Coronavirus: da moschee Torino raccolta

 

– “Sosteniamo la Città della Salute contro il Covid19”. A lanciare, sulla piattaforma Gofundme, una raccolta fondi che ha l’obiettivo di raggiungere i 15 mila euro, sono le Moschee di Torino che fanno appello “ai musulmani torinesi e a tutti i cittadini di sostenere con i loro doni i valorosi sforzi degli operatori sanitari impegnati in prima linea per contenere l’avanzata dell’epidemia, curare i malati e salvare il maggior numero di vite umane”. “Come cittadini, a cui questa comunità cittadina ha dato tanto – si legge ancora nel testo, in italiano e in arabo -, non possiamo restare passivi di fronte a ciò”.I fondi raccolti verranno integralmente devoluti all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. “Ringraziamo tutti coloro che contribuiranno a sostenere questo fondo – prosegue l’appello – e preghiamo l’Altissimo affinché dia sostegno a tutti gli operatori impegnati nel contenimento di questa pandemia”.




Coronavirus, il 31 marzo bandiere a mezz’asta in tutta Italia

 

“Martedì 31 alle 12 bandiere a mezz’asta e un minuto di silenzio osservato dai sindaci d’Italia con la fascia tricolore davanti al proprio Comune. Ci uniamo al presidente della Provincia di Bergamo in segno di lutto per le tante vittime dell’epidemia”. Lo scrive su twitter il presidente dell’Anci Antonio Decaro.

 

Autorizzati in Italia i farmaci antimalarici – A base di clorochina e idrossiclorochina sono a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da Sars-CoV2.  Si legge nella Gazzetta Ufficiale. Autorizzate inoltre per lo stesso uso le combinazioni dei farmaci anti-Aids lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir, anche queste a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Positivi 310 dipendenti degli Spedali di Brescia – Da questa mattina a tutti i dipendenti degli Spedali Civili viene misurata la febbre prima dell’ingresso in ospedale. Lo prevede una direttiva interna firmata dal direttore generale Gianmarco Trivelli. I dipendenti che hanno febbre vengono fatti tornare a casa. Fino a oggi il numero di medici e infermieri contagiata da Covid-19 al Civile di Brescia tocca quota 310, con dieci casi gravi. Su 6700 dipendenti si tratta del 6% del personale. “Sono preoccupato, ma rispetto ad altre realtà ospedaliere abbiamo retto. Abbiamo scelto in da subito di chiudere la mensa interna per ridurre i contatti” ha spiegato Trivelli.

La riapertura dell’ex area protetta di Codogno (Lodi) dove fu scoperto oltre un mese fa il primo contagiato da coronavirus avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19. Lo scrive il Corriere della Sera secondo il quale dopo settimane di progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l’uno per cento, negli ultimi giorni il trend è in risalita. “Abbiamo sei positivi in più – spiega Francesco Passerini, sindaco di Codogno e presidente della Provincia di Lodi – Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

Al cantiere del nuovo porto di Genova sono 50 gli operai in quarantena, partita la sanificazione.

Il sacrificio dei camici bianchi, 44 i medici morti – Continua ad allungarsi la lista dei decessi tra i camici bianchi per l’epidemia di Covid-19, aggiornata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo): è deceduto a Bergamo il dottor Giulio Calvi. Il totale dei medici che hanno ad oggi perso la vita per contagio da nuovo coronavirus arriva dunque a 44.

Ieri è stato un giorno difficile per la Lombardia con 34.889 le persone positive al coronavirus, con un aumento di 2.543 casi in un giorno, mentre i decessi sono arrivati a 4.861, con un aumento di 387 vittime. “Chi viene trovato positivo con queste analisi si è contagiato prima che entrassero in vigore le nuove misure più restrittive” quindi “sono confidente nel fatto che le nuove restrizioni che sono state applicate bloccheranno l’aumento”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a Mattino Cinque, a che gli ha chiesto se è preoccupato dall’aumento dei contagi da coronavirus nella città di Milano, che in base al dato di ieri sono stati quasi 900 in più in un giorno.  “Noi abbiamo una necessità spasmodica di mascherine perché purtroppo è la cosa di cui si lamentano giustamente tutti. Anche la nostra medicina territoriale è tutta bloccata dal fatto che i medici senza presidi non vanno a visitare e hanno ragione. Ma noi ne abbiamo altrettanta perché purtroppo nessuno ci ha fornito le mascherine e noi stiamo cercando di recuperarle”. E’ quanto ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana, in collegamento con Mattino Cinque. “Noi cerchiamo di superare le burocrazia – si è sfogato Fontana – purtroppo siamo in una situazione davvero difficile perché facciamo un lavoro che non dovremmo fare noi. L’ approvvigionamento di mascherine, dei camici, dei presidi non è compito nostro in emergenza, ma al di là di questo, vista la situazione difficile, lo stiamo facendo. Il problema è che su 100 persone che si offrono 95 stanno cercando di truffarci. All’inizio erano quasi riusciti a truffarci e all’ultimo momento siamo riusciti a recuperare i soldi”.

Crescono i contagi in Veneto – Nuova impennata dei positivi al Coronavirus in Veneto: stamane il numero è salito a 7.497, 295 in più di ieri sera. Le persone decedute sono 313 (+5), i pazienti ricoverati in area non critica 1.536 (+46), quelli in terapia intensiva 338 (+2), i dimessi sono 536. A Vo’ nessun nuovo caso di covid-19 mentre Verona segna 113 nuovi positivi, Treviso 45, Vicenza 20, Padova 81, Venezia 19, Belluno 3 e Rovigo 5. Per 9 positivi l’assegnazione di area è ancora in corso.(

In arrivo Bonus per le baby sitter – La circolare Inps per i bonus baby sitter “è già stata emanata e i soldi saranno presto fruibili. Comprendo la difficoltà dei cittadini che affrontano una situazione che è surreale”. Così la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, a Circo Massimo su Radio Capital. “So che altri paesi europei stanno mettendo rapidamente i soldi nelle tasche dei cittadini – spiega – io sono in chat con gli altri ministri del lavoro europei e ci confrontiamo sulle misure da prendere e come loro ci hanno preso come esempio per le misure sanitarie io sono pronta a confrontarmi su quello che fanno sul sostegno economico”.

 

Uno stop al trend positivo degli ultimi giorni: risale il numero dei nuovi ammalati in Italia, ma la curva del contagio per fortuna continua a rallentare. Dopo quattro giorni di calo, torna ad impennarsi il numero dei nuovi positivi per il coronavirus nel Paese. Nelle ultime 24 ore i malati sono 4.492 in più, per un totale di oltre 62mila persone attualmente affette dal Covid-19.  E si contano ancora centinaia di nuove vittime: sono 662, ma a questo dato vanno aggiunti i decessi in Piemonte che non sono stati comunicati. Numeri stabili anche sul conteggio dei guariti, ancora un migliaio nell’ultimo giorno per un totale di oltre 10mila persone finora riuscite a superare la malattia. Tra le regioni, a pesare sul bilancio complessivo è ancora una volta la Lombardia, con 1.598 contagi in più. Di pari passo, aumenta il numero dei malati ricoverati in terapia intensiva, in tutto 3.612. Dati letti con cauto ottimismo dai vertici della Protezione Civile: “La cosa importante è la velocità di incremento della curva che apparentemente sembra rallentare, ma non possiamo aspettarci un’improvvisa diminuzione. Dobbiamo osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni prese, stiamo già analizzato la ragione del piccolo incremento di oggi. L’ipotesi è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti”, spiega il vice capo della Dipartimento, Agostino Miozzo, che per la seconda volta ha sostituto Angelo Borrelli nella consueta conferenza stampa per la lettura del bollettino giornaliero. Il capo della Protezione Civile, che continua ad accusare un lieve stato influenzale, è risultato negativo al tampone per il coronavirus e al momento continua a lavorare da casa rimanendo in costante contatto con il comitato operativo e l’unità di crisi. Sono buone anche le condizioni di Guido Bertolaso, consulente del governatore della Lombardia per questa fase di emergenza, che dopo essere risultato positivo al Covid-19 è ricoverato al San Raffaele di Milano “in via precauzionale”. Un allarme esplicito è stato lanciato invece per il personale sanitario, che continua a contare vittime per i contagi contratti in ospedale: sono 44 finora i medici morti per il coronavirus. Per medici e infermieri il vice direttore vicario dell’Oms, Ranieri Guerra, chiede che vengano effettuati più tamponi: “vanno tutelati, non soltanto con dispositivi e mascherine ad hoc”.

Non solo. L’Oms sostiene che la popolazione ha bisogno di più “servizi domiciliari che bisogna garantire, anche da parte degli psicologi”. Fuori dagli ospedali e dagli isolamenti domestici, restano le insidie negli inevitabili punti di aggregazione nelle strade, che espongono al rischio di nuovi contagi. Per questo restano capillari i controlli della temperatura delle persone in porti e aeroporti, anche se viene categoricamente esclusa al momento la possibilità di allargare la misura alle stazioni: sarebbe “oltre modo onerosa rispetto a quello che sarebbe poi l’effettivo riscontro”, spiega il direttore dell’ufficio emergenze della Protezione Civile, Luigi D’Angelo. E prosegue un po’ ovunque l’opera di sanificazione, che potrebbe essere ampliata con “interventi massicci nella pulizia delle strade”.

E’ cambiato ancora in modulo per l’autocertificazione degli spostamenti. Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli che ha sottolineato come sia necessario contrastare i furbi. “Ci sono le straordinarie persone che combattono negli ospedali e poi c’è un’altra battaglia che vede impegnati i nostri uomini, quella di spezzare la catena del contagio, perseguendo i furbi, chi con comportamenti sbagliati introduce un vulnus al sistema che può vanificare gli sforzi che si stanno facendo”.

I dati del Viminale – Salgono a 2.675.113 le persone controllate dall’11 al 25 marzo 2020, 115.738 quelle denunciate per inosservanza egli ordini dell’Autorità, 2.737 le denunce per false dichiarazioni a pubblico ufficiale; 1.233.647 gli esercizi commerciali controllati e 2.607 i titolari denunciati. Mercoledì informa il Viminale, le Forze di polizia hanno controllato, in applicazione delle misure di contenimento del contagio, 202.188 persone di cui 5.774 sono state denunciate. Gli esercizi commerciali controllati sono stati 92.445, denunciati 101 esercenti e sospesa l’attività di 23 esercizi commerciali. Le misure adottate per contenere la diffusione del Coronavirus hanno determinato una limitazione degli spostamenti delle persone e ciò ha influito sull’andamento della delittuosità, che evidenzia, nel periodo dall’1 al 22 marzo 2020, una evidente diminuzione del trend sull’intero territorio nazionale: 52.596 delitti nel 2020 a fronte dei 146.762 commessi nel 2019 (-64%).




Coronavirus: procura Torino indaga su carenza mascherine

 

La Procura di Torino ha aperto una inchiesta sulla carenza di dispositivi di protezione individuale per medici e infermieri. Come anticipato sulle pagine locali di alcuni quotidiani, si tratta al momento di una inchiesta conoscitiva. Nelle scorse ore i carabinieri hanno effettuato alcuni sopralluoghi, acquisendo informazioni in merito.




Coronavirus: Cirio ‘chiudere tutto, troppe eccezioni’

“Dobbiamo chiudere davvero, non per finta, ma leggendo l’ultimo decreto del governo ho il timore che tante realtà possano ancora restare aperte”. Così il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in video conferenza dall’Unità di crisi, dove si è recato nel pomeriggio dopo avere annunciato di essere guarito dal coronavirus. “Sin dall’inizio abbiamo adottato la linea del rigore, perché solo restando a casa si sconfigge il virus – sottolinea il governatore – e invece temo che ci siano ancora troppe eccezioni”.
    “Vediamo l’attuazione pratica di questo decreto sulle aziende – aggiunge Cirio -. Capisco che bisogna rallentare ma non spegnere il cuore economico del Paese, ma occorre capire l’effettiva portata del decreto. Ho il timore che il combinato disposto tra codici Ateco e filiere, invevce, tante aziende potranno continuare ad essere operative”. (ANSA).
   




Coronavirus: i In un giorno 793 morti .

Maggior incremento di morti dall’inizio dell’emergenza sul fronte del coronavirus.:
sono saliti a 4.825 le vittime, con un aumento rispetto a ieri di 793
unità. Ieri l’aumento era stato di 627 morti. Il dato è stato reso noto
dalla Protezione civile nella conferenza stampa delle 18

 Complessivamente sono 42.681 i malati di coronavirus in Italia, con
un incremento rispetto a ieri di 4.821. Il numero complessivo dei
contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i
53.578.Ieri i malati in più erano stati 4.670.

Sono 6.072 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il
coronavirus, 943 in più di ieri, ha detto Borrelli durante la conferenza
stampa alla Protezione civile. Ieri il dato giornaliero sui guariti era
di 689. 

“E’ tassativo il rispetto delle misure prese dal Governo, è
un segnale forte per dire che non abbiamo ancora preso sufficientemente
sul serio il pericolo
. Ci sono ancora situazioni dove con la
scusa di fare due passi si fanno assembramenti. Le scappatoie
danneggiano noi stessi e i nostri cari e le persone più fragili sono gli
anziani. Servono meccanismi di rispetto sistematico delle misure, senza
non saremo in grado di allentare la diffusione del virus”, ha detto
Silvio Brusaferro, direttore dell’Iss.

“Bisogna limitare gli spostamenti ma ci sono esigenze che vanno
assicurate. Non possiamo garantire la spesa a domicilio per tutti. Sono
state previste limitazioni ad attività lavorative non essenziali, ma ci
sono una serie di filiere come quelle di alimentari e servizi pubblici
essenziali, che devono essere garantite. Quelle in atto sono le misure
massime che si potevano adottare. Dopodiché c’è la chiusura totale e mi
domando come potremmo sostenerci se non usciamo a fare la spesa e senza
alimentari nei supermercati?”. L’ha detto il commissario per l’emergenza
Angelo Borrelli.

“Si sta facendo una corsa contro il tempo e si lavora senza sosta e
senza tregua. Al momento i numeri al sud sono fronteggiabili con quanto
abbiamo messo in campo”, ha affermato ancora Borrelli, rispondendo a una
domanda sulla gestione dei contagi al sud. “Tutte le Regioni hanno
avviato un programma di potenziamento delle strutture sanitarie, sulle
terapie intensive si è passati da 5.400 posti letto a circa 7.700 di
oggi – ha aggiunto Borrelli – . E con il commissario Arcuri si sta
lavorando insieme per potenziare le strutture. Ricordo che sono stati
potenziati anche altri reparti come pneumatologia e anche altri
reparti”.

I malati ricoverati in terapia intensiva sono 2.857, 202 in più rispetto a ieri.
Di questi, 1.093 sono in Lombardia. Dei 42.681 malati complessivi,
17.708 sono poi ricoverati con sintomi e 22.116 sono quelli in
isolamento domiciliare. 

Sono in arrivo per oggi, in Italia, circa 3 milioni di mascherine.
Lo apprende l’ANSA da fonti della Farnesina che precisano: 1,2 milioni
arriveranno nel pomeriggio dall’Egitto, 40mila dall’India, 1,5 milioni
di pezzi e 100 ventilatori polmonari dalla Cina, mentre dalla Russia
partiranno circa 1 milione di mascherine. Attività intensa portata
avanti in stretto coordinamento dal ministero degli Esteri, della
Difesa, dalla Protezione civile e dal commissario straordinario Arcuri.
Le stesse fonti spiegano che il materiale sarà recuperato tramite mezzi
dell’aeronautica militare.

Proteste e conflittualità sindacale nel comparto logistica, trasporti
e spedizioni, stanno rallentando “la consegna di prodotti di
indispensabile uso” nell’emergenza Coronavirus, come farmaci,
mascherine, camici. Lo evidenzia il Viminale in una direttiva in
cui invita tutti i prefetti ad attivare le “opportune misure di
mediazione ovvero di dissuasione, ritenute del caso per prevenire il
fenomeno”. 

Sono una settantina i feretri che questa mattina sono stati
caricati sui camion dell’esercito per essere trasferiti dal cimitero di
Bergamo
in altre zone del Nord, in particolare in Emilia
Romagna per la cremazione. Anche oggi Bergamo assisterà dunque a un
nuovo, drammatico corteo dei mezzi, come quello della sera del 18 marzo
scorso, con le bare dei propri cari per i quali non è nemmeno stato
possibile organizzare un funerale, perché le regole per contrastare la
diffusione del coronavirus li vietano. Cinquanta delle bare partite in
mattinata da Bergamo arriveranno intorno alle 14 a Ferrara, su un
convoglio militare, scortato dai carabinieri del radiomobile dal casello
autostradale. I feretri saranno distribuiti tra la Certosa di Ferrara e
il cimitero di Copparo. 

“È arrivato il momento di fermarci, ma per davvero. Confidiamo in voi”: è l’appello
firmato dai 243 sindaci dei Comuni Bergamaschi, a partire dal primo
cittadino di Bergamo Giorgio Gori, inviato al Presidente del Consiglio
Giuseppe Conte e al governatore lombardo Attilio Fontana
. “Al
momento – spiegano – riteniamo che l’adozione di coraggiosi nuovi
provvedimenti restrittivi possa rappresentare l’unica ed auspicabile
soluzione per una tragedia che sembra oggi, che i contagi aumentano
inesorabili, non avere fine”.

Quello di ieri è stato il giorno più duro dall’inizio dell’emergenza, con 627 nuove vittime in 24 ore, e
un ulteriore giro di vite del governo alle misure restrittive adottate
ormai due settimane fa in tutta Italia per tentare di contenere la
diffusione del coronavirus: chiusi da parchi, ville storiche, aree
giochi per bambini e giardini pubblici, sport consentito ma solo vicino
casa, stop a qualsiasi attività ludica e ricreativa all’aperto. E’ il
bollettino di guerra quotidiano ad aver impresso un’accelerazione alle
scelte dell’esecutivo, che avrebbe voluto attendere almeno il week end –
domenica scadono infatti le due settimane indicate dagli scienziati per
vedere se i provvedimenti adottati abbiano prodotto gli effetti sperati
– prima di intervenire di nuovo. I numeri sono ormai impressionanti:
nelle ultime 48 ore si sono ammalate 9.150 persone e le vittime sono
state oltre mille. In tutto il paese ci sono 37.860 uomini, donne e
bambini con il virus, 2.655 dei quali in terapia intensiva. Ma non solo:
3.359 malati, poco meno del 10% sono medici; da giovedì sono aumentati
di 659 unità. E c’è poi una valutazione ‘politica’ che ha pesato sulle
decisioni: diverse Regioni si erano mosse e continuano a muoversi
autonomamente, predisponendo misure in ordine sparso. Una confusione che
non aiuta certo in un momento già complesso. Lo ha sottolineato anche
il ministro per le Autonomie Francesco Boccia annunciando che è on line
il bando per reclutare 300 medici da mandare nelle regioni più colpite e
che già diverse decine hanno dato la loro disponibilità: “le ordinanze,
se non sono omogeneizzate con le indicazioni dello Stato, non vanno
fatte. Bisogna aspettare il governo, che dal primo momento sta lavorando
per omogeneizzare sempre più le misure”.

Dopo le code di venerdì nei supermercati di tutta Italia,  oggi si replica. A Milano, all’esterno dei punti vendita, la gente ha cominciato a mettersi in fila intorno alle 6.30. All’Esselunga di via Fuché, una delle più note, la coda si snoda già per quasi tutto l’isolato, e continuano ad arrivare persone. Il punto vendita dovrebbe aprire alle 7.30 e chiudere alle 20. Esselunga, che ha ridotto di poco gli orari, ha annunciato ingressi prioritari per medici e infermieri.

Sembrano funzionare, a Torino, le nuove misure del governo per
contenere i contagi da coronavirus. Pochissime le persone in giro questa
mattina, e ancora meno le auto, nei giardini e nei parchi della città
non si vedono gli assembramenti che nei giorni scorsi avevano fatto
scattare l’allarme. Deserta la Pellerina, il polmone verde alla
periferia ovest della città, pattugliata dalle forze dell’ordine come
anche il Valentino dopo lo stop alle attività all’aria aperta. Le uniche
code si vedono agli ingressi dei grandi supermercati per effetto degli
ingressi scaglionati. Per entrare all’U2 di via Pacchiotti questa
mattina l’attesa è di oltre un’ora. 

Ieri le Forze di polizia – indica il Viminale – hanno controllato 223.633 persone e 9.888 sono state denunciate.
Gli esercizi commerciali controllati sono stati 91.129, denunciati 104
esercenti e sospesa l’attività di 19 esercizi commerciali. I 10mila
denunciati in un giorno sono un record dall’avvio dei controlli, l’11
marzo. Salgono così a 1.650.644 le persone controllate dall’11 al 20
marzo: 70.973 quelle denunciate per mancato rispetto degli ordini
dell’autorità, 1.600 per attestazioni false; 834.661 gli esercizi
commerciali controllati e 1.977 i titolari denunciati. 

“Le terapie intensive della Lombardia non hanno più posti. Il mio appello alle istituzioni è: chiudere tutto.
Non si può continuare a far circolare le persone”. Lo ha detto Sergio
Cattaneo, primario di cardiorianimazione degli Spedali Civili. Pensiero
condiviso anche da Paolo Terragnoli, primario del pronto soccorso della
Clinica Poliambulanza. “Aumentano sempre più i giovani contagiati. È
finito il momento di uscire, bisogna stare a casa e va chiuso tutto”.




Coronavirus: allarme medici Piemonte, siamo allo stremo

“La situazione è grave e nei prossimi giorni diventerà drammatica”. Lo scrive l’Ordine dei Medici del Piemonte in una lettera al governo. “Vi preghiamo di intervenire con urgenza a supporto della Regione – si legge – per permetterci di affrontare l’epidemia da Covid-19, che nelle nostre città prosegue il suo diffondersi con valori esponenziali”. Dopo l’allarme del governatore Cirio, l’Ordine dei Medici chiede al governo “di metterci nelle condizioni di poter fare il nostro lavoro. Siamo allo stremo. Iniziano a scarseggiare i posti letto in rianimazione e nei reparti: alcuni colleghi sono disperati”.
    “La situazione è grave: nei prossimi giorni sarà drammatica”.
    Lo scrive l’Ordine dei Medici del Piemonte in una lettera al governo. “Vi preghiamo di intervenire con urgenza a supporto della Regione per permetterci di affrontare l’epidemia da Covid-19, che nelle nostre città prosegue il suo diffondersi con valori esponenziali”. Dopo l’allarme del governatore Cirio, l’Ordine dei Medici chiede al governo “di metterci nelle condizioni di poter fare il nostro lavoro. Siamo allo stremo.
    Iniziano a scarseggiare i posti letto in rianimazione e nei reparti: alcuni colleghi sono disperati”




Coronavirus: 44 morti in 24h, giorno più nero per Piemonte

– L’Unità di crisi della Regione Piemonte ha registrato nel pomeriggio altri 18 decessi di persone positive coronavirus. Nelle ultime 24 ore, con le 26 vittime della scorsa notte, i morti sono saliti a 224 rispetto ai 183 di ieri sera. Si tratta del maggiore incremento dall’inizio dell’emergenza.
    In aumento anche i contagi: sono 3.576 le persone finora risultate positive al Covid-19, 559 in più rispetto a quelle accertate fino ieri sera. Le persone in isolamento domiciliare sono 1.423. Quelle ospedalizzate 1.929, di cui 298 in terapia intensiva.
    I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 10.590, di cui 6.387 risultati negativi.




2 arresti per corruzione

La Guardia di Finanza di Torino ha arrestato in flagranza, per corruzione, un dipendente del Comune di Nichelino, comune della prima cintura torinese e un dipendente di una ditta di pulizia con sede nel torinese: stavano “intavolando” una trattativa per sfruttare l’emergenza “coronavirus”.

Sequestrati 8mila euro in due mazzette, da 5 e 3mila euro, per le procedure di aggiudicazione di contratti per servizi di pulizia.

L’operazione, denominata “LINDA”, è stata condotta dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Torino e coordinata dalla locale Procura della Repubblica.

Tra i servizi oggetto delle “trattative”, si annovera, tra l’altro, anche l’affidamento dell’attività di sanificazione e disinfezione di immobili del Comune di Nichelino in relazione all’attuale emergenza sanitaria.

L’operazione che ha portato ai due arresti, scaturisce dalle indagini nei confronti del dipendente del Comune di Nichelino, nella sua veste di Presidente della Commissione della “gara regionale centralizzata per l’affidamento dei servizi di pulizia di immobili e servizi accessori a ridotto impatto ambientale per Regione Piemonte”, per presunte irregolarità mirate ad agevolare un’impresa di pulizie pugliese, presso la quale, peraltro, aveva già lavorato suo figlio, a tempo determinato.

L’arresto è stato effettuato nel corso di uno dei molti controlli della Guardia di Finanza torinese per verificare il rispetto dei divieti alla circolazione per l’emergenza Coronavirus.

Il pubblico dipendente tratto in arresto ha anche gestito, come Responsabile Unico del Procedimento, l’affidamento temporaneo dei servizi di pulizia al Comune di Nichelino, che risulta essere stato affidato proprio all’azienda pugliese, in attesa dell’aggiudicazione definitiva del suddetto appalto regionale il quale, tra i vari lotti, prevede anche il servizio di pulizie allo stesso Comune. In tale contesto, si inserisce la dipendente dell’azienda di pulizie della provincia torinese la quale, nel ruolo di mediatrice, su indicazione del suo titolare, amico del titolare dell’azienda pugliese, ha effettuato la consegna del denaro poi sottoposto a sequestro.

Il titolare dell’azienda piemontese si è quindi prestato ad “anticipare” il denaro, attesa l’impossibilità, da parte dell’impresa pugliese, di inviare a Torino un proprio “emissario”: impossibilità dovuta proprio all’emergenza Coronavirus, che ha costretto costui ad interrompere il viaggio aereo verso il Nord.

L’attività costituisce un’ulteriore testimonianza della costante attenzione rivolta dalla Guardia di Finanza alla lotta alla corruzione, che altera le regole della sana competizione tra imprese, danneggia gli onesti e fa aumentare i costi dei servizi pubblici, in un momento, tra l’altro, di particolare emergenza per il Paese.




La Polizia resta senza mascherine

Intervista a Elvio Vulcano, portavoce del sindacato di polizia LeS: Siamo stanchi di aspettare quanto ci è dovuto.

Sono ormai settimane che le forze di polizia di stato aspettano i Dispositivi di Protezione Individuali ai qualli hanno diritto, eppure le forniture tardano ad arrivare ed i poliziotti continuano a rischiare di mettere a repentaglio la loro salute senza essere tutelati.

Vi presentiamo le risposte di Elvio Vulcano, il quale si fa portavoce del sindacato di polizia LeS (Libertà e sicurezza), illustrandoci la difficile situazione nella quale si trovano le forze di polizia in questo periodo.

Se non abbiamo capito male, il personale della Polizia di Stato non ha ancora ricevuto dal Ministero le mascherine per proteggersi dal Coronavirus?

Esattamente, o meglio, le quantità distribuite sono talmente scarse che, in effetti, le hanno solo pochissimi colleghi e colleghe.

Ci spieghi meglio.

“Il presidente Conte lo scorso 14 marzo ha firmato un documento che fornisce specifici indirizzi per la tutela dei lavoratori a causa della pandemia in atto. Tuttavia, a monte, c’è sempre il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, e cioè il decreto legislativo n. 81 del 2008 che all’articolo 74, definisce i DPI come una qualsiasi “attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro”.”

“Cosa rischia il datore di lavoro se non fornisce guanti e mascherine al dipendente?”

R.: “Nel caso in cui venisse accertata l’omissione, il datore di lavoro rischia la reclusione da due a quattro mesi e un’ammenda dai 1.644 ai 6.576 euro o procedimenti penali se, da una inadempienza, dovesse derivare un danno più o meno grave come un infortunio o la morte. Però sino ad ora la legge, malgrado i nostri appelli ai vertici della Polizia di Stato, non è stata rispettata in toto o in parte, o volutamente elusa.”

Forse perché i DPI, come ha detto lei, non sono stati forniti a tutti i poliziotti?

“Esattamente, infatti i DPI sono stati dati solo ad alcuni e, giustamente, dico io, è stato prioritario fornirli al personale delle Volanti, ma pur avendo fatto una scelta restrittiva, i dispositivi sono stati forniti solo a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Oltretutto, per esempio, le mascherine, sono state date una ad operatore, ma non una al giorno, una e basta, con la raccomandazione di usarla solo in caso di necessità. Non vogliamo le mascherine prima degli operatori sanitari, ma ci chiediamo perché si deve arrivare alla necessità di stabilire delle priorità e quali sono i criteri per queste priorità, visto che anche medici ed operatori del 118 hanno perso la vita, per soccorrere le persone. E noi poliziotti svolgiamo un servizio di enorme importanza per la collettività e non è giusto che dobbiamo correre altri rischi, oltre quelli che normalmente corriamo”

Vista la penuria, come dovrebbero usare questa unica mascherina i suoi colleghi?

“Il personale operante deve prima essere in grado di valutare se la situazione che deve fronteggiare richiede l’uso dei DPI, poi indossare i dispositivi e procedere all’intervento.”

E se, in questo frattempo, ad esempio, il ladro o lo scippatore o il rapinatore o il violentatore fugge?

“E’ esattamente quello che potrebbe accadere. Ci troveremmo davanti ad una situazione paradossale ed abnorme, con colleghi e colleghe che, per non rischiare una sanzione disciplinare, devono rischiare la salute, procedendo ad arresti che, spesso, richiedono colluttazioni o, comunque contatti estremamente ravvicinati con i malviventi, senza aver indossato alcun dispositivo di protezione o, nel migliore dei casi, avendo indossato dispositivi ormai inservibili”.

Se l’operatore di polizia si dovesse contagiare?

“Altra situazione paradossale perché il datore di lavoro ne uscirebbe pulito, senza rischiare nulla, avendo fornito i DPI, mentre la responsabilità ricadrebbe sul poliziotto che non ha indossato la mascherina. Siamo consapevoli che il problema è che le mascherine sono introvabili, ma ci chiediamo: chi gestisce le forze dell’ordine non doveva prevedere uno scenario del genere? Le epidemie ci sono sempre state e si ripetono in maniera quasi cadenzata, basti pensare al colera di Napoli nel 1973, alla SARS nel 2003 o al virus N1-H1 nel 2009! Chi ha sbagliato, continuando a sottovalutare scenari periodici, forse è giusto che paghi!”.

Si spieghi meglio.

“Come LeS, stiamo valutando se non sia il caso di procedere con la denuncia al nostro datore di lavoro, ovvero il soggetto che ha l’obbligo giuridico di valutare i rischi e di provvedere di conseguenza alla prevenzione e alla protezione dei lavoratori che da lui dipendono, che, nel nostro caso, sono i Questori, i Direttori d’Istituti di formazione, etc.”. Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Ufficio Stampa Segreteria Nazionale.

Roma, 16/03/2020




Coronavirus: modulo di autocertificazione per gli spostamenti

Anche se l’Italia è un «paese bloccato»ormai diventato zona rossa, i cittadini potranno continuare a spostarsi per lavoro, salute o necessità. Basta compilare l’ormai celebre autodichiarazione, un modulo già predisposto per l’istituzione della zona arancione in Lombardia e altre 14 province e ora in via di estensione all’intero paese. Il nuovo testo, utilizzabile in tutta Italia, è stato diramato il 10 marzo. In breve, si tratta di un documento che certifica perché un cittadino si sta muovendo nonostante le limitazioni fissate dalle autorità e la raccomandazione a rimanere a casa il più possibile. qui di seguito è possibile scaricarlo:

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo_autodichiarazione_10.3.2020.pdf

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