Ufo nel Mondo – gli archivi inediti dal libro di Francesca Bittarello

LIBRO UFO GLI ARCHIVI INEDITI – Il libro che risulta  estremamente  piacevole alla lettura (e qui vanno fatti  i complimenti all’autrice per la narrativa adottata  che attrae sin dalle prime righe il lettore in un continuo mozzafiato) decolla letteralmente  nello scorrere le pagine in maniera decisamente intrigante e strabiliante,  con casi ufologici narrati con perizia e furbizia smaliziata da grande scrittrice. Ogni avvenimento e ogni nuova teoria vengono qui presentate, descritte e analizzate con dovizia di particolari e analisi molto particolareggiate.

Alla sua prima opera letteraria la Bittarello ha decisamente superato l’esame ad alti voti proiettando il suo UFO GLI ARCHIVI INEDITI dopo appena un mese tra i più venduti a  livello ufologico di autori italiani e da quello che dice l’autrice la promozione vera del libro deve ancora iniziare quindi i complimenti sono doppi e ci aspettiamo che con il tempo il libro raggiunga traguardi ancora maggiori.

I disegni presenti nel libro come la copertina sono di Pablo Ayo e sono vere proprie chicche artistiche e descrittive che arricchiscono il libro e i casi ufologici analizzati.

Il libro è una guida preziosa e illuminata per lo studio e la ricerca ufologica internazionale oltrechè una raccolta di casi misteriosi del passato analizzati con estrema attenzione e competenza  dall’autrice.

L’autrice propone inoltre una nuova e efficace metodologia di casistica dei casi UFO, dei testimoni, dei debunkers, sul mimetismo degli oggetti volanti non identificati e sul fenomeno dei Cerchi nel Grano, argomento quest’ultimo che studia da anni.

Leggendo il percorso biografico dell’autrice si comprende subito che chi scrive ha un escursus notevole di anni di studi sui libri e sul campo della ricerca operativa. Colpisce inoltre la qualifica di giudice di rally aereo – si riporta che fu una tra le prime donne in Italia quando la acquisì – che fa comprendere che chi scrive è una donna sui generis.

Un vademecum operativo se si avvista un Unidentified Flying Object o una entità biologica extraterrestre.

C.B.




Ambiente. Volare in cielo pulito con i motori al plasma. Sviluppato in Cina un prototipo di propulsore per aereo che può rivoluzionare il trasporto con le ali

 

Una nuova tecnologia ha fatto capire che il futuro dell’aeronautica potrebbe essere molto diverso dalla realtà a cui siamo abituati. La scoperta in questione, infatti, che un giorno non lontano, forse, soppianterà i motori a reazione che fanno viaggiare gli aerei, è il plasma ad aria a microonde e la sua efficacia è stata dimostrata da un prototipo realizzato dall’Università di Wuhan, in Cina. Si tratta di un motore green, pensato per rendere meno gravosi sull’ambiente i viaggi aerei: i consumi degli aeroplani, infatti, contribuiscono in maniera severa all’inquinamento e al riscaldamento globale. Secondo gli scienziati cinesi, il motore al plasma non necessita di alcun combustibile fossile, non produce emissioni di carbonio e dunque risulta completamente innocuo per l’ambiente. Non sono stati rivelati molti dettagli su questa tecnologia, da quello che filtra dalla Cina pare che i ricercatori abbiamo creato un getto di plasma comprimendo l’aria e utilizzato un forno a microonde per ionizzare il flusso d’aria pressurizzato: questa combinazione tra alta temperatura e alta pressione permetterebbe di generare una potenza tale da riuscire a far viaggiare un aereo. Questa soluzione, pertanto, migliorerebbe i risultati ottenuti da altri motori al plasma, come quelli allo xeno utilizzato per la sonda spaziale Dawn della Nasa, inutilizzabili sulla Terra perché incapaci di superare l’attrito dell’atmosfera e produrre sufficiente potenza. Il motore a getto di plasma, riesce a sollevare una sfera di acciaio da 1 kg su un tubo al quarzo del diametro di 24 mm: in proporzione, la pressione di spinta è del tutto simile a quella di un motore a reazione di un comune aereo commerciale. I cinesi sono sicuri: il motore al plasma potrà presto rappresentare un’alternativa ai classici propulsori e aiutare a rendere i viaggi più sostenibili. Una visione ambiziosa per il futuro soprattutto per la salvaguardia dell’ambiente, finalizzata a ridurre le emissioni dei mezzi di trasporto aerei.




C’è correlazione tra la Sindrome di Kawasaki ed il Covid-19?

Preoccupa l’escalation di casi riscontrati nei bambini di una forma particolarmente aggressiva della sindrome di Kawasaki

E’ scorretto parlare di malattia. Si tratta infatti di una sindrome: questo sta ad indicare che non ne è nota la causa. Nello specifico, la sindrome di Kawasaki o sindrome linfonodale muco-cutanea è una vasculite infantile delle arterie di media e piccola dimensione che colpisce soprattutto le arterie coronarie. È caratterizzata da febbre prolungata, esantema, congiuntivite, mucosite, linfoadenopatia cervicale – linfonodi ingrossati – e poliartrite di gravità variabile. Se non diagnosticata in tempo può complicarsi con la comparsa di aneurismi delle coronarie, ma è una situazione rarissima, sulla quale tutti i medici pediatri sono stati sensibilizzati. Ha una sintomatologia tipica perciò è possibile fare una diagnosi clinica precisa e curarla in tempo. La cura porta alla completa guarigione del bambino, senza effetti collaterali o complicanze. Per quanto riguarda l’allarme di queste settimane, la Società Italiana di Pediatria, attraverso il gruppo di studio di Reumatologia aveva comunicato la presenza di casi di sindrome di Kawasaki già da tempo. Anche al Bambin Gesù ci sono stati  tre/quattro casi nel giro di due mesi – valori non più alti rispetto a quelli attesi – che hanno riguardato bambini piccoli, sui 2-3 anni, che sono stati curati da prassi”




Ospedale San Martino e telemedicina, l’avanguardia sanitaria tra medico e paziente

Genova – In tempo di Covid-19 il progetto “Vicini di salute” è l’esempio pratico il cui obbiettivo è di garantire continuità assistenziale in sicurezza a pazienti cronici e oncologici.

L’Ospedale San Martino di Genova per eccellenza sanitaria,  diventa parte attiva nel  progetto che,  attraverso la Telemedicina ha l’obiettivo di garantire continuità assistenziale in sicurezza a pazienti cronici ed oncologici andando a  snellire le strutture sanitarie.

Il livello organizzativo e le funzioni strategiche dell’Ospedale San Martino di Genova è caratterizzato dall’esercizio di competenze tecniche e specialistiche attribuibile non solo all’attività di ricerca, studio, analisi conoscitive e approfondimenti istruttori, ma anche all’elevata funzione degli specifici servizi istituiti da parte della  Direzione Generale e Direzione Amministrativa.

L’altissimo livello di competenza e professionalità,   a supporto delle rispettive funzioni ed iniziative, coinvolge direttamente il Direttore Generale Dott. Giovanni Ucci e il Direttore Amministrativo Dott. Salvatore Giuffrida, grazie ai quali si sono raggiunti livelli e processi decisionali e di gestione che elevano l’Ospedale  San Martino di Genova quale miglior sistema sanitario regionale e tra i primi a livello nazionale.

Un nuovo progetto di telemedicina,  all’avanguardia e all’altezza di questa eccellenza sanitaria, in tempo di Covid-19 che coinvolge i  pazienti cronici.
La Philips e Pfizer unite in un programma al servizio della salute uniscono  le loro expertise rispettivamente in termini di innovazione tecnologica nel settore della salute e di know-how sulle patologie, per attivare per il secondo biennio consecutivo, il progetto Vicini di Salute.

Il programma conferma gli obiettivi della fase 1 avviata nel 2018: migliorare la continuità assistenziale, potenziare le cure domiciliari mantenendo costante il monitoraggio delle condizioni cliniche e utilizzare tecnologie innovative di telemedicina per supportare in maniera continuativa il paziente lungo tutto il percorso di cura.

Il monitoraggio a distanza si rivela infatti uno strumento adeguato ed efficace soprattutto in un momento come questo di emergenza per il sistema sanitario italiano, alleviando le possibili criticità di assistenza per coloro che necessitano di controlli e cure in modo continuativo: i pazienti cronici e oncologici.

Le soluzioni di tele-assistenza e monitoraggio da remoto si stanno dimostrando lo strumento più evoluto ed efficace per consentire l’apertura di nuove opportunità verso sistemi sanitari sostenibili ed efficienti: lo evidenziavano lo scorso anno i risultati ottenuti dal progetto Vicini di Salute, lo impone oggi l’emergenza internazionale che siamo chiamati ad affrontare”, afferma Simona Comandè, General Manager di Philips Italia, Israele e Grecia. “Sono orgogliosa di confermare l’impegno condiviso di Philips e Pfizer nel realizzare un progetto che mette il digitale al centro e rappresenta un esempio virtuoso e tangibile di rete sanitaria connessa, in grado di coinvolgere tutti gli attori del sistema, dai pazienti, agli operatori sanitari fino ai caregiver: questo significa fare sistema e migliorare concretamente la vita delle persone.”

“Il progetto Vicini di Salute conferma che l’innovazione tecnologica può contribuire a rafforzare l’assistenza sanitaria sul territorio attraverso un modello che mette al centro il paziente”, sottolinea Paivi Kerkola, Amministratore Delegato di Pfizer in Italia. “La telemedicina, attraverso la gestione da remoto e inserita in un contesto strutturato di percorso, garantisce al paziente cronico una costante attenzione e le migliori cure; contemporaneamente, la struttura sanitaria può offrire un servizio più personalizzato ed efficace. Vicini di Salute, nato due anni fa dalla partnership tra Pfizer e Philips e che oggi si estende a nuove aree e patologie, come l’oncologia e la colite ulcerosa, è un modello vincente perché ha messo in evidenza che, grazie alla collaborazione di tutti, è possibile migliorare la presa in carico dei pazienti, pur cogliendo la sfida alla sostenibilità rappresentata da invecchiamento della popolazione, crescente aumento delle patologie croniche e scarsità di risorse. Non solo, spostando il fulcro dell’assistenza dall’ospedale al territorio può alleggerire la pressione esercitata dagli accessi negli ospedali, oggi più che mai necessaria come dimostrato dall’emergenza Covid-19”

A circa 2 mesi dall’avvio del progetto, arrivano i primi dati elaborati dal Politecnico di Milano: tra gli oltre 100 pazienti ad oggi coinvolti, si registra un atteggiamento positivo verso l’utilizzo del sistema di telemedicina, come dimostra la frequenza di accesso, coerente con le attività a loro richieste. I pazienti infatti compilano i questionari inviati con tassi di risposta anche del 90% e, grazie al reminder periodico che permette loro di non dimenticare l’assunzione della terapia, si registra un’elevata aderenza terapeutica, pari a circa il 95%.

Molti clinici hanno evidenziato l’importanza di poter disporre di un canale digitale che consenta loro di mantenere una relazione con il paziente, a maggior ragione nell’attuale situazione di emergenza” afferma Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, che sta seguendo l’iniziativa per monitorarne gli effetti. “I risultati preliminari confermano come le soluzioni digitali in sanità siano ben accette non solo dai pazienti, ma anche dal personale sanitario e possano svolgere un ruolo cruciale nel migliorare la continuità di cura”.

Confermati quindi fin qui gli ottimi i risultati ottenuti dal progetto pilota avviato nel 2018: su tutti la compliance medico-paziente con un’aderenza alla terapia a quota 98%. Le persone avevano espresso soddisfazione rispetto all’esperienza di cura supportata da dispositivo mobile (punteggio 8,2 su 10) e i medici avevano apprezzato in particolare la facilità di accesso alle informazioni sul paziente (punteggio 4,7 su 5).

L’Ospedale San Martino di Genova, primo sistema sanitario della  Regione Liguria che utilizza  il  programma di tele assistenza

Basato sulla condivisione di informazioni e dati tra medico e paziente attraverso un dispositivo digitale, il programma di tele assistenza Philips-Pfizer permette ai pazienti di essere costantemente collegati con il medico e ricevere avvisi e promemoria rispetto all’aderenza alla terapia e al follow-up, alle richieste di monitoraggio dei parametri vitali, oltre a messaggi motivazionali. Il medico è così in grado di avere sotto controllo le condizioni del paziente e può intervenire in caso di necessità. Ed è proprio questa la duplice anima al centro del progetto: da un lato la formazione continua del personale della struttura sanitaria, che può monitorare costantemente il paziente a carico, dall’altra la responsabilizzazione del paziente che, grazie all’utilizzo di tecnologie innovative e integrate, migliora la propria esperienza di cura grazie alla vicinanza costante con il medico e a un maggior coinvolgimento nel proprio percorso di gestione della malattia.




La IX edizione dell’International Strawberry Symposium, si svolgerà a Rimini dal 1° al 5 maggio 2021.

Tutti gli artefici degli apporti scientifici oramai presentati avranno tempo fino al primo settembre proporre la versione conclusiva del paper da introdurre negli atti da pubblicare in vista dell’ultimo rendez-vous.

La risoluzione, abbondantemente
pensata eppure priva di alternative plausibili, è stata mossa dai coordinatori dell’avvenimento
– l’Università Politecnica delle Marche, il Consiglio per la ricerca e
l’economia agraria (CREA) e la Società Internazionale per la Scienza
dell’Orticoltura (ISHS) – nella prospettiva di tutelare la sicurezza e la
salute di tutti i partecipi. Per siffatto grande appuntamento erano già stati concepiti
330 lavori scientifici esibiti da quasi 1000 autori originari da paesi di tutti
i continenti. Ulteriormente, il proposito aveva già immaginato 148 relazioni
orali regolate in 15 relazioni a chiamata e 133 relazioni scientifiche in 3
sessioni concomitanti, su genetica e fisiologia della fragola, salvaguardia
della pianta, post raccolta, proprietà della fragola ed effetti reali sulla
salute antropica.

Come spiega Bruno
Mezzetti, Dipartimento di Scienza agrarie, alimentari e ambientali presso
l’Università Politecnica delle Marche, anche a nome degli altri coordinatori
Gianluca Baruzzi, CREA e Maurizio Battino, Dipartimento di Scienze Cliniche
Specialistiche alla Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle
Marchem, “è stata una scelta necessaria vista la situazione sanitaria. Il
nostro obiettivo primario è quello di garantire la sicurezza di tutti i
partecipanti. Superata questa situazione, siamo positivi nel pensare che
l’evento del 2021 sarà di particolare successo in quanto potrà essere la prima
opportunità per tutta la comunità internazionale della fragola per ritrovarsi e
riorganizzarsi dopo un evento così eccezionale”.

In sintonia con
AIM Group International (segreteria organizzativa del Simposio), Palacongressi
Rimini, Macfrut, le aziende ospitanti i tour e gli sponsor, è stato determinato
di ripresentare fondamentalmente l’ identico manifesto, ma con i indispensabili
perfezionamenti e potenziali completamenti.

In linea con le recenti
date, si incomincerà con il pre-tour nel Sud Italia dal 29 aprile al 01 maggio,
per poi procedere con il Simposio vero e proprio dal 1 al 4 maggio. Distinti
seminari tecnici seguiteranno il 5 maggio nell’ambito di Macfrut 2021, per successivamente
pervenire al post-tour in Nord Italia nelle giornate del 6 e 7 maggio.




Nuovo pronto soccorso a Roma, nasce il covid 2

Allestito in tempi record, nuovo ospedale per accogliere i malati di Covid-19.

 L’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato in occasione dell’apertura del Covid 2 Hospital alla Columbus: “Noi stiamo reclutando in tutto il sistema oltre 600 operatori, tra medici e operatori – ha aggiunto -. I cluster nel basso Lazio si stanno tenendo sotto controllo. Ci siamo attrezzando per ogni scenario.




Ci sono anticorpi in grado di neutralizzare il virus covid-19? L’istituto fiammingo afferma di si!

 L’Istituto fiammingo di ricerca in biotecnologia (VIB) ha annunciato lunedì scorso, il 15 marzo 2020, la scoperta di un anticorpo in grado di neutralizzare il virus dietro covid-19. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati.

All’inizio di quest’anno, il laboratorio di Xavier Saelens (VIB-UGent) aveva annunciato la scoperta di un anticorpo unico in grado di neutralizzare il virus che causa covid-19.

Lunedì il VIB ha rivelato in una dichiarazione di aver stabilito che l’anticorpo può neutralizzare una variante di laboratorio del virus, “che rappresenta un significativo passo avanti nello sviluppo di un possibile farmaco antivirale contro il nuovo coronavirus”.

Secondo il laboratorio, “i nuovi risultati indicano che l’anticorpo potrebbe impedire al nuovo coronavirus di infettare le cellule umane”.

Inoltre, potrebbe anche “essere prodotto su larga scala usando processi di produzione comuni nell’industria biofarmaceutica”.

“A differenza dei vaccini, un anticorpo fornisce una protezione immediata, sebbene di durata inferiore. Il vantaggio di questo approccio rispetto ai vaccini è che i pazienti non devono produrre i propri anticorpi.

Anche gli operatori sanitari o quelli a maggior rischio di esposizione al virus possono beneficiare di una protezione immediata “, afferma la nota. Sono attualmente in corso esperimenti per confermare questi risultati utilizzando il ceppo patogeno di coronavirus e i ricercatori VIB stanno anche preparando la fase preclinica del test per il trattamento contro i coronavirus.

Il team di scienziati guidato da Xavier Saelens ha lavorato su un potenziale trattamento per l’infezione virale dall’inizio dell’epidemia di coronavirus. “L’anticorpo è stato sviluppato in collaborazione con due gruppi di ricerca negli Stati Uniti”, afferma VIB-UGent.




Ustioni da farmaci: al Niguarda salvato un paziente con danni su tutta la pelle

Una rarissima sindrome che come reazione avversa ai farmaci genera condizioni del tutto analoghe a quelle di un grande ustionato.

Una reazione avversa a farmaci che porta ad avere ustioni sulla pelle. E’ il quadro che caratterizza la sindrome di Lyell (necrolisi tossico epidermica) un disturbo raro, rarissimo (l’incidenza è di circa 1 caso su un milione con una mortalità del 20-30%) ma che richiede cure intensive in centri dedicati alle terapie dei pazienti grandi ustionati.

E’ successo di recente all’Ospedale Niguarda, dove l’approccio multidisciplinare ha salvato la vita ad un paziente, un uomo di 41 anni, che ha avuto un danno epidermico molto grave con un’estensione pari al 100% della superficie corporea. 

Le prime manifestazioni sono emerse a seguito dell’assunzione di un tipo specifico di farmaco anti-infiammatorio. Dopo circa una settimana sono comparse febbre e le prime eruzioni cutanee. I sintomi hanno coinvolto anche le labbra e le mucose delle vie aree con interessamenti molto gravi, per questo è stato necessario anche procedere con l’intubazione per la respirazione artificiale.

Si tratta di reazioni avverse a farmaci che generano condizioni del tutto analoghe a quelle di un grande ustionato e che, in genere, richiedono un trattamento in un reparto di terapia intensiva o in un centro specifico per il trattamento delle ustioni. Il caso del paziente curato a Niguarda ha richiesto un ricovero di tre settimane, un tempo necessario per combinare trattamenti medici e topici. Si è cercato di spegnere l’abnorme reazione immunitaria attraverso l’infusione di immunoglobuline e cortisone a cui si è affiancata una procedura di “purificazione” del sangue chiamata plasmaferesi.

In parallelo si è lavorato anche sul danno epidermico che aveva portato ad un completo distacco dell’intera barriera protettiva del corpo. Ovviamente in futuro è imperativo che il paziente eviti l’uso del farmaco che ha scatenato la reazione, ma è importante non farsi prendere dalla “fobia dei farmaci” nonostante la violenza della sindrome che in Lombardia conta 10 casi all’anno.




L’Ospedale di Terni assume: già arrivati tre nuovi oncologi

L’Azienda Ospedaliera guarda con fiducia al 2020 e ha avviato le procedure per l’assunzione di nuovo personale in radioterapia e in altre strutture.

Nonostante le criticità cui hanno dovuto far fronte nel 2019 tutte le aziende sanitarie ed ospedaliere della regione, il dipartimento oncologico dell’Azienda ospedaliera di Terni nell’ultimo anno ha raggiunto risultati molto buoni in termini di volume di attività e attrazione extraregionale.

L’Ospedale guarda con fiducia al 2020 grazie ad un programma di sviluppo che prevede incremento dell’organico, investimenti tecnologici e contestuale ottimizzazione di alcune attività innovative e strategiche in termini di qualità del percorso diagnostico-terapeutico. Tra i progetti, il coordinamento dei gruppi oncologici multidisciplinari (GOM) e un ulteriore potenziamento dell’attività di biologia molecolare, da parte dei laboratori di patologia molecolare, per favorire cure sempre più personalizzate di alcuni tumori.

In particolare il 2020 è iniziato con l’assunzione di tre medici oncologi, di cui due prenderanno servizio nei giorni prossimi, e sono in corso le procedure per l’assunzione di nuovo personale anche in radioterapia e nelle altre strutture del dipartimento. Risorse umane indispensabili sia per ridurre il sovraccarico di lavoro cui è stato finora sottoposto il personale,  sia per consentire una ridefinizione organizzativa di alcuni percorsi, al fine di ridurre i tempi di attesa per visite e somministrazione delle terapie.

Inoltre è in corso, e prossima all’aggiudicazione, la gara per l’acquisto di un nuovo acceleratore lineare (in foto) per la radioterapia guidata dalle immagini della TC incorporata, un investimento importante di oltre 2milioni di euro.

“Questa nuova tecnologia  spiega Ernesto Maranzano, direttore di dipartimento oltre che della struttura di Radioterapia oncologica – si aggiunge agli altri due acceleratori lineari in dotazione e consente di aumentare il numero dei trattamenti e migliorarne la qualità. Le sue caratteristiche permettono un alto rateo di dose e quindi l’effettuazione della radioterapia in tempi più brevi col risultato di migliorare la precisione del trattamento e il comfort del malato. E’ l’approccio migliore nella maggior parte dei tumori, risultando ideale per l’esecuzione di nuovi schemi di radioterapia più concentrati nel tempo (ipofrazionamento della dose) e per ridurre la dose ai tessuti sani”.




Da Milano Cadorna a Malpensa in 10 minuti con l’Hyperloop, nasce l’idea

Dalla stazione di Milano Cadorna alla stazione di Milano Malpensa con una tecnologia di levitazione magnetica, sono in corso le verifiche per il progetto avveniristico.

Da Milano Cadorna alla stazione ferrroviaria di Malpensa in 10 minuti, con risparmio di tempo superiore alla mezz’ora rispetto agli attuali tempi di percorrenza. Al momento è un’ipotesi ma potrebbe essere l’obiettivo cui tende l’intesa siglata giovedì 20 febbraio tra FNM e Hyperloop Italia che hanno avviato, per la prima volta nel nostro Paese, uno studio di ingegneria e di fattibilità tecnico-economica-giuridica per valutare la possibilità di realizzare un sistema di trasporto di passeggeri e/o merci dalla stazione di Milano Cadorna alla stazione di Milano Malpensa che preveda l’utilizzo di una tecnologia di levitazione magnetica passiva. Oltre a una decisiva riduzione di tempo, la soluzione comporterebbe un minor consumo energetico legato al nuovo sistema e i costi connessi all’intera operazione.

L’iniziativa è stata illustrata nel corso della conferenza stampa alla quale sono intervenuti il vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala, il presidente di FNM Andrea Gibelli e il fondatore e amministratore delegato di Hyperloop Italia Bibop Gresta. “Un giorno importante per la Lombardia, perchè investire in Ricerca è oggi il miglior investimento che produce risultati nel futuro” ha sottolineato il vicepresidente Sala, e assessore alla Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione delle imprese.

Riferendosi al treno iperveloce che consentirebbe di collegare Milano all’aeroporto di Malpensa, il vicepresidente Sala ha dichiarato: “Questa è la ricetta giusta per avere un trasporto veloce, sostenibilità ambientale, risparmio energetico, sviluppo economico, benessere sociale”.

La logica di sviluppo di questo sistema è totalmente innovativa e riflette l’attuale tendenza, a livello mondiale, di un’impostazione open sourcing, grazie alla quale si possono condividere esperienze diverse per superare il limite oggi presente per ragioni strutturali dei 600 km/h (Cina e Giappone) attraverso la tecnologia del ‘vuoto’.