Milano- Arriva la conferma del provvedimento: si potranno occupare il 100% di posti a sedere sui treni

Nessun passo indietro della Regione: sui treni lombardi si potranno occupare il 100% dei posti a sedere. Lo ha detto nella serata di lunedì 3 agosto l’assessore ai trasporti Claudia Maria Terzi: “La decisione di aumentare la capienza dei mezzi pubblici è meditata e tiene conto della situazione sanitaria lombarda delle ultime settimane e della necessità di coordinamento con le Regioni vicine, le quali hanno adottato provvedimenti analoghi ben prima della Lombardia”.

“Il ragionamento che sta alla base dell’ordinanza del ministro Speranza — ha aggiunto la Terzi — riguarda soprattutto i treni a lunga percorrenza: le parole del ministro De Micheli vanno nella direzione di mantenere in capo alle Regioni le decisioni in ordine al trasporto pubblico locale”.

Qualcosa, però, potrebbe cambiare nei prossimi giorni e, soprattutto in seguito alla conferenza Stato-Regioni di giovedì: “Attraverso un dialogo costante con il Governo intendiamo comunque definire la situazione e risolvere le incertezze: in questo senso sarà utile il confronto che si svolgerà giovedì 6 agosto nell’ambito della Conferenza Stato Regioni”.

Distanziamento sul trasporto pubblico

A Milano e in Lombardia è caos totale sulla questione “distanziamento” e capienza sui mezzi pubblici come norma anti coronavirus. I problemi sono iniziati nel weekend, con un rimpallo di ordinanze tra regione Lombardia e ministero della Salute.

 



La mascherina come mezzo per nascondere la droga: ecco l’ultima trovata di un pusher di Rozzano

Un uomo di 57 anni, un cittadino italiano di Rozzano con numerosi precedenti alle spalle, è stato arrestato domenica mattina a Vellezzo Bellini, nel Pavese, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. A bloccarlo sono stati gli uomini della sezione antidroga, che stavano effettuando una serie di controlli di contrasto allo spaccio. Proprio durante gli appostamenti, i poliziotti hanno notato il 57enne – già noto per i suoi precedenti – mentre a bordo di un’auto si dirigeva verso la frazione di Giovenzano. Gli investigatori hanno così deciso di seguirlo e lo hanno visto entrare e uscire da una villetta per poi risalire in auto e partire.

Considerati i precedenti dell’uomo e insospettiti dal fatto che fosse fuori dalla sua provincia di residenza, gli agenti lo hanno fermato e lo hanno accompagnato in Questura, dove i sospetti si sono rivelati più che fondati. Nella mascherina sistemata al mento, infatti, i poliziotti hanno trovato 11 grammi di cocaina divisi in due involucri, che il pusher stava evidentemente andando a vendere. Nella villetta, invece, nascosti in un mobile della cucina, sono stati sequestrati altri 150 grami di “coca” – che avrebbe fruttato circa 6mila euro – e 600 euro in contanti. Martedì mattina il 57enne è stato processato per direttissima al tribunale di Pavia e ha patteggiato una pena di 5 anni di reclusione.

 



Coronavirus, scendono i contagi 239 in un giorno, 8 morti , tutti in Lombardia

 

Sono 239 i contagi da Covid nelle ultime 24 ore in Italia, di nuovo in calo rispetto al giorno precedente (ieri erano stati 295). Secondo i dati del ministero della Salute sono 8 le nuove vittime (ieri erano state 5), tutte in Lombardia. I tamponi effettuati sono stati 43.269, ben 17 mila circa meno di ieri. Nessuna regione fa registrare zero nuovi casi, che sono stati trovati soprattutto in Emilia Romagna (+49), Lombardia (+38) e Veneto (+45).  Sono 200.460 (+231 rispetto a ieri) le persone guarite dal Covid in Italia dall’inizio dell’emergenza. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute sono invece 42 (-1) i pazienti in terapia intensiva. Aumentano lievemente invece i ricoverati con sintomi, che sono ora 708 (+3). Le persone in isolamento domiciliare sono 11.706 (-3), gli attualmente positivi 12.456 (-1). I casi totali sono ora 248.070

La Lombardia finora ha registrato 16.815 decessi e si conferma sempre nella parte alta della graduatoria dei contagi. Dai 7.712 tamponi effettuati ieri, sono emersi 38 nuovi casi positivi, di cui 6 ‘debolmente positivi’ e 4 a seguito di test sierologici. I guariti e dimessi di ieri sono 164, scendono di 5 i ricoverati non in terapia intensiva, che sono 153. I nuovi casi sono 10 a Milano di cui 5 a Milano città, 9 a Bergamo, 4 a Brescia e Cremona, 3 a Mantova, 1 a Lodi, Varese, Sondrio e Como. In provincia di Lecco e Pavia non ci sono stati contagi




Rogo in ditta trasporto del Bergamasco, colonne di fumo

 

Un vasto incendio è scoppiato nella notte a Costa di Mezzate, alla ditta di trasporti Pezzotta Saul. Una vasta colonna di fumo si è alzata dall’abitato e le operazioni di spegnimento sono proseguite fino alla mattinata.
Sono 19 i mezzi dei vigili del fuoco impegnati nel domare le fiamme che hanno coinvolto anche i capannoni adiacenti a quello della ditta trasporti, che risulta completamente bruciato e avvolto dal fuoco. Cinque famiglie residenti in una cascina nei pressi del capannone sono state evacuate.
“Si suggerisce agli abitanti di tenere i serramenti chiusi e non uscire”: è l’appello lanciato dal sindaco di Albino, Fabio Terzi, agli abitanti della Valle del Lujo, invito fatto dai sindaci dell’area Sud di Costa di Mezzate.
Si teme per l’impatto ambientale dell’incendio per la grande quantità di fumo che si è sollevato e perché non si conosce l’origine di tutti i materiali presenti nel magazzino e pronti a essere trasportati dai mezzi della ditta di via Landri. Certo è che l’intera struttura e tutti i mezzi sono distrutti.




Lombardia, zero morti ma +88 nuovi casi

 

– Non ci sono stati decessi per coronavirus in Lombardia ma aumentano i contagi: dai 46 casi di ieri, oggi si è arrivati a 88 nuovi casi positivi, di cui 17 ‘debolmente positivi’ e 13 a seguito di test sierologici.
Stabili i ricoverati in terapia intensiva (13), diminuiscono quelli negli altri reparti (-3, 151 in totale).
Tra gli 88 nuovi casi, 15 sono in provincia di Milano, di cui 6 a Milano città, 17 a Bergamo così come a Brescia, 11 a Varese.
Lodi è l’unica provincia lombarda senza nuovi contagiati.




Sindaco Codogno,negazionisti vengano qui

 

“Mi fanno venire l’ulcera i negazionisti del coronavirus, come i deputati che si sono astenuti sulla Giornata nazionale in memoria delle vittime, sostenendo che non è esistito. Vengano quassù a vedere il nostro cimitero, magari capiscono qualcosa”. Il sindaco Francesco Passerini spiega così all’ANSA il desiderio che non si dimentichi il prezzo di vite pagato dalla sua Codogno, la città lodigiana primo focolaio italiano, ma è convinto che “ora non si possa più parlare di stato di emergenza”.
“Il coronvirus non è stata un’invenzione mediatica”, chiarisce il sindaco leghista della città lodigiana di circa 17mila abitanti dove è stato riscontrato il primo focolaio italiano, e “dal 21 febbraio al 18 maggio sono morte 224 persone, rispetto a una media di 80-90 negli anni passati in quel periodo”.
Passerini preferisce non entrare nelle polemiche politiche seguite al convegno dei giorni scorsi con il leader del suo partito, Matteo Salvini, e con il tenore Andrea Bocelli.
“Salvini non aveva la mascherina? Non so se è stata una provocazione, non so quante persone c’erano al convegno” taglia corto Passerini, secondo cui oggi non si può più parlare di stato di emergenza. “La situazione è cambiata. Bisogna avere attenzione senza psicosi”.




Sequestrato lotto Dama di 25mila camici

 

Dai primi riscontri della Gdf è completa la partita di circa 25 mila camici, ieri sequestrati alla Dama spa, l’azienda di cui è amministratore delegato Andrea Dini, cognato del governatore della Lombardia Attilio Fontana, entrambi tra gli indagati dalla Procura di Milano per frode in pubblica fornitura.
I camici, ora custoditi come corpo del reato in un magazzino nella disponibilità dell’autorità giudiziaria, costituiscono il lotto non consegnato della fornitura ad Aria, centrale d’acquisto della Regione Lombardia, di 75 mila pezzi che l’azienda che detiene il marchio Paul&Shark, ha trasformato in corso d’opera in donazione per rimediare al ‘pasticcio’ venuto a galla per via del conflitto di interessi.




“Il covid esiste e bergamo ne è la prova vivente”: così si fa sentire il direttore dell’ospedale Papa Giovanni

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la struttura simbolo della lotta al coronavirus, oggi ci sono solo 16 pazienti positivi al tampone, tutte persone ricoverate per altre patologie. Nessuno di loro ha polmoniti o altri sintomi respiratori. Intanto in tutta la provincia non si registrano decessi per covid da una settimana. Qui interviene il direttore generale dell’Asst, Maria Beatrice Stasi, che risponde così agli scettici che non credono alla gravità della malattia: “Chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori”.

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“Mi stupisce molto che ci sia chi ancora nega l’evidenza. Noi siamo stati testimoni, ma tutto il mondo lo ha visto. Il virus è stato violento e non è ancora debellato, la prudenza è d’obbligo. Non sta a noi partecipare a dibattiti, ma chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori”. Maria Beatrice Stasi è direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nei mesi dell’emergenza coronavirus si è trovata a gestire l’organizzazione della struttura sanitaria nel cuore del focolaio italiano, un ospedale che è arrivato ad avere oltre 500 ricoverati per covid, più di 100 in terapia intensiva. “È qualcosa che nessuna scuola ti prepara ad affrontare”, spiega a Fanpage.it ripercorrendo le ultime settimane in cui, per fortuna, la situazione anche nella bergamasca è decisamente migliorata.

Da una settimana in provincia di Bergamo non ci sono decessi per covid, siamo usciti dall’incubo?

Non solo non abbiamo avuto decessi, ma al momento non abbiamo nessun paziente covid in terapia intensiva. Ci sono 16 persone ricoverate che sono risultate positive al tampone, ma sono tutte arrivate in ospedale per altre patologie o per ricoveri di altro genere, sono tutti paucisintomatici o asintomatici. Nessuno ha polmoniti o problemi respiratori.

Vuol dire che il virus è sconfitto, possiamo smettere di preoccuparci?

No, questo non vuol dire che il virus sia sparito. È ancora presente e i richiami alla prudenza sono doverosi. Il coronavirus c’è ancora e nel mondo ci sono focolai preoccupanti. Tutte le misure prudenziali come la mascherina e il distanziamento devono restare nel nostro modo di agire fino a quando non avremo il vaccino.

Vi è capitato di ricevere in ospedale malati in arrivo dall’estero, i cosiddetti “casi di importazione”?

No, non mi risulta ci siano stati casi dall’estero.

In caso di nuova ondata in autunno sarete pronti?

Adesso abbiamo imparato sul campo, trovandoci di fronte un virus sconosciuto. La strategia vincente in caso di nuova emergenza è “smontare” velocemente i reparti non covid per farli diventare reparti covid. Noi siamo uno dei 16 ospedali di riferimento per la Regione Lombardia. Nel nostro piano per il massimo afflusso abbiamo un allegato che riguarda il riallestimento di posti covid. Ovviamente speriamo di non averne più bisogno.

Quanti posti in terapia intensiva sarete in grado di attivare?

Noi abbiamo già una terapia intensiva grande, ma abbiamo chiesto risorse per ampliarla ulteriormente. Grazie alle donazioni abbiamo aggiunto 12 posti letto. Ora ci serve il personale per farli funzionare: abbiamo chiesto alla Regione di sostenere questo costo. In questo modo potremmo arrivare a 84 posti. Ma ci tengo a sottolineare che in tutti i mesi dell’emergenza non ci siamo fermati, abbiamo fatto nascere in sicurezza 1000 bambini, portato a termine molti trapianti.

C’è ancora, anche tra personaggi pubblici di primo piano, chi è scettico sulla gravità o addirittura non crede all’esistenza del coronavirus.

Mi stupisce molto che ci sia chi ancora nega l’evidenza. Noi siamo stati testimoni, ma tutto il mondo lo ha visto. Il virus è stato violento e non è ancora debellato, la prudenza è d’obbligo. Non sta a noi partecipare a dibattiti, ma chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori. Io stesso mi sono ammalata, tre quarti della mia direzione ha avuto il virus, per fortuna non in forma grave. Abbiamo visto famiglie intere contagiate, vissuto esperienze emotivamente pesanti. Negare l’evidenza mi sembra assurdo.




Caso camici: Fontana, in Aula per affermare la verità e voltare pagina.

 

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, si difende nell’aula del Consiglio regionale sul suo operato sulla vicenda dei camici della società del cognato. Intanto le opposizioni fanno sapere che stanno lavorando a una mozione di sfiducia al governatore.

Questo non lo so. Sicuramente io continuerò, l’unica certezza è quella“, ha detto il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana ai microfoni del TgR Lombardia ha risposto a una domanda su come finirà la vicenda del caso camici che lo vede indagato per frode in pubbliche forniture.

L’INTERVENTO IN AULA – “Ho riflettuto molto sull’opportunità di intervenire in quest’aula, soprattutto per la preoccupazione di dare ulteriore cassa di risonanza a polemiche sterili, inutili, strumentali oltre che lesive della mia persona e del ruolo che ricopro. Ma alla fine ho deciso di essere qui non solo per affermare la verità dei fatti, ma anche per voltare pagina e affrontare con forza la volontà di andare oltre, affrontando un presente pieno di incognite e guardando alle sfide del futuro”. Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha iniziato il suo intervento nell’aula del Consiglio regionale. “Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei familiari”, ha aggiunto, riferendo nell’Aula del Consiglio regionale dopo le indagini che lo vedono coinvolto per la fornitura di camici da parte della Dama spa, di cui è proprietario il il cognato Andrea Dini, e in cui è indagato per frode nelle pubbliche forniture. “Il mio coinvolgimento, se di coinvolgimento si può parlare, è quello qui illustrato, nulla di più ne di meno, se non il fatto che Regione Lombardia non ha speso un euro per i 50mila camici”, ha concluso.

“Dei rapporti negoziali a titolo oneroso tra Dama e Aria non ho saputo fino al 12 maggio scorso. Sono tutt’ora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto ma ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni”, ha detto il presidente della Regione Lombardia, in un passaggio del suo intervento.

“A causa di tutti questi attacchi, Regione Lombardia ha subito un grave contraccolpo a livello di reputazione” determinando “un sentiment negativo” e “arrivando a mettere in discussione un’eccellenza, quella del sistema sanitario lombardo, riconosciuto a livello nazionale e internazionale”. Lo ha detto il governatore Attilio Fontana, parlando degli attacchi politici alla Regione per la gestione dell’emergenza coronavirus, tra cui la mancata istituzione della zona rossa nelle Bergamasca fino alla realizzazione dell’ospedale Covid alla Fiera di Milano, durante il suo intervento in Consiglio regionale.

“Ogni euro raccolto e speso” da Regione Lombardia durante l’emergenza Coronavirus “ha una sua giustificazione, motivazione e una rendicontazione”, ha aggiunto Fontana, riferendo nell’Aula del Consiglio regionale sulla gestione della pandemia dopo le indagini che lo vedono coinvolto per la fornitura di camici da parte della Dama spa, di cui è proprietario il il cognato Andrea Dini, e in cui è indagato per frode nelle pubbliche forniture.

“Si è molto parlato della vicenda della fornitura dei camici divulgata dalla più faziosa informazione con un refrain ripetuto all’inverosimile ‘Dama società del cognato del presidente'”, ha detto ancora Fontana, sottolineando inoltre che “l’inchiesta di Report è stata annunciata con toni scandalistici”. “Ora – ha aggiunto – se ne occupa la magistratura. E’ da pochi giorni che ho appreso che mi attribuisce un ruolo nella trasformazione della fornitura in donazione”.

“L’aspetto che la Procura non apprezza è il mancato completamento della fornitura dei camici, ma chi non ha rispettato il contratto è stato il cognato di Fontana”: lo ha spiegato Jacopo Pensa, difensore del governatore lombardo Attilio Fontana, indagato nel caso della fornitura di camici e dispositivi di protezione individuale da parte della Dama spa, azienda di cui è titolare il fratello della moglie Andrea Dini. Il legale, che oggi si è incontrato con i pm milanesi con cui ha avuto “uno scambio di vedute”, ha aggiunto che “il reato è molto fumoso” e che depositerà in procura per settembre una serie di carte difensive. Si vedrà poi, ha aggiunto il legale, se saranno sufficienti o sarà necessario per Fontana farsi interrogare.

Abbiamo atteso due mesi di fughe e silenzi per ascoltare un’ora di vuota paternale. Siamo imbarazzati dall’incapacità di amministrare dimostrata anche oggi da questa Giunta, della quale chiederemo le dimissioni”: così il capogruppo lombardo del Movimento 5 Stelle Massimo De Rosa commenta l’intervento in Aula del presidente della Regione Attilio Fontana. “Un’ora per non dire nulla. Fontana fugge, ancora una volta, le proprie responsabilità”, spiega De Rosa, parlando di “imbarazzante toppa sulla vicenda” messa da Fontana “che ha mentito ai cittadini e alle istituzioni che rappresenta”.

Io conosco Attilio Fontana, è una persona perbene, e saprà assolutamente dare spiegazione e motivazione, non ho dubbi. E’ fondamentale sentire dalla sua viva voce la spiegazione di quanto è accaduto. Dopodichè, prendo atto che in Lombardia hanno dato dei camici gratis, questo è un dato oggettivo, la Regione Lombardia non ha pagato un camice”. Lo ha detto il governatore veneto Luca Zaia, in merito alle indagini che coinvolgono il presidente della Lombardia, Attilio Fontana.

Fornitura Dama mai trasformata in donazione – Non c’è mai stato nessun atto formale della Regione Lombardia che ha trasformato la fornitura di 75mila camici in donazione da parte della Dama spa, la società di Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana E’ quanto scrive il Corriere della Sera, spiegando che la trasformazione del contratto non è mai stata registrata. Secondo quanto scrive il quotidiano, i pm hanno cercato senza trovarla all’interno di Aria, la centrale acquisti regionale, la delibera con la quale la fornitura dal valore di 513mila euro firmata il 16 aprile è stata trasformata il 20 maggio in donazione, e sono arrivati quindi alla conclusione che non esiste. Quindi, formalmente sarebbe ancora in essere il contratto che prevede la consegna di 75mila camici alla Regione, che ne ha ricevuti invece poco meno di 50mila, e proprio la fornitura parziale del materiale è alla base dell’accusa di frode in pubblica fornitura per il presidente Fontana.

“Oggi rispondo. Intervengo in Consiglio Regionale per rispondere alle troppe false ricostruzioni create ad arte in queste settimane per danneggiare me e la giunta che presiedo per mero opportunismo politico”, aveva scritto su Facebook Fontana. “Le notizie uscite in questi giorni avrebbero dovuto porre fine alle polemiche. In molti mi avete espresso solidarietà, vicinanza e finanche ringraziamenti. Altri purtroppo stanno travisando i fatti e, come al solito, in questa Regione lo scarso contenuto politico delle opposizioni porta a ricostruzioni fantasiose della realtà per attaccare la giunta che con orgoglio presiedo”, aveva aggiunto Fontana, chiudendo con l’hashtag “Mai mulà! #ForzaLombardia”.

“Il povero Fontana è accusato di aver ricevuto l’eredita dalla madre e la sua colpa è che era in Svizzera”. Lo afferma il leader della Lega, Matteo Salvini a un convegno sul Coronavirus




Milano- gang di nove ragazzi a bordo di due super car aggredisce una coppa di fidanzati filippini

In branco contro due fidanzati, la cui unica colpa è stata trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato. Nove ragazzi – giovani italiani e marocchini tra i 18 e i 24 anni – sono stati arrestati nella notte tra sabato e domenica con l’accusa di rapina pluriaggravata in concorso dopo un folle e violento blitz andato in scena verso le 2 tra via Mercadante e via Pergolesi.  A finire nel mirino del gruppo sono stati due fidanzati italo filippini, 19 anni lui e 20 lei, che stavano attendendo l’autobus alla fermata Atm. Stando a quanto riferito dalla Questura, i nove sarebbero arrivati a bordo di due supercar – un’Audi e una Mercedes noleggiate il giorno prima -, sarebbero scesi dalle macchine e si sarebbero scagliati contro la coppia. Lei è stata scaraventata a terra, mentre lui – dopo essere stato derubato del cellulare – è stato picchiato e poi colpito con calci e pugni al volto anche mentre era già inerme sull’asfalto. A bloccare il branco, dopo un breve inseguimento, sono stati i poliziotti di quattro volanti, che hanno fermato l’Audi e la Mercedes con i ragazzi a bordo in via Gioia. I poliziotti hanno anche sequestrato ai nove un coltello a serramanico, 1.625 euro in contanti e 10 grammi di marijuana e hashish per i quali i rapinatori sono stati indagati in stato di libertà.