Coronavirus, torna il certificato per il rientro a scuola. I pediatri: “Inutile e dannoso”

Fino al 15 marzo le assenze degli studenti oltre i cinque giorni andranno giustificate con certificato medico: a stabilirlo il decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Una follia per i pediatri liguri: “il provvedimento non solo è inutile ma è potenzialmente dannoso”, spiega a Alberto Ferrando, presidente dell’Associazione Pediatri Liguri. “E’ inutile perché un bambino che sta assente per cinque giorni e rientra a scuola ormai non è più contagioso e il medico però non può certificare un’eventuale incubazione. Poi è dannoso perché obbliga le persone a frequentare ambienti medici potenzialmente a rischio”, continua Ferrando.

Dunque da un lato “il decreto prevede restrizioni per prevenire il contagio di Coronavirus, ma dall’altro il Ministero obbliga i genitori ad affollare i centri medici per avere la certificazione. Da medico avrei voluto che la nostra categoria venisse interpellata prima di prendere questa decisione”, spiega il presidente dell’Associazione. Per chiarire meglio la situazione, Ferrando spiega che “il bambino che rientra a scuola il 2 marzo non ha l’obbligo di certificazione medica perché la sospensione delle attività didattiche è stata preventiva. Ma se il bambino non è andato a scuola prima dell’ordinanza allora necessita del certificato medico”, conclude Ferrando.

Tra le altre misure previste dal decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, la sospensione delle gite scolastiche, sia i viaggi di istruzione sia le uscite o i progetti di scambio e gemellaggio fino al 15 marzo per le scuole di ogni ordine e grado.




Violenza sulle donne, al comando provinciale dei carabinieri la Stanza Rosa

Aumentano i denunciati per maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali e stalking, 280 in minori che nel 2019 hanno assistito a scene di violenza in famiglia. Il dato è emerso durante la presentazione della Stanza Rosa, uno spazio sicuro ricavato all’intero del comando provinciale dei carabinieri di Genova dove chi è vittima di violenza potrà essere accolto e ascoltato in massima serenità.

La Stanza Rosa è composta, oltre che dagli annessi uffici per i carabinieri, da due comode stanze, una riservata ai colloqui, l’altra destinata agli accompagnatori delle vittime. Entrambi i locali sono dotati di un’area gioco per i bambini per tranquillizzare le donne restie a rivolgersi direttamente al comando per sporgere denuncia.

La stanza è stata realizzata con la collaborazione del centro “Per Non Subire Violenza Onlus”, dell’Associazione “La Via dei Colori Onlus”, della Regione Liguria, della Città Metropolitana di Genova e del Comune di Recco. Proprio a Recco, all’interno della locale stazione dei carabinieri, è in via di completamento il “Punto Bambino”, un allegro spazio gioco, colorato e confortevole dove poter accogliere le donne vittime di violenza e i figli.

Tra il 2018 e il 2019, stando ai dati delle forze dell’ordine, le denunce presentate dalle vittime di lesioni sono diminuivate del 24%, ma sono aumentate del 17% le persone denunciate all’autorità giudiziaria. 

Aumentati anche gli arresti e i provvedimenti di allontanamento dalla casa famigliare o di divieto di avvicinamento, complice anche l’entrata in vigore della legge sul cosiddetto “codice rosso”, emanata proprio per tutelare immediatamente le donne vittime di violenza.

Per il reato di maltrattamenti in famiglia, le denunce presentate sono aumentate di circa il 39%, quelle in stato di libertà del 62%, diminuiti leggermente gli arresti. Aumentate del 45% le denunce presentate per stalking, con conseguente aumento del 50% delle persone denunciate all’autorità giudiziaria.

Per quanto riguarda le violenze sessuali, si è registrato un aumento del 30% di denunce presentate e del 40% di denunce alla Procura, oltre che di arresti.

All’inaugurazione della Stanza Rosa ha partecipato il procuratore capo Francesco Cozzi, che ha sottolineato ancora una volta l’importanza di una legge come il codice rosso, e il comandate provinciale dei carabinieri, Gianluca Feroce, che ha annunciato l’istituzione di una squadra di carabinieri donne dedicata a svolgere accertamenti in materia di violenza di genere e violenza sulle donne. “




Vende pellicce di animali in via di estinzione: denunciato

Vendeva capi di abbigliamento realizzati con le pelli di animali in via di estinzione: per questo il titolare di un negozio del centro storico di Genova è stato denunciato alla Procura della Repubblica dai carabinieri forestali.

I fatti – resi noti adesso – risalgono alla settimana scorsa: nel corso di un controllo in una pellicceria dei ‘caruggi’, i militari hanno accertato la messa in vendita di numerosi vestiti realizzati con pelli appartenenti a diverse specie tutelate dalla convenzione di Washington sulle specie minacciate di estinzione (CITES) senza adeguata documentazione.

In particolare, erano in vendica ben 6 pellicce di felini selvatici tra cui quattro di ocelot (Leopardus pardalis), e una di leopardo (Panthera pardus), una pelle intera di circa quattro metri, cinque borsette e nove cinture tutte realizzate con pelle di pitone (Python spp.) e tre cinture in pelle di coccodrillo (Crocodylia spp.).

Tutti gli animali sono inseriti nella convenzione di Washington (CITES): in particolare, le specie di felini selvatici rinvenute sono considerate a massimo rischio di estinzione e, salvo precise eccezioni, ne è vietata la vendita, mentre le i rettili (pitoni e coccodrilli) risultano commercializzabili solo se gli oggetti sono scortati da documentazione commerciale che ne comprovi la legale provenienza.

Tutti i capi, del valore complessivo minimo di circa 7.000 euro, sono stati posti sotto sequestro preventivo finalizzato alla confisca e il titolare dell’esercizio commerciale è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Genova per commercio di specimen CITES senza documentazione.“




Incidente mortale a Pra’, addio al 55enne Luca Capelli

E’ ancora al vaglio della polizia Locale, ma ormai ricostruito in maniera abbastanza chiara, l’incidente mortale avvenuto nella notte tra .mercoledì e giovedì all’incrocio tra via Ungaretti e via Pra’, nell’omonimo quartiere genovese. 

A perdere la vita Luca Capelli, 55 anni, di professione portapizze, che mercoledì notte stava viaggiando a bordo del suo scooter in via Pra’, direzione ponente, quando è andato a sbattere contro un’auto, una Fiat Panda guidata da un 26enne. 

Stando agli accertamenti della Locale, il giovane non avrebbe rispettato la precedenza, tagliandogli la strada, ed è già stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale. 

Decine, intanto, i messaggi di cordoglio per la morte di Capelli, che lascia una moglie e un figlio. Grande tifoso e appassionato di calcio, mercoledì notte stava rientrando nella sua abitazione di Pra’ dopo avere terminato il turno in pizzeria.“




Auto precipita in giardino in via Savagna a Rapallo „ Novantenne al volante “plana” in giardino.

Gravissimo incidente mercoledì pomeriggio a Rapallo.

Una signora di novant’anni alla guida di una Mini è finita fuori strada ed è precipitata in un giardino privato.

Lo schianto è avvenuto in un tratto scosceso di via Savagna. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno dovuto tagliare il tetto dell’auto per estrarre la conducente.

La donna, che era incosciente, è stata intubata e trasportata in codice rosso all’ospedale San Martino di Genova. “




Scontro auto-moto a Pra’, muore motociclista

Tragico incidente mercoledì sera a Pra’. All’incrocio con via Ungaretti ha perso la vita un cinquantenne che stava viaggiando in moto; lo schianto è avvenuto contro un’auto.

Sul posto ambulanza e automedica: i medici hanno cercato di rianimarlo a lungo ma purtroppo per il centauro non c’è stato nulla da fare.

È intervenuta anche la polizia municipale, sezione infortunistica per i rilievi stradali e per stabilire la dinamica dell’incidente. “




Si ustiona in casa, stabili le condizioni della 14enne del Lagaccio

Resta in prognosi riservata la ragazzina di 14 anni che nel pomeriggio di martedì si è ustionata mentre si trovava sola in casa in via Avezzana, al Lagaccio.

Stando a quanto ricostruito dai soccorsi, la 14enne stava bruciando un foglio di carta tenendo in mano una bottiglia di alcol, e la fiammata si è propagata provocandole ustioni di secondo e terzo grado sul 60% del corpo.

Sul posto i vigili del fuoco e il personale del 118, che l’hanno stabilizzata e portata al Villa Scassi, dove è stata ricoverata nel reparto Grandi Ustionati.“




Coronavirus, c’è un secondo caso alla Spezia

E’ ufficiale: il coronavirus è arrivato in Liguria. In serata Regione Liguria ha confermato il secondo caso, alla Spezia.

Il primo caso è stato registrato anch’esso oggi, martedì 25 febbraio, ad Alassio. Si tratta di una donna, che ora si trova all’ospedale San Martino, in isolamento nel reparto di malattie infettive. Le sue condizioni sono buone. A confermarlo la Regione Liguria.

C’è stato un caso sospetto nel pomeriggio a Rivarolo, ma è stato già dimesso, negativo.

In questo momento sono in sorveglianza attiva 347 persone in tutta la regione. Al momento l’ordinanza rimane quella diramata dalla Regione domenica scorsa. Venerdì mattina con una nuova riunione del Governo si deciderà se eventualmente prorogare l’ordinanza e dunque la chiusura delle scuole. 

In serata la conferenza stampa di Regione Liguria. Il presidente Giovanni Toti dice: «Il secondo caso di positività è su Spezia, il tampone è ancora in corso ma abbiamo la ragionevole certezza che sarà positivo. Poi ci sarà il secondo tampone e la vidimazione nazionale, ma i parametri ci sono tutti. Resta una situazione seria ma non bisogna drammatizzare».

Si tratta di un uomo di 54 anni, italiano, ricoverato in buone condizioni. Sarebbe passato negli ultimi 10 giorni da Codogno, da qui avrebbe contratto il virus. È ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’ospedale della Spezia.

Gli altri 5 tamponi che erano attesi in serata sono tutti negativi. Ci sono altri 3 tamponi in corso provenienti dalla zona di Alassio, i risultati sono attesi per domattina.

«Ci aspettiamo ulteriori casi – dice Toti – e domattina alle 10 torneremo a riunirci con il Governo per valutare la situazione più seria cioè quella di Alassio. Fino a domenica almeno la situazione attuale in termini di divieti sociali resta com’è, a meno che non si decidano ulteriori misure restrittive su Alassio che già erano state inasprite dal sindaco».

In conferenza stampa è trapelato che alcune persone si sarebbero allontanate dall’isolamento ad Alassio: «Non ci risulta. Se qualcuno abbandonerà l’isolamento invito a sporgere denuncia alla Procura della Repubblica. Violare l’ordinanza è un reato» è la risposta del presidente Toti.

«Ogni modalità di accesso al nostro sistema deve essere conosciuto a ogni livello, stiamo puntando molto sulla formazione dei nostri operatori sanitari perché tutti devono avere la cognizione di cosa fare nel caso. Ricordiamo ai malati di non andare dai medici ma di attivarsi per telefono. Sono aumentate le unità operative del 112» commenta l’assessore alla Sanità Sonia Viale.

«Stiamo gestendo le due strutture di Alassio con il dipartimento della Protezione Civile, da stasera tutte le persone vengono raggiunte dai nostri volontari che portano pasti, mentre il comparto sanitario con propri medici gestirà le esigenze di carattere sanitario. I titolari si fanno da tramite per tutti gli ospiti, abbiamo anche incontrato la Prefettura e il Comune di Alassio, fino a domattina le esigenze di Protezione Civile le gestiamo con i nostri volontari che agiranno dall’esterno e porteranno tutto il necessario. Non abbiamo ancora valutazioni rispetto a eventuali immobili messi a disposizione per trasferire qualcuno rispetto ai 149 inseriti nella struttura, stiamo facendo una ricognizione con la Prefettura» dice l’assessore alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone.

Il primo caso ad Alassio

La donna ha 74 anni, è originaria di Castiglione d’Adda, piccolo comune del Lodigiano attualmente in zona rossa, ed è una turista arrivata con una comitiva ad Alassio lo scorso 11 febbraio. Prima, dunque, dell’entrata in vigore delle ordinanze che limitano gli spostamenti non solo in Liguria, ma anche in Lombardia, Piemonte e Veneto. 

In serata è stato reso noto che anche il secondo test è stato confermato positivo. «La donna è in discrete condizioni generali a conferma di ciò che è stato detto: questa infezione nella stragrande maggioranza dei casi decorre in maniera lieve, e solo in una piccola percentuale decorre in maniera grave. Se non fosse stato per il momento epidemiologico che attraversa il nostro Paese la signora sarebbe stata gestita in casa dal medico di base. Torno a tranquillizzare la gente, nel 90% dei casi è una patologia che si autolimita. Nel 10-15% dei casi si aggrava, e solo nel 5% dei casi diventa critica. Ma questi sono i dati della Cina che ha un sistema sanitario diverso dal nostro. Coloro che stanno male oggi davvero sono 16. Abbiamo anche noi imparato a gestire questa infezione. La signora è in cura con tutti i farmaci del caso, qualora le condizioni dovessero peggiorare siamo disposti a utilizzare farmaci sperimentali, adesso come accade nella maggioranza dei casi è sotto terapia di supporto» dice l’infettivologo Bassetti, specificando che non è suo il messaggio vocale che sta girando sui social in queste ore, attribuito a lui. 

La donna era già stata al pronto soccorso di Albenga

«Ora – spiega il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – occorre ricostruire tutta la catena dei contatti della paziente, che ha ricevuto anche cure al pronto soccorso di Albenga sabato scorso, prima che scattasse l’ordinanza regionale interdittiva di domenica».

Dalla Regione, da cui arrivano le uniche informazioni ufficiali, si apprende che la visita al pronto soccorso di Albenga sarebbe «avvenuta di notte, in un momento di bassissimo afflusso: il personale sanitario che è entrato in contatto è stato già individuato e si sta provvedendo ai controlli».

Rimane un nodo non da poco da chiarire. Essendosi recata nei giorni scorsi al pronto soccorso di Albenga, la donna «è entrata sicuramente in contatto con personale sanitario – prosegue Toti -. Asl 2 ha già individuato i professionisti che hanno trattato il caso della donna per ricostruire la catena di eventuale contagio, e saranno sottoposti a isolamento volontario».

La paziente a quanto si apprende era stata presa in carico al pronto soccorso sabato sera – il giorno prima dell’emanazione dell’ordinanza di Regione Liguria – poiché aveva avuto un malore. Resta da chiarire come abbia fatto ad arrivare al pronto soccorso, e come abbia fatto a essere dimessa, senza procedure speciali, vista la sua provenienza da quella che era definita ormai da giorni una “zona rossa”, e quali contatti ha avuto nel frattempo con il personale sanitario e il resto della popolazione. Visto il protocollo già approvato nei giorni precedenti, il caso sospetto sarebbe dovuto arrivare su un’apposita ambulanza con personale formato e dotato di presidi anti contaminazione.

«La donna ha chiamato il 112, è stata portata in ospedale da personale adeguatamente protetto, ha fatto le analisi, poi ha deciso di tornare in taxi, non c’era modo coercitivo di trattenerla diversamente. Non ci risulta che il personale non fosse equipaggiato a dovere» la risposta del presidente Toti in serata. «La donna è stata scortata al pronto soccorso con un’ambulanza dedicata, ha incontrato personale dedicato, dopodiché o finiva ricoverata o era libera, la sorveglianza attiva è entrata in vigore con l’ordinanza che però è partita lunedì». Quando la donna è tornata a casa sarebbe partita comunque una segnalazione dal pronto soccorso di Albenga per prendere la donna in sorveglianza attiva, e lunedì, al partire dell’ordinanza, sarebbe stata riconvocata in ospedale.

Tutte le ambulanze sono attrezzate per trasportare le persone che presentano i sintomi, ma quelle dedicate sono 6 in tutta la Liguria, uno per ogni punto 118.

Regione e Alisa hanno nuovamente ribadito il messaggio lanciato nei giorni scorsi: «Se temete di avere il coronavirus non andate al pronto soccorso ma chiamate il 112». Lo stesso invito vale per gli ambulatori o gli studi medici, dove il virus potrebbe contagiare altre persone.

Coronavirus, auto-denuncia obbligatoria

Il provvedimento segue quelli già adottati nelle zone di focolaio italiano dell’epidemia, e cioè Lombardia, Veneto e Piemonte. Dal punto di vista sanitario, la Regione ha reso inoltre obbligatorio a tutti gli individui che negli ultimi 14 giorni abbiano fatto ingresso in Liguria dalle aree oggetto di provvedimenti restrittivi da parte delle Autorità sanitarie delle regioni di pertinenza (a oggi Lombardia, Piemonte e Veneto), dalle aree della Cina interessate dall’epidemia e dalle altre aree del mondo di conclamato contagio, di prendere contatti con il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria territorialmente competente chiamando il 112 e che l’autorità sanitaria territorialmente competente si farà carico dei casi adottando il provvedimento di isolamento fiduciario volontario in casa con sorveglianza attiva. 

Alassio, isolamento obbligatorio per gli ospiti e i proprietari degli alberghi coinvolti

Un’ordinanza sindacale ordina agli attuali ospiti degli alberghi “Al Mare” e “Bel Sit” di Alassio in via Boselli (sono due hotel con spazi condivisi, ed entrambi ospitavano membri del gruppo di turisti), ai loro proprietari, nonché ai loro dipendenti, dove è stata ospite la signora di 72 anni  affetta da coronavirus, di rimanere in isolamento obbligatorio presso la stessa struttura. Si tratta di 146 persone che vengono rifornite di pasti dalla Protezione Civile e svolgono la quarantena nelle camere in cui hanno alloggiato in questi giorni.

La misura si è resa necessaria dopo la notifica emessa e il ricovero della paziente al Policlinico San Martino di Genova per il primo caso di cononavirus registrato in Liguria. L’ordinanza del Comune di Alassio è stata preventivamente condivisa dall’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone e da ALISA che stanno accompagnando tutta la struttura comunale nella gestione dell’emergenza.

Oltre a questa ordinanza è in corso una fase di screening di tutti coloro i quali hanno soggiornato a vario titolo negli ultimi 14 giorni per la loro individuazione e successiva quarantena obbligatoria nelle loro abitazioni.“




Coronavirus, cosa deve sapere chi ha bambini

Ho due figli piccoli, cosa devo fare?». L’asticella della preoccupazione si alza, soprattutto per genitori e nonni, di fronte all’emergenza Coronavirus. Nonostante nell’epidemia di Covid-19 in corso si rilevi un numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi di gran lunga inferiore, un colpo di tosse, un banale malanno di stagione può destare apprensione e spingere a comportarsi in modo irrazionale. Occorre quindi tenere la calma e affidarsi alle indicazioni del ministero della Salute.  

In particolare per i più piccoli si è fatta sentire la voce della Federazione Italiana Medici Pediatri. Per comuni sintomi respiratori (tosse, raffreddore e febbre) l’appello è di non portare i bambini dal pediatra o in ambulatorio ma di telefonare; se servisse una visita ecco poi le cinque regole da rispettare stilate e diffuse dalla Fimp.

«Per annullare il contagio dobbiamo limitare il contatto tra malati e sani», avverte la Federazione. «Chiediamo alle famiglie di rispettare le indicazioni fornite nel corso del triage telefonico con il proprio pediatra di famiglia e, una volta giunti in ambulatorio, di collaborare attenendosi al alcune semplici regole da adottare per evitare il contagio», dice il presidente Paolo BIasci.

Se dopo il triage telefonico si rendesse necessario un accertamento queste sono le regole della Fimp da seguire:

  • Non accedere all’ambulatorio senza aver prima concordato telefonicamente la visita
  • Entrare in sala d’aspetto solo quando esce il paziente precedente
  • Tenere in braccio il bambino se non è in grado di star seduto
  • Controllare che il bambino tocchi meno possibile le attrezzature dello studio
  • In attesa della visita, far usare al piccolo un gioco o libro portato da casa e non permettergli di condividerlo con altri pazienti

Sui canali social della Fimp è possibile condividere il decalogo per le famiglie e le indicazioni per chi porta i bambini negli ambulatori pediatrici.“




Blackout Oregina, salta centralina elettrica , Paura a Oregina

Un intero quartiere al buio e residenti spaventati, nel pomeriggio di martedì, per il corto circuito di una centralina elettrica da 15.000 volt.

Il guasto si è verificato intorno alle 17, e ha riguardato una centralina sistemata nel retro di un bar all’angolo con via Vesuvio.

«Abbiamo sentito tre scoppi molto forti e poi la maggior parte del quartiere è rimasta al buio», racconta un testimone che si trovava nei pressi del bar. Ripercussioni sul servizio elettrico anche in zona Castelletto e Portello. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia, nessuno è rimasto ferito.“