Fiuggi – La solidarietà della Cina verso il paese

Fiuggi, gemellata con la città cinese di Leshan, ha ricevuto un messaggio di sostegno e solidarietà da parte di Peng Lin, Segretario del Comitato Municipale del CPC Leshan e Zhnag Tong sindaco del governo municipale, per l’emergenza Coronavirus:

“Stimato Sindaco Alioska Baccarini, Il Virus non conosce confini, ma è nelle avversità che si rivelano le amicizie più vere. L’aiuto ed il sostegno che ci avete mostrato subito dopo il verificarsi dell’emergenza sanitaria ci ha commosso profondamente. A nome del Comitato Comunale CPC Leshan, del Governo Del Popolo Municipale di Leshan e dei suoi tre milioni e mezzo milioni di cittadini, desideriamo esprimere la nostra più sincera gratitudine e rispetto per Voi e il Vostro governo.Andate e combattete l’epidemia là dove è, fino a che non si estingua e perisca definitivamente. Di fronte all’improvvisa crisi, sotto il comando del presidente Xi Jinping, sotto la forte guida del Comitato Centrale del PCC, del Consiglio di Stato, del Comitato Provinciale del CiPC Sichuan e del governo del Popolo Provinciale del Sichuan, abbiamo potuto garantire la sicurezza e la salute dei nostri cittadini mediante una opera di prevenzione e controllo senza precedenti. Queste erano le nostre due assolute priorità e le abbiamo realizzate. Abbiamo attuato le misure più complete, approfondite e rigorose per combattere l’epidemia sul nascere.Tutti e tre i casi di contagio confermato sono stati dimessi dall’ospedale e Leshan è oggi, ufficialmente, una “zona non interessata”. La situazione di prevenzione e controllo delle epidemie nella provincia del Sichuan e in tutta la Cina continua a migliorare cosi come il recupero della produzione industriale e del vivere civile.Siamo certi di poter vincere la battaglia contro l’epidemia. Nel frattempo, come amici, condividiamo lo stesso destino e le stesse sfide. COVID-19 è il nemico comune di tutta l’umanità. Attualmente, l’epidemia ha colpito molti paesi e regioni in tutto il mondo. Ne condividiamo le preoccupazioni e ci sentiamo partecipi delle sofferenze e difficoltà altrui. Non dimenticheremo mai la generosità ed il supporto che ci avete dimostrato all’inizio della primavera di quest’anno. È nostro desidero ricambiarvi partecipando al programma di cooperazione internazionale e stando vicino alle persone ed alle zone colpite”.




Coronavirus, altri 12 contagi in ciociaria

Oggi sono stati accertati 12 nuovi contagi, tra cui un bambino di quattro anni, il quale è stato trasferito all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Dunque i contagiati della provincia di Frosinone salgono a 106. 

Anche oggi non sono state fornite informazioni sui comuni di residenza dei nuovi contagiati, tuttavia è stata avviata l’indagine epidemiologica per individuare le persone con cui sono venuti in contatto, direttamente o indirettamente.

Le persone autorizzate a ricevere informazioni i comuni, prefetture, le forze di polizia, i vigili del fuoco, con obbligo di non diffusione dei dati.




Il piano “segreto” di Conte. Pronte le chiusure a oltranza

Qualche settimana fa, l’Italia contava i suoi primi contagi causati dal coronavirus. Prima la provincia di Lodi, poi il Veneto, infine la Lombardia e poi, poco alla volta, tutto il Paese.

Le prime strategie di contenimento hanno bloccato alcune aree, diventate subito zone rosse, ma l’espandersi dell’epidemia da Covid-19 ha costretto tutto il Paese a diventare una “zona protetta” per cercare di arginare la nuova malattia.

“L’Italia è stata colpita prima. Poi toccherà agli altri. Nessuno può ritenersi immune”, spiegava il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, soltanto qualche giorno fa. E, visti i dati e i numeri anche solo in Europa, la previsione è sembrata essere corretta.

Da lì è partita la vera strategia di contenimento, fatta di regole e nuove misure alle quali ogni cittadino deve attenersi e che probabilmente saranno prolungate dopo il prossimo 3 aprile.

E adesso, come riportato da La Stampa, il capo dell’esecutivo giallo-rosso, certo di aver “esportato” un modello utilizzato di contenimento utile anche da altri capi di Stato per evitare il diffondersi del Covid-19, ha chiesto ai suoi colleghi europei (connessi in videoconferenza) di agire ancora di più, perché, come specificato da Conte, nessuno è immune da ciò che lui stesso ha definito “uno tsunami economico-sociale”.




La Polizia resta senza mascherine

Intervista a Elvio Vulcano, portavoce del sindacato di polizia LeS: Siamo stanchi di aspettare quanto ci è dovuto.

Sono ormai settimane che le forze di polizia di stato aspettano i Dispositivi di Protezione Individuali ai qualli hanno diritto, eppure le forniture tardano ad arrivare ed i poliziotti continuano a rischiare di mettere a repentaglio la loro salute senza essere tutelati.

Vi presentiamo le risposte di Elvio Vulcano, il quale si fa portavoce del sindacato di polizia LeS (Libertà e sicurezza), illustrandoci la difficile situazione nella quale si trovano le forze di polizia in questo periodo.

Se non abbiamo capito male, il personale della Polizia di Stato non ha ancora ricevuto dal Ministero le mascherine per proteggersi dal Coronavirus?

Esattamente, o meglio, le quantità distribuite sono talmente scarse che, in effetti, le hanno solo pochissimi colleghi e colleghe.

Ci spieghi meglio.

“Il presidente Conte lo scorso 14 marzo ha firmato un documento che fornisce specifici indirizzi per la tutela dei lavoratori a causa della pandemia in atto. Tuttavia, a monte, c’è sempre il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, e cioè il decreto legislativo n. 81 del 2008 che all’articolo 74, definisce i DPI come una qualsiasi “attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro”.”

“Cosa rischia il datore di lavoro se non fornisce guanti e mascherine al dipendente?”

R.: “Nel caso in cui venisse accertata l’omissione, il datore di lavoro rischia la reclusione da due a quattro mesi e un’ammenda dai 1.644 ai 6.576 euro o procedimenti penali se, da una inadempienza, dovesse derivare un danno più o meno grave come un infortunio o la morte. Però sino ad ora la legge, malgrado i nostri appelli ai vertici della Polizia di Stato, non è stata rispettata in toto o in parte, o volutamente elusa.”

Forse perché i DPI, come ha detto lei, non sono stati forniti a tutti i poliziotti?

“Esattamente, infatti i DPI sono stati dati solo ad alcuni e, giustamente, dico io, è stato prioritario fornirli al personale delle Volanti, ma pur avendo fatto una scelta restrittiva, i dispositivi sono stati forniti solo a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Oltretutto, per esempio, le mascherine, sono state date una ad operatore, ma non una al giorno, una e basta, con la raccomandazione di usarla solo in caso di necessità. Non vogliamo le mascherine prima degli operatori sanitari, ma ci chiediamo perché si deve arrivare alla necessità di stabilire delle priorità e quali sono i criteri per queste priorità, visto che anche medici ed operatori del 118 hanno perso la vita, per soccorrere le persone. E noi poliziotti svolgiamo un servizio di enorme importanza per la collettività e non è giusto che dobbiamo correre altri rischi, oltre quelli che normalmente corriamo”

Vista la penuria, come dovrebbero usare questa unica mascherina i suoi colleghi?

“Il personale operante deve prima essere in grado di valutare se la situazione che deve fronteggiare richiede l’uso dei DPI, poi indossare i dispositivi e procedere all’intervento.”

E se, in questo frattempo, ad esempio, il ladro o lo scippatore o il rapinatore o il violentatore fugge?

“E’ esattamente quello che potrebbe accadere. Ci troveremmo davanti ad una situazione paradossale ed abnorme, con colleghi e colleghe che, per non rischiare una sanzione disciplinare, devono rischiare la salute, procedendo ad arresti che, spesso, richiedono colluttazioni o, comunque contatti estremamente ravvicinati con i malviventi, senza aver indossato alcun dispositivo di protezione o, nel migliore dei casi, avendo indossato dispositivi ormai inservibili”.

Se l’operatore di polizia si dovesse contagiare?

“Altra situazione paradossale perché il datore di lavoro ne uscirebbe pulito, senza rischiare nulla, avendo fornito i DPI, mentre la responsabilità ricadrebbe sul poliziotto che non ha indossato la mascherina. Siamo consapevoli che il problema è che le mascherine sono introvabili, ma ci chiediamo: chi gestisce le forze dell’ordine non doveva prevedere uno scenario del genere? Le epidemie ci sono sempre state e si ripetono in maniera quasi cadenzata, basti pensare al colera di Napoli nel 1973, alla SARS nel 2003 o al virus N1-H1 nel 2009! Chi ha sbagliato, continuando a sottovalutare scenari periodici, forse è giusto che paghi!”.

Si spieghi meglio.

“Come LeS, stiamo valutando se non sia il caso di procedere con la denuncia al nostro datore di lavoro, ovvero il soggetto che ha l’obbligo giuridico di valutare i rischi e di provvedere di conseguenza alla prevenzione e alla protezione dei lavoratori che da lui dipendono, che, nel nostro caso, sono i Questori, i Direttori d’Istituti di formazione, etc.”. Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Ufficio Stampa Segreteria Nazionale.

Roma, 16/03/2020




Zona Rossa

Lorenzo, giovane ragazzo di Arcinazzo Romano, piccolo paese in provincia di Roma, da sempre si diletta nello scrivere poesie in gergo.

In questa particolare situazione nazionale, non potevano mancare le sue parole:

Pe restà a casa e lavasse le mani
ci voleva il virus nei territori nostrani.
‘Nte toccà la faccia, sta’ attento all’igiene,
so poche regole ma da rispettà bene.
Meglio fa i seri co ‘npo de sacrifici,
pensa a tu nonna e vedi meno gl’amici!
Pe n’aperitivo ci sarà sempre tempo
e pazienza se il giorno scorre più lento.
Devi stattene a casa ste settimane
e sperà che st’epidemia pian piano scompare.
Mo che in tutta Italia l’emergenza s’è estesa
esci solo pe fa la spesa!
Leggite un libro, inizia na serie,
lo so che so strane queste de ferie.
Sto Corona magari ce farà pure cresce
e tutti insieme vedi che se riesce
a contenè o almeno limità il danno
e prima o poi le cose miglioreranno.
Sii responsabile, non esse egoista,
n’è proprio il momento de fa il menefreghista!

Se anche voi volete raccontarci come è cambiata la vostra vita ai tempi del Coronavirus, dagli amori lontani alle difficoltà quotidiane e lavorative, con una poesia, un disegno, foto, video, un racconto o semplicemente una pagina di diario, inviateci una mail a ed-services@ogginotizie.it

RESTIAMO UNITI, ANDRÀ TUTTO BENE.




Coronavirus, aumentano i contagi in Ciociaria: solo oggi 10 nuovi casi positivi

Coronavirus, dieci nuovi casi positivi in Ciociaria
nella giornata di oggi, lunedì 16 marzo. Questi gli ultimi dati forniti
poco fa dall’Assessorato regionale alla Sanità. Dai 59 positivi di ieri
si passa, dunque, a 59 persone contagiate da COVID-19 in provincia di
Frosinone.

Stando ai dati, due persone sono uscite dalla
sorveglianza. L’accettazione alla RSA San Raffaele di Cassino resta
sospesa per attesa esito indagine epidemiologica. 




Coronavirus, Ciociaria: un nuovo caso positivo e tre sospetti tra cui un bambino

Un nuovo caso positivo in Ciociaria, è il 17esimo
(tra cui i due anziani deceduti). E’ un uomo di 62 anni di Isola del
Liri, risultato positivo al tampone e ricoverato allo Spaziani.

Al momento ci sono tre casi sospetti, tutti in attesa delle risposte dei tamponi. Si tratta della donna di 65 anni di Sora ricoverata allo Spaziani. C’ è anche un’altra donna di 60 anni straniera e residente ad Arpino,
in attesa del tampone come caso sospetto. In questa circostanza si è
creato qualche problema perché la donna avrebbe chiamato il 118 senza
seguire il protocollo e i soccorsi si sono dovuti attrezzare per
l’emergenza una volta giunti sul posto e capito che si trattasse di un
sospetto COVID-19.
Alle due donne si aggiunge il terzo caso sospetto
del quale ha parlato il sindaco di Sora De Donatis durante una diretta
Facebook nella mattinata: un bambino che ora si troverebbe presso il proprio domicilio. 




Conte annuncia l’inasprimento delle misure: ‘Italia zona protetta’

“I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante delle
persone in terapia intensiva e purtroppo delle persone decedute. Le
nostre abitudini vanno cambiate ora: dobbiamo rinunciare tutti a
qualcosa per il bene dell’Italia. Lo dobbiamo fare subito e ci
riusciremo solo se tutti collaboreremo e ci adatteremo a queste norme
più stringenti”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a
Palazzo Chigi.  “Sto per firmare un provvedimento che possiamo
sintetizzare con l’espressione “io resto a casa”. Ci sarà l’Italia come
zona protetta”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a
Palazzo Chigi. Sulla nuova misura del governo c’è stato “il plauso
delle Regioni”. Lo dice il premier Giuseppe Conte che annuncia di aver
informato il presidente della Repubblica “Ho informato il presidente
della Repubblica”, ha aggiunto.

Non c’è ragione per cui proseguano le manifestazioni sportive, abbiamo adottato un intervento anche su questo”.
Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il decreto, firmato ieri sera, entra in vigore questa mattina.

Portiamo la sospensione delle attività didattiche sino al 3 aprile su tutta la penisola isole comprese” annuncia il premier Giuseppe Conte.

Sono 7.985 i malati per coronavirus in Italia, con un incremento di 1.598 persone rispetto a ieri.
Il nuovo dato è stato fornito dal commissario Angelo Borrelli nella
conferenza stampa alla Protezione Civile. Le persone guarite sono 724, 102 in più di ieri ha affermato il commissario per l’emergenza.

Sono 463, 97 in più di ieri, i morti legati al coronavirus in Italia. I  malati ricoverati in terapia intensiva sono 733 per coronavirus, 83 in più rispetto a ieri. Il dato è stato fornito dal commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Di questi 440 sono in Lombardia,
che ha avuto un incremento in un giorno di 41 casi. Sono invece 4.316 i
malati con sintomi ricoverati e 2.936 quelli in isolamento domiciliare.

Da domani distribuiremo 100 mila mascherine negli istituti
penitenziari, dove sono state montate 80 tende di pre-triage” per lo
screening del coronavirus nelle carceri.

In conferenza stampa sta lavorando ad una ‘progressiva omogenizzazione delle regole su tutto il territorio nazionale”.
Lo ha detto il ministro Francesco Boccia, parlando in conferenza stampa
alla Protezione civile. Boccia ha precisato che oltre alle regole si
sta lavorando anche con le regioni per “prescrizioni e disciplina”
omogenee su tutto il territorio nazionale, operazione che verrà fatta
anche attraverso il confronto politico.

“Abbiamo deciso di chiudere tutti gli impianti sciistici del Paese da
domani mattina con un’ordinanza di Protezione civile”. “Dobbiamo
prendere atto che il buon senso che spesso abbiamo chiesto non solo non
c’é stato ma c’è stata anche una operazione di marketing vergognosa. Ci
riferiamo alla sollecitazione ad alcuni studenti liberi da impegni
scolastici ad andare in montagna”. Lo ha detto il ministro degli Affari
regionali Francesco Boccia sottolineando che “operazioni pubblicitarie e
di marketing come quella fatta sull’Abetone è un esempio di quello che
non va fatto”.

La riunione che si è tenuta oggi in videoconferenza alla Protezione Civile con gli enti locali “sarà una riunione quotidiana per avere un coordinamento automatico con tutte le Regioni, il Presidente dell’Anci, il Presidente dell’Upi, riunito in seduta permanente ogni giorno alle ore 15 attraverso una videoconferenza presso la Protezione Civile con tutti i ministri competenti“.
Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia al
briefing alla Protezione Civile riferendo che oggi, oltre a lui e al
ministro della Salute Roberto Speranza, c’era anche la ministra delle
Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli.




Morto l’anziano risultato positivo al coronavirus nell’ospedale di Cassino

Era ricoverato dallo scorso 6 marzo nel reparto di Pneumologia l’anziano di Ceprano morto al Santa Scolastica risultato positivo al coronavirus. Era affetto da cardiopatia ipertensiva e aritmia extrasistolica.

Sono stati tre gli ultimi pazienti risultati positivi al Coronavirus: un sessantaduenne, al momento in condizioni stabili, e due donne, al momento in terapia intensiva in condizioni delicate.

In seguito alla morte dell’anziano è stata avviata l’indagine epidemiologica per ricostruire tutti i contatti avuti dall’uomo negli ultimi giorni.

Insomma, sono saliti a cinque i casi positivi registrati a Cassino: l’anziano molisano che si trovava al San Raffale, i tre risultati positivi e l’anziano deceduto nella notte, tutti e 4 al Santa Scolastica. 




Nuovo sistema integrato per il trasporto pubblico locale

Niente più servizi differenti comune per comune, l’obiettivo è quello di estendere il trasporto pubblico locale urbano a tutti i comuni del Lazio, superando così la frammentazione attuale per rendere il servizio più efficiente.

«Niente più servizi parcellizzati – spiegano Alessandri, assessore alla Mobilità e ai Trasporti della Regione Lazio, e Patanè, Presidente della VI Commissione della Pisana, – ma servizi in grado di collegare più realtà raggiungendo tutti i Comuni. L’obiettivo è quello di garantire il diritto alla mobilità, aumentando per ogni provincia le risorse stanziate».

«Inoltre, la Regione si occuperà anche dell’ammodernamento dei parchi vetture dei Tpl comunali e di dotarli di sistemi per la bigliettazione elettronica e per il monitoraggio del servizio».