Il 30% guariti Covid avrà problemi respiratori cronici

 

Dopo l’infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E’ il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. Gli esiti fibrotici, cioè la cicatrice lasciata sul polmone da Covid-19, possono comportare un danno respiratorio irreversibile e costituiranno una nuova patologia di domani e “una nuova emergenza sanitaria”, avverte lo pneumologo Luca Richeldi, membro del Cts. Bisognerà quindi attrezzarsi e rinforzare le Pneumologie.




Coronavirus Ciociaria, zero contagi e nessun decesso nelle ultime 24h

 

Nessun nuovo contagio da coronavirus in Ciociaria nelle ultime 24 ore e zero decessi. Questi i dati sul contagio nella provincia di Frosinone, diffusi poco fa dall’assessorato regionale alla sanità.

Il numero dei positivi dall’inizio dell’emergenza resta così fermo a quota 663 mentre i decessi restano, fortunatamente, fermi a quota 50 da settimane.

Nella nota dell’assessorato si legge inoltre che otto persone sono uscite dall’isolamento domiciliare.

Dati aggiornati alle 15.15 di domenica 24 maggio 2020




Anagni-illecita percezione della pensione integrativa: denunciato 70enne italiano

Gli uomini delle Fiamme Gialle della città dei Papi nelle ore scorse hanno denunciato un cittadino italiano – un settantenne residente nell’hinterland di Anagni -, il quale beneficiava della pensione integrativa di cittadinanza senza averne diritto. Il controllo è scaturito dal monitoraggio di tutti coloro che beneficiano della prestazione assistenziale, ha consentito di rilevare che il soggetto individuato, percettore della pensione integrativa di cittadinanza per circa 200 euro al mese per il periodo a far data da Maggio 2019, era legale rappresentante di ben 9 società e titolare delle quote di maggioranza, del valore di circa 90.000 euro, di altre 7 società, tutte situate a Roma.

L’illecita percezione della pensione integrativa di cittadinanza, da parte del settantenne ciociaro, è stata ottenuta mediante la falsa dichiarazione, nell’istanza presentata all’INPS, dei valori e delle possidenze mobiliari, in maniera da aggirare i divieti imposti della norma. Il percettore della pensione integrativa è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria del capoluogo per aver fornito in sede di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo dichiarazioni false o attestanti cose non vere, con contestuale proposta di sequestro preventivo dell’importo illecitamente percepito. In ultimo, la rilevata situazione illecita è stata segnalata all’INPS di Frosinone per la decadenza del beneficio e la successiva attività di recupero delle somme di denaro indebitamente percepite dal reo. La pensione integrativa di cittadinanza rappresenta una forma di sostegno per quanti concretamente hanno bisogno di assistenza, motivo per cui la Guardia di Finanza è
impegnata in prima linea a contrastare fenomeni di indebito accesso al beneficio, affinché le risorse economiche pubbliche possano essere spese correttamente ed indirizzate ai cittadini onesti, in questo caso bisognosi di aiuto da parte dello Stato.

 



In Ciociaria “senza giustificato motivo”, segnalato un 28enne di Lenola

 

#OGGINOTIZIE  Tra Ceccano e Supino, i militari del Norm della Compagnia di Frosinone e quelli della Stazione di Supino hanno segnalato amministrativamente per il mancato “mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al D.L. 19/2020” tre persone. Ovvero un 28enne residente a Lenola, un 62enne ed un 19enne campani, già censiti per reati contro il patrimonio, sorpresi ad aggirarsi a piedi per le vie di quei centri “senza giustificato motivo o comprovate esigenze”. Nei confronti degli stessi, ricorrendone i presupposti di legge, è stata inoltre avanzata la proposta per l’applicazione del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno dai predetti Comuni.




Silvia Romano, ora Aisha, sfoggia l’orologio del dubbio: parte per “volontariato”, rimpatria in Jet falco 900 con un orologio al polso modello Tiffany & Co

#ogginotizie. Gli italiani vogliono conoscere la verità sono stanchi di essere arrotolati nelle menzogne di circostanza.

Un rapimento che nei primi mesi ha suscitato turbamento per la “presunta” cooperante, ma con l’avvicinarsi al dissequestro, su riscatto milionario, molti dubbi hanno fatto spazio alle angosce passate.

L’interrogatorio del 10 maggio dinnanzi al magistrato della Procura di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta sul suo rapimento,  rivela che Silvia Romano non è stata trattata male ne incatenata ne picchiata ne violentata.

Radiosa al suo rientro, non si evidenza uno stress da rapimento, 18 mesi di terrore per aver convissuto tra terroristi uomini islamici lontana dagli affetti con la paura e la consapevolezza di poter essere uccisa; qual’era la probabilità di sopravvivenza in circostanze così pericolose ed avverse, che non lasciano via d’uscita nemmeno al militare più arguto ed inseguito dai carnefici?

La sua presunta morte è stata certamente la trappola per alzare il prezzo del riscatto, e dopo il video di gennaio scorso nel quale si vedeva Silvia libera, è partita la triangolazione tra l’Aise, i servizi somali  e quelli turchi.

Nessun conflitto a fuoco,  nessun incontro diretto con gli jihadisti di al-Shabaab,  tutto alla luce del sole: Silvia  è stata consegnata , libera nella sua gestualità e nelle sue vesti, da alcuni emissari che avrebbero a loro volta  fatto da tramite con i rapitori.

Un rapimento il cui unico obbiettivo non era certo un soggiorno,  ma lo scopo era senza dubbio l’estorsione che le bande jihadiste  chiedo, ed ottengono, per il riscatto dei loro prigionieri

“Compreremo armi ma non solo, ” è quanto a dichiarato il  portavoce di Al Shabaab.

Difficilmente sono arrivati alla cronaca, prigionieri liberati su riscatto con un volto come quello di Silvia: spensierato e leggiadro, non improntato sulla sofferenza palpabile dal volto, dalle occhiaie, dal terrore.

Partire dall’Italia per dispensare le proprie conoscenze, l’esperienza di una 24enne cooperare, tra bambini povertà e guerra, e rimpatriare con un accoglienza da primo ministro e  con un orologio modello Tiffany al polso, nutre i dubbi di milioni di cittadini italiani che non hanno i soldi per riaprire le attività, che sono in cassa integrazione, che sono disoccupati, che sono stretti nell’infernale morsa del fisco, che sono delusi dai nostri governanti.




Frosinone- 37 indagati per corruzione e concussione all’Agenzia delle entrate

Corruzione, abuso d’ufficio, induzione alla concussione e truffa: questi i resti che la Procura di Frosinone ed i Carabinieri del Norm della Compagnia di Frosinone agli ordini del comandante provinciale, il colonnello Fabio Cagnazzo, contestano a 37 persone residenti in tutta la provincia e che sono finite coinvolte nella seconda tranche nell’indagine ‘Pesce giallo’ che, lo scorso mese di novembre, ha portato all’arresto di tre dipendenti dell’Agenzia delle Entrate-Ufficio del territorio, oggi anche licenziati. Le indagini, che non si sono mai fermate, hanno consentito di individuare 20 geometri, 4 agenti immobiliari e 9 tra consulenti e utenti, che avrebbero tratto beneficio dai comportamenti illeciti dei tre. L’inchiesta, che ha avuto il coordinamento del sostituto procuratore Adolfo Coletta, ha consentito di individuare anche un altro impiegato dell’Agenzia delle Entrate, G.M. di 63 anni, nei cui confronti sono stati raccolti elementi di colpevolezza per i reati di truffa e abuso d’ufficio.

Gli accertamenti

Continuano da parte dei Carabinieri della compagnia di Frosinone, in collaborazione con esperti dell’ufficio del territorio, gli accertamenti circa la regolarità delle rendite catastali attribuite negli anni a grandi complessi immobiliari in ambito provinciale.

L’indagine

Gli investigatori sono riusciti a individuare un “malvezzo sistema” teso ad ottenere ingiusti compensi a danno degli utenti dell’Agenzia delle Entrate-Ufficio del Territorio da parte di 3 dipendenti, C.A. di anni 52 di Alatri, C.D. di anni 51 di Pico e M.C. di anni 58 di M.S.G. Campano, arrestati il 13 novembre 2019 poiché responsabili a vario titolo di “concussione, corruzione, abuso d’ufficio e truffa”. A far proseguire gli accertamenti sono state oltre che le dichiarazioni fornite dagli arrestati anche gli altri accertamenti investigativi. Quello attuato dai tre era divenuto un sistema collaudato da cui traevano beneficio a loro volta tanti liberi professionisti e utenti.




Il Premier Conte e le chiacchiere

Gli Italiani sono entrati nella Fase2 da qualche giorno e il Paese è ancora in ginocchio. Il Premier  Conte, che su Facebook scrisse “Sarà una nuova pagina che dovremo scrivere tutti insieme, con fiducia e responsabilità. Fino ad oggi la maggior parte dei cittadini è stata al riparo nelle proprie case. Da domani oltre 4 milioni di italiani torneranno al lavoro, si sposteranno con i mezzi pubblici, molte aziende e fabbriche si rimetteranno in moto. E saranno ben più numerose le occasioni di un possibile contagio, che potremo scongiurare solo grazie a un senso di responsabilità ancora maggiore” di quale lavoro, aziende e fabbriche parlava? E nel frattempo i piccolo imprenditori cosa dovrebbero fare? Aggiunge poi “Dovremo tutti insieme cambiare marcia al Paese. Con prudenza, decisi e determinati ad andare avanti ma senza rischiare di fermare il motore. Non c’è una ricetta giusta per garantire la ripartenza senza pensare in primo luogo alla salute e alla sicurezza di tutti noi”.

Il Presidente  Conte non si rende conto delle vere difficoltà che sta vivendo il popolo italiano. Forse dovrebbe pensare che se la gente non ha soldi per viaggiare, il settore turistico non ripartirà, se la gente non ha soldi per mangiare, il settore alberghiero non aprirà, se la gente non ha la possibilità di acquistare le giuste precauzioni per prevenire il contagio, si infetterà.

Quindi caro Pres. Conte, non è poi così facile parlare di responsabilità, di sicurezza e di libertà. La crisi che il virus ha portato ha toccato le persone più di quanto si possa immaginare. Durante il lockdown, l’Italia era bella e unita mentre cantava sui balconi, o nelle dirette di Instagram, o mentre personaggi noti facevano volontariato. Bisognerebbe spostare l’attenzione da ciò che si sviluppa sul palcoscenico e capire veramente cosa accade dietro le quinte. Il paese senza turismo, senza negozi, senza attività è morto. E non sarà di certo un bel discorso scritto a tavolino, o un piccolo contributo dato per calmare gli animi, a risollevare l’economia e l’umore italiano. Ci sono state così tante incongruenze nel corso di queste settimane che hanno avuto come riscontro solo la più totale anarchia. Perché non dare maggiore autorità alle istituzioni locali che indubbiamente conoscono meglio le attività ed ogni singola realtà? E di certo l’anticostituzionalità non sarà un problema considerando che non sarebbe l’unico aspetto ingarbugliato di questa faccenda.

Forse è il caso che Conte si ricordi il primo articolo della nostra Costituzione, ovvero

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”!




Verso un accordo per la fornitura di 10 milioni di mascherine alle farmacie

 

Un accordo per la distribuzione di altri 10 milioni di mascherine alle farmacie, che saranno vendute al pubblico a 50 centesimi più iva. È l’intesa che, a quanto si apprende, sarà siglata nelle prossime ore tra il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, Federfarma e l’Associazione Distributori di Farmaci (Adf). Secondo l’accordo, i farmacisti pagherebbero a 38-40 centesimi le mascherine all’ingrosso, con un guadagno di circa 10 centesimi alla vendita per ognuna, raddoppiato rispetto ai mesi precedenti all’ emergenza.




Altipiani Di Arcinazzo – Trevi Nel Lazio – Prossime aperture, ma come sarà possibile?

Il sign. Massimiliano, ristoratore italiano, si racconta ai microfoni della redazione di OggiNotizie – 77Post illustrando come, lavorativamente parlando, sta affrontando la situazione post-pandemia. Ci racconta che è il proprietario di una pizzeria – tavola calda in un piccolo paesino montano al confine tra la provincia di Frosinone e di Roma.

Dall’ordinanza di lockdown emessa dal Pres. Conte, cosa ne è stato della sua attività ?

“Il lockdown ha chiuso non solo la gente in casa, ma sopratutto tanti negozi. Molta gente si trova con l’attività chiusa e bollette da pagare. Lo stato rimanda le scadenze, ma se per mesi e mesi gli incassi sono a zero, come si può far fronte a costi di un’attività fantasma? Lo stato non ha ancora ben capito che in questa crisi economica, se le grandi imprese hanno perso milioni ma riescono ancora a stare dignitosamente in piedi, il piccolo commerciante ha perso il pane sotto ai denti e di certo non si riuscirà a riprendersi con le circostanze attuali. Non si può pensare di riaprire sperando in un quarto dei clienti originari. Se i costi superano i ricavi, il fallimento e la chiusa totale dell’attività sarà solo che posticipata, ma non si potrà evitare. Per quanto si possano ottimizzare le spese e limitare i consumi, la crisi continuerà a persistere perché non si avrà mai una bilancia equa tra entrate ed uscite.”

In molti hanno optato per le consegne ad asporto, cosa ne pensa lei a tal riguardo?

“L’asporto è ottimale se c’è richiesta, ma qualora la richiesta sia minima ed insufficiente, non si riuscirà a far fronte alle spese, siano esse affitto, luce, gas e carburante per l’asporto stesso. In qualsiasi caso, tutti costi devono essere considerati per non incombere in debiti maggiori di quelli che, ad oggi, tutte le attività già hanno. Io spero che gli italiani tornino a trovarci e che la gente riscopra le vere bellezze del nostro paese sperando che il Governo riesca a dare un aiuto concreto a chi si trova in difficoltà perché fino ad ora, ci sono state solo grandi promesse e poche briciole di fatti.”

“Io faccio un vero e sincero in bocca al lupo ai commercianti, ne avremo tutti bisogno.” conclude così il suo racconto ai nostri microfoni il sign. Massimiliano che noi ringraziamo tanto per la gentilezza riservataci  e al quale auguriamo una pronta ripartenza.




Lazio- elevata percentuale di posti letto nelle strutture ospedaliere in mano ai privati

Lo Stato spende il 20% della spesa sanitaria complessiva per le prestazioni erogate dai privati accreditati (in aumento del 2% dal 2017), che detengono il 31% del totale dei posti letto complessivi per l’assistenza ospedaliera, prevalentemente concentrati presso le case di cura private accreditate. Oltre un quarto dei ricoveri in Italia è nel privato convenzionato. Il Lazio ha perso il 30% dei posti letto nelle strutture ospedaliere (pubbliche e private) tra il 2001 e il 2014 (passando da 31.163 a 22.033 posti), nonostante un forte incremento della popolazione anziana, non compensata da una contestuale crescita di servizi paralleli o dall’aumento di posti letto nelle RSA, secondo un rapporto 2016 di Uil Roma e Lazio ed Eures.

Oggi il Lazio è seconda in classifica per peso del settore privato dopo la Lombardia. Un quarto della spesa pubblica (24,5%) va ai privati convenzionati e oltre la metà dei posti letto totali nel Lazio è in strutture private accreditate. Anche per quanto riguarda i ricoveri “il Lazio è l’unica regione in cui il peso del privato accreditato è equivalente a quello pubblico (51% di ricoveri ospedalieri)” secondo il rapporto Oasi 2019. Se la metà dei ricoveri per “acuti”, i casi più gravi, a livello nazionale è principalmente presidiata dal pubblico (76%), nel Lazio il 49% è gestito da privati accreditati.

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