Coronavirus in Italia, 86.498 casi positivi e 9.134 morti .

 

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 86.498 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 . Di queste, 9134 sono decedute (+969, +11.9%) e 10950 sono guarite (+589, 5.7%).

Attualmente i soggetti positivi sono 66.414 (il conto sale a 86.498 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia). I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

 

Qui trovate una «guida alla lettura» del bollettino, con la spiegazione delle varie voci; qui gli esperti spiegano quanto tempo servirà per capire se le restrizioni funzionano, qui invece quali sono le previsioni riguardanti il picco. Questa è la mappa del contagio in Italia. Qui i bollettini dei giorni scorsi.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 26.029; 3.732 sono in terapia intensiva (+ 120, +3.3%), mentre 36.653 sono in isolamento domiciliare fiduciario.




A Piacenza crematorio in tilt

Il forno crematorio del cimitero di Piacenza è in tilt e un centinaio di bare sono state accatastate nella ‘sala del congedo’. Lo spiega il quotidiano Libertà. I decessi a Piacenza, dall’inizio dell’emergenza coronavirus sono 314 ma il forno alla sua massima capacità può occuparsi al massimo di 12-13 cremazioni al giorno, mentre i feretri che arrivano quotidianamente sono 20-25. “Se non ci verranno concesse deroghe che abbiamo richiesto si rischia il collasso – spiegano i responsabili della struttura – inizialmente abbiamo dato un mano a Bergamo e Brescia, ricevendo salme anche da lì, ma non potremo più farlo: temo, però, che anche limitandoci ai soli piacentini la situazione non migliorerà”.
   




Coronavirus, Spallanzani: 219 i pazienti positivi, 22 con supporto respiratorio

“I pazienti Covid-19 positivi sono in totale 219. Di questi, 22 necessitano di supporto respiratorio”.E’ quanto emerge dal bollettino di oggi dell’ospedale Spallanzani di Roma.  “In giornata sono previste ulteriori dimissioni di pazienti asintomatici o paucisintomatici – prosegue il bollettino -.  I pazienti dimessi e trasferiti a domicilio o presso altre strutture territoriali, sono a questa mattina 73”.

E per quel che riguarda la misure sanitarie per affrontare l’emergenza questa mattina è stato deciso che i medici dello Spallanzani garantiranno da oggi una formazione continua rivolta alla rete territoriale. “Si è tenuto stamani un incontro tra l’assessore alla Sanità del Lazio, la Direzione Sanitaria di questo Istituto e il vice presidente Dell’Ordine dei Medici di Roma e segretario romano della FIMMG, Pierluigi Bartoletti.Il segretario dei medici di famiglia romani ha condiviso la estrema importanza del ruolo della medicina territoriale che, lavorando in sinergia con la rete ospedaliera, assicura un ruolo determinante nel vincere questa sfida di sistema alla quale, appunto, va data una risposta di sistema. I medici dell’Istituto Spallanzani garantiranno, a partire da oggi, una formazione continua utile a dotare di strumenti scientifici idonei la rete territoriale” si legge nel bollettino diramato dall’Istituto. 




Coronavirus, muore medico a Parma: lavorava in una casa cura

Si aggiunge una ulteriore vittima alla lista dei medici caduti a causa del Covid-19.

È Manfredo Squeri, medico ospedaliero in pensione.

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Squeri, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), lavorava come medico responsabile del reparto di Medicina alla Casa di cura Piccole Figlie di Parma, convenzionata con il servizio sanitario nazionale.

Sarebbe, per la Fnomceo, il 19/mo medico in attività deceduto per Covid-19.

A Parma nei giorni scorsi di sono registrati altri due decessi di medici: Giuseppe Finzi e Luigi Ablondi.

Manfredo Squeri, responsabile del reparto di geriatria delle Piccole figlie, aveva lavorato per tanti anni all’ospedale Maggiore di Parma come internista ed era membro del consiglio direttivo del Centro di Bioetica Luigi Migone.

“Dottore instancabile e appassionato – ricordano i familiari – ha dedicato l’intera vita alla cura dei suoi pazienti, con passione e dedizione, fino all’ultimo. Altruista e generoso non si è mai sottratto a essere in prima linea per gli altri, con coraggio e speranza anche durante questa terribile pandemia”.

Squesri era anche un grande fifoso del Parma e non faceva mancare il suo sostegno alla squadra nelle partite al Tardini.

“Marito, padre e nonno affettuoso ha insegnato alla sua famiglia l’amore per la vita e l’etica del lavoro. Il virus che sta paralizzando la nostra nazione l’ha sottratto ai suoi affetti, ai suoi colleghi ed ai suoi malati. Mancherà a tutti quelli che lo conoscevano e che gli riconoscevano la tenacia, la perseveranza e la forza di vivere”.




Esercito a supporto Ospedale Piacenza

“La struttura sanitaria non è al collasso. Noi siamo qui per offrire un supporto e per sgravare il lavoro dell’ospedale civile e per prenderci cura di chi soffre a causa del coronavirus. Il grazie più grande va a questi ragazzi che lavorano 24 ore al giorno”. Lo ha detto questo pomeriggio il Tenente Generale Sergio Santamaria, Direttore del Polo Mantenimento Pesante di Piacenza, all’interno del quale è in fase di ultimazione l’ospedale militare campale da 40 posti. Al lavoro ci sono i soldati del Primo Reparto sanità “Torino” e i militari del Secondo Reggimento Genio Pontieri di Piacenza. “Un omaggio doveroso va alle vittime piacentine, 257, un abbraccio alle loro famiglie e una preghiera per i deceduti” ha aggiunto l’ufficiale.




Individuata centrale dello spaccio con clienti “pericolosi”. Due arrestati dai Carabinieri

Si è conclusa nella tarda serata di ieri un’operazione antidroga condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. di Riccione, conclusa con l’arresto di uno spacciatore e di un suo cliente risultato particolarmente pericoloso.
Infatti, nel corso dell’attività di controllo del territorio e di verifica dell’ottemperanza alle rigorose disposizioni imposte dall’attuale emergenza sanitaria, i carabinieri hanno notato la presenza in strada di A.S., classe ’97, volto noto come nota è la sua condizione di nullafacente. Per questo motivo, insospettiti dall’ingiustificata presenza in giro, i militari hanno deciso di pedinarlo e di dare corso ad un servizio di osservazioni che ha consentito di documentare una redditizia attività di spaccio condotta presso il suo domicilio in Rimini. Proprio nel corso dell’osservazione, infatti, è stato notato l’arrivo di P.D., classe ’83, il quale – anch’egli inottemperante ai vigenti divieti – aveva tentato di procurarsi dello stupefacente da consumare successivamente. Qualcosa, però, nella trattativa non era andata secondo i piani poiché il toscano non è riuscito ad acquistare la sostanza, come accertato a seguito del suo controllo, avvenuto poco distante dall’abitazione dell’A.S.. 
Proprio durante le fasi del controllo, il P.D., chiaramente infastidito alla vista dei militari, ha cercato di sottrarsi all’accertamento di polizia assumendo un atteggiamento minaccioso culminato in aggressione fisica nei confronti dei due carabinieri che, con fatica, sono riusciti ad immobilizzarlo, riportando fortunatamente solo lievi ecchimosi ed escoriazioni. 
Contestualmente, i carabinieri del N.O.R. hanno fatto irruzione presso l’appartamento dello spacciatore e lo hanno trovato in possesso di numerose dosi di cocaina pronte allo spaccio, nonché di tutto il materiale occorrente al confezionamento dello stupefacente e della somma contante di 7.500 euro circa, in banconote di medio taglio, chiaramente provento dell’attività illecita condotta. 
Per i due arrestati, che hanno trascorso la notte presso le camere di sicurezza della Compagnia di Riccione, si celebrerà nella mattinata il rito direttissimo innanzi all’Autorità Giudiziaria riminese.




La Polizia resta senza mascherine

Intervista a Elvio Vulcano, portavoce del sindacato di polizia LeS: Siamo stanchi di aspettare quanto ci è dovuto.

Sono ormai settimane che le forze di polizia di stato aspettano i Dispositivi di Protezione Individuali ai qualli hanno diritto, eppure le forniture tardano ad arrivare ed i poliziotti continuano a rischiare di mettere a repentaglio la loro salute senza essere tutelati.

Vi presentiamo le risposte di Elvio Vulcano, il quale si fa portavoce del sindacato di polizia LeS (Libertà e sicurezza), illustrandoci la difficile situazione nella quale si trovano le forze di polizia in questo periodo.

Se non abbiamo capito male, il personale della Polizia di Stato non ha ancora ricevuto dal Ministero le mascherine per proteggersi dal Coronavirus?

Esattamente, o meglio, le quantità distribuite sono talmente scarse che, in effetti, le hanno solo pochissimi colleghi e colleghe.

Ci spieghi meglio.

“Il presidente Conte lo scorso 14 marzo ha firmato un documento che fornisce specifici indirizzi per la tutela dei lavoratori a causa della pandemia in atto. Tuttavia, a monte, c’è sempre il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, e cioè il decreto legislativo n. 81 del 2008 che all’articolo 74, definisce i DPI come una qualsiasi “attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro”.”

“Cosa rischia il datore di lavoro se non fornisce guanti e mascherine al dipendente?”

R.: “Nel caso in cui venisse accertata l’omissione, il datore di lavoro rischia la reclusione da due a quattro mesi e un’ammenda dai 1.644 ai 6.576 euro o procedimenti penali se, da una inadempienza, dovesse derivare un danno più o meno grave come un infortunio o la morte. Però sino ad ora la legge, malgrado i nostri appelli ai vertici della Polizia di Stato, non è stata rispettata in toto o in parte, o volutamente elusa.”

Forse perché i DPI, come ha detto lei, non sono stati forniti a tutti i poliziotti?

“Esattamente, infatti i DPI sono stati dati solo ad alcuni e, giustamente, dico io, è stato prioritario fornirli al personale delle Volanti, ma pur avendo fatto una scelta restrittiva, i dispositivi sono stati forniti solo a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Oltretutto, per esempio, le mascherine, sono state date una ad operatore, ma non una al giorno, una e basta, con la raccomandazione di usarla solo in caso di necessità. Non vogliamo le mascherine prima degli operatori sanitari, ma ci chiediamo perché si deve arrivare alla necessità di stabilire delle priorità e quali sono i criteri per queste priorità, visto che anche medici ed operatori del 118 hanno perso la vita, per soccorrere le persone. E noi poliziotti svolgiamo un servizio di enorme importanza per la collettività e non è giusto che dobbiamo correre altri rischi, oltre quelli che normalmente corriamo”

Vista la penuria, come dovrebbero usare questa unica mascherina i suoi colleghi?

“Il personale operante deve prima essere in grado di valutare se la situazione che deve fronteggiare richiede l’uso dei DPI, poi indossare i dispositivi e procedere all’intervento.”

E se, in questo frattempo, ad esempio, il ladro o lo scippatore o il rapinatore o il violentatore fugge?

“E’ esattamente quello che potrebbe accadere. Ci troveremmo davanti ad una situazione paradossale ed abnorme, con colleghi e colleghe che, per non rischiare una sanzione disciplinare, devono rischiare la salute, procedendo ad arresti che, spesso, richiedono colluttazioni o, comunque contatti estremamente ravvicinati con i malviventi, senza aver indossato alcun dispositivo di protezione o, nel migliore dei casi, avendo indossato dispositivi ormai inservibili”.

Se l’operatore di polizia si dovesse contagiare?

“Altra situazione paradossale perché il datore di lavoro ne uscirebbe pulito, senza rischiare nulla, avendo fornito i DPI, mentre la responsabilità ricadrebbe sul poliziotto che non ha indossato la mascherina. Siamo consapevoli che il problema è che le mascherine sono introvabili, ma ci chiediamo: chi gestisce le forze dell’ordine non doveva prevedere uno scenario del genere? Le epidemie ci sono sempre state e si ripetono in maniera quasi cadenzata, basti pensare al colera di Napoli nel 1973, alla SARS nel 2003 o al virus N1-H1 nel 2009! Chi ha sbagliato, continuando a sottovalutare scenari periodici, forse è giusto che paghi!”.

Si spieghi meglio.

“Come LeS, stiamo valutando se non sia il caso di procedere con la denuncia al nostro datore di lavoro, ovvero il soggetto che ha l’obbligo giuridico di valutare i rischi e di provvedere di conseguenza alla prevenzione e alla protezione dei lavoratori che da lui dipendono, che, nel nostro caso, sono i Questori, i Direttori d’Istituti di formazione, etc.”. Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Che dire? Uno scenario certamente non simpatico e speriamo che, dopo il provvedimento firmato da Conte, alle forze dell’ordine i DPI siano forniti prima della prossima epidemia!

Ufficio Stampa Segreteria Nazionale.

Roma, 16/03/2020




A Bologna chiusi 32 parchi pubblici

Il sindaco di Bologna Virginio Merola chiude 32 parchi e giardini, mentre negli altri varrà il divieto di assembramento. Sarà vietato utilizzare in tutte le aree verdi pubbliche i giochi e l’impiantistica sportiva.
    L’ordinanza è in vigore da domani, venerdì 13 marzo, fino al 3 aprile. Sono chiuse le strade all’interno dei Giardini Margherita e del Parco di Villa Angeletti, dove sono presenti parcheggi per auto e stalli motocicli e ciclomotori: è vietato transitare e parcheggiare.
   




Autoriciclaggio, arrestato imprenditore

Con diverse operazioni e sfruttando una ‘rete’ di società cartiere, con sedi fittizie a Roma, avrebbe trasferito i guadagni, frutto di attività illecite, all’estero, per ostacolarne l’identificazione. Con la collaborazione di cinque persone, quattro italiane e una straniera, tutte sui 40 e residenti in provincia di Bologna e Modena, un imprenditore residente nell’imolese, Cristian Marocchi, 41 anni e impegnato nel settore motoristico, secondo la Guardia di Finanza sarebbe riuscito a trasferire i fondi, giustificando i movimenti del denaro con giri di fatture per operazioni inesistenti. Al termine delle indagini, eseguite dal Nucleo di polizia economico finanziaria con il coordinamento del pm Rossella Poggioli, come disposto dal Gip, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti del 41enne che dovrà rispondere di autoriciclaggio in concorso con le altre cinque persone denunciate a piede libero. E’ stato anche disposto il sequestro di beni per 3,5 milioni.




Coronavirus: modulo di autocertificazione per gli spostamenti

Anche se l’Italia è un «paese bloccato»ormai diventato zona rossa, i cittadini potranno continuare a spostarsi per lavoro, salute o necessità. Basta compilare l’ormai celebre autodichiarazione, un modulo già predisposto per l’istituzione della zona arancione in Lombardia e altre 14 province e ora in via di estensione all’intero paese. Il nuovo testo, utilizzabile in tutta Italia, è stato diramato il 10 marzo. In breve, si tratta di un documento che certifica perché un cittadino si sta muovendo nonostante le limitazioni fissate dalle autorità e la raccomandazione a rimanere a casa il più possibile. qui di seguito è possibile scaricarlo:

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo_autodichiarazione_10.3.2020.pdf

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