Venditti, i molisano non esistono è vero

Da giorni girano sui social foto di decine di paesi molisani totalmente deserti per effetto delle restrizioni del coronavirus.

Negli ultimi anni insieme al giornalista Enzo Luongo ha dato vita ad una fortunatissima serie di spettacoli teatrali incentrati su libri e sul fortunato slogan ‘il Molise non esiste’ fino a ‘anche i molisani nel loro piccolo si incazzano’ con decine di date in cartello a Roma e in altri capoluoghi. “Social e media ci hanno sguazzato sullo slogan il Molise non esiste, però ora ha stufato. La verità è un’altra, e quelle foto drammatiche lo confermano: i molisani stanno altrove, nel mondo, non in Molise. Ci sono milioni di emigrati fuori da questa terra spopolata, mica solo De Niro, Ariana Grande o Fred Bongusto – prosegue Venditti – Quindi quelle piazze vuote del coronavirus non fanno altro che svelare una verità nascosta, il dramma dei paesi dell’interno, del meridione, già falcidiati dalla storia, la fine di una collettività, di una comunità. Ma c’è un altro aspetto paradossale, cioè che quelle case ora si sono riempite di gente che magari è scappata di nascosto dal nord per tornare a casa… ma tranquilli, quando sarà finito se ne riandranno tutti via, e se prima tornavano solo per Ferragosto e Natale, dopo non si faranno rivedere, nemmeno per Pasqua…”.




Negativi tamponi operatori 118 di Isernia

Tutti negativi i tamponi per tredici operatori del 118 di Isernia e Agnone

Due équipe del servizio di emergenza pentro, in tutto otto operatori, avevano trasferito un’anziana di Monteroduni (Isernia) prima dalla sua abitazione all’ospedale di Isernia, poi al ‘Cardarelli’ di Campobasso dove l’82enne è deceduta. Gli altri 5 operatori, in servizio all’Ospedale ‘Caracciolo’ di Agnone, avevano lavorato con il medico di Riccia (Campobasso) risultato positivo al Covid-19.




primi due casi nella città di Isernia

Altri due isernini erano stati colpiti dal virus, ma durante il loro ricovero alla Neuromed, dove ancora sono in degenza.

I nuovi casi riguardano due persone rientrate dal nord Italia una decina di giorni fa e già in quarantena. “Sono asintomatici – ha detto il sindaco all’Ansa – ma l’Asrem sta estendendo i tamponi alle persone più a rischio e, quindi, è stato rilevato che sono positivi. Ora la quarantena, che per loro stava terminando, sarà prolungata”. D’Apollonio auspica che “anche ai 7 dipendenti Neuromed, che vivono a Isernia, e ai familiari dei pazienti lì ricoverati sia praticato il tampone”




26 famiglie in quarantena a Venafro

Quarantena di due settimane per 26 famiglie di Venafro (Isernia) entrate in contatto con il Neuromed di Pozzilli (Isernia), dove sono ricoverati pazienti positivi al Covid-19.

 “Solo ieri abbiamo avuto l’elenco dall’Asrem – ha detto all’Ansa il sindaco, Alfredo Ricci – e ora, con tutte le cautele del caso, attraverso la Polizia Municipale stiamo monitorando la situazione. Il comune farà in modo che le famiglie in quarantena abbiano tutta l’assistenza necessaria. Sono in questa condizione non per causa loro”. Venafro è stata dichiarata ‘zona rossa’ dal governatore del Molise: “Non ha cambiato molto le disposizioni – ha commentato Ricci – già avevamo messo in atto molte misure restrittive per la salvaguardia dei cittadini. E’ forte, però, l’impatto psicologico”.




Covid-19: I Carabinieri portano farmaci e alimenti ad anziani in casa

In questi giorni i Carabinieri non solo sono impegnati in prima linea per contenere il contagio da coronavirus svolgendo controlli sulle strade per far osservare le direttive del Governo ma soprattutto nei piccoli centri sono a  disposizione  per fornire aiuti concreti ai cittadini più in difficoltà e più a rischio a causa dell’emergenza che la nazione sta vivendo.

Una donna 71enne residente in S.Elena Sannita che vive sola, aveva chiesto l’aiuto dei militari della Stazione di Frosolone poiché aveva assoluta necessità di ritirare presso la farmacia dell’Ospedale “F. Veneziale”  di Isernia importanti medicinali,  non avendo la patente né ottenuto disponibilità dai vicini di casa.

I Carabinieri provvedevano pertanto al ritiro dei farmaci che consegnavano alla donna la quale poteva continuare la cura in corso di primaria rilevanza per la sua condizione critica di salute. All’interessata veniva altresì consegnata da uno dei militari, una mascherina di esclusiva proprietà privata, di cui la donna aveva rappresentato l’esigenza, atteso che nei giorni successivi avrebbe dovuto raggiungere l’Ospedale Cardarelli di Campobasso per sottoporsi ad urgente trattamento sanitario.

Nella stessa giornata i militari della Stazione di Frosolone si sono recati presso il domicilio di altra donna 83enne residente in via Collecarrise, separata, pensionata, che vive in difficoltà economiche per sincerarsi delle sue condizioni di salute. Nella circostanza le venivano donati dai militari  generi alimentari al fine di assicurarle un minimo di assistenza tenuto conto che la stessa ha difficoltà a raggiungere il centro abitato per fare la spesa e vive in condizioni di indigenza.

Alle due donne, commosse per il gesto d’altruismo, è stata assicurata la presenza dell’Arma in occasione dei quotidiani servizi di pattuglia per qualsiasi futura necessità.




Toma: noi tra i rimi ad applicare le restrizioni

“Siamo stati i primi in Italia a recepire ed applicare in maniera restrittiva le norme varate per prevenire la diffusione del contagio da Coronavirus”

Nei giorni scorsi abbiamo richiesto ed auspicato ulteriori provvedimenti. Il Governo ha appena disposto il divieto di trasferimento delle persone fisiche da un comune all’altro. È una scelta dolorosa, perché noi vorremmo proteggere qui tutti i nostri molisani che si trovano nel resto dell’Italia, ma purtroppo necessaria, per loro e per noi”. Così il presidente della Regione Molise, Donato Toma, a margine dell’ordinanza adottata congiuntamente dai ministri della Salute e dell’Interno. “Rispettiamo le norme e coltiviamo la fiducia.




Il comune di Pozzilli è stato dichiarato zona rossa ma il sindaco non è d’accordo.

 “Non siamo d’accordo, ma rispettiamo volontà del governatore”.  Dichiara il primo cittadino

. A Pozzilli ha sede la Neuromed all’interno della quale sono stati accertati, tra i pazienti, casi di Covid-19. “La situazione – ha detto il sindaco all’Ansa – si poteva gestire diversamente. La Neuromed aveva già interrotto tutti i servizi, tranne Tac, Risonanza e Pet, all’interno ci sono solo gli 8 pazienti risultati positivi. Si poteva chiudere per 15 giorni, sanificare tutto e mettere in quarantena il personale.




Muore una donna di Campobasso, secondo morto del Molise

La conferma arriva dal sindaco di Campobasso, Roberto Gravina.

  “Nell’esprimere a nome di tutta la città vicinanza e sostegno ai familiari della signora deceduta questa mattina – scrive il primo cittadino – voglio rimarcare come la nostra comunità viene toccata da un lutto che arriva a ricordarci, con tutta la sua drammaticità, quanto sia pericoloso credere ancora che il virus sia qualcosa di lontano dalla nostra realtà quotidiana”.




Dalla moda alle mascherine, l’azienda che cambia

 Modaimpresa, azienda con 35 dipendenti a Miranda (Isernia), ha convertito la propria produzione di capi di abbigliamento per la produzione di mascherine protettive con filtro.

 L’intera produzione verrà realizzata da 75 sarte, tra interni ed indotto locale, e utilizzerà cotone lavabile con un filtro interno estraibile e riutilizzabile a seguito di disinfezione con alcool o altro disinfettante. Le mascherine saranno disponibili su tutto il territorio nazionale secondo disponibilità.
    Dato il momento di “emergenza per la diffusione del coronavirus abbiamo deciso di affiancare alle collezioni per i vari brand, la produzione di mascherine protettive, cercando di dare il nostro contributo per contrastare casi di speculazione su materiali che devono essere disponibili in questo delicato momento”, afferma Romolo D’Orazio, ceo di Modaimpresa.




La Polizia resta senza mascherine

Intervista a Elvio Vulcano, portavoce del sindacato di polizia LeS: Siamo stanchi di aspettare quanto ci è dovuto.

Sono ormai settimane che le forze di polizia di stato aspettano i Dispositivi di Protezione Individuali ai qualli hanno diritto, eppure le forniture tardano ad arrivare ed i poliziotti continuano a rischiare di mettere a repentaglio la loro salute senza essere tutelati.

Vi presentiamo le risposte di Elvio Vulcano, il quale si fa portavoce del sindacato di polizia LeS (Libertà e sicurezza), illustrandoci la difficile situazione nella quale si trovano le forze di polizia in questo periodo.

Se non abbiamo capito male, il personale della Polizia di Stato non ha ancora ricevuto dal Ministero le mascherine per proteggersi dal Coronavirus?

Esattamente, o meglio, le quantità distribuite sono talmente scarse che, in effetti, le hanno solo pochissimi colleghi e colleghe.

Ci spieghi meglio.

“Il presidente Conte lo scorso 14 marzo ha firmato un documento che fornisce specifici indirizzi per la tutela dei lavoratori a causa della pandemia in atto. Tuttavia, a monte, c’è sempre il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, e cioè il decreto legislativo n. 81 del 2008 che all’articolo 74, definisce i DPI come una qualsiasi “attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro”.”

“Cosa rischia il datore di lavoro se non fornisce guanti e mascherine al dipendente?”

R.: “Nel caso in cui venisse accertata l’omissione, il datore di lavoro rischia la reclusione da due a quattro mesi e un’ammenda dai 1.644 ai 6.576 euro o procedimenti penali se, da una inadempienza, dovesse derivare un danno più o meno grave come un infortunio o la morte. Però sino ad ora la legge, malgrado i nostri appelli ai vertici della Polizia di Stato, non è stata rispettata in toto o in parte, o volutamente elusa.”

Forse perché i DPI, come ha detto lei, non sono stati forniti a tutti i poliziotti?

“Esattamente, infatti i DPI sono stati dati solo ad alcuni e, giustamente, dico io, è stato prioritario fornirli al personale delle Volanti, ma pur avendo fatto una scelta restrittiva, i dispositivi sono stati forniti solo a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Oltretutto, per esempio, le mascherine, sono state date una ad operatore, ma non una al giorno, una e basta, con la raccomandazione di usarla solo in caso di necessità. Non vogliamo le mascherine prima degli operatori sanitari, ma ci chiediamo perché si deve arrivare alla necessità di stabilire delle priorità e quali sono i criteri per queste priorità, visto che anche medici ed operatori del 118 hanno perso la vita, per soccorrere le persone. E noi poliziotti svolgiamo un servizio di enorme importanza per la collettività e non è giusto che dobbiamo correre altri rischi, oltre quelli che normalmente corriamo”

Vista la penuria, come dovrebbero usare questa unica mascherina i suoi colleghi?

“Il personale operante deve prima essere in grado di valutare se la situazione che deve fronteggiare richiede l’uso dei DPI, poi indossare i dispositivi e procedere all’intervento.”

E se, in questo frattempo, ad esempio, il ladro o lo scippatore o il rapinatore o il violentatore fugge?

“E’ esattamente quello che potrebbe accadere. Ci troveremmo davanti ad una situazione paradossale ed abnorme, con colleghi e colleghe che, per non rischiare una sanzione disciplinare, devono rischiare la salute, procedendo ad arresti che, spesso, richiedono colluttazioni o, comunque contatti estremamente ravvicinati con i malviventi, senza aver indossato alcun dispositivo di protezione o, nel migliore dei casi, avendo indossato dispositivi ormai inservibili”.

Se l’operatore di polizia si dovesse contagiare?

“Altra situazione paradossale perché il datore di lavoro ne uscirebbe pulito, senza rischiare nulla, avendo fornito i DPI, mentre la responsabilità ricadrebbe sul poliziotto che non ha indossato la mascherina. Siamo consapevoli che il problema è che le mascherine sono introvabili, ma ci chiediamo: chi gestisce le forze dell’ordine non doveva prevedere uno scenario del genere? Le epidemie ci sono sempre state e si ripetono in maniera quasi cadenzata, basti pensare al colera di Napoli nel 1973, alla SARS nel 2003 o al virus N1-H1 nel 2009! Chi ha sbagliato, continuando a sottovalutare scenari periodici, forse è giusto che paghi!”.

Si spieghi meglio.

“Come LeS, stiamo valutando se non sia il caso di procedere con la denuncia al nostro datore di lavoro, ovvero il soggetto che ha l’obbligo giuridico di valutare i rischi e di provvedere di conseguenza alla prevenzione e alla protezione dei lavoratori che da lui dipendono, che, nel nostro caso, sono i Questori, i Direttori d’Istituti di formazione, etc.”. Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Ufficio Stampa Segreteria Nazionale.

Roma, 16/03/2020