’uscita. In realtà, lavorandoci con pazienza,
è possibile trasformare il rapporto tra Serbia e Kosovo in un gioco a somma positive.
Ovviamente sono necessari sforzi da parte di entrambi gli stati per raggiungere
un accordo soddisfacente. In particolare, ci sono cinque punti su cui
concentrarsi:

  1. Cambio
    di atteggiamento.
    Fino a quando verrà mantenuto un atteggiamento
    conflittuale, sarà impossibile fare alcun passo avanti;
  2. L’UE
    non dovrebbe rinunciare al proprio ruolo di mediatore.
    La normalizzazione
    dei rapporti tra Pristina e Belgrado è fondamentale non solo per il processo di
    integrazione europea, ma soprattutto per stabilizzare la regione dei Balcani
    occidentali. Dal momento che l’Ufficio dell’UE in Kosovo ha un ruolo
    fondamentale nel portare avanti l’agenda diplomatica ed economica, dovrebbe essere
    rinforzato;
  3. Istituire
    l’ASM di nuovo.
    L’Ufficio UE in Kosovo dovrebbe supervisionare l’istituzione
    dell’ASM. Il processo dovrebbe essere portato avanti compatibilmente con l’opinione
    della Corte Costituzionale kosovara e i bisogni della minoranza serba. In
    questo modo sarebbe possibile normalizzare le relazioni tra i due paesi;
  4. Evitare
    limiti di tempo troppo rigidi.
    Dal momento che si tratta di una questione
    estremamente complessa, imporre delle tempistiche troppo rigide finirebbe per rivelarsi
    controproducente. Tuttavia, il 2025 sarebbe un buon momento per valutare come
    si è evoluta la relazione tra i due paesi. Sarebbe infatti lo stesso anno in cui
    la Serbia potrebbe ufficialmente presentare la richiesta per entrare nell’UE;
  5. Raggiungere
    un accordo vincolante.
    Prima che la Serbia entri nell’UE, deve firmare un
    accordo vincolante dal punto di vista legislativo con il Kosovo, in modo da normalizzare
    i rapporti. È importante ricordare che non viene richiesto di riconoscere l’indipendenza
    del Kosovo. Per questo motivo, una soluzione potrebbe essere un accordo simile
    a quello siglato dalla Germania dell’Est e dalla Germania dell’Ovest nel 1972:
    il Trattato Fondamentale. In questo modo sarebbe possibile incentivare un’apertura
    nelle relazioni e dare inizio a un dialogo costruttivo tra le parti.

Si spera che la possibilità di
far parte dell’Unione Europea, renda la Serbia più cooperativa. Per quanto
riguarda il Kosovo, invece, la missione dell’UE dovrebbe continuare a lavorare
sia dal punto di vista politico ed economico per rinforzare l’unità all’interno
del paese.

A cura di B.P.




La NASA vuole arrivare su Marte e punta di nuovo alla Luna

Gli americani della NASA addestreranno nuovi soldati spaziali – donne e uomini – da mandare sulla Luna, ma l’obiettivo finale è arrivare sul Pianeta Rosso.

La National Aeronautics and Space Administration, conosciuta in tutto il mondo come NASA, è alla ricerca di nuovi astronauti da mandare sulla Luna, e poi su Marte. L’obiettivo è portare un altro uomo e la prima donna sulla Luna entro il 2024: i fortunati selezionati andranno a formare la nuova generazione di Artemis, che prende il nome dal programma della NASA in cui si studiano tecnologie innovative per facilitare i viaggi lunari, e usare quanto appreso per arrivare a Marte.

Per tutto il mese di marzo i cittadini americani potranno mandare la loro candidatura, e poi partirà l’addestramento. Ma i criteri per venire ammessi non lasciano spazio alla fortuna: per essere anche solo candidabili bisogna aver conseguito un master in una disciplina scientifica, oppure due anni di dottorato, aver concluso gli studi in medicina, o avere un brevetto da pilota o mille ore di volo all’attivo. Bisogna essere, ovviamente, cittadini americani, superare una selezione online di oltre due ore, e in seguito l’esame fisico: una vista perfetta da dieci decimi, una pressione sanguigna non eccessivamente alta, e un’altezza compresa tra circa 1,57 e 1,90 metri. Questi sono solo i criteri per essere selezionati nella prima fase, alla quale segue una fase di colloqui e visite mediche, prima di poter ufficialmente entrare nel programma di addestramento (QUI un approfondimento in lingua inglese).

Gli uomini e le donne della NASA sono tornati a lavorare per camminare di nuovo sul suolo lunare, e da lì tendersi fino a Marte. I nuovi arrivati si uniranno ai 48 astronauti già all’attivo, alcuni dei quali partiranno quest’anno verso la Stazione Spaziale Internazionale, con il Pianeta Rosso in testa. Il piano della NASA è instaurare un’esplorazione lunare stabile e sostenibile entro il 2028, raccogliendo sufficienti informazioni e imparando abbastanza da mandare i primi astronauti su Marte a metà dei prossimi anni ’30. 

“Quest’anno
celebriamo il nostro ventesimo anno di presenza continua a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale in orbita terrestre bassa, e stiamo per inviare la
prima donna e il prossimo uomo sulla Luna entro il 2024”, ha dichiarato
l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. “Per la manciata di donne e
uomini di grande talento che assumeremo per unirsi ai nostri diversi corpi di
astronauti, è un momento incredibile nel volo spaziale umano per essere un
astronauta.”

L’ultima selezione dei curricula è stata aperta nel 2017 e ha segnato il record di candidature. La NASA ha dovuto selezionare tra oltre 18 mila candidati, un aumento sorprendente rispetto al massimo registrato di 8 mila nel 1978. I selezionati dell’ultima chiamata sono stati insigniti delle aquile d’argento solo lo scorso 20 gennaio, segno che il loro addestramento è concluso. Quest’anno invece dovremo aspettare fino a metà 2020 per avere i nomi dei prossimi uomini e delle donne che salperanno alla volta dell’universo, faranno tappa sulla Luna e andranno a conquistare Marte.

Di A.C.




Coronavirus, prima vittima negli Stati Uniti. Trump: “Niente panico”

Il nuovo coronavirus causa una prima vittima oltreoceano, mentre in Europa aumentano i casi.

Anche gli Stati Uniti patiscono gli effetti del nuovo coronavirus con la loro prima vittima. Alle altre circa 3 mila morti da Covid-19 nel resto del mondo, si aggiunge quella di una donna sulla cinquantina dello stato di Washington. I media Usa raccontano che la vittima era arrivata in ospedale con “gravi problemi respiratori”. Poco dopo la notizia del primo decesso americano, il governatore dello stato di Washington Yay Inslee ha dichiarato lo stato di emergenza, intimando le agenzie del suo governo a impiegare “tutte le risorse necessarie” per contenere la diffusione del virus. La preoccupazione sale, anche perché non risulta che la vittima e altri contagiati abbiano visitato zone dove il virus è presente, o siano stati in contatto con persone che potrebbero averlo contratto in quelle aree. Le autorità di Washington hanno gli occhi puntati su una casa di cura, sospettata di essere un focolaio, dove vivono 108 ospiti, 27 già con sintomi, e 180 dipendenti, di cui 25 con sintomi.

Secondo l’OMS negli Stati Uniti ci sono stati 62 contagi fino ad ora. Il Presidente Trump ha detto che altri casi sono “probabili” ma ha rassicurato che la nazione è pronta a ogni eventualità. Il suo vice Mike Pence ha nuovamente sconsigliato i viaggi nelle zone del mondo più colpite, come “alcune aree dell’Italia”. Nelle stesse ore, la American Airlines ha annunciato che tutti i voli da e per Milano sono sospesi dall’aeroporto Jfk di New York e da quello di Miami, complice anche il fatto che gli Usa hanno alzato l’allerta al massimo livello (4, ‘non viaggiare’) per le aree italiane più a rischio contagio. Il Presidente Trump cerca di tranquillizzare il paese: “non c’è alcuna ragione di farsi prendere dal panico”, ha detto. Intanto le prime scuole cominciano a chiudere, come la Jackson High School a nord di Seattle (Washington) e la Forest Hills Elementary fuori Portland (Oregon), entrambe per presunti casi di coronavirus.

Attualmente il virus è riscontrato in più di 85 mila casi in 57 stati del mondo, la maggior parte in Cina, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel frattempo, anche l’Australia e la Thailandia contano la loro prima vittima. Un uomo di 78 anni, australiano di Perth, è morto dopo aver contratto il virus sulla Diamond Princess il mese scorso. La nave da crociera trasportava circa 3.700 passeggeri, di cui più di 600 sono stati contagiati, e sei di loro non ce l’hanno fatta. In Thailandia invece, un ragazzo di 35 anni ha perso la vita, ma era anche affetto dalla febbre tropicale dengue. La Francia, con un centinaio di casi e due vittime, ha vietato gli assembramenti al chiuso con più di cinquemila persone, e a Parigi è stata ufficialmente annullata la mezza maratona. L’Irlanda ha comunicato di avere il primo contagio, un uomo che veniva dal Nord Italia. Anche in Lussemburgo è stato diagnosticato il primo caso, un quarantenne da poco tornato dall’Italia. La Germania aggiorna il conto a 60 contagi, la Spagna si ferma a 32.

Di A.C.




Il Colorado abolisce la pena di morte

Approvata la proposta di abolire la pena di morte in Colorado. Ora la legge passerà al governatore, che ha già confermato la sua firma.

Lo stato
americano del Colorado abolirà la pena di morte. Ormai è cosa fatta, anche se l’iter
legislativo prevede ancora un tassello, che però dovrebbe essere immediato e
automatico. Ieri la Camera dei Rappresentanti dello stato ha approvato il
disegno di legge con 38 voti a favore e 27 contrari. Il governatore Jared
Polis, democratico, ha già detto che quando la proposta sarà sulla sua
scrivania, metterà la firma rendendola ufficialmente legge. Già da gennaio si
parla di abolizione della pena capitale in Colorado, quando il Senato lo aveva
votato. Entrambe le camere sono a maggioranza democratica, ma ci sono due
senatori repubblicani che si sono battuti per far approvare la proposta. Una
volta che la legge avrà la firma del governatore, il Colorado diventerà il
ventiduesimo stato americano senza pena di morte.

La legge entrerà definitivamente in vigore a partire dal 1° luglio 2020, ma non cambierà il destino di quei tre prigionieri, tutti di colore, che sono stati condannati a morte ma non sono ancora stati giustiziati. Si tratta di Nathan Dunlap, che uccise quattro persone in un ristorante nel 1993, Sir Mario Owens, assassino di un testimone del processo contro Robert Ray e la sua fidanzata, crimine in cui fu coinvolto lo stesso Ray, attualmente terzo uomo nel braccio della morte del Colorado. Il governatore Polis ha annunciato che potrebbe prendere in considerazione la grazia per i condannati a morte, e in questo modo non andrebbe ad intaccare il record virtuoso dello stato nell’applicazione della pena capitale. Dal 1976 ad oggi, infatti, solo una persona è stata giustiziata.

Il voto della
Camera è giunto dopo un dibattito durato quasi 12 ore, durante il quale il
fronte repubblicano si è opposto all’abolizione. Alcuni sostengono che anche se
il Colorado effettua raramente esecuzioni capitali, il fatto che ci sia questa possibilità
mette i sospetti sotto pressione, li spinge a confessare più facilmente e
questo risparmia alle famiglie delle vittime anni di lunghi e dolorosi
processi.

La prima volta
che in Colorado fu applicata la pena di morte era il 1859. Fino al 1934 lo
Stato adottò il cappio come metodo, poi passò al gas, fino all’iniezione letale
utilizzata a partire dal 1988. Dal 1897 al 1901, curiosamente, lo stato abolì
già una prima volta la punizione capitale, salvo poi reintrodurla. Ci fu una
sospensione nelle applicazioni per quattro anni, per volere della Corte Suprema,
fino al 1976, e da allora solo lo stupratore e assassino Gary Davis è stato
ucciso, nel 1997.

L’ex deputato nell’Assemblea Generale del Colorado Cole Wist, in carica fino a gennaio 2019, cita le parole di Papa Francesco, poi riprese da diversi attuali rappresentanti che hanno difeso la legge per abolire la condanna a morte: “Per molto tempo la pena capitale è stata ritenuta la risposta adeguata alla gravità di alcuni reati a tutela del bene comune. Tuttavia, una persona non perde la propria dignità nemmeno se ha commesso il peggiore dei crimini”, diceva il Papa esattamente un anno fa.

Di A.C.




Assorbenti gratuiti, approvata la legge in Scozia

In Scozia è stata votata una legge che rende gli assorbenti gratuiti per chiunque ne abbia bisogno. Ora si entra nella fase due, quella in cui i parlamentari possono proporre modifiche al provvedimento.

Il parlamento scozzese ha approvato la “Legge sui prodotti da ciclo”, o Period Products Bill, che rende gratuiti gli assorbenti. Una giornata storica non solo per il Paese, che entrerà adesso nella seconda fase legislativa verso l’approvazione definitiva del provvedimento, ma anche per l’importante battaglia di chi crede che le mestruazioni siano trattate più come uno scomodo tabù che come una cosa naturale e inevitabile.

Come spiega il
parlamento scozzese, i principali obiettivi del Period Products Bill sono
garantire che chiunque debba utilizzare prodotti da ciclo mestruale possa
ottenerli gratuitamente attraverso un apposito sistema che il governo scozzese dovrà
istituire. Il disegno di legge prevede inoltre che le scuole primarie e
secondarie, i college e le università rendano gratuiti gli assorbenti negli spazi
adeguati, come è già dal 2018, ma anche che i ministri assegnino un obbligo
analogo ad altre organizzazioni. Chi utilizza questo sistema deve essere in
grado di ottenere i prodotti con “ragionevole facilità” e con
“ragionevole privacy”, e può scegliere di farsi consegnare i prodotti
o andarli a ritirare. Il sistema, secondo la proposta, deve inoltre garantire
la disponibilità di una scelta di diversi tipi di prodotti da ciclo, e i
ministri scozzesi hanno il compito di pubblicizzare il regime e risarcire
coloro che sono tenuti a fornire prodotti gratuiti.

Nel Regno Unito al momento i prodotti da ciclo sono tassati al 5%, imposta che già il premier David Cameron aveva promesso di abolire, ma le parole non si sono mai tradotte in fatti. In Italia, tanto per fare un confronto, gli assorbenti normali sono tassati al 22%, al 5,5% in Francia, al 7% in Germania. Il costo stimato del rendere gratuiti gli assorbenti in Scozia, secondo le stime, si aggira intorno ai 24 milioni di sterline all’anno. È stato approvato oggi dal parlamento scozzese con 112 voti a favore, nessun contrario e un solo astenuto. Conclusasi positivamente la prima votazione, comincia la seconda fase in cui i membri del parlamento possono proporre modifiche al disegno.

Andrew Cowan/Scottish Parliament

Il Period Products Bill è figlio della deputata Monica Lennon, che ha portato la questione all’attenzione dei parlamentari scozzesi proponendo formalmente la legge il 23 aprile 2019. Poco dopo è cominciata la prima fase di esame della proposta, incarico che è stato affidato al Comitato del Governo e delle Comunità Locali. Durante la preliminare procedura di revisione sono state raccolte le testimonianze di università, associazioni di volontariato e persino del Parlamento della Gioventù Scozzese (in foto). La partecipazione dei giovani è degna di nota: già nell’ottobre dell’anno scorso è stata organizzata una giornata con il Parlamento della Gioventù durante la quale i ragazzi hanno preso parte a una tavola rotonda per discutere il provvedimento sugli assorbenti gratuiti, e quanto è emerso è stato tenuto in considerazione dal Comitato.

Alla fine della fase di studio, nel report finale, il Comitato “elogia la sig.ra Lennon per aver portato questo progetto di legge davanti al parlamento scozzese, cosa che ha contribuito a mettere in evidenza la questione della mancanza di accesso ai prodotti da ciclo e nel fare progressi nell’affrontare lo stigma associato alle mestruazioni”. “È un traguardo eccezionale per normalizzare le mestruazioni in Scozia e per mandare un segnale forte al popolo su quanto questo parlamento prenda sul serio la parità di genere”, ha commentato la promotrice alla notizia del risultato odierno.

Di A.C.