E’ partita Race for the cure, battuti i record: Bari invasa dalla corsa in rosa

 

Ore 10, sono partiti. È la domenica più rosa dell’anno a Bari. Per il tredicesima volta si rinnova l’appuntamento con la Race for the Cure, con lo sport a lanciare il messaggio della prevenzione e a dare sostegno alle donne che lottano contro il tumore al seno. Quel colore, simbolo femminile per eccellenza, è stato indossato da un vero e proprio esercito di podisti, visto che con le iscrizioni in extremis gli organizzatori del comitato pugliese di Komen Italia sono andate oltre il record dei 18mila dello scorso anno. Il via alle 10 in piazza della Libertà, davanti alla prefettura, scandito dalle note delle fanfare di Aeronautica militare ed Esercito. Due i percorsi: quello sui 5 km e la passeggiata sui 2 km. Presente il sindaco Antonio Decaro che ha ringraziato tutte le donne e tutti gli uomini: “E’ la corsa per la vita – ha detto – e Bari è orgogliosa di essere ancora una volta protagonista”.

Sino alle 14, saranno molte le limitazioni al traffico nella zona interessata dalla manifestazione. Dopo la partenza, la marea rosa si dirige da corso Vittorio Emanuele verso lungomare Araldo di Crollalanza, proseguendo per piazza Diaz, lungomare Nazario Sauro, poi giro di boa nella piazzetta antistante l’Inps e ritorno passando anche da piazza Federico II di Svevia e piazza Massari. Nel villaggio allestito in corso Vittorio Emanuele anche oggi si svolgeranno le iniziative collaterali. Ma tra le più suggestive c’è anche la tradizionale veleggiata organizzata dal Circolo della Vela, che si svolgerà contemporaneamente all’appuntamento podistico. Aperta a tutte le imbarcazioni da diporto, la regata, con percorso a boe fisse allestito sullo specchio d’acqua antistante il lungomare Sud di Bari alle 11.

Anche in questo caso, i fondi raccolti attraverso le iscrizioni, andranno a sostenere la lotta contro il tumore al seno. L’evento barese si svolge nello stesso giorno della tappa a Roma della Race for the Cure, che ha come testimonial Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi. Tra i prossimi appuntamenti ci sarà anche quello di Matera il 29 settembre. Dal 2000 a oggi la Fondazione Komen ha investito più di 17 milioni di euro in ottocentocinquanta progetti destinati alla tutela della salute delle donne.




La Chiesa scende in campo:”Genova simbolo contro le armi”

 

Genova è sempre stata un simbolo di accoglienza, non può accettare una nave carica di armi». Va dritto al punto don Maurizio Verlezza, direttore dell’Opera Salesiana Don Bosco di Sampierdarena. I salesiani sono tra le tante associazioni cattoliche scese in campo nel boicottaggio contro la nave delle armi, la Barhi Yanbu che arriverà a Genova domani mattina. Associazioni che in un documento hanno chiesto alle istituzioni locali di adoperarsi per impedire l’attracco della nave. «Siamo di fronte a una guerra mondiale a pezzi, come ha detto Papa Francesco. Conflitti che non fanno clamore ma continuano a portare morte e distruzione – spiega don Maurizio –. Noi siamo per la pace e vogliamo ribadirlo anche in questa occasione che ci tocca direttamente, schierandoci contro l’imbarco di armi destinate a uccidere innocenti».

Nessuna protesta eclatante. «Rispondiamo alla violenza e all’intolleranza tutti i giorni. Con i fatti, tendendo la mano a chi è diverso – continua don Verlezza –. Qui a Sampierdarena, nel nostro istituto, convivono ragazzi di 44 nazionalità diverse che sono il simbolo concreto della condivisione e della pace. Giovani che ci fanno ben sperare, il problema sono gli adulti».

Intanto la mobilitazione per bloccare il cargo che da anni effettua la rotta tra Francia e Arabia Saudita, dove scarica i cannoni utilizzati nella guerra in Yemen provocando la morte di migliaia di civili (come ha rivelato un’inchiesta giornalistica francese), continua. I portuali, riuniti in assemblea venerdì sera, hanno deciso che domani mattina verificheranno il carico della nave. «Quando arriverà, sapremo se è vero che non caricherà armi ma merci varie – spiega Antonio Benvenuti, Console della Compagnia Unica – Manderemo le squadre con nostri delegati per verificare se è effettivamente così. In caso contrario, anche se si trattasse di proiettili vuoti, sarà sciopero. Noi diamo un segnale: a Genova il porto resta chiuso alle armi». Mentre il collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) domani mattina organizzerà un presidio al varco portuale Etiopia (dalle 9 in lungomare Canepa) e invita tutti i genovesi a partecipare alla mobilitazione. «Quella nave non deve attraccare a Genova, né ora, né in futuro – si legge sulla pagina Facebook del collettivo –. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ad una battaglia che non può essere solo dei lavoratori ma di chiunque voglia opporsi alla violenza della guerra in ogni sua forma». E la Camera del Lavoro di Genova esprime soddisfazione per la ferma reazione della città e per le rassicurazioni del Prefetto sulla natura del carico che sarà imbarcato da Genova. La Cgil ha chiesto che i trattati internazionali firmati anche dall’Italia, a difesa dei diritti umani, vengano rispettati, chiedendo al Governo di intervenire in ogni caso in cui se ne prospetti una violazione.




Tolleranza zero, risultati zero

 

Non basta credersi sceriffi. L’appello di oltre trecento residenti delle Vigne e della Maddalena, stanchi di convivere con la crescita dell’incuria e dello spaccio, è da leggersi come uno dei tanti effetti dell’aver privilegiato una sicurezza tutta di facciata a scapito di un aumento dell’insicurezza reale. La proclamata “tolleranza zero” continua a produrre un “risultato zero”. Intendiamoci, il centro antico della città non è e non era quella giungla di illegalità e di pericolo che la Lega denunciava con gran cassa mediatica. Ma allora c’era la campagna elettorale per il Comune e i verdi-neri facevano le prove di avvio della stagione delle ruspe e dei lanciafiamme. Il Centro Storico è piuttosto un territorio fragile, dove confinano e si intrecciano la città attrattiva e del turismo e quella del degrado urbano e sociale.
Conseguenza di un processo di rigenerazione non compiuto, di una progressiva inerzia istituzionale, di una lunga assenza di strategie di riqualificazione e di valorizzazione. Una questione complessa a cui non si è messo in alcun modo mano in questi due anni. Si sono preferiti tappetini e ombrellini alla derattizzazione, a una più civile raccolta di rifiuti, a una meno confusa gestione delle zone pedonalizzate, a un arredo urbano almeno decente.
Questo per richiamare le “piccole cose”. Sulle grandi il buio è ancora più fitto: Fregoso, Maddalena, Prè rimangono buchi neri e si sono aggiunte, in termini di sempre più ridotta qualità di vita, San Luca e Via del Campo. L’invincibile armata della lotta all’illegalità è poi scomparsa nel nulla tra annunci poco meditati e imbarazzanti scivoloni. La realtà è che dopo la grande svolta rappresentata da Architettura e la Tosse a Sarzano, il Porto Antico, le stazioni della metropolitana, il recupero diffuso legato a Genova 2004 e ai Rolli con il Patrimonio dell’Umanità Unesco 2006 si è persa quella spinta propulsiva che teneva virtuosamente insieme soggetti pubblici e privati. Le code lunghe di quella fase, ma ormai fuori da un disegno complessivo, si sono viste al Ghetto, alle Erbe e, più recentemente, a Sarzano. Ma si era ormai abbandonato quel piano strategico lucidamente perseguito da Bruno Gabrielli e frutto di anni di dibattito pubblico. L’intuizione della città d’arte e del turismo come volani di sviluppo nell’età post industriale ha trovato corrispondenza nei fatti ma sempre meno in una regia istituzionale. È così riemerso, anche per effetto della grande crisi, il degrado con la fuga degli abitanti, i negozi chiusi, la moltiplicazione dei vuoti.
Chi ha davvero retto sono stati gli imprenditori che puntavano insieme sulla qualità e sulla bellezza della città antica, l’associazionismo civile e solidale, tanti residenti con un forte sentimento di appartenenza a questo luogo unico in Italia e al mix sociale ed etnico che ne è da secoli la vera anima.

Perché la convivenza con l’immigrazione più che trentennale non è in discussione. Lo sono piuttosto le filiere della criminalità fatta di autoctoni e stranieri che controllano e taglieggiano interi vicoli, l’indifferenza verso lo spaccio e la prostituzione, gli effetti pessimi di una movida che è sempre meno il vivere la notte e sempre più solo consumo di alcool e stupefacenti, le redite immobiliari che favoriscono affitti in nero ed esercizi improbabili in odore di riciclaggio. Ma è diverso il moltiplicare le paure, minacciare fuoco e fiamme o trovare capri espiatori dal governare davvero. La vicenda di Banchi dimostra come la retorica muscolare possa tradursi nel ridicolo. Speriamo non accada anche per Sottoripa. Si è scelto la sicurezza-vetrina, il dispiegamento spesso inutile di forze dell’ordine, il nascondimento del disagio quasi questo fosse sufficiente. Non è così. E quanto avviene alle Vigne è particolarmente grave perché uno spazio di pregio recuperato e vivo, un presidio civile fatto di commercianti e cittadini è messo in crisi per pura disattenzione, non comprensione, superficialità. È lo scarto tra lo slogan e l’azione reale e concreta.
L’incapacità di ripensare la centralità della città antica, di coniugare riqualificazione, ordine pubblico e welfare, di sostenere chi investe risorse ed energie in un’area a cui è consegnato non poco del futuro di Genova.
C’è da augurarsi che l’appello abbia rapida e positiva risposta. Che non sia un “tappullo” contingente. Non serve “spostare un po’ in là”. Bisogna tornare a misurarsi sulla complessità del Centro storico, le sue risorse e la sua fragilità. Non tornare indietro. E di allarmi ne stanno suonando sempre di più.




Musica per palestra e campo da gioco per i malati del Gaslini

 

Un concerto per raccogliere fondi con cui realizzare una palestra e un campo da gioco per i piccoli malati oncologici dell’ospedale Gaslini. Lo spettacolo si è tenuto all’auditorium San Francesco di Chiavari ed ha registrato il sold out. La serata è stata denominata ‘Insieme per un sorriso’. Ad esibirsi il gruppo “Jazz&Saudade experience”, sestetto composto da Alfredo Ferrario, Fabrizio Cattaneo, Alessandra Cabella, Bruno Sartore, Fabrizio Ciacchella, Matteo Pinna che hanno eseguito un repertorio di jazz e bossa nova. L’iniziativa è stata dei Lions. Sono stati raccolti 2000 euro. Per poter realizzare l’intervento al Gaslini servono 12 mila euro, al momento ne sono stati raccolti 11 mila.
Per contribuire è possibile telefonare al 339 4458297 (Segreteria Distrettuale Lions 108Ia2). Simbolo del progetto è una piccola sciarpa azzurra che nel corso dell’anno è stata distribuita presso tutti i Lions Club. Alfredo Ferrario è stato protagonista con il clarinetto, Fabrizio Cattaneo con la tromba, Alessandra Cabella ha interpretato la bossa nova. Polistrumentista fin dall’infanzia, Bruno Sartore si è concentrato soprattutto sul pianoforte.
Fabrizio Ciacchella ha impressionato con il suo jazz. Matteo Pinna ha colpito con la sua batteria.




Barca a motore prende fuoco in mare

 

Una barca a motore di 5-8 metri ha preso fuoco questo pomeriggio a un miglio dalla costa di Ventimiglia. Il comandante e tre persone di equipaggio si sono messi in salvo buttandosi a mare. Secondo le prime informazioni, a determinare l’incendio è stata una avaria del motore. Sul posto Compamare, Vigili del fuoco e ambulanze del 118. I quattro naufraghi sono stati raccolti da imbarcazioni private che li hanno riportati sulla costa dove erano attesi dalle ambulanze. Sono stati trasferiti in ospedale dove i medici stanno valutando le condizioni cliniche.




Prandelli,Genoa non è ancora tutto perso

 

“Un punto importante che ci farà capire che non è ancora tutto perso anzi,ora andremo a Firenze cercando di portare a casa questa salvezza”. Cesare Prandelli ha vissuto da vicino l’incubo della serie B e sul suo volto si vede tutta la sofferenza di una partita vissuta intensamente.
“Abbiamo iniziato in un certo modo poi abbiamo preso un gol un po’ strano sull’unica situazione in cui loro erano nella nostra area di rigore – spiega il tecnico del Genoa analizzando la gara -. Nel secondo tempo la squadra ha accorciato, giocato e fraseggiato meglio, abbiamo cercato di essere più pericolosi in area di rigore. Chiaro che se non riesci a far gol diventa tutto più complicato anche nella testa dei giocatori. Non abbiamo perso fiducia e abbiamo cercato di ribaltare il risultato, poi fortunatamente c’è stato il rigore e l’abbiamo segnato. Criscito in questo senso è stato bravissimo: ha preso la palla ed è andato direttamente sul dischetto e ha fatto capire che era tranquillo e sicuro. E’ stato un capitano vero”.




Aveva accoltellato un uomo, 37enne rimpatriato a Dacca

Dopo la revoca del permesso di soggiorno stabilita dal Questore di Pordenone, un 37enne del Bangladesh è stato imbarcato su un aereo per Dacca.

Questa mattina, sabato 18 maggio, un uomo di 37 anni originario del Bangladesh è stato rimpatriato. La Polizia di Stato lo ha scortato all’aeroporto Marco Polo di Venezia-Tessera, dopo che il permesso di soggiorno gli era stato revocato per volere del Questore di Pordenone Marco Odorisio. Il motivo del provvedimento risale alla vicenda giudiziaria che vedeva il 37enne come protagonista: lo straniero, titolare di una macelleria, lo scorso 22 novembre aveva accoltellato alla testa un giovane di 24 anni a seguito di una lite scatenatasi per questioni personali. Sul posto erano giunti gli agenti della Squadra Volante, mentre la vittima, di origini pachistane, veniva portata al locale Pronto Soccorso.

Le conseguenze giudiziarie hanno portato oggi al rimpatrio del 37enne. Subito dopo la vicenda il titolare era stato arrestato, e in seguito una decisione del Questore aveva portato alla sospensione della sua attività per 60 giorni. Nel frattempo, era stata avviata l’istruttoria per la procedura di revoca del suo permesso di soggiorno. Il 37enne, a quel punto, aveva anche impugnato il provvedimento di revoca facendo ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli-Venezia Giulia, senza però ottenere risultati: il Tar, infatti, ha respinto il ricorso. Questa mattina è decollato il volo che lo ha riportato a Dacca.




Arresto ex patron Bari: risponderà a gip

 

Sarà interrogato lunedì mattina e risponderà alle domande del gip nel carcere di Trani l’ex patron del Bari Calcio, Cosmo Antonio Giancaspro, arrestato ieri dalla magistratura tranese per associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e auto-riciclaggio, nell’ambito di un indagine della Guardia di Finanza su trasferimenti di denaro alla società Vigor Trani Calcio in cambio di appalti al Comune di Trani. “Saremo in grado certamente di offrire una ricostruzione completa dei fatti e dare una spiegazione alle operazioni economiche poste a base delle imputazioni – ha detto all’ANSA il difensore di Giancaspro, il professore Vito Mormando – mi riferisco alle contestazioni di riciclaggio e autoriciclaggio. Spiegheremo che operazioni sono e perché, a nostro modo di vedere, non sono illecite”.




Imbrattano Venezia, denunciati turisti

 

“Individuati, identificati, perquisiti e denunciati all’autorità giudiziaria quattro russi che nella notte di ieri hanno fatto una cinquantina di imbrattamenti a Castello, tra campo San Filippo e Giacomo e Santa Giustina, con pennarelli da writers e adesivi”: a renderlo noto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha postato su twitter le foto dei muri imbrattati. I quattro sono stati individuati e rintracciati dalla polizia locale che ha provveduto a sequestrare pennarelli e adesivi usati per l’atto vandalico.




Ricetta falsa per medicine con cannabis

 

Due farmacisti genovesi sono stati denunciati dai carabinieri del Nas di Genova perché avrebbero preparato medicinali a base di cannabis mettendoli in commercio in alcuni casi su ricette mediche false e in violazione di norme sugli stupefacenti e di prescrizioni del ministero della Salute sulla distribuzione della marijuana terapeutica. Ai due sono state comminate sanzioni per 29 mila euro. Secondo i militari, agli ordini del magg. Massimo Pierini, i due farmacisti avrebbero messo in vendita anche on line medicinali preparati con cannabis senza tenere in ordine i registri dello stupefacente o svolgere controlli di qualità sulle preparazioni.
Hanno persino consegnato le preparazioni ai corrieri invece che al paziente. I militari hanno anche scoperto che una ricetta medica con la quale era stato prescritto il medicinale a base di cannabis era falso e per questo sono stati denunciati anche per ricettazione. Sarebbero state circa un centinaio le vendite effettuate dai due in violazione delle norme.