Famiglia, scuola e politica: i tre protagonisti contro il razzismo e l’odio

 

“I can’t breathe”, “Non riesco a respirare”. Sarebbero queste le parole pronunciate da George Floyd poco prima di morire. Una morte che ha scatenato, proteste e violenze in tutti gli Stati Uniti. Questi avvenimenti evidenziano come l’umanità è continuamente sotto lo scacco della rivalità, del fare fuori l’altro. Lo stesso Papa Francesco ha parlato di “peccato di razzismo”, non solo un problema tra bianchi e neri, ma tra umani. Caino e Abele erano fratelli eppure tra loro c’era dell’odio. E’ una delle delle caratteristiche che si possono annidare nel cuore dell’essere umano. L’uomo è capace di fare del bene, di donarsi, quanto di uccidere l’altro. Le classi sociali, le varie etnie devono scoprirsi come fratelli, come parte di un’unica umanità. Fino a quando non si lavorerà sul ritenersi figli di uno stesso Padre, ci saranno queste forme di violenza e razzismo che sono inconcepibili.

In ogni Paese, anche se nella sua sostanza è tollerante e ha una capacità di convivenza, come penso sia l’Italia, ci sono delle frange estremiste, ignoranti e violenti, che attaccano le parti più deboli e fragili. Bisogna riconoscere che fa più rumore un albero che cade che una foreste che cresce, quest’ultima identificabile con i popoli che sanno convivere.

Bisogna partire dalla scuola, uno snodo importantissimo del vivere civile. Sono molto importanti anche l’educazione che si riceve in famiglia e le scelte politiche. Scuola, famiglia e politica possono orientare molto sulla capacità di educarsi. Anche la formazione spirituale che la Chiesa propone, fin dalla tenera età, ai bambini può collaborare a un bene comune che sia rispettoso, degno della convivenza civile e sociale. La scuola è un luogo importantissimo che ha la capacità di valorizzare le differenze, le varie culture e tradizioni, sempre nel rispetto reciproco di una collaborazione non violenta e costruttiva.

Il cristiano nella società dovrebbe essere come il lievito nel pane, come la lampada che viene messa sul monte o sul soffitto per illuminare tutta la stanza. Come diceva don Bosco, il cristiano deve essere un buon cittadino, deve sapersi inserire nel vivere comune delle persone semplici, deve sapersi inserire in tutti gli ambiti sociali di lavoro e portare il suo contributo con competenza, collaborazione, mettendo il bene comune al di sopra di tutto, avendo quella visione ampia che arriva dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale della Chiesa, deve costruire ponti e riconciliazioni. Il cristiano deve tenere a mente quello che ha detto Papa Francesco, cioè che la violenza è distruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza, tutto si perde con gli odi e con le guerre.




Minneapolis si ferma: in migliaia per commemorare George Floyd

 

Cinquecento persone sono state ammesse nel santuario della North Central University di Minneapolis, ma in migliaia si sono riversati nelle strade della città per rendere omaggio alla salma di George Floyd. Il 46enne afroamericano, ucciso durante un arresto, è diventato il simbolo di un’ondata di dissenso e di indignazione che ha sollevato gli Stati Uniti, attraversati da decine di manifestazioni che, in molti casi, hanno significato la messa a ferro e fuoco di intere città. Questa volta, a Minneapolis si cerca di mantenere l’ordine, tentando di mantenere l’ordine dovuto alle esequie di una persona. Una gigantografia di George campeggia in fondo al Santuario, mentre si intonano canti spiritual e si snodano testimonianze di amici e parenti. La città si è fermata stavolta, cercando di arginare la sua furia.

E’ stato il reverendo Al Sharpton, noto per le sue lotte nell’ambito dei diritti civili, a officiare la cerimonia in onore del 46enne, dedicando a George Floyd un’omelia particolarmente sentita, in un momento di profonda tensione per il Paese intero: “La storia di George Floyd è la storia dei neri. Perché da 401 anni in qua, la ragione per cui non siamo mai potuti essere chi avremmo voluto e sognato è stata che voi ci avete tenuto il vostro ginocchio sul nostro collo. È tempo che noi ci alziamo in piedi nel nome di George e diciamo: ‘Togliete le vostra ginocchia dai nostri colli. E ancora: “Ho visto molti americani di razze ed età differenti marciare insieme e alzare la loro voce insieme, siamo ad un punto di svolta”. E non manca, il reverendo, di riservare un riferimento anche al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e alla sua esibizione della Bibbia davanti alla Saint John Church: “Mai visto nessuno tenere una Bibbia così, ma mi piacerebbe che la leggesse. Non si può usare la Bibbia come strumento di propaganda”.

Solo la prima tappa a Minneapolis. Il corpo di George Floyd domani andrà a Raeford, nel suo North Carolina, dove una camera ardente verrà allestita per ospitare una cerimonia privata, per la sua famiglia. Poi il Texas, Houston, dov’è cresciuto. Luoghi della sua vita che diventeranno altrettanti simboli di una protesta che, in queste occasioni, cercherà di rientrare nei ranghi di una rabbia per quanto possibile pacifica.




App “Immuni”: già nel mirino dei truffatori telematici. L’allerta della Polizia Postale sul nuovo ransomwere FuckUnicorn

 

Neanche il tempo della pubblicazione e della fruibilità sugli store Apple e Android che l’app “Immuni”, l’applicazione voluta dal Governo con l’intento di limitare la diffusione dal contagio e consentire agli utenti di telefoni cellulari di ricevere notifica di eventuali esposizioni al Coronavirus, che è già subito finita nel mirino dei truffatori telematici. A segnalarlo la Polizia Postale sulla pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia” che con un nuovo post comunica il pericolo di un nuovo virus che sfrutta un dominio del tutto identico a quello della Federazione Ordine dei Farmacisti Italiani per installarsi nei nostri dispositivi e dispensa alcuni consigli: “In questi giorni in cui si parla moltissimo della nuova applicazione #IMMUNI messa a punto dal Governo per il monitoraggio del #Covid-19, l’attività criminale non conosce sosta.

Sorprende ancora di più il cosiddetto “social engineering” ovvero la tecnica di hackeraggio che punta sul fattore umano sfruttando la buona fede delle persone.

Di recente è stata lanciata una massiva attività di cybercrime con email di phishing contenenti ransomware. Il #virus #trojan, chiamato FuckUnicom, sfruttando l’occasione del codice IMMUNI, rilascia un file .exe attraverso un dominio del tutto identico a quello della Federazione Ordine dei Farmacisti Italiani che, una volta eseguito, visualizza la mappa dei contagi ad imitazione di quella ormai celebre della Johns Hopkins University e avvia il processo di cifratura.

Successivamente sul pc delle vittime compare la richiesta di riscatto in Bitcoin e le istruzioni di pagamento.

CONSIGLI:

• Non procedere mai ad alcun pagamento, anche perché non è certo che sia restituito il materiale criptato;

• tenere sempre aggiornato il sistema operativo del proprio pc;

• installa un buon antivirus o antimalware;

• effettuare con scadenza ravvicinata il backup dei dati presenti nel proprio supporto informatico al fine di evitare la perdita degli stessi;

• fare attenzione alle e-mail che arrivano “non attese”, evitando di aprire file allegati o seguire link indicati;

• cestinare le e-mail sospette.

Se sei in difficoltà o hai bisogno di aiuto scrivici su:

www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html“.

Un’altra truffa che merita la più ampia notorietà in un momento in cui a migliaia scaricano o sono incuriositi dall’app IMMUNI.

Il modo migliore per difendersi, è quello di seguire fedelmente le indicazioni della Polizia Postale.




Rubava macchinari per la terapia intensiva e poi li rivendeva ad un’azienda

Rubava dispositivi medici di vitale importanza, necessari per la terapia intensiva, e li rivendeva di nascosto all’amministratore di un’azienda specializzata. Una farmacista dell’ospedale di Saronno, di 59 anni, è stata arrestata insieme a un manager di Barlassina con l’accusa di peculato in concorso e autoriciclaggio. I furti duravano da mesi ed erano continuati anche durante l’emergenza coronavirus.

L’accaduto

L’indagine era partita a novembre dopo la segnalazione di un responsabile delle farmacie ospedaliere dell’Asst Valle Olona, sotto cui ricade l’ospedale della città del Varesotto, che aveva rilevato una serie di ordinativi anomali (di lame e batterie per laringoscopio) partiti dalla farmacia ospedaliera di Saronno a firma della dirigente indagata. Le indagini, con l’aiuto di telecamere nascoste, hanno permesso di ricostruire ciò che accadeva: “La dottoressa acquistava presidi medici facendoli apparire come ordini effettuati nell’interesse e per conto dell’ospedale – addebitandone dunque i costi all’ente pubblico – mentre successivamente li consegnava all’imprenditore indagato, il quale a sua volta, attraverso la società, li rivendeva ad altri clienti, molto spesso altri ospedali pubblici, ignari della provenienza illecita”, spiegano i militari in una nota. “L’indagata riusciva ad operare in modo incontrastato grazie alla discrezionalità di cui godeva” e della possibilità di “disporre liberamente dei fondi dell’ospedale di Saronno per acquistare materiale sanitario” Il complice, una volta ricevuto il materiale lo rivendeva attraverso la propria società con regolare fattura. Il Gip, nel valutare le esigenze cautelari, “ha tenuto in considerazione non solo il perseverare delle condotte criminose durante la crisi sanitaria dovuta alla diffusione del virus da Covid-19, ma anche la spregiudicatezza degli arrestati. Le lame e le batterie per i laringoscopi, infatti, destinate al funzionamento di apparati indispensabili per intubare i pazienti, in alcune occasioni non venivano deliberatamente consegnate ai reparti di anestesia che ne avevano necessità”, sottolineano gli inquirenti.

L’ospedale di Saronno era finito al centro delle cronache nazionali il 29 novembre del 2016 con l’arresto del viceprimario del pronto soccorso Leonardo Cazzaniga e dell’infermiera Laura Taroni, accusati di una lunga serie di omicidi tra pazienti e nella famiglia della donna. Il medico anestesista è stato condannato all’ergastolo nel gennaio di quest’anno, l’infermiera a 30 anni di carcere con rito abbreviato.

 




Twitter disattiva video Trump su Floyd

 

Twitter ha disattivato un video postato dal team della campagna elettorale del presidente Trump che rende omaggio a George Floyd, affermando che la decisione è stata presa per una questione di copyright. Lo riporta il Guardian.
Il video, che dura tre minuti e 45 secondi, era stato postato sul social il tre giugno ed era stato ritwittato circa 7.000 volte, anche dallo stesso Trump e da suo figlio Donald Jr.
In risposta, i responsabili della campagna del presidente hanno accusato Twitter e il suo co-fondatore Jack Dorsey di censurare un “messaggio confortante e unificante del presidente Trump” ed hanno ha esortato i follower del tycoon a rendere virale un altro video su YouTube.
Il video disattivato mostra le immagini delle proteste pacifiche mentre Trump parla di una “grave tragedia”, per poi inquadrare il presidente che mette in guardia contro la violenza di “gruppi radicali di sinistra” sullo sfondo di scene di disordini e saccheggi.




Scuola: Conte, a settembre si ritorna in presenza. Ipotesi divisori tra i banchi

 

La didattica a distanza si è rivelata “un’opportunità” nei mesi dell’emergenza Covid, ma a settembre si torna a scuola “in presenza” ed “in piena sicurezza“. L’obiettivo del Governo è stato spiegato dal premier Giuseppe Conte aprendo una lunga riunione con tutti i soggetti coinvolti nel rientro nelle aule dopo l’estate. Si valuta, inoltre, la possibilità di compartimentare i banchi con divisori, “anche per garantire maggiore sicurezza”, ha spiegato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. I presidenti di Anci e Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini ed Antonio Decaro, hanno però sottolineato “molte criticità”, ponendo il problema delle risorse e del personale necessario per la riapertura nel rispetto delle prescrizioni indicate dal Cts.

 

Neanche i sindacati del settore sono usciti convinti dall’incontro ed hanno confermato lo sciopero programmato per lunedì prossimo. Intanto, alla Camera, le opposizioni stanno facendo duro ostruzionismo sul dl Scuola, che scade domenica.

L’incontro presieduto da Conte, con la presenza delle ministre dell’Istruzione, Azzolina e dei Trasporti, De Micheli, del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, del coordinatore del Cts Agostino Miozzo, dei rappresentanti di enti locali e parti sociali, si è protratto fino a tarda sera. In apertura, Conte ha ribadito la linea: nell’emergenza “siamo stati costretti a chiudere la scuola, ma abbiamo tratto una lezione. Siamo stati costretti alla didattica a distanza. Ho sempre avvertito preoccupazione per chi non poteva accedervi. C’è il tema del divario digitale. Col nuovo anno scolastico l’obiettivo è tornare a scuola in piena sicurezza. La didattica a distanza può essere un’opportunità in più per potenziare offerta didattica, ma certo dobbiamo ritornare in presenza”.

Linea condivisa naturalmente dalla Azzolina: “L’obiettivo – ha affermato – è portare tutti a scuola in presenza. Con particolare attenzione ai più piccoli che hanno sofferto maggiormente in questo periodo”. Quello per la scuola, ha aggiunto, “sarà un piano su più livelli che seguirà l’andamento del rischio di contagio. Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per oltre 4 miliardi di euro“, ha annunciato. “Ci sarà subito un nuovo stanziamento di altri 330 milioni per l’edilizia scolastica leggera”, ha aggiunto. “La norma contenuta nel decreto scuola favorirà i lavori dando ai sindaci potere di intervenire”. “Il documento del Cts sulle scuole sarà valutato rispetto all’andamento epidemiologico. Oltre alle mascherine ci sarà possibilità di usare le visiera anche per andare incontro alle esigenze di studenti con difficoltà respiratorie e ipoacusici. Il Cts sta valutando anche la possibilità di compartimentare i banchi, con divisori, anche per garantire maggiore sicurezza”, ha detto la ministra dell’Istruzione in chiusura del vertice a Palazzo Chigi.

Ma da Regioni e Comuni è arrivato un allarme su risorse ed organici. “La riapertura delle scuole a settembre – ha sottolineato Decaro – comporterà molte criticità, ma è indispensabile e noi non ci tiriamo indietro”.

Certo da parte del Governo servirà allargare i cordoni della borsa. Ci sono, ha spiegato infatti il presidente dell’Anci, “una serie di necessità urgenti: sblocco dell’assunzione di personale, certezze su risorse per interventi rapidi di edilizia scolastica, riorganizzazione dei servizi di mensa e trasporto, un vero piano dei tempi che consenta di evitare gli spostamenti si concentrino nelle ore di punta”. Critici i sindacati. Per il segretario della Cgil Maurizio Landini ed il segretario della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, “la discussione sulla ripartenza è importante ma in grave ritardo.

Intanto, dalla Camera via libera alla fiducia posta dal Governo sul decreto scuola. I sì sono stati 305, i no 221, 2 gli astenuti. L’Aula ha deliberato la seduta fiume, cioè senza interruzioni, sul decreto scuola. In favore la maggioranza, e contraria l’opposizione.




George Floyd: memorial in luogo della morte

 

Fiori, palloncini, lettere, t-shirt, foto: il luogo in cui George Floyd e’ morto soffocato da un poliziotto sta diventando un memorial cui rendono omaggio migliaia di persone nel giorno delle sue prime cerimonie funebri. E’ un continuo pellegrinaggio di gente che prega o resta semplicemente in silenzio, depone un fiore o qualcos’ altro sotto il grande ritratto della vittima, si inginocchia in un gesto diventato ormai il simbolo della protesta contro il razzismo.

Sono previste migliaia di persone oggi a Minneapolis alle prime cerimonie funebri per la morte di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni soffocato da quattro agenti bianchi. L’appuntamento è per le 13 (le 19 in Italia) nel grande santuario della North Central University. A celebrare sarà il reverendo Al Sharpton, noto leader nella lotta per i diritti civili. Il corpo di Floyd sarà trasferito poi a Raeford, in North Carolina, dove è nato, per una camera ardente di due ore e una cerimonia privata per la famiglia. Un altro omaggio pubblico è previsto lunedì a Houston, Texas, dove è cresciuto e ha vissuto gran parte della sua vita prima di trasferirsi cinque anni fa in Minnesota. Il giorno dopo infine è in programma nella stessa città un funerale con 500 persone alla Fountain of Praise church. Seguirà una cerimonia di sepoltura privata.

Sono oltre 10 mila le persone arrestate negli Usa da quando sono iniziate le proteste per la morte dell’afroamericano George Floyd, soffocato durante un arresto a Minneapolis il 25 maggio scorso da un agente di polizia bianco e da tre suoi colleghi. Lo riferiscono i media Usa. Tensione anche a New York, con 90 persone arrestate, ma non ci  sono stati saccheggi. E la popolare catena di empori Walmart toglie armi e munizioni dalla vendita in alcuni suoi negozi come misura precauzionale. Intanto i quattro poliziotti licenziati e arrestati per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd compariranno oggi in tribunale a Minneapolis, all’indomani delle nuove incriminazioni contestate dalla procura. Si tratta di Derek Chauvin, 44 anni – accusato non più di omicidio colposo ma di omicidio volontario per aver soffocato Floyd tenendo il ginocchio sul suo collo per nove minuti durante l’arresto – e dei suoi colleghi Tou Thao (34), Thomas Lane (37) e Aleksander Kueng (26), incriminati come complici.

L’amico di Floyd testimone, ‘nessuna resistenza’ – George Floyd non oppose alcuna resistenza agli agenti che volevano arrestarlo. Lo ha dichiarato in un’intervista al New York Times Maurice Lester Hall, 42 anni, amico di vecchia data dell’afroamericano ucciso a Minneapolis e in auto con lui poco prima dei tragici eventi. “Fin dall’inizio – ha spiegato Maurice – George ha cercato nel modo più umile possibile di mostrare che non stava opponendo resistenza. Lo sentivo implorare ‘Per favore, agente, cosa significa tutto questo?'”. Subito dopo la tragedia Hall è scappato a Houston dove è stato arrestato e sentito dagli inquirenti. Hall, che fornì un falso nome al momento dell’arresto di Floyd, è ora un testimone chiave nell’indagine dei quattro ex agenti che presumibilmente hanno causato la morte di Floyd per soffocamento.

‘Mandate le truppe’, rivolta al New York Times – Ira al New York Times per la decisione di pubblicare sulla pagina degli editoriali il contributo del senatore dell’Arkansas Tom Cotton in cui si chiede di “mandare le truppe” per sedare le proteste seguite all’uccisione dell’afroamericano George Floyd da parte della polizia di Minneapolis. Nell’articolo, prontamente rilanciato dal presidente Donald Trump su Twitter, Cotton sostiene che l’uso delle forze armate per domare disordini civili è giustificato sulla base dell’Insurrection Act del 1807: “La nazione deve riportare l’ordine. I militari sono pronti”. Molti giornalisti del Times non hanno gradito la scelta editoriale: “Pubblicare l’op-ed di Cotton mette i dipendenti neri del Times in pericolo”, hanno protestato su Twitter. “Mi vergogno del mio giornale”, ha protestato Nikole Hannah-Jones, che scrive sui temi dell’ingiustizia razziale e ha ideato il progetto ‘1619’ sulla legacy della schiavitù che ha fatto vincere al quotidiano il premio Pulitzer




Divieto per gli svizzeri di andare in Italia per fare la spesa: fermato ticinese in dogana, al rientro in Ticino, rischia la multa per un giornale.

 

Finito il clou dell’emergenza, anche se non sussiste alcun divieto o regolamento che vieti l’attraversamento del confine da parte degli svizzeri verso l’Italia, tuttavia, le autorità elvetiche continuano a sconsigliare ai propri concittadini di recarsi in Italia poichè non sarebbe consentito andare nel Belpaese per fare la spesa. Resta in vigore quindi il divieto imposto dall’ordinanza federale “Covid” e si rischia di dover pagare una multa se colti in flagrante. Lo ha scoperto un ticinese in dogana che ha varcato il confine per sorbire un semplice caffè e comprare un giornale. E sarebbero in tanti, ieri, dopo la riapertura delle frontiere e la possibilità di rientrare in Italia ad essere stati “pizzicati”. Per gli svizzeri, infatti, dal 3 giugno, si può nuovamente mettere piede in Italia per riabbracciare amici, familiari, andare dal parrucchiere o effettuare un controllo medico. Si può anche andare al ristorante o al bar. Come appunto in questo caso. Ma non a fare la spesa. Su questo punto da Berna sono arrivate indicazioni precise. Anche un semplice giornale rientra nel concetto di “spesa”, quindi tra gli articoli off-limits. Vista la situazione particolare (si trattava di un semplice quotidiano), le Guardie di confine hanno valutato il caso specifico ed evitato di comminare la sanzione prevista: 100 franchi. Ma l’uomo è stato invitato a fare dietrofront per lasciare l’acquisto su suolo italico. Poco male, stando al protagonista di questa vicenda. Il ticinese, ne ha approfittato per un secondo caffè, durante il quale ha terminato la lettura del giornale prima di lasciarlo a nuovi avventori del bar. Questa una delle paure più grandi: essere bloccati al rientro alla dogana. Sono oltre 50 anni che si cerca di impedire ai ticinesi di fare la spesa in Italia. Ora si è trovato il sistema. I supermercati svizzeri acquistano i prodotti in Italia e li rivendono fino a tre quattro volte più cari che nel paese di origine, anche qui tanta gente non può permettersi non dico a comprare il prosciutto 85 franchi svizzeri (circa 8 euro) al chilo ma anche prodotti più correnti come il pane che arriva anche fino a 10 franchi al chilo, ossia poco meno di 10 euro. In ogni caso anche agli svizzeri è apparsa una presa per i fondelli di poter fare tutto oltre frontiera tranne comprare alimentari. Insomma, l’Italia non appare all’estero, neanche ai confinanti, ancora un paese sicuro e “no Covid”. Dunque, ci si attenderà ancora prudenza nei prossimi giorni ed almeno finchè non si avranno chiari segnali di riduzione sino a contagi “0” della pandemia anche nel Nostro Paese.




Presente e futuro del porto, condivisione tra Presidente dell’Authority e Cgil Cisl Uil

 

rappresentanti dei sindacati confederali di CGIL, CISL e UIL, Pomante (CGIL), Sagarriga Visconti, Galletta e Bottacchiari (CISL) e Turchetti (UIL) si sono incontrati lo scorso 3 giugno nella sede dell’Autorità Portuale di Civitavecchia per approfondire le tematiche inerenti la situazione attuale, le tutele sanitarie messe in atto, le problematiche occupazionali derivanti dalla contrazione del traffico crocieristico, anche e soprattutto  le prospettive di sviluppo del Porto e la diversificazione delle attività.

Tanti gli argomenti trattati, tutti di stretta attualità con particolare attenzione alla situazione dei porti del network laziale, principalmente Civitavecchia, e gli sviluppi di un futuro imminente. Traffici commerciali, banchina 24, ZLS, infrastrutture del territorio (completamento della tratta Civitavecchia Orte e viabilità su ferro), transizione energetica e le conseguenti ricadute occupazionali.

“Il percorso intrapreso dall’AdSP volto ad attrarre nuovi traffici commerciali – ha spiegato il Presidente ai rappresentanti sindacali – si è arricchito di ulteriori importanti iniziative. Nei giorni scorsi gli uffici dell’AdSP hanno avviato un percorso con tutto il cluster portuale, armatori, imprese, autotrasportatori laziali, per l’attivazione di nuove linee in vista dello sviluppo che dovrebbe conseguire all’istituzione della Zona Logistica Semplificata laziale”. Il presidente di Majo ha inoltre fatto presente ai rappresentanti sindacali che “la ZLS può rappresentare un contenitore molto importante in vista della transizione energetica.
Il Just Transition Fund a livello europeo amplierà  la dotazione finanziaria a disposizione dell’Italia e ci auspichiamo anche a favore di Civitavecchia e, in tale contesto, è necessario che il territorio si prepari sin da ora alla transizione energetica. Tutte quelle imprese che operano per la centrale dell’Enel, infatti, attraverso tali fondi, potranno essere sostenute negli eventuali processi di conversione ed adeguamento delle proprie attività”.

Argomento di discussione anche il futuro della banchina 24: “Il Presidente di Majo – dichiarano i rappresentanti sindacali – ci ha assicurato che la banchina 24 rimarrà una banchina polifunzionale. Per circa un anno, in virtù del decreto Rilancio, non ci sarà alcun problema per accogliere anche taluni container. Nel frattempo, si pronuncerà il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e si proseguirà nel percorso tracciato che è quello di intercettare parte del traffico commerciale che ancora oggi non transita per il porto di Civitavecchia”.

“Abbiamo ribadito con convinzione al Presidente – proseguono i massimi esponenti di CGIL, CISL e UIL – che è necessario realizzare in tempi brevi, con la ripresa del confronto a livello regionale e nazionale, quella rete infrastrutturale che è il fondamento sul quale costruire lo sviluppo di un territorio ricco di potenzialità e in assenza della quale l’intero alto Lazio rischia un pericoloso isolamento. Sono necessari interventi sulla tratta ferroviaria Orte Capranica Civitavecchia e non più rinviabile il completamento della Civitavecchia-Orte, che consentirebbe la creazione di una vera e propria piattaforma logistica, fondamentale per il rilancio del porto e dell’intera regione.”

“In questo momento è molto importante la condivisione di obiettivi e l’elaborazione di un progetto di sviluppo sostenibile per il territorio che affronti la transizione energetica e guardi al futuro. Per questo motivo è estremamente urgente la ripresa del confronto ad un tavolo istituzionale: tra regione, governo, parti sociali, Enel e Autorità Portuale- hanno concluso i rappresentanti di CGIL CISL UIL- sottolineando l’importanza, ai fini ambientali, della elettrificazione delle banchine portuali”.

Anche su questo ultimo punto il Presidente di Majo ha confermato interesse e impegno.

Nel prendere reciprocamente atto della disponibilità al confronto, che proseguirà con cadenza periodica anche nelle prossime settimane,  il Presidente di Majo e Cgil Cisl Uil hanno confermato la comune volontà di accompagnare, ognuno nel rispetto delle proprie prerogative, il processo di perseguimento dei comuni  obiettivi di sviluppo delle attività portuali, al fine di garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, messi a dura prova dalla crisi epidemiologica, oltre alla possibilità di incrementare le opportunità di lavoro attraverso il riposizionamento delle attività attualmente svolte dalle imprese e dall’intercettazione di nuovi traffici commerciali.




Israele – Il coronavirus si aggira fra i banchi, chiuse 43 scuole

 

Nelle scuole di Israele torna a diffondersi il coronavirus ed oggi, dopo due giorni di serrate consultazioni, il premier Benyamin Netanyahu ha dato ordine che venga chiuso ogni istituto in cui si sia rilevato anche un solo caso positivo. Due settimane fa la riapertura delle scuole, a tutti i livelli, era stata salutata con sollievo da parte degli allievi e dei genitori. Ma nessuna soluzione pratica era stata escogitata contro il sovraffollamento nelle classi a cui, nella seconda metà di maggio, si è aggiunta una ondata di caldo che ha costretto gli allievi a rimuovere le mascherine.
Negli ultimi giorni nelle scuole si è notato un rapido aumento dei contagi. Il focolaio principale si è avuto nel ‘Ginnasio Gerusalemme’ (con oltre 100 contagi, fra allievi ed insegnanti). Nel frattempo i casi positivi nelle scuole di Israele hanno raggiunto quota 255. Ieri 31 istituti erano stati chiusi come misura di precauzione, mentre oggi il loro numero è salito a 43. Circa 7.500 allievi sono adesso in quarantena.
Di fronte a questa situazione una rete educativa, la ‘Branco Weiss’ (che conta 27 scuole) ha deciso di sviluppare un progetto di “insegnamento ibrido” che cerca di conciliare l’incontro frontale con gli insegnanti in classe con lezioni ed altre attività educative condotte invece a distanza, via zoom. In questo modo si vuole garantire da un lato la continuità della attività educativa e dall’altro un maggiore distanziamento fra gli allievi. La difficoltà, è stato spiegato, consiste nel sincronizzare questo genere di insegnamento. Il coronavirus, ha notato una dirigente, ha fatto da stimolo. Durante la prossima estate saranno messi a punto programmi di insegnamento ‘ibridi’ che concilino al meglio le lezioni frontali con le attività in casa. A settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, questa iniziativa prenderà il via.