Incendiata auto giornalista a Siracusa

 

E’ stata incendiata poco dopo la mezzanotte l’auto del giornalista siracusano Gaetano Scariolo collaboratore anche del Giornale di Sicilia. Qualcuno avrebbe cosparso di liquido infiammabile il cofano della Ford Fiesta dando poi fuoco. L’auto, che si trovava posteggiata in strada nei pressi dell’abitazione, è stata completamente distrutta nella parte anteriore. La polizia ha eseguito i rilievi e ha acquisito alcuni elementi utili alle indagini. Secondo gli investigatori i motivi del gesto da ricercare sono nell’attività professionale del giornalista che si occupa di cronaca nera e giudiziaria nel capoluogo.




Mafia e fuga di notizie: concessi domiciliari a carabiniere Giuseppe Barcellona

Nell’inchiesta sono coinvolti anche l’ufficiale della Dia Marco Zappalà e l’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino

PALERMO – Il tribunale del Riesame del caapoluogo siciliano ha concesso gli arresti domiciliari a Giuseppe Barcellona, il carabiniere arrestato il 16 aprile con l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico. Nella stessa inchiesta sono stati coinvolti l’ufficiale della Dia Marco Zappalà, indagato per rivelazione di notizie riservate e l’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino, indagato per favoreggiamento alla mafia.

A Zappalà i giudici del Riesame hanno confermato il carcere, mentre è stata annullata la misura cautelare disposta nei confronti di Vaccarino.

Il caso

Secondo i magistrati, Barcellona, addetto a trascrivere i contenuti delle intercettazioni disposte nell’ambito della cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro, ha passato a Zappalà, funzionario della Dia di Caltanissetta, un verbale di conversazione tra due indagati in cui si faceva riferimento a dinamiche interne alla famiglia mafiosa di Castelvetrano.

Non è accertato se la fuga di notizie abbia riguardato anche la parte del dialogo relativa a un possibile covo di Messina Denaro.

Zappalà a sua volta avrebbe girato l’intercettazione a Vaccarino che l’avrebbe data al boss Vincenzo Santangelo. Barcellona avrebbe ammesso davanti al gip di avere consegnato al suo ex superiore il verbale, sostenendo di averlo fatto perché lui glielo aveva chiesto e pensando che non ci fosse alcuna anomalia. Zappalà, invece, ha sostenuto di essere stato indirettamente interessato alle indagini sul latitante perché dai pm di Caltanissetta era delegato alle inchieste sulle stragi del ’92 in cui il capomafia è imputato. Versione che non ha convinto i magistrati dal momento che Barcellona non aveva alcun titolo per effettuare le ricerche sul padrino.




Palermo, tangenti al provveditorato opere pubbliche: arrestati imprenditori e funzionari pubblici

Gli indagati sono accusati di corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato

Questa mattina l’operazione ‘Cuci e Scuci’ della Polizia di Stato ha portato all’arresto di quattro persone e all’esecuzione di altre altre dieci misure cautelari nei confronti di imprenditori e funzionari del Provveditorato Opere Pubbliche di Palermo accusati di corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica. L’indagine, svolta dalla Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Palermo, ha svelato un sistema di tangenti nel settore degli appalti per opere pubbliche che ha interessato un importante distretto ministeriale. L’input alle indagini lo ha fornito la denuncia di un imprenditore edile, al quale erano state chieste ‘mazzette’ da parte di alcuni funzionari in servizio presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per lavori di ristrutturazione di una scuola elementare in provincia di Palermo.

Al centro dell’indagini ci sono alcuni appalti per le ristrutturazioni di uffici pubblici.

A dicembre del 2017 era scattato un blitz degli agenti della Squadra Mobile di Palermo negli uffici del Provveditorato in piazza Verdi a Palermo. Un imprenditore aveva denunciato di avere subito pressioni da parte di alcuni funzionari e richieste di mazzette. Erano stati notificati cinque avvisi di garanzia dalla sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Mobile. In quell’occasione era stata anche sequestrata la documentazione riguardante alcuni lavori fatti a Palermo e provincia: al padiglione 18 dell’Universita’ di viale delle Scienze, in un dipartimento di via Archirafi, in un appartamento delle forze dell’ordine e ancora alla caserma dei carabinieri di Capaci. Sotto osservazione quattro lavori a Enna: per la sistemazione di alcuni immobili dei vigili del fuoco, dell’Agenzia delle Entrate e della caserma della polizia intitolata al commissario Boris Giuliano; sospetti di mazzette anche sulla ristrutturazione della Chiesa di San Benedetto, nel Comune di Barrafranca. Sequestrata pure la documentazione che riguarda le scuole “Ansaldi” di Centuripe ( Enna), “Luigi Pirandello” di Villadoro (Nicosia), “Piraino” di Casteldaccia e “La Pira” di Sant’Alfio (Catania).

Per gli arrestati scatta quindi la legge spazzacorrotti.

Le tangenti come il pizzo mafioso. L’importo corrispondeva all’incirca al 2-3% dell’ammontare complessivo del finanziamento statale, secondo quanto emerge dalle indagini. Oltre ai quattro funzionari in servizio al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche con sede a Palermo, finiti in manette, altri due sono stati sospesi per un anno, mentre otto imprenditori sono stati raggiunti da una interdittiva che gli impedira’ per 12 mesi di avere a che fare con la pubblica amministrazione per forniture e lavori. Le indagini della sezione Anticorruzione della Squadra mobile di Palermo hanno permesso di raccogliere numerosi indizi a carico dei funzionari coinvolti.

Gli inquirenti sottolineano come – per la prima volta a Palermo e una delle prime a livello nazionale – il provvedimento cautelare preveda la misura del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi, recentemente introdotta dalla legge ‘Spazzacorrotti’ a carico di otto imprenditori.

Il contesto investigativo toccato dall’indagine riguarda principalmente appalti pubblici finanziati con fondi del ministero Infrastrutture e Trasporti, in particolare per l’edilizia scolastica, o di altri enti o ministeri, stanziati per lavori di ordinaria o straordinaria manutenzione di immobili dello Stato, utilizzati per fini istituzionali o di pubblica utilita’. Le indagini hanno carpito la consegna di molte mazzette il cui importo corrispondeva al 2-3% del valore del finanziamento. Il sistema adottato consentiva all’imprenditore di recuperare l’importo della tangente, attraverso l’inserimento di voci di spese fittizie o maggiorate nei documenti contabili, predisposti dai funzionari infedeli, restando di fatto a carico dello Stato. Indagini scattate dopo la denuncia di un imprenditore edile imbattutosi in una richiesta di tangenti da parte dei funzionari pubblici, oggi arrestati, nel corso della ristrutturazione edile di una scuola elementare nella provincia di Palermo.




Blutec, operai si incatenano a cancelli, “Mise ci incontri, Di Maio mantenga promesse”

«Di Maio mantenga gli impegni assunti», è la richiesta delle tute blu

TERMINI IMERESE – I lavoratori dell’indotto ex Fiat sono incatenati in segno di protesta davanti ai cancelli dello stabilimento Blutec, a Termini Imerese. Fim Fiom e Uilm hanno fatto richiesta di un incontro al Mise per un tavolo specifico per gli ammortizzatori-sociali a loro dedicati e l’apertura da parte del Mise di nuove manifestazioni di interesse perche’ “l’obbiettivo rimane il lavoro”.

«E’ una manifestazione organizzata e voluta dai lavoratori dell’indotto e assistita dai sindacati perché loro hanno condizioni di ammortizzatori diversi da noi – spiega Vincenzo Comella segretario della Uilm Palermo che partecipa al sit-in con un centinaio di tute blu – Per questo abbiamo chiesto un tavolo al ministero perché vogliamo trattare sia la questione ammortizzatori sia l’apertura delle manifestazioni di interesse per quanto riguarda i lavoratori che sono fuori da Blutec».«Di Maio mantenga gli impegni assunti», è la richiesta delle tute blu.

«Abbiamo nuovamente inviato una richiesta d’incontro urgente al Ministero dello Sviluppo economico – spiegano Ludovico Guercio segretario generale Fim Cisl Palermo Trapani, Antonio Nobile segretario provinciale Fim e Giacomo Raneri coordinatore Fim Termini Imerese – molti lavoratori dell’indotto che oggi hanno protestato incatenandosi ai cancelli, non hanno piu’ la copertura degli ammortizzatori sociali, e la situazione e’ sempre piu’ allarmante. Non si puo’ andare avanti cosi’ nell’incertezza, e’ necessario riprendere subito i tavoli con governo nazionale e regionale mentre attendiamo ancora che Fca chiarisca se e come puo’ contribuire a far ripartire il sito altrimenti». «I lavoratori si appellano al ministro Di Maio, mantenga le promesse fatte durante la sua visita a Termini di due mesi fa, se Blutec e’ una partita chiusa si cerchino nuovi investitori».




Stato-mafia: pg, 9 anni a Mannino

 

La procura generale ha chiesto la condanna a 9 anni di carcere dell’ex ministro democristiano Calogero Mannino, imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Mannino, assolto in primo grado, ha scelto il rito abbreviato ed è giudicato separatamente rispetto agli altri imputati per cui è in corso il processo d’appello.




Siracusa, multa di duemila euro della Capitaneria ai tre deputati che salirono sulla Sea Watch

 

Duemila euro di multa, comminata dalal Capitaneria di porto di Siracusa, per i tre deputati che salirono a bordo della nave Sea Watch, ancorata al largo di Siracusa dopo aver soccorso un gruppo di migranti e bloccata dalle autorità

“Mentre il ministro Salvini continua a dire di essere pronto a farsi processare, ma poi si protegge con l’ombrello politico da accuse penali gravi come il sequestro dei migranti a bordo della Diciotti, mi arriva dalla Guardia costiera una multa per essere salito sulla nave Sea Watch a verificare le condizioni delle persone trattenute arbitrariamente e illegittimamente al largo di Siracusa”, dice il deputato radicale di +Europa Riccardo Magi, allegando su twitter le foto del verbale.

“La Capitaneria di Porto di Siracusa ha infatti notificato una ammenda di 2000 euro a me, ai colleghi Stefania Prestigiacomo e Nicola Fratoianni, e alle altre persone con cui a bordo di un gommone avevamo raggiunto la nave per effettuare un’ispezione. Ci contestano di essere saliti prima che sulla nave fosse eseguita la ‘libera pratica’. È una contestazione infondata e pretestuosa perché la nave non aveva fatto scalo in paesi extraeuropei”, spiega Magi.

Rincara la dose Fratoianni, l’altro multato: il bersaglio è il ministro dell’Interno Salvini. “Un ministro è sotto inchiesta per aver sequestrato una nave e i naufraghi che c’erano a bordo, contravvenendo alle leggi italiane e alle norme internazionali. E cosa fa la Capitaneria del porto di Siracusa? Manda una multa a quei deputati che sono saliti a bordo, esercitando semplicemente le prerogative parlamentari”. Lo afferma Nicola Fratoianni de La Sinistra annunciando di aver ricevuto una multa di 2mila euro, quando il 27 gennaio scorso insieme ad altri due deputati, Stefania Prestigiacomo e Riccardo Magi, al sindaco di Siracusa, e con rappresentanti di Sea Watch e Mediterranea, a bordo di un gommone avevano raggiunto la nave  Sea Watch 3 per effettuare un’ispezione.

“È un altro grottesco capitolo – prosegue l’esponente della sinistra – di una storia umiliante per la nostra Guardia Costiera, costretta da un potere politico a decisioni e a scelte in mare e sulla terraferma sempre più ridicole. Comunque va bene lo stesso, visti i tempi questa sanzione è una medaglia all’impegno civile”




Maltempo, turista tedesco muore mentre fa kitsurf a Marsala

È quarta vittima in meno di un anno

MARSALA – Un turista tedesco è morto mentre faceva kitesurf a Marsala, in provincia di Trapani. Sul caso indaga la polizia di Stato. L’uomo, 63 anni, stava facendo kitesurf insieme ad un gruppo di amici quando una raffica di vento lo ha sollevato per circa 3 metri fino a farlo schiantare contro un’auto parcheggiata nelle vicinanze.

Le vittime del kitsurf

L’incidente è avvenuto verso le 12.30 allo Stagnone, vicino Marsala, vera e propria capitale di questo sport. In queste zone l’ultimo incidente, in ordine di tempo, risale al 19 settembre 2018: la vittima, un francese di 45 anni, è stato trascinato da una forte raffica di vento verso i vigneti lungo la riva di contrada Birgi. Otto giorni prima, invece, a perdere la vita era stato un giovane polacco. Il 30 giugno 2018, infine, a morire, sempre in acqua, era stato Federico Laudani, 31 anni, laziale, pilota della compagnia aerea Ryanair.




Palermo, pensionato spara a coinquilina dopo lite su soldi per pulizia della scala

Il pensionato è accusato di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma da fuoco

PALERMO – Una banale lite condominiale degenerata in violenza nel capoluogo siciliani. Un anziano ha tentato di uccidere la sua coinquilina, rea di non aver contribuito alle spese comuni.

Questa mattina Domenico Saletta, pensionato originario di Belmonte Mezzagno classe 1942, infatti, ha esploso due colpi di pistola all’indirizzo di una donna, T. M., sua coinquilina e responsabile della pulizia della scala della palazzina di via Re Federico n. 99, nel quartiere Olivuzza, e del figlio di 28 anni, a seguito di una lite originatasi a causa del mancato pagamento del corrispettivo per le pulizie condominiali.

Madre e figlio sono riusciti a scappare, rifugiandosi nella propria abitazione.

A causa della deflagrazione del secondo proiettile, il tamburo della pistola si è letteralmente frantumato ferendo lo stesso pensionato al volto. A quel punto l’uomo ha cercato di disfarsi dell’arma, illegalmente detenuta, gettandola in una pertinenza comune del palazzo. L’arma e’ stata subito rinvenuta e sequestrata dai Carabinieri arrivati sul posto assieme al personale della sezione Indagini scientifiche del Comando Provinciale di Palermo. Saletta, subito dopo l’arresto, è stato trasportato al Policlinico. Dopo le cure è stato trasferito al carcere Pagliarelli. Contro il pensionato l’accusa di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma da fuoco.




Palermo, presunto scafista picchiato in carcere. Nuova tragedia nel Mar Egeo

Il giovane si trova in carcere con l’accusa di essere uno scafista libici

PALERMO – Un giovane italo tunisino è stato pestato in carcere da cinque detenuti il giorno di Pasquetta in uno dei cortili del Pagliarelli. La notizia è stata diffusa solo alcune ore fa. Le telecamere hanno ripreso l’aggressione, e ora le immagini sono al vaglio del sostituto procuratore Gaspare Spedale e dell’aggiunto Ennio Petrigni.

Il giovane, che ha riportato gravi ferite su tutto il corpo, si trova in carcere con l’accusa di essere stato uno degli scafisti alla guida di uno dei gommoni veloci partiti dalla Libia e diretti nelle coste siciliane. La Procura e gli agenti della polizia penitenziaria hanno avviato le indagini per chiarire il motivo della spedizione punitiva.

Una nuova tragedia

È sempre di oggi la notizia secondo cui nove migranti clandestini – quattro donne e cinque bambini – sono stati trovati morti in seguito al naufragio del loro barcone al largo della costa della Turchia mentre stavano cercando di raggiungere la Grecia. Lo riferisce la guarda costiera turca. L’imbarcazione è colata a picco a 2,4 miglia marina da Balikesir, nell’ovest della Turchia. Non sono state fornite informazioni sulla nazionalità delle vittime. I nove corpi sono stati ripescati e altri cinque naufraghi sono stati soccorsi, sempre a detta della guardia costiera. Complessivamente, il barcone – che si dirigeva verso l’isola di Lesbo – trasportava 17 migranti e uno scafista. Tre sono i dispersi. La Turchia, che attualmente sta accogliendo 4 milioni tra migranti e profughi, è un importante Paese di transito per coloro che decidono di fuggire dai conflitti in Medio Oriente




Traffico di droga tra Palermo-Campania, 20 condanne in appello

Nel corso dell’inchiesta è emerso il ruolo di Ottavio Abbate, appartenente alla famiglia mafiosa di “Porta Nuova”

PALERMO – Venti persone, due bande complici che gestivano un traffico di droga tra Palermo e la Campania e si spartivano i proventi illeciti. Al processo d’appello, l’impianto accusatorio ha retto e, nonostante lievi  riduzioni di pena e una sola assoluzione, sono piovute le condanne.

Gli imputati e le pene

Queste le pene: Antonino Abbate 15 anni, Giuseppe Tumminia 14 anni e otto mesi, Ferdinando Matuozzo 13 anni e quattro mesi, Mario Mancino 11 anni e 9 mesi, Benito Eros Culotta 8 anni e 8 mesi, Luigi Parolisi 8 anni e 8 mesi, Giovanni Battista Di Giovanni 4 anni), Antonino Barbera 8 anni, Gaetano Leto 6 anni e otto mesi, Ciro Spasiano 4 anni e 10 mesi, Salvatore e Calogero Lupo 4 anni, Gaetano Matuozzo 14 anni, Gaetano Giunta 4 anni, Fabrizio Alfano 2 anni e 6 mesi, Giuseppe Bronte due anni e 6 mesi, Gaetano Ferrara 2 anni, Pietro Rubino 2 anni, Marco Bardi un anno e 2 mesi, Domenico Capoccia 5 anni e 2 mesi. Assolto Mario Marretta, che in primo grado aveva avuto 12 anni.

L’attività criminosa

Nel mirino degli investigatori era finito lo spaccio che, a partire dal quartiere Kalsa, inondava di droga le strade di altri quartieri come Brancaccio, Bonagia, Arenella, Zen, fino ad arrivare nelle città della provincia palermitana di San Giuseppe Jato, Partinico ed Altavilla Milicia. Le indagini erano state condotte dai poliziotti del commissariato e dai carabinieri di Monreale. La Polizia aveva sequestrato centinaia di chili di hashish e marijuana. Nel corso dell’inchiesta è emerso il ruolo di Ottavio Abbate, con precedenti per associazione mafiosa e per produzione e traffico di stupefacenti, appartenente alla famiglia mafiosa di “Porta Nuova” che e’ stato processato separatamente. Ottavio Abbate è fratello del piu’ noto Luigi, detto “Gino u mitra”, boss della Kalsa.