Roma Coronavirus:” il 40,4% dei casi positivi è residente a Roma”

 

Roma e provincia aumentano i casi di contagio da Coronavirus nelle ultime 24 ore, un dato che cresce a causa della situazione nelle Rsa. Tuttavia nel Lazio, dove ci sono stati 12 morti certificati domenica, per la prima volta dall’inizio della crisi, i pazienti guariti (208) hanno superato i contagiati (201).  Numeri che vanno a braccetto con quelli dell’ospedale Spallanzani. “Sono 216 i pazienti Covid-19 positivi in cura nella nostra struttura. Di questi, 25 necessitano del supporto respiratorio” mentre il numero aggiornato di pazienti dimessi sono, a questa mattina, 149 ed in giornata “sono previste ulteriori dimissioni”, si legge nel bollettino del 30 marzo. L’Istituto sottolinea anche come, in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Roma, Confcooperative, la Asl Roma 5 e il comune di Nerola, “è in atto un programma di monitoraggio della popolazione, sede di un focolaio”.

L’età media dei casi positivi è 58 anni. Il 54% è di sesso maschile e il 46% di sesso femminile. I casi positivi sono così distribuiti: “il 40,4% è residente a Roma città, il 30,6% nella Provincia, il 10,5% a Frosinone, il 2,6% a Rieti, il 6,3% a Viterbo e il 9,5% a Latina. Il 2,4% proviene da fuori Regione”.

 

 



Il Servizio Aereo della guardia di Finanza in favore della protezione civile per trasporto di materiale sanitario

Su attivazione della protezione civile, è stato organizzato in urgenza un trasferimento di materiale sanitario da Fiumicino a Venezia, utilizzando uno dei nuovissimi atr72 del Gruppo Esplorazione Aeromarittima di Pratica di Mare.

Nello specifico, il velivolo del corpo ha trasportato 140 colli contenenti 240000 mascherine da devolvere al personale sanitario della regione Veneto.

Anche oggi il Servizio Aereo della Guardia di Finanza vicino a chi ha più bisogno.

 

 

 




Coronavirus: Come andrà il dopo emergenza, riaperture graduali e fasce d’età

 

Le attuali misure di rigore ed isolamento “saranno necessarie ancora per settimane, ma quando si avrà la riapertura del Paese sarebbe opportuno effettuarla gradualmente per quanto riguarda le aziende, sulla base dell’utilità sociale delle produzioni”. Lo afferma  il virologo Fabrizio Pregliasco. “Opportuno sarebbe anche prevedere una tempistica differenziata per il ritorno alla vita sociale e l’uscita da casa, con le fasce anziane e fragili che andrebbero protette in modo particolare”.

Quella che ci attende dopo la ripartenza del Paese e la riapertura delle attività sarà necessariamente una vita da “sorvegliati speciali”. A spiegarne la ragione è il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, sottolineando come la nuova parola d’ordine per il prossimo futuro dovrà essere ‘gradualità’. “Non possiamo pensare – afferma Pregliasco  – che la ripresa e la riapertura di attività e vita sociale avvenga da un giorno all’altro e come se nulla fosse cambiato. La ripresa dovrà infatti avvenire con una exit-strategy graduale e credo che dovremo comunque mantenere alcune limitazioni”.

Ad esempio, rileva, “penso che si dovranno mantenere delle limitazioni ancora a lungo per gli eventi che determinano grandi assembramenti”. Ed ancora: riaperte scuole ed aziende, “dovremo comunque continuare ad adottare misure di precauzione quali la distanza di sicurezza”. La ripartenza inoltre, secondo l’esperto, “dovrebbe tenere conto anche di una gradualità sulla base delle fasce di età, con maggiori precauzioni per gli anziani ed i soggetti più fragili”.

Ma, soprattutto, la vita che dovremo immaginare sarà appunto una vita da “sorvegliati speciali”: “‘Riapriremo’ il Paese, ma dovremo essere sempre in allerta per individuare immediatamente qualunque nuovo eventuale caso di coronavirus SarsCov2, per procedere immediatamente ad un intervento massiccio con l’isolamento del singolo caso e l’effettuazione di tamponi a tappeto su tutti i contatti. Diventerà cioè essenziale individuare subito un eventuale singolo focolaio per spegnerlo immediatamente ed evitare un nuovo propagarsi dell’epidemia”. Questo perchè il rischio di un’epidemia di ritorno “è presente poichè una grossa quota della popolazione, non contagiata, resta suscettibile al virus e potrebbe essere colpita in una seconda ondata”. Da qui la necessità di vivere sempre “con la guardia alzata” e “sotto sorveglianza”.

Invita alla massima cautela in vista del ‘dopo’ anche Pierluigi Lopalco, docente di Igiene e all’Università di Siena e responsabile epidemiologia nella task force per il coronavirus della Regione Puglia. Alla ripartenza “bisognerà adottare misure di prudenza per prevenire il rischio di una epidemia di ritorno, anche considerando il ruolo dei soggetti positivi ma asintomatici”, avverte. Da studi cinesi sembrerebbe che la dispersione del virus da parte dei positivi asintomatici, spiega, “si verificherebbe per 4-5 giorni, dunque per un tempo limitato. Le misure di isolamento, pertanto, sono efficaci anche per disinnescare il rischio di trasmissione da asintomatici”. E’ presumibile che, anche dopo la ripartenza, di “nuovi focolai potranno essercene. Per questo – conclude – bisogna pensare ad un sistema di sorveglianza molto forte”.




Papa, fermate tutte le guerre

 

Il Papa chiede di fermare tutte le guerre in questo tempo di pandemia e creare corridoi per gli aiuti umanitari. Francesco rilancia l’appello del Segretario Generale Onu per un “cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”. “L’attuale emergenza per il Covid-19 – ha sottolineato il Papa all’Angelus – non conosce frontiere”. Poi ha lanciato un appello per evitare tragedie nelle carceri sovraffollate. “Il mio pensiero va in modo speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità per essere costrette a vivere in gruppo” come nel caso delle “case di riposo o caserme”. “In modo speciale vorrei menzionare le persone nelle carceri. Ho letto un appunto ufficiale della Commissione dei diritti umani che parla del problema delle carceri sovraffollate” che con la pandemia del coronavirus “potrebbero diventare una tragedia”. occorre “prendere le misure necessarie per evitare” queste tragedie.




Coronavirus, frenano i nuovi contagi. ‘Senza misure, altri numeri’

 

Superate le diecimila vittime in Italia per il coronavirus. Sono 10.023 i morti, con un aumento rispetto a ieri di 889. Venerdì l’aumento era stato di 969. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

Sono 12.384 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.434 in più di ieri. E’ l’incremento più alto registrato dall’inizio dell’emergenza.  Ieri l’aumento dei guariti era stato di 589.

Sono complessivamente 70.065 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 3.651. Venerdì l’incremento era stato di 4.401. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 92.472.

Sono 3.856 i malati ricoverati in terapia intensiva, 124 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.319 sono in Lombardia. Dei 70.065 malati complessivi, 26.676 sono poi ricoverati con sintomi e 39.533 sono quelli in isolamento domiciliare.

Sicuramente se non fossero state adottate misure drastiche di contenimento avremmo ben altri numeri e le strutture sanitarie già in condizioni critiche sarebbero in stato drammatico. Sarebbe stata una situazione insostenibile”. Così il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile, rispondendo a una domanda sull’elevato numero di morti anche oggi e sull’effetto delle misure prese.



Chiunque arrivi in Italia su aerei, navi, treni o veicoli
“è tenuto a consegnare al vettore all’atto dell’imbarco una dichiarazione che, specifichi i motivi del viaggio, l’indirizzo completo dell’abitazione dove sarà svolto l’isolamento fiduciario”. E’ una delle disposizioni che entrano in vigore oggi per chiunque faccia ingresso nel nostro Paese per contrastare il diffondersi del coronavirus. Vettori e armatori dovranno anche misurare la temperatura dei passeggeri e dotarli di mascherine. A stabilirlo un’ordinanza del Mit e del ministero della Salute.

Le persone che vogliono andare in chiesa possono farlo perché “non è prevista la chiusura delle chiese” ma “al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione” è “necessario che l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative, ovvero per situazioni di necessità”. In altri termini, si può andare in chiesa solo sulla strada che conduce al lavoro o al supermercato o farmacia. Lo precisa una nota del Viminale inviata alla Conferenza Episcopale Italiana.

I matrimoni in chiesa “non sono vietati” ma a condizione che “il rito si svolga alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni e siano rispettate le prescrizioni sulle distanze tra i celebranti”. Lo chiarisce una nota del Viminale inviata alla Conferenza Episcopale Italiana in risposta a dei quesiti posti dagli stessi vescovi.

Il Paese sarà “effettivamente al sicuro solo quando l’indice di contagio, il cosiddetto R con zero, sarà inferiore a uno, cioè quando una persona positiva avrà la potenzialità di infettare meno di una persona, ma è difficile dire ora quando ciò accadrà”: lo spiega all’ANSA l’epidemiologo Pierluigi Lopalco. “Ci sono ancora troppe incognite – sottolinea – e sarà necessaria ancora qualche settimana si sorveglianza stretta dei casi“. L’interruzione dell’epidemia, chiarisce l’esperto, “si ha quando l’indice di trasmissione definito ‘R con zero’ è al di sotto di 1. Ciò si evince da diversi parametri a partire dal numero dei casi e dalla stima della quota di persone che possono contrarre ancora la malattia rispetto a chi ha invece sviluppato gli anticorpi”. E’ però ora “molto difficile – avverte – poter dire quando raggiungeremo il valore R con zero inferiore ad 1. Molto dipende dall’andamento dell’epidemia in Lombardia e speriamo che non ci sia un ulteriore aumento dei casi a Milano. Al momento, cioè, ci sono troppe incognite”. Rispetto all’andamento generale della curva epidemica, Lopalco rileva come “c’è un rallentamento che ci fa sperare, ma è necessaria estrema cautela prima di poter dire che abbiamo svoltato. La diffusione di un giorno è quella che in realtà risale ai contagi di almeno una settimana prima, quindi prima di pronunciarsi bisogna essere certi che il trend si stabilizzi”. Ciò che è certo, rileva, è che “le misure adottate stanno dando i loro frutti, ma al momento non si può dire quando ci sarà un calo dei casi giornalieri perchè potrebbero aprirsi dei nuovo focolai, così come – conclude – anche il cosiddetto picco è un concetto astratto ed abbastanza relativo”.




Coronavirus, riaprire o no? Scienziati contro Renzi

 

In questo momento la situazione è “ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve. Al momento bisogna stare tappati in casa, altrimenti si vanificano i sacrifici che abbiamo fatto fino ad ora, punto e basta”: così su Fb il virologo Roberto Burioni, dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in merito alle ipotesi sulla tempistica per la riapertura di aziende e scuole.

“Dobbiamo cominciare a pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo continuare a stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però – afferma Burioni -dobbiamo anche sapere in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve”.

Per la fine delle misure di isolamento sociale e per una riapertura di aziende e scuole “è ancora presto, realisticamente bisognerà aspettare almeno fine aprile”, ha detto  all’ANSA il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano. Di fatto, afferma, “non ci sarà un unico picco di casi ma ci saranno presumibilmente vari picchi sul territorio, in tempi diversi. Dunque l’arma più efficace per ora restano l’isolamento e le misure restrittive”.

Critiche erano arrivate alla proposta di Matteo Renzi, in un’intervista a Avvenire, di riapertura graduale di scuole e fabbriche. “Caro Matteo Renzi, la tua dichiarazione che bisogna riaprire prima di Pasqua è poco seria”, commenta Carlo Calenda. Per Crimi “non vorrei che l’uscita di Renzi sia del tipo ‘chiudiamo tutto, apriamo tutto’. Conte ha dimostrato di saper affrontare tutto con la dovuta moderazione del caso’. “Vedo che Renzi propone di riaprire scuole e imprese prima di Pasqua. Su quale base scientifica lo fa?, si chiede Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu. Replica l’ex premier: “Molti commentano la mia intervista a Avvenire senza averla letta. Per favore prima LEGGETE l’intervista e poi dite la vostra. Commentare senza aver letto è populismo, discutere su idee diverse é politica”.

L’INTERVISTA A MATTEO RENZI – “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”. Così Matteo Renzi in un’intervista ad Avvenire. Anche per quanto riguarda le scuole, il leader di Iv sostiene la necessità che “si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700 mila studenti delle “medie” e i duemilionisettecentomila delle “superiori”. Tutti di nuovo in classe dopo aver fatto un esame sierologico: una puntura sul dita e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus”. “Bisogna garantire gli esami”, osserva ancora: “il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo”. Secondo Renzi poi “ogni tipo di richiesta di denaro va sospesa: tasse, affitti, mutui. Chi è stato chiuso regge se gli elimini le scadenze o se gli offri una straordinaria iniezione di liquidità”. “Il governo – prosegue – ha bloccato le libertà di sessanta milioni di italiani ma non è stato capace di bloccare il virus della burocrazia. Il ‘Cura-Italia’ è un incomprensibile fiume di parole”. Infine, per l’ex premier è necessario “immaginare una strada per far emergere le sacche di “irregolarità” e immaginare anche per queste precise garanzie. Penso ai lavoratori in nero a cominciare dalle badanti fuori regola e penso agli immigrati regolari che chiedono cittadinanza. Facciamo emergere la verità. E diamo cittadinanza a chi lavora”.




Mattarella: ‘Serve azione comune Ue, no a vecchi schemi’

 

Nuovo messaggio dedicato all’emergenza coronavirus del presidente Sergio Mattarella.”Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni. Ne avverto il dovere. La prima si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari. Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte. Comunità che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa”.

“Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.

“Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni”.

“Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia – ha detto ancora il presidente della Repubblica in un messaggio agli italiani -. Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori – e in particolare la generazione più anziana – stanno pagando un prezzo altissimo. Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani”.

“Nel nostro Paese, come ho ricordato, sono state prese misure rigorose ma indispensabili, con norme di legge – sia all’inizio che dopo la fase di necessario continuo aggiornamento – quindi, sottoposte all’approvazione del Parlamento.”

“Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo. La risposta collettiva che il popolo italiano sta dando all’emergenza è oggetto di ammirazione anche all’estero, come ho potuto constatare nei tanti colloqui telefonici con Capi di Stato stranieri”, ha sottolineato il presidente Mattarella.

“Mentre provvediamo ad applicare, con tempestività ed efficacia, gli strumenti contro le difficoltà economiche, dobbiamo iniziare a pensare al dopo emergenza – ha concluso il presidente Sergio Mattarella -: alle iniziative e alle modalità per rilanciare, gradualmente, la nostra vita sociale e la nostra economia. Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé“.




Il Papa: ‘Siamo tutti su una stessa barca, dobbiamo remare insieme’

 

Sotto la pioggia, in un silenzio assordante, il Papa lancia il suo ‘grido’ in una piazza San Pietro vuota: “Non lasciarci in balia della tempesta”. Francesco chiede a Dio di guardare alla “dolorosa condizione” in cui versa l’umanità a causa della pandemia.

 

“Ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!'”, dice richiamando il passo del Vangelo in cui discepoli sono atterriti dalla tempesta e Gesù dorme. Chiede anche a tutti di cambiare “rotta” tornando a Dio e ai valori veri, primo tra tutti quello della solidarietà, perché pensavamo “di rimanere sempre sani in un mondo malato”, afflitto da guerre e “ingiustizie planetarie”.

Invita a confidare nel Signore perché “sappiamo, tu hai cura di noi”. A sostenere la preghiera del Papa, che arriva nella piazza visibilmente commosso, ci sono sul sagrato della basilica le icone care ai romani, dal crocifisso ‘miracoloso’ di San Marcello alla Salus Populi Romani. E nella invocazione di Francesco passano in rassegna tutte le persone in prima linea nella lotta al coronavirus, dai “medici stremati” ai politici che sono chiamati a sostenere il peso delle scelte. Il Papa parla e in sottofondo si sente solo la pioggia, i gabbiani, qualche ambulanza che passa.

“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante” e “ci siamo ritrovati impauriti e smarriti”, “presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”. Lo ha detto il Papa durante la sua preghiera prima della benedizione ‘Urbi et Orbi’. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”, ha detto in una piazza San Pietro deserta sferzata dalla pioggia.

Il mondo è chiamato a dare “un significato” a questo tempo così difficile riscoprendo nuovi spazi per la solidarietà, osserva il Papa nella preghiera a piazza San Pietro. “Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Abbracciare la sua croce – sottolinea – significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà”.

Il Papa ha pronunciato la sua preghiera in un silenzio assordante. La sua voce aveva come sottofondo solo il battere della pioggia e il verso dei gabbiani. Una situazione del tutto inedita.

Nella preghiera speciale a San Pietro il Papa “implora” Dio. “Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!'”, “non lasciarci in balia della tempesta”. “Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta”.

I medici in prima linea nella lotta al coronavirus ma anche i politici che devono fare le scelte: si prega per loro questa sera a piazza San Pietro. Nelle invocazioni, durante la celebrazione del Papa, si è pregato per “l’umanità, atterrita dalla paura e dall’angoscia”, “gli ammalati e i moribondi, oppressi dalla solitudine”, “i medici e gli operatori sanitari, stremati dalla fatica”, “i politici e gli amministratori, che portano il peso delle scelte”.

Il Papa ha pregato  per invocare la fine della pandemia da coronavirus. L’evento è stato tradotto anche nella lingua dei segni. Radio Vaticana-Vatican News, infatti, oltre alla tradizionale diretta streaming con tele-radiocronaca in 8 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, arabo e cinese) ha attivato anche un canale dedicato su YouTube per la traduzione nella Lingua dei Segni. La traduzione in Lis sarà a cura di suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per la pastorale delle persone con disabilità.




Accoltella madre alla gola e la uccide

 

Omicidio la scorsa notte alla periferia di Roma. Un ragazzo di 20 anni al culmine di una lite ha ucciso la madre colpendola ripetutamente al collo con un coltello e decapitandola. E’ accaduto in via James Joyce in zona Laurentino 38. Il ragazzo si è poi scagliato contro la sorella 15enne che si è rifugiata dai vicini di casa e ha dato l’allarme al 112. Si occupano delle indagini i carabinieri della compagnia Eur. Il ragazzo è stato fermato. Sono in corso accertamenti per chiarire se abbia problemi psichici e se sia in cura.




Conte: ‘Si vince o si perde tutti, in sintonia con le parole di Draghi’

 

Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle iniziative del Governo per fronteggiare l’emergenza derivante dal diffondersi dell’epidemia da COVID-19 .

 

Siamo in sintonia, serve uno shock, un’azione straordinaria” di fronte ad un’emergenza che “è simmetrica” ha detto il premier Giuseppe Conte lasciando l’Aula del Senato, interpellato dall’ANSA sull’intervento dell’ex numero uno della Bce che ha affermato: “Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza: il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. E’ chiaro – ha aggiuto Draghi – che la risposta è un aumento del debito pubblico”.

“Nel lavoro per il decreto di marzo abbiamo incontrato i leader dell’opposizioni e nel testo sono state raccolte alcune delle loro indicazioni, e anche ieri alla Camera ho ricevuto ampie aperture al confronto. Ora c’è un nuovo decreto e possiamo riprodurre questa metodologia di lavoro, anzi darò mandato al ministro D’Inca’ di elaborare un percorso di più intenso confronto“. Lo ha detto il premier, nella sua informativa sull’emergenza coronavirus, parlando al Senato. Conte ha anche precisato che “il governo è favorevole ad un percorso di condivisione con le forze politiche” per le misure di rilancio del Paese. “Dobbiamo riuscire a trasformare quest’emergenza in momento di opportunità per una crescita equa e sostenibile”. Nel decreto aprile prevediamo “stanziamenti non inferiori ai 25 miliardi già stanziati, consentiteci di lavorare, vorremmo potenziare ancor di più quest’intervento”, ha spiegato, confermando che per il decreto aprile il governo metterà in campo almeno le stesse risorse del dl marzo.

Si tratta di una battaglia che “in Europa si vince tutti insieme altrimenti a perdere saremo tutti. Ribadirò questa posizione fra qualche ora, ad una video conferenza a livello di G20 e poi al vertice del Consiglio europeo”, ha proseguito Conte ribadendo che “l’Italia è favorevole allo strumento dei Covid-bond, sottolinenado di non apprezzare la terminologia “coronabond”, “preferirei chiamarli European Recovery bond”.

“In merito alle forniture di mascherine dall’estero “ho letto di qualche uscita polemica. E’ impensabile che la nostra collocazione geopoliticapossa essere condizionata da queste forniture”, ha detto inoltre circa le polemiche per gli aiuti dalla Cina.

“La diffusione dell’epidemia da coronavirus ha innescato, in Italia e in Europa, una crisi senza precedenti, che sta esponendo il nostro Paese a una prova durissima. La necessità di contenere il contagio ci sta costringendo a misurarci con nuove abitudini di vita, con un impatto negativo sull’intero sistema produttivo, che coinvolge imprese, famiglie, lavoratori”. Ha detto Conte. Un applauso unanime dell’Aula, con tutti i senatori in piedi, ha segnato il ricordo di chi ha perso la vita per il contagio da coronavirus. Questa “è una prova durissima che proviene da fattori esogeni per i quali non possiamo imputarci nulla: questo virus è un nemico invisibile, non conosce confini è come il vento, soffia dove vuole”. ha aggiunto Conte sottolineando “l’orgoglio di appartenere ad una comunità di rara forza e bellezza”.

“La responsabilità massima compete al Governo, senz’altro. Ne siamo consapevoli. Ed è per questo che sono qui a riferire delle nostre azioni, nella sede dove operate Voi rappresentanti del popolo. Ma la responsabilità, non mi stanco di dirlo è di tutti i cittadini, anche di Voi membri del Parlamento, perché mai come in questa condizione di assoluta emergenza, siamo chiamati a conformare tutte le nostre azioni verso il “bene comune”, al quale siamo chiamati a contribuire attraverso il rispetto delle regole, con pazienza, fiducia, responsabilità”, ha proseguito, precisando che “La nostra è una battaglia che va da Nord a Sud, che non coinvolge solo le regioni del Nord.”

“Pensiamo a Regioni del Centro come le Marche. Abbiamo sperimentato – primi in Europa – un percorso normativo volto a contemperare, da una parte, l’esigenza di tutelare al massimo grado il bene primario della salute dei cittadini e, dall’altra, la necessità di assicurare adeguati presidi democratici”, ha affermato il premier.

“Guardiamo al futuro per rispetto ai problemi immediati di chi vuole sapere se la Cassa integrazione arriva ora o fra due mesi”. Lo afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando nell’Aula di Palazzo Madama. “Chiediamo al governo risposte immediate: il 70% dello stipendio dei medici sia esente da tasse. Ora impegni concreti: mascherine, bombole d’ossigeno. L’emergenza si sposterà alle case”, aggiunge.

“Se il governo cinese sapeva e ha coperto l’epidemia s’è reso colpevole di un crimine ai danni dell’umanità. Non si può far passare per salvatore chi ha contagiato il mondo” ha anche detto aggiunto Salvini, aggiungendo: “Se non diamo i soldi alla gente quella esce di casa: subito liquidità. Dico al governo che se ci vuole collaborativi bene, ma non ci stiamo a fare gli spettatori, ci ascolti”.

Grazie Draghi per le sue parole: è caduto il mito del non si può fare debito..Si può fare. Benvenuto, ci serve l’aiuto di tutti, anche del suo. Sono contento di quello che potrà nascere da questa intervista”, ha affermato Salvini.

Penso che Conte abbia fatto bene a venire in Parlamento, oggi voglio dare atto al presidente del Consiglio di essere qui in Aula e di essersi aperta una discussione vera chiara“. Queste le parole di Matteo Renzi intervenuto in Aula a Palazzo Madama. Il senatore Iv ha anche detto: “Lei presidente, ha fatto una citazione manzoniana, “del senno di poi son piene le fosse”. C’è un’altra citazione manzoniana, sempre nel capitolo della peste, che ‘il buon senso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune’. Mi domando se non sia successo questo. Propongo di istituire una commissione d’inchiesta. Si sono fatte commissione d’inchiesta su tutto, penso si possa fare di fronte a 8mila morti. Ci sarà tempo, dopo le vacanze estive”.