“Infiltrazioni mafiose”: sciolta l’Asp di Reggio, si insedia una commissione straordinaria

 

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria per infiltrazioni della ‘ndrangheta, affidandone la gestione ad una Commissione straordinaria. La decisione é stata presa su proposta del prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, in base all’esito dell’accesso antimafia eseguito nei mesi scorsi.
“Nelle more del perfezionamento della procedura di scioglimento, con la firma del Presidente della Repubblica – é detto in un comunicato della Prefettura reggina – il Prefetto, Michele di Bari, con proprio provvedimento, ha disposto la sospensione dell’organo di Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale, ai sensi dell’art. 143, comma 12 del decreto legislativo 18 agosto 267, ed ha incaricato della gestione provvisoria dell’ente la Commissione straordinaria composta dal prefetto Giovanni Meloni e dai dirigenti del ministero dell’Interno Maria Carolina Ippolito e Domenico Giordano”.




Maltrattamenti ad alunni di 6 anni, obbligo di dimora per 2 maestre

 

I carabinieri della Compagnia di Tropea hanno effettuato un’operazione finalizzata all’esecuzione di due obblighi di dimora nei comuni di residenza a carico di due maestre, una di 65 e l’altra di 51 anni, della scuola primaria di Zungri, nel Vibonese.
Le indagini dei militari hanno documentato i maltrattamenti posti in essere dalle due insegnanti nei confronti di alcuni alunni di prima elementare attraverso un “sistematico ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti degli scolari”, e con comportamenti “documentati minuziosamente”.
La violenza da parte delle due maestre, sempre secondo i militari, si concretizzava con urla, minacce, insulti e percosse ai danni dei bambini e si traduceva in un clima di generale intimidazione e soggezione.




Reggio Calabria, tenta di uccidere ex moglie dandole fuoco in auto, poi scappa: caccia al 42enne

La donna è viva ma ha ustioni sul 70% del corpo

 

E’ evaso dai domiciliari, ha percorso 400 chilometri per arrivare a Reggio Calabria solo per vedere la ex moglie bruciare davanti ai suoi occhi. Ciro Russo, 42 anni originario di Ercolano con diversi precedenti, ha raggiunto la donna nei pressi del liceo artistico ‘Frangipane’, poco dopo le 9. La ex ha tentato di fuggire ma nel caos è finita con l’auto contro un muro con la macchina. In pochi istanti Russo ha aperto la portiera, le ha lanciato addosso del liquido infiammabile, e le ha dato fuoco. Subito soccorsa dai numerosi presenti, la donna è stata portata agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.

Nel frattempo l’aggressore si è dato alla fuga a bordo della sua auto, una Hyundai i30 di colore grigio scuro targata FF685FW. Gli agenti delle Volanti e della Squadra Mobile stanno battendo le strade di Reggio e dell’hinterland a caccia del pregiudicato. Ciro Russo, informa la Questura, è di corporatura robusta, brizzolato, alto quasi un 1.90, con occhi marroni. La donna, gravemente ustionata sul 70% del corpo, è stata trasferita al centro grandi ustioni di Brindisi dove rimane in precarie condizioni.




Ricerche cc dell Imprenditrice Scomparsa

 

Proseguono le ricerche di Maria Chindamo, l’imprenditrice agricola di 44 anni scomparsa il 5 maggio 2016 a Nicotera. I carabinieri della Compagnia di Tropea, insieme a quelli del Reparto investigazioni scientifiche di Messina, hanno effettuato una serie di battute in località Montalto di Limbadi. Con il coordinamento della Procura di Vibo Valentia, i militari – coadiuvati dai cani molecolari della Polizia di Stato – hanno verificato la presenza di tracce sui terreni che potessero ulteriormente supportare le attività di ricerca finora svolte. I carabinieri sono stati coadiuvati dai mezzi meccanici dei Vigili del fuoco per individuare eventuali ulteriori tracce anche nel sottosuolo dell’area in cui è avvenuta la scomparsa. Della donna, madre di tre figli, si sono perse le tracce in contrada “Montalto” dove possedeva una piccola azienda e dove aveva dato appuntamento ad alcuni operai. Questi trovarono il suo Suv vuoto, col motore acceso e vistose tracce di sangue dentro e fuori il mezzo.




Abusa di un sedicenne, 53enne arrestato

 

Un 53enne di Cittanova è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Taurianova per violenza sessuale aggravata su un minorenne.
L’indagine è partita dalla denuncia presentata dal genitore di un 16enne affetto da lieve infermità. Ai carabinieri, il ragazzo ha raccontato che l’indagato, una sera della scorsa estate, lo ha convinto ad andare a casa sua con una scusa sua approfittando del rapporto di conoscenza col giovane e di averlo poi costretto a subire atti sessuali, anche approfittando della sua condizione.
L’indagine dei carabinieri di Taurianova, supportata da attività tecnica e con l’ausilio di personale specializzato nell’ascolto di vittime di violenza, ha quindi consentito di trovare riscontri al racconto del ragazzo e di identificare il presunto autore del reato nei cui confronti il gip, su richiesta della Procura di Palmi, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare.




Armi nascoste nel divano, un arresto

 

Un arsenale è stato scoperto dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia nel corso di un controllo in materia di armi. I carabinieri della Stazione di Cessaniti, insieme al Nucleo cinofili dello squadrone Cacciatori Calabria, in particolare, hanno compiuto una perquisizione nell’abitazione di Z.A., di 67 anni, già noto alle forze dell’ordine, in frazione Pannaconi. Nel corso del controllo, i militari hanno trovato, nascoste in un divano appositamente modificato, una pistola cal. 9×21 con matricola abrasa e 2 caricatori; un fucile doppietta cal.12 con matricola abrasa; 16 cartucce cal. 12; 26 cartucce cal. 9×21; 1 cartuccia cal.
9×19. L’uomo è stato arrestato per detenzione clandestina di armi e munizioni e posto ai domiciliari.




Imprenditore 67enne ucciso a Isola Capo Rizzuto in un agguato

I killer hanno bussato porta casa e gli hanno sparato

 

 

Agguato a Isola di Capo Rizzuto ai danni di un imprenditore di 67 anni. Si tratta di Giuseppe Caterisano, arrestato nell’aprile del 2013 con l’accusa di detenzione di arma clandestina e detenzione illegale di stupefacenti. Secondo gli inquirenti una persona non identificata ha bussato alla porta di casa di Caterisano, in contrada Capo Bianco, che viveva solo, e quando l’imprenditore ha aperto gli ha sparato diversi colpi di pistola, freddandolo all’istante. Sul poto sono intervenuti i Carabinieri e dalla Squadra mobile di Crotone per i rilievi. Non si esclude alcuna pista al monento e il movente resta ancora sconosciuto.




Omicidio a Crotone,ucciso un 54enne

Un uomo Stefano D’Arca, di 54 anni, con precedenti per piccoli furti e droga, è stato ucciso a colpi di pistola nella notte a Crotone. L’omicidio è avvenuto nella zona dei portici di piazza Pitagora nel centro della città.
La vittima era davanti ad un locale pubblico quando è stata raggiunta da almeno sette colpi. D’Arca è morto sul colpo. Sul posto è intervenuta la Polizia di Stato che ha avviato le indagini per cercare di fare luce su quanto accaduto. Il delitto, secondo quanto emerso, sarebbe avvenuto intorno alla mezzanotte.




16enne morto in incidente, un arresto

 

Un ragazzo di 16 anni, Francesco Pio Talarico, è morto la scorsa notte in un incidente stradale a San Donato di Ninea, nel cosentino, mentre viaggiava a bordo di un’auto insieme ad altri quattro giovani.
Il conducente della vettura, Francesco Fata, di 25 anni, risultato ubriaco, é stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri con l’accusa di omicidio stradale. L’incidente é avvenuto lungo la strada provinciale 132, in località “Arcomano” di San Donato di Ninea. L’auto condotta da Fata e sulla quale viaggiava la vittima era un fuoristrada.
Il venticinquenne ha perso il controllo del mezzo, che é andato a finire a velocità sostenuta contro un muro. Francesco Pio Talarico é morto sul colpo, mentre gli altri quattro giovani che viaggiavano sul fuoristrada, compreso il conducente, sono rimasti feriti. Uno, in condizioni più gravi, é stato portato nell’ospedale Annunziata di Cosenza. Fata é risultato positivo al test alcoolemico.




Catanzaro, 32enne morta dopo 4 giorni di febbre alta: indagati due medici

Il reato è di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario

 

 

Una donna di 32 anni, Antonia Andali, è deceduta nell’ospedale di Catanzaro dopo quattro giorni di febbre alta. La procura di Catanzaro, a firma del pubblico ministero Stefania Caldarelli, sta mettendo sotto indagine due medici per il reato di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Il decesso della donna, ricoverata per un forte attacco febbrile, è avvenuto giovedì pomeriggio alle 18:08. Secondo le prime indagini la 32enne aveva accusato una febbre alta tra domenica e lunedì della scorsa settimana, successivamente altri due giorni di dissenteria e spossatezza, fino alla morte avvenuta dopo il ricovero in ospedale. La famiglia della ragazza ha presentato una formale denuncia alla Questura di Catanzaro per fare chiarezza sulla presunta responsabilità o eventuali negligenze.

La donna, residente a Cropani Marina, era madre di due figli di 12 e 6 anni. Lavorava nel distributore di carburanti con annesso bar della famiglia, sulla strada statale 106. Domani pomeriggio e’ prevista, negli uffici della procura, la nomina dei periti di parte in vista degli esami autoptici che si svolgeranno, molto probabilmente, mercoledì mattina.