Brexit, i passaporti dell’indipendenza sono blu

Un passaporto ecologico e tecnologico, in cambio dei diritti di un cittadino europeo. La contraddizione dei nuovi passaporti sbandierati dal governo britannico.

‘Make passports blue again’, direbbe un Brexiteer a corto di idee. Ma la battaglia per riportare i passaporti al colore pre-UE è stata una delle bandiere dei sostenitori dell’uscita, e finalmente è vinta. Il Ministro degli Interni del Regno Unito Priti Patel ha annunciato il ritorno ai documenti di colore blu scuro, come ideati per la prima volta nel 1921 e poi sostituiti dal design armonizzato europeo, di colore rosso scuro. A inizio marzo cominceranno a essere rilasciati i primi nuovi/vecchi passaporti, che saranno “ancora una volta intrecciati con la nostra identità nazionale”, ha esultato Patel. A partire da metà anno tutti i nuovi passaporti saranno blu, quelli intitolati all’UE continueranno a essere validi fino alla loro data di scadenza.

“Lasciare l’Unione europea ci ha offerto un’opportunità unica per ripristinare la nostra identità nazionale e forgiare un nuovo percorso nel mondo.
Ritornando all’iconico design blu e oro, il passaporto britannico sarà ancora una volta intrecciato con la nostra identità nazionale e non vedo l’ora di usarne uno per viaggiare.”
(Priti Patel, Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito)

L’altra novità sui nuovi documenti saranno gli stemmi floreali sulla copertina posteriore, a simbolo dell’Inghilterra, dell’Irlanda del Nord, della Scozia e del Galles. Grande attenzione anche all’ambiente: “I passaporti blu saranno i passaporti inglesi più verdi di sempre”, comunicano dal Ministero di Patel. “L’anidride carbonica emessa durante la produzione sarà ridotta fino a un consumo netto nullo, attraverso progetti quali la piantumazione di alberi”. Saranno poi tecnologicamente più avanzati, con pagine realizzate in materiali che assicurano la massima protezione dei dati personali. Risulteranno, infine, più difficili da contraffare, grazie a nuove tecniche di design e stampa.

Commenti ironici sono stati fatti sui nuovi passaporti da alcuni membri del parlamento europeo, che si chiedono se il gioco valesse la candela: una grafica migliore e tecnologie più protettive, in cambio della rinuncia a un passaporto che ti faceva viaggiare liberamente in 27 paesi e che ti dava accesso ai vantaggi della cittadinanza europea. Seb Dance, politico britannico ed eurodeputato fino al 2019, ha così commentato: “In realtà mi piace il nuovo passaporto UK, frutto di disegni francesi e stampe polacche. Certo, quello di prima – che garantiva agli inglesi il diritto a lavorare, studiare e andare in pensione liberamente nel loro continente – era probabilmente più utile”. E ancora, “Un nuovo passaporto blu che riduce i diritti, realizzato da un’azienda franco-olandese in Polonia”, ha affondato Guy Verhofstadt, capogruppo dei Liberali dell’ALDE al Parlamento europeo.

E il motivo di tanta ironia non è solo lo sconveniente trade off, ma proprio il fatto che a realizzare i passaporti UK dell’indipendenza saranno compagnie europee, in Europa. La gara è stata infatti vinta nel 2018 da Gemalto, azienda franco-olandese, dopo aver scalzato la De La Rue, che negli ultimi 10 anni ha prodotto i passaporti rosso-scuri degli inglesi. Nonostante questo, il Regno Unito è felice di poter finalmente ritornare nella squadra dei passaporti blu, insieme ad Australia, Siria, Argentina, Corea del Nord e un’ottantina d’altri.

Di A.C.




Brexit, l’UE ne approfitta: le Isole Cayman finiscono nella lista nera dei paradisi fiscali

Le Isole Cayman erano attenzionate dal 2018 e una decisione sul loro status era attesa. Una coincidenza che sia arrivata appena dopo la Brexit?

Le Isole Cayman sono state inserite nella lista nera europea dei paradisi fiscali. Se la decisione sarà confermata dai Ministri delle Finanze europei la settimana prossima, si tratterà di una svolta significativa. Ogni anno l’Unione Europea perde più di 600 miliardi di euro in evasione fiscale. Tra le misure pensate per far fronte al problema è stata istituita nel 2017 una blacklist contente i paradisi fiscali. I territori in questo elenco hanno più difficoltà ad accedere ai fondi UE, e le compagnie europee che vogliono fare affari in quei luoghi devono rispettare regole più strette e sottostare a controlli più serrati.

Ad oggi la lista include Fiji, Oman, Samoa, Trinidad e Tobago, Vanuatu e tre territori USA: le Isole Samoa americane, Guam e le US Virgin Island. Se fino ad ora il Regno Unito era riuscito ad evitare che alcuni dei suoi territori finissero nell’elenco, a due settimane dalla Brexit la situazione è cambiata e gli inglesi hanno perso il loro potere contrattuale.

Nel 2018 le Isole Cayman, così come le Isole Vergini Britanniche, entrambi territori d’oltremare del Regno Unito, sono state inserite nella “lista grigia” dei paradisi fiscali: un modo per invitare le autorità locali ad adottare una legislazione conforme agli standard europei in materia di tassazione. Il sistema legale dei due arcipelaghi è distinto da quello del Regno Unito, perciò i controlli su di loro sono andati avanti (non è infatti previsto che gli Stati Membri siano attenzionati in questo senso). Ciononostante, rimanevano in qualche modo protetti dal fatto che la madrepatria fosse uno stato membro dell’Unione, e in quanto tale potesse esercitare delle pressioni per proteggere lo status delle sue diramazioni territoriali.

Ora che il divorzio tra UK e UE si è finalmente consumato, anche la bilancia di oneri e privilegi cambia i suoi equilibri. La settimana prossima i 27 ministri delle Finanze europei si incontreranno, e se decideranno di ufficializzare la decisione, le Isole Cayman saranno ufficialmente inserite nella lista nera dei paradisi fiscali; ritenute cioè non sufficientemente cooperanti con Bruxelles in materia di trasparenza fiscale.

Secondo il Tax Justice Network, questa decisione è in contrasto con il comportamento adottato fino ad ora. Il Network lascia intendere che fino ad ora l’UE ci sia andata piano con lo stilare la lista, lasciando fuori, ad esempio, i big del segreto bancario. Nel 2018 Financial Secrecy Index del TJN (l’aggiornamento al 2020 sarà pubblicato a breve), le Isole Cayman figurano terze, dopo Svizzera e Stati Uniti. Sembrava, prima di questa decisione, che oltre agli stati membri, l’UE volesse tenere fuori dalle polemiche anche “nazioni potenti o qualsiasi paradiso fiscale che conti davvero”.

Se la decisione di bollare le Cayman, non certo un pesciolino nel mondo della finanza globale, fosse confermata la settimana prossima, sarebbe un cambio di rotta positivo. “Ci aspettiamo che la lista nera aggiornata includa gli otto attuali, più Palau, Botswana, Panama e Cayman”, scrivono dal Tax Justice Network, andando così a includere più del 7% dei servizi per il segreto bancario (un passo avanti rispetto all’1% del 2018). La Turchia invece dovrebbe rimanere nella lista grigia.

Di A.C.




Il candidato di Macron vittima di sexting rinuncia alla corsa per Parigi

Macron perde il candidato, e forse la Capitale. Vittima di uno scandalo sessuale, Benjamin Griveaux rinuncia alla corsa.

Nell’immaginario comune il fenomeno del sexting appartiene al mondo dei giovani e della tecnologia, delle imprudenze figlie di un’indole inesperta che porta a diffondere contenuti sessuali online, alla mercé di persone che non si conoscono abbastanza. È una delle mille sfaccettature del cyberbullismo che sta mettendo alla prova le giovani generazioni. Ma nella trappola questa volta è caduto un adulto, e non uno qualsiasi, ma il candidato sindaco di Parigi del partito di Emmanuel Macron.

La vittima è Benjamin Griveaux, fedelissmo di Macron che puntava a essere primo cittadino della Capitale francese, ma ha dovuto rinunciare dopo la pubblicazione di una chat tra lui e una donna, contenente foto e video intimi. Sposato e padre di tre figli, 42 anni, ex collaboratore di Dominique Strauss-Kahn, già consigliere del ministro della sanità del governo Hollande nel 2012 e più di recente portavoce del partito di Emmanuel Macron En Marche!. Ma nelle ultime ore è diventato virale sui social dopo che sul sito pornopolitique.com è comparso uno scambio di messaggi con una donna, tra i quali comparivano anche due video in cui Griveaux si masturba. Ma a fare scalpore sono state anche le frasi scritte, in cui il candidato chiedeva all’interlocutrice se “ha una famiglia o non è ancora prigioniera dei figli?”.

Non ha potuto fare altro che abbandonare la corsa elettorale, in cui comunque non stava brillando. A solo un mese dal voto, i sondaggi lo davano appena terzo. Ha deciso di rinunciare alla sfida per difendere la sua famiglia, la situazione era diventata insostenibile: “La mia famiglia non lo merita, nessuno dovrebbe essere sottoposto a tale violenza”, ha detto. Inoltre la sua campagna elettorale ruotava spesso attorno alla tutela della famiglia e al benessere dei bambini, perciò l’accostamento matrimonio-prigione ha gettato su di lui accuse di ipocrisia.

Pjotr Pavlenskij

Il bullo di questa storia è Pjotr Pavlenskij, attivista, rifugiato politico russo in Francia dal 2017 che ha già fatto parlare di sé per i suoi gesti estremi. Per denunciare il regime russo, aveva incendiato la sede moscovita dell’ex Kgb, si era cucito le labbra a sostegno delle Pussy Riot, si era tagliato un lembo d’orecchio per denunciare le violenze psichiatriche e si era inchiodato lo scroto sul pavé della Piazza Rossa. È stato lui a rivendicare la pubblicazione dei contenuti pornografici che vedono coinvolto Benjamin Griveaux, raccontando di averli ricevuti da una donna russa e di averli diffusi per denunciare le bugie del candidato agli elettori. Ora Pavlenskij rischia due anni di carcere e fino a 60mila euro di multa, ma non è il solo. La legge prevede infatti che anche chi ha contribuito alla diffusione dei contenuti possa essere soggetto alle stesse pene.

Sono state espresse parole di solidarietà dagli altri candidati sindaco, che d’ora in poi potranno contare su una presenza ancora più debole del partito macroniano. Anne Hidalgo, sindaco uscente e in vetta ai sondaggi, da sinistra fa un appello al rispetto della vita privata delle persone, e ricorda che i parigini meritano un dibattito rispettoso. Un comunicato simile arriva anche dalla candidata di destra Rachida Dati, ex ministro della Giustizia del governo Sarkozy e seconda nei sondaggi.

Di A.C.




Coronavirus, come si prende. Dove resiste e cosa lo uccide

Cosa sappiamo del Coronavirus 2019-nCoV? Lo scenario cambia di giorno in giorno, punti fermi e presunti dogmi vengono messi in discussione da ricerche più o meno credibili che spuntano qua e là in giro per il mondo. L’incubazione è un rebus, incognite aleggiano anche sulla trasmissione dell’infezione. Dove resiste il virus? Come avviene il contagio? Domande a cui abbiamo cercato di dare risposta, per fare chiarezza. Ecco una fotografia della conoscenza a oggi, nel tentativo di sciogliere alcuni dubbi che il flusso incontrollato di informazioni potrebbe far insorgere. 

Quanto dura l’incubazione?

I sintomi del nuovo coronavirus possono comparire da due a 14 giorni dopo il contagio. Il tempo medio di incubazione è di 5,2 giorni – spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università d Milano –. La trasmissibilità della malattia è legata al contatto ravvicinato con persone affette dal nuovo virus al di sotto di una distanza di un metro. Presumibilmente nella fase finale dei 14 giorni si ha un’efficacia minore dell’aggressività del virus, visto che la manifestazione cresce nel tempo, poi comincia a decrescere. Anche nella fase finale, però, si è contagiosi. Gli studi che prendiamo in esame si basano su coronavirus simili e sui pazienti che hanno ricevuto terapie in questi giorni. C’è, però, uno studio condotto da 37 specialisti, tra cui Zhong Nanshan, che è alla guida del team di medici nominati dalla Commissione Sanitaria Nazionale della Cina per occuparsi del nuovo coronavirus, che spiega come l’incubazione possa arrivare fino a 24 giorni. Dopo aver analizzato i dati provenienti da 1.099 pazienti con coronavirus gli studiosi hanno confermato che il periodo di incubazione potrebbe essere molto più lungo di quello considerati.

Dove resiste di più?

Il virus resiste su superfici come metallo, vetro o plastica fino a 9 giorni (4 volte più a lungo dell’influenza) se ci sono le condizioni favorevoli, ma la carica virale segue un decrescendo poco dopo l’emissione. I materiali organici (grasso, sporcizia, umidità) fanno da protettore del virus e lo mantengono in vita più a lungo. Lo stesso studio spiega come il coronavirus si possa facilmente eliminare coi disinfettanti. Lavarsi le mani è il consiglio migliore, così come pulire con alcol o disinfettanti le superfici. La miglior pulizia? Acqua e sapone, poi gel igienico. Un’altra ricerca spiega come il virus possa vivere anche un mese, se le temperature sono giuste (4°).

Come avviene il contagio?

Se una goccia di saliva, di un malato, finisce sulla pelle di una persona sana non succede nulla. La saliva infetta (le goccioline più grosse) deve essere inalata (in grande quantità). Le azioni per essere contagiati: starnuti, normali respiri, mani sporche. Se il soggetto malato non è in fase sintomatica o se il contatto avviene con una persona che non è stata nelle zone più a rischio, non si viene contagiati. Ci sono evidenze, però, che anche un soggetto asintomatico (in Germania) abbia contagiato: con una riduzione della capacità di 100-1.000 volte a persona.

Come si distingue dall’influenza normale?

Non è facile distinguere il nuovo coronavirus dalla normale influenza, perché i virus si assomigliano molto. Il 15% dei malati ha una forma di polmonite virale primaria e grandi difficoltà respiratorie, che sono sintomi importanti. Questo perché i polmoni sono pieni di virus e gli alveoli non scambiano l’ossigeno. L’83%, invece, ha alcuni tra questi sintomi: febbre, tosse, respiro corto, disturbi gastrointestinali, diarrea, insufficienza renale. Se non ci sono questi segnali è molto più difficile contagiare gli altri: casi nel mondo ce ne sono stati, ma riuscendo a individuare subito i pazienti e i casi secondari si crea un efficace muro di prevenzione.

Qual è il tasso di mortalità?

Il tasso di mortalità del nuovo coronavirus sarebbe sovrastimato, perché si fa riferimento ai casi confermati che non sono quelli reali. Molti pazienti, nella fase iniziale, sono sicuramente sfuggiti al monitoraggio. Dai dati si può dire che si arriva al 2%, tasso più alto dell’influenza stagionale ma molto più basso rispetto alla Sars (9,5%) e alla Mers (30%). Nella platea della popolazione le persone più a rischio sono gli ultra 15enni. Pochissimi bambini per ora sono stati colpiti per le difese immunitarie più reattive e per la minore esposizione alle zone focolaio. Nei casi di complicazioni più pesanti (anziani o persone già debilitate) si passa alla terapia intensiva, ma si parla del 15% dei casi. La mortalità cresce rispetto all’influenza normale perché il virus stagionale cambia ogni anno ma non troppo, e le persone che l’hanno avuto sono preparate. Riguardo al coronavirus, invece, siamo vergini tutti. La potenzialità che spaventa è che tutta la popolazione mondiale è suscettibile. Basti pensare che per quanto riguarda l’influenza il virus si sviluppa al massimo su 8 milioni di persone ogni anno. Potenzialmente il nuovo coronavirus può fare disastri.




L’OMS si scaglia contro i paesi che chiudono le frontiere.

Con l’emergenza Corona virus molti paesi hanno scelto di “chiudere i ponti” con la Cina per evitare il contagio, ma non è questa la soluzione.

Cogliendo l’occasione
della prima riunione del suo Comitato Esecutivo, seguentemente all’atto che
conferma l’emergenza internazionale per il coronavirus Wuhan, l’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) martedì ha lanciato un denso rimprovero nei confronti
di alcuni paesi per aver “stigmatizzato” la Cina con restrizioni di
libertà di movimento discriminatori e non condividendo dati sui casi
diagnosticati nel loro territorio.

Per il direttore
dell’OMS, si parla di misure “ad alto impatto internazionale” che non
portano alcun beneficio per la salute pubblica.

Ghebreyesus si
è indirizzato ugualmente ai paesi più sviluppati a causa della loro ritrosia a
condividere dati. “Dei 176 casi segnalati finora al di fuori della Cina,
l’OMS ha ricevuto rendimenti completi solo del 38%. Alcuni paesi ad alto
reddito sono abbondantemente indietro nella trasmissione di dati indispensabili
per l’OMS. Non credo che ciò sia dovuto alla mancanza di mezzi”, ha affermato
con un accenno di sarcasmo Ghebreyesus.

Il direttore
dell’agenzia per la sanità mondiale ha, successivamente, scritto ad ogni ministro
della salute per reclamare una migliore prontezza in un punto risolutivo della battaglia
contro il virus: la realizzazione di una piattaforma di informazione
sistematizzata che ricongiunga tutte i progressi avvenuti nella ricerca di un eventuale
vaccino.

La delegazione
cinese ha preso la parola per alzare il tono. “È necessaria una maggiore
solidarietà, ma alcuni paesi hanno esagerato contro le raccomandazioni
dell’OMS. Dobbiamo porre fine alle azioni discriminatorie”, hanno
dichiarato.

Il Tempo di inchieste
dischiuso alle delegazioni ha documentato la possibilità che i pazienti
asintomatici trasmettano la malattia come una delle maggiori angosce dei
governi. “Abbiamo rapporti che indicano il fatto che questi casi possono
essere verificati, ma sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per
confermarlo”, ha detto Maria Van Kerkhove, responsabile dell’OMS per le
malattie emergenti e le zoonosi. “A volte i pazienti non si riferiscono ai
sintomi, ma lo fanno quando vengono intervistati, anche se i sintomi sono
ancora lievi”, ha aggiunto.

I leader
dell’OMS hanno anche fornito nuovi dati sui sintomi e l’incidenza della
malattia, come il decorso della malattia che ha posto fine alla vita dei casi
più gravi entro 7-10 giorni. È stato stimato anche il periodo di incubazione,
da 1 a 12,5 giorni, anche se l’OMS continua a raccomandare 14 giorni per le
quarantene. E la trasmsibilità del virus, ovvero quante persone sane una
persona infetta è infetta, è tra 1.4 e 4.9 in Cina.

L’OMS ha innanzitutto
calcolato i fondi che saranno imprescindibili almeno fino alla fine di aprile
per affrontare l’epidemia: 610 milioni di euro. In siffatta prima fase, la
maggior parte (580 milioni) sarà indirizzata ad estendere misure per permettere
a tutti i paesi di accertare, diagnosticare, curare e spezzare le catene locali
di propagazione del virus che possano verificarsi.

Come esempio
di lavoro in corso, bisogna denotare che all’inizio di questa settimana soltanto
il Senegal ed il Sudafrica erano pronti in tutta l’africa subsahariana.
L’arrivo e la diffusione del virus nei paesi con sistemi sanitari precari è
stata una delle maggiori preoccupazioni del corpo fin dall’inizio ed il
problema è destinato ad ingrossarsi con la diffusione del contagio.

La prova di queste mancanze, infatti, è stata data dalla delegazione sudanese, la quale ha espresso una chiara inquietudine per le risorse consumate in un paese che sta già combattendo, oltre a calamitosi dilemmi economici, ben “altre cinque epidemie”.

articolo a cura di Francesca Tinelli.




Ladro di biciclette belga viene condannato per crimine ambientale.

il quarantenne dovrà scontare ben tre anni di carcere.

L’uomo, sulla quarantina, era stato già condannato a 15 mesi di carcere nel 2018. Tuttavia, è stato sorpreso nuovamente nell’atto di rubare una bicicletta nella cittadina di Auderghem.  “L’imputato dovrebbe quindi essere severamente punito per aver commesso crimini di gravità grave per il pianeta, poiché la vittima espropriata della sua bicicletta non ha altra scelta se non quella di utilizzare mezzi di trasporto che sono molto più inquinanti e quindi contribuiscono al riscaldamento globale e tutto ciò per consentire agli accusati di acquistare se stesso narcotici ” esplica in giudice incaricato di giudicare il caso.




Coronavirus, dichiarato lo stato di emergenza. Primi due casi confermati in Italia

Il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di sei mesi in conseguenza del rischio sanitario connesso al coronavirus. Stanziati 5 milioni di euro. I contenuti della delibera saranno stilati dalla Protezione civile e dal Ministero della Salute. “Alla luce della dichiarazione di emergenza internazionale dell’Oms  – dichiara il ministro della Salute, Roberto Speranza – abbiamo attivato gli strumenti normativi precauzionali previsti nel nostro Paese in questi casi, come già avvenuto nel 2003 in occasione dell’infezione Sars. Le misure assunte sono di carattere precauzionale e collocano l’Italia al più alto livello di cautela sul piano internazionale”.

Intanto resta l’allarme dopo la verifica di due casi certificati di coronavirus in Italia. Una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan, che erano atterrati a Milano il 23 gennaio prima di arrivare 4 giorni fa in un hotel della capitale. La coppia, ricoverata allo Spallanzani, aveva fatto una tappa a Parma prima di Roma.

La coppia dopo essere arrivata a Milano avrebbe fatto, prima di venire a Roma, solo la tappa intermedia di Parma. Da lì avrebbe affittato un auto e sarebbe arrivata autonomamente a Roma. Dunque non avrebbe raggiunto la Capitale con mezzi di trasporto collettivi. Lo si apprende da fonti informate. I due avrebbero dunque raggiunto Roma prima della comitiva di turisti cinesi, il cui bus ieri è stato recuperato a Cassino e scortato fino allo Spallanzani.

Intanto c’è un caso sospetto anche in Veneto: un minore del Trevigiano rientrato da un viaggio in territorio cinese. Intanto l’aereo che dovrà rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio. Lo prevede l’ultima bozza del piano concordato con le autorità cinesi, secondo cui la ripartenza avverrà dopo due ore. Ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato la chiusura dei voli da e per la Cina.

“Siamo quasi del tutto tranquilli che non ci siano stati altri contagi”, ha affermato a Radio Capital Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’ospedale Spallanzani di Roma, l’Istituto dove sono ricoverati i 2 casi positivi trovati in Italia. “I cittadini devono stare tranquilli – spiega – perché il rischio reale di trasmissione si verifica con persone sintomatiche. Appena i due turisti hanno avuto i sintomi sono state seguite tutte le procedure. Siamo quasi del tutto tranquilli che non ci siano stati altri contagi”.

In mattinata gli ultimi voli previsti in arrivo e in ‘schedule’ prima della chiusura del traffico sono atterrati agli aeroporti di Malpensa e Fiumicino. Lo sbarco dei passeggeri è avvenuto con la consueta procedura prevista dal Ministero della Salute, con i medici della Sanità aerea muniti di protezioni, tuta, guanti e maschere i quali hanno misurato la temperatura, consegnato l’apposito vademecum e richiesto a tutti di compilare una scheda con i dati sulla residenza ed eventuali spostamenti per poter tracciare i passeggeri in caso di eventuale contagio. Anche il Pakistan, la Corea del Nord e la Kenya Airways hanno chiuso i collegamenti con la Cina. Stanno sbarcando nel frattempo dalla Costa Smeralda ormeggiata al porto di Civitavecchia i 1143 passeggeri che avrebbero dovuto sbarcare ieri e che sono rimasti bloccati a bordo per il sospetto caso di Coronavirus, poi rientrato. “A bordo c’è stata la massima tranquillità e hanno gestito le cose bene”, racconta Filippo Rossi, un uomo di Monterotondo, in provincia di Roma, che è stato tra i primi a lasciare la nave.avirus a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio. Lo prevede l’ultima bozza del piano concordato con le autorità cinesi, secondo cui la ripartenza avverrà dopo due ore, in base a varie fonti sentite dall’ANSA.

“L’albergo è aperto. Siamo lavorando regolarmente, siamo tranquilli. I due casi sono stati prontamente affidati all’ospedale Spallanzani”. A dirlo all’ANSA un dipendente dell’albergo Palatino di via Cavour dove soggiornavano i turisti cinesi risultati positivi al Coronavirus. “Al momento nessun dipendente è stato sottoposto ai controlli specifici – ha aggiungo – Qualche cliente è andato via, gli altri si trovano tranquillamente in albergo. Non abbiamo paura”.

“La situazione è tranquilla. Siamo tutti qui per lavorare, nessuno si è tirato indietro. Tutti i dipendenti sono regolarmente in servizio“. A dirlo il direttore dell’hotel Palatino, Enzo Ciannelli, l’albergo a via Cavour dove alloggiavano i due cittadini cinesi risultati positivi al coronavirus. “Nessun dipendente è entrato in stretto contatto con la coppia – ha aggiunto – La Asl ci ha rassicurato. Non ci sono pericoli né per i dipendenti né per i clienti che alloggiano nel nostro albergo”, ha spiegato il direttore.

False notizie avevano collegato il ricovero dell’operaio al caso della coppia dei due turisti cinesi. La regione Lazio ha chiarito che “in merito all’operaio dell’Hotel Palatino non ci deve essere nessun allarmismo. L’uomo, che nella notte è stato trasferito dall’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli allo Spallanzani, – sostiene – non è mai entrato in contatto con i due soggetti che sono risultati positivi”.

Segnalare ogni possibile sintomo influenzale e stare lontani da neonati e persone con problemi respiratori. E’ quanto la direzione dei Musei Vaticani, , ha chiesto ai dipendenti per limitare ogni possibile rischio connesso al Coronavirus, anche in considerazione del fatto che sono migliaia i turisti asiatici che visitano i musei ogni settimana. La comunicazione è stata fatta a voce ed in via informale questa mattina.




Negata la cittadinanza per scarse conoscenze dello zoo locale.

Ennesima vicenda che testimonia come i cittadini italiani non siano visti di buon occhio dai nostri vicini d’oltralpe.

Le autorità locali hanno giudicato insufficienti le conoscenze del territorio dell’uomo, poiché fra le altre cose ignorava il fatto che lupi e orsi del parco naturale di Goldau (SZ) condividono lo stesso recinto. Questo fatto, più alcune lacune geografiche, è stato sufficiente alla bocciatura. Ora la corte di Losanna ha però accolto il ricorso del cittadino italiano, che gestisce una gelateria. Secondo i giudici è vero che le autorità locali dispongono di un certo margine di manovra, ma è inaccettabile focalizzarsi solamente su un criterio, specialmente se secondario. Nel caso specifico, il cittadino italiano è riuscito nel test di conoscenza sociale e civica. Inoltre, non si può discutere la sua indipendenza economica, vista l’attività commerciale che gestisce dal 2001. Un tipo di impiego che, tra l’altro, difficilmente può portare a una mancanza di contatto con la popolazione locale e a una carente integrazione. L’Alta corte ha quindi concluso che tutti i criteri della naturalizzazione sono soddisfatti, nonostante piccole lacune dal punto di vista geografico e culturale. Queste mancanze sono infatti ampiamente compensate da altre conoscenze. (Sentenza 1D_1/2019 del 18 dicembre 2019) Al di là della vicenda che appare comunque singolare, è evidente che è assurdo che non si possa vedersi riconoscere la cittadinanza nonostante abbia vissuto in Svizzera per 30 anni e come imprenditore abbia una piccola impresa di successo, a causa della sua ignoranza per lo zoo locale. Un’altra vicenda che attesta come più volte segnalato che gli italiani non sono visti di buon occhio al di là delle Alpi.




Intesa con Qatar e fiuncantieri per qunato riguarda la flotta navale.

Anche per quanta riguarda le tecnologie il ministero della difesa fa un accordo.

– Un Memorandum
of Understanding (MoU) per la preparazione, la fabbricazione e l’amministrazione
della base navale, la gestione dell’intera flotta navale, l’attivazione di
nuove tecnologie (come il Digital Radar e la Cyber Security) e la fornitura di recenti
unità navali e sottomarini è stato sottoscritto a Doha tra Fincantieri e il
Ministero della Difesa del Qatar, attraverso Barzan Holdings (100% Ministero
della Difesa del Qatar). Il MoU fortifica la collaborazione militare e potrebbe
portare alla futura acquisizione di nuove unità già nel 2020.

    L’accordo
attiva la relazione tra Fincantieri e le forze armate del Qatar. Nel giugno
2016 fu ratificato un contratto con il ministero della Difesa qatariota del
valore di 4 miliardi di euro che presume la fornitura di molteplici navi. Il
Memorandum si inserisce nella strategia di sviluppo di Fincantieri in Medio
Oriente. La firma è successa tra l’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono e per il
Ministero della Difesa del Qatar il Presidente di Barzan Holding, Nasser Al
Naimi.




Il vertice Italia- Francia si terrà a Napoli.

Lo annuncia Macron in una conferenza stampa all’Eliseo

Il vertice tra i governi di Italia e Francia si terrà ad aprile a Napoli. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron parlando con i giornalisti italiani all’Eliseo dopo la tradizionale cerimonia di auguri alla stampa per il nuovo anno.