GIOVANE RAGAZZA DENUNCIA IL PADRE: “MI PICCHIA!”

 

Sansepolcro – Giovane ragazza  denuncia il padre: “Mi picchia”. È dovuta ricorrere più volte alle cure dei sanitari una giovane commessa di 28 anni, maltrattata perché si ostinava a frequentare persone che “non piacevano” al padre; pugni, schiaffi al volto, spintoni, tanto che in un episodio l’uomo, afferrandola per il collo l’avrebbe sbattuta contro il muro sino a rompergli gli occhiali da vista. A finire nei guai per questo brutto episodio è stato un operaio 61enne di Sansepolcro, di origini siciliane e con residenza nella vicina Città di Castello, denunciato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.  La denuncia nei primi giorni del mese di settembre. La ragazza racconta ai carabinieri della Compagnia di Sansepolcro che l’uomo diventa improvvisamente violento nei suoi confronti inizialmente con sfuriate e aggressioni verbali. A fargli perdere la bussola sarebbero stati episodi normalissimi nella vita della ragazza, ormai giovane adulta: frequentare coetanei che al genitore “non piacevano” e, soprattutto, continuare a voler tenere in piedi quella cerchia di amicizie nonostante le sue raccomandazioni. L’episodio rientra nei casi del cosiddetto codice rosso, che, attraverso un iter investigativo-giudiziario accelerato, tutela tra le altre le vittime dei maltrattamenti in famiglia.




Caivano, L’ultimo saluto a Maria Paola. . Ciro: ‘Ti amerò oltre le nuvole’

 

“Qui siamo in chiesa, il luogo dove l’odio tace. Non c’è posto per l’odio in chiesa“. Così don Maurizio Patriciello all’omelia dei funerali di Maria Paola Gaglione. La salma della 18enne morta durante l’inseguimento del fratello è in una bara bianca davanti all’altare. “Paola, perdonaci. Tutti noi, sacerdoti e laici, per non essere stati capaci di custodire questa tua fragile e preziosissima vita”. Così don Maurizio Patriciello ha concluso la sua omelia ai funerali di Maria Paola Gaglione. Il sacerdote è rimasto sul piano teologico, sui temi della morte e della Resurrezione nell’omelia, senza fare riferimenti specifici ai fatti di cronaca, ma ricordando di aver battezzato Paola il 15 giugno 2003.

E’ restata seduta, affranta per il dolore, per tutta la cerimonia funebre la madre di Maria Paola Gaglione, Pina Amico. La donna è giunta in chiesa sorretta da figlie ed amiche di Maria Paola. Dopo di lei è giunto il marito. Alcune delle partecipanti al funerale indossano una maglietta con la riproduzione della foto della 18enne morta durante l’inseguimento da parte del fratello.

La bara di Paola esce dalla chiesa di San Paolo Apostolo con le campane che suonano a distesa. Applausi ripetuti, mentre le amiche fanno volare in cielo grappoli di palloncini bianchi. Il rito si è svolto davanti a circa 150 persone distanziate all’interno tra i banchi. Altrettante sono rimaste all’esterno della chiesa. e davanti alle telecamere un appello del parroco don Parriciello: “Sono il parroco di tutti e sono vicino alle famiglie, a Ciro ed a Michele. Le loro famiglie vivono una di fronte all’altra, e dovranno riconciliarsi. Il tempo aiuterà in questo senso“.

Avrebbe voluto assistere ai funerali, Michele Antonio Gaglione, il giovane di 30 anni accusato dell’omicidio preterintenzionale della sorella, Maria Paola, secondo gli inquirenti avvenuto la notte tra venerdì e sabato scorsi ad Acerra, in provincia di Napoli, al termine di un tragico inseguimento. Attraverso i suoi avvocati voleva presentare istanza, ma sarebbe stato tutto inutile. “Non saremmo riusciti ad avere il nullaosta – fa sapere il legale del giovane, Domenico Paolella – soprattutto perché deve rispettare la quarantena prima di uscire dal carcere. Appena sarà possibile si recherà in cimitero, noi faremo certamente istanza. Ora sussistono ostacoli”. Ieri il gip di Nola (Napoli) Fortuna Basile ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Michele, ritenendolo “incapace di controllare le proprie pulsioni aggressive” e dotato, quindi, di “una accentuata pericolosità sociale”. I legali del 30enne hanno annunciato ricorso al Tribunale del Riesame. (ANSA).

A meno di due ore dall’inizio dei funerali di Maria Paola Gaglione, la 22enne morta dopo essere stata speronata dal fratello, appare fuori dalla chiesa del parco Verde di Caivano un manifesto inviato da Ciro. Ad affiggere il testo, due giovani: ci sono quattro foto dei due giovani insieme, un cuore con i loro nomi e un lungo messaggio d’addio. ‘Correvamo solo verso la nostra libertà, o almeno credevamo di farlo, verso la nostra piccola grande felicità. Ovunque sarai, il mio cuore sarà lì con te. Ti amerò oltre le nuvole. Ciro’.

Inoltre Ciro è riuscito a vedere per l’ultima volta Maria Paola Gaglione, rendendo omaggio alla salma della giovane, prima che il feretro giungesse a Caivano oer i funerali. Ciro ha ottenuto il permesso della Procura ed è stato scortato dalla Polizia.

Nel quartiere che ospita la chiesa dove si svolgono i funerali di Maria Paola, morta dopo essere stata inseguita e speronata in scooter dal fratello che rifiutava la sua relazione con Ciro, i genitori della vittima hanno fatto affiggere un manifesto funebre: nei manifesti, ad annunciare le esequie e il lutto, compare anche il nome di Michele, il fratello di Maria Paola, arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Sulla morte di Maria Paola racconta un’altra storia Bruno Mazza, amico di famiglia e fondatore dell’associazione “Un’ infanzia da vivere’ che aiuta i bambini del Parco Verde ed è finanziata da Fondazioni e dalla parrocchia. “L’orientamento sessuale non c’entra. La reazione di Michele, che pagherà per quello che ha fatto, è la reazione di un fratello che vedeva Maria Paola sbandata, accanto ad uno che aveva problemi con la giustizia, e andava a firmare ogni giorno in caserma”. Mazza aggiunge: “Maria Paola aveva uno zio omosessuale, che ha vissuto con loro 35 anni, senza alcun problema. Ma ora Maria Paola dormiva ogni giorno in una casa diversa, non aveva neanche dove farsi la doccia, il problema era questo”.




Covid: test all’ingresso in Sardegna, il governo impugna l’ordinanza

 

Sono 1.229 i contagiati dal Covid nelle ultime 24 ore, 221 in più di ieri. Ma rispetto al giorno precedente sono quasi raddoppiati i tamponi processati: 80.517 contro 45.309. Le vittime sono state 9, contro le 14 di ieri. Questi i dati del ministero della Salute.

I casi totali sono così saliti a 289.990, i morti a 35.633. In nessuna regione si è registrata un’assenza di nuovi positivi. I più numerosi nelle ultime 24 ore in Lombardia (176) e in Liguria (141).

Il Cts avvia ulteriori verifiche sull’ipotesi della riduzione della quarantena. Ulteriori approfondimenti e confronti con le organizzazioni internazionali e gli altri paesi. E’ questo – secondo quanto si apprende – l’orientamento che il Cts sta prendendo nella riunione ancora in corso in vista di una eventuale riduzione dei giorni di quarantena da 14 a non meno di dieci. Il tema, dunque – verra’ ancora esaminato con un confronto internazionale anche con l’Oms e gli Ecdc. La linea di prudenza – sempre secondo quanto si apprende – sembrerebbe, inoltre dettata dall’andamento dell’epidemia alla luce dell’apertura delle scuole.

Intanto l’Avvocatura dello Stato ha depositato l’atto di impugnazione dell’ordinanza della Regione Sardegna, in vigore da ieri, che prevede test obbligatori per i passeggeri in entrata che non si siano presentati all’imbarco con una certificazione di negatività al Covid-19. Lo apprende l’ANSA da fonti del Pd. Il mancato rispetto dell’articolo 16 sulla libera circolazione delle persone è la ragione fondamentale del ricorso depositato al Tar della Sardegna. L’istruttoria sull’ordinanza era stata aperta subito dopo la pubblicazione dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia che ha lavorato sull’approfondimento giuridico con il ministro della Salute Roberto Speranza e l’Avvocatura dello Stato. Presumibilmente, nel ricorso depositato nel tardo pomeriggio al Tar della Sardegna, c’è anche una richiesta di sospensiva. Ora il presidente del Tribunale amministrativo deciderà se discuterla nella prossima camera di consiglio o se procedere subito, dunque entro poche ore. L’impugnazione era attesa già ieri, nel primo giorno di efficacia dell’ordinanza che ha provocato il caos negli scali sardi con passeggeri disorientati e società di gestione alle prese con una norma definita “un enigma”.

Un caso sospetto di Coronavirus a scuola impone la chiamata immediata alla centrale operativa del 118, il triage telefonico, l’invio di un mezzo di soccorso dedicato e il test rapido. In classe durante le lezioni gli studenti si proteggeranno con la visiera para-droplets e indosseranno la mascherina solo quando il distanziamento sarà impossibile. Sono alcuni dei punti previsti dalle Linee di indirizzo del Sistema 118 sul contrasto alla Covid-19 nella scuola che vengono poste all’attenzione del Presidente del Consiglio e dei Ministri della Salute e dell’Istruzione in base alla visione strategica maturata sul campo, in ambito specifico extraospedaliero.  Le linee di indirizzo della Sis 118 prevedono poi che gli istituti scolastici vengano dotati di termo-scan e saturimetro per studenti, docenti e personale scolastico in modo da individuare il più velocemente possibile un caso sospetto di Covid-19. Nel documento si legge ancora: “È di assoluta importanza strategica assicurare le 3 fasi di intercettazione precoce, isolamento precoce, terapia precoce dei casi affetti da Covid-19 e garantire la più tempestiva esecuzione del test rapido molecolare”. Quando l’equipaggio del 118 arriva a scuola provvede, nella stanza dedicata al temporaneo isolamento dei casi sospetti, alla rilevazione dei segni vitali, alla valutazione clinica complessiva del soggetto (eventualmente inclusiva di ecografia polmonare) ed alla effettuazione di test rapido molecolare mediante tampone naso-faringeo. Se non si dispone di tecnologia in grado di effettuare diagnosi in loco, il tampone viene portato nel laboratorio dell’asl competente con obbligo di risposta entro 120 minuti. In caso di riscontro positivo alla infezione, il 118 provvederà ad accompagnare in condizioni di elevato biocontenimento, la persona positiva al proprio domicilio se asintomatico o paucisintomatico (nel caso di uno studente eventualmente insieme con il genitore) o al trasporto protetto in ospedale Covid se è sintomatico “maggiore”. “È un momento delicatissimo per la vita del nostro Paese, per il futuro dei nostri figli e della comunità nazionale”, sostiene Mario Balzanelli, presidente nazionale della SIS118. E conclude: “Non possiamo permetterci errori, contagi, ricoveri e morti evitabili, chiusura delle scuole subito dopo l’apertura, come già accaduto in numerosi Paesi. Indispensabile, a nostro parere, l’osservanza di alcune raccomandazioni essenziali ed insostituibili e l’implementazione di percorsi gestionali fondamentali, già ampiamente collaudati”.




Alla Casa Bianca firmato accordo tra Israele, Emirati e Bahrein

 

“Un giorno storico per la pace, nasce un nuovo Medio Oriente con un accordo che nessuno pensava fosse possibile e che a breve verrà firmato da altri cinque o sei Paesi arabi”. Donald Trump sigilla con nuove promesse la pax americana in Medio Oriente, formalizzata dalla firma alla Casa Bianca degli ‘accordi di Abramo’, ossia le intese per la normalizzazione dei rapporti a 360 gradi tra Israele da un lato e gli Emirati Arabi e il Bahrein dall’altro, in cambio della sospensione dell’annessione della Cisgiordania. “Una nuova alba di pace, superiamo le divisioni e ascoltiamo il battito della storia”, gli ha fatto eco il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha siglato le intese con i ministri degli Esteri degli altri due Paesi, rispettivamente Abdullah bin Zayed Al Nahyan e Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa.

“Storici accordi di pace”, li ha definiti il presidente americano nel South Lawn della Casa Bianca, davanti ad una folla di centinaia di invitati con pochissime mascherine e senza distanziamento sociale. Ma Emirati e Bahrein non sono mai stati in guerra con Israele, non sono trattati di pace come quelli siglati con l’Egitto nel 1979 e con la Giordania nel 1994. In ogni caso si tratta di intese storiche che cambiano la mappa e gli equilibri mediorientali, segnando l’accettazione di Israele nel mondo arabo e un’alleanza comune contro l’Iran, il nemico numero uno di Washington nella regione.

Per Trump è indiscutibilmente un trionfo diplomatico, che gli permette di accreditarsi come artefice di pace e di vantare la candidatura al Nobel a sette settimane dalle elezioni, mentre spera di incassare un nuovo successo dai negoziati sull’Afghanistan.
Come suggerisce lo stesso nome degli accordi, è una vittoria anche per il suo amico ed alleato Netanyahu, inseguito finora dalle polemiche del processo per corruzione e per il rinvio del lockdown per la pandemia. L’unico prezzo che paga è la sospensione, non la rinuncia, all’annessione della Cisgiordania.

Resta più di qualche spina, a partire dai palestinesi, che si sono sentiti “pugnalati alle spalle” dagli accordi dei due Paesi arabi dopo aver negato a Trump il ruolo di mediatore per le sue decisioni favorevoli a Israele. “E’ un giorno buio”, ha detto il premier palestinese Mohammed Shtayyeh. Ma il tycoon promette ora di coinvolgere altri Paesi del Golfo, probabilmente Oman e Arabia Saudita, convinto che alla fine anche i palestinesi “arriveranno a un punto in cui vorranno unirsi all’accordo di pace”, altrimenti “saranno lasciati da parte”.

Nessuna pace senza fine occupazione – “Non ci sarà pace, sicurezza o stabilità nella regione senza la fine dell’occupazione e il raggiungimento per il popolo palestinese dei suoi pieni diritti come stabilito dalle legittime risoluzioni internazionali”. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen commentando l’Accordo di Abramo firmato oggi da Israele, Emirati e Bahrein a Washington che – ha sottolineato -“non permetterà di raggiungere la pace finchè gli Usa e l’occupazione israeliana non riconosceranno il diritto del popolo palestinese ad uno stato indipendente”.




Un vasto incendio è divampato nel porto di Ancona

 

Un incendio di vaste proporzioni è divampato, per causa ancora in corso di accertamento, nella zona portuale di Ancona. Le fiamme sono partite intorno alle 00:35 da un capannone. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del fuoco di Ancona, Macerata e Pesaro con autobotti e autoscale. Si sono sentiti anche dei boati. Non ci sono vittime né feriti.

Dall’incendio, che si è sviluppato nell’area ex Tubimar, dove ci sono varie attività, si è levata una densa colonna di fumo che è ancora nell’aria. Sul luogo sono intervenuti anche mezzi delle forze dell’ordine, che hanno ‘cinturato’ la zona. Le fiamme avrebbero distrutto alcuni camion e le strutture dei capannoni interessati, dove potrebbero trovarsi solventi, vernici e altri materiali potenzialmente tossici. Nella zona ci sono una ditta che produce azoto liquido, una centrale elettrica, un impianto di metano. L’incendio è stato circoscritto, ma le operazioni di spegnimento sono ancora in corso. Sul luogo anche mezzi della Protezione civile della Regione Marche e del Comune di Ancona.

Tenere le finestre chiuse in via precauzionale, in attesa dei risultato delle analisi dell’Arpam e dell’Asur. E’ il consiglio dato dal Comune di Ancona dopo l’incendio divampato nel porto, nell’area ex Tubimar. Il centro città è ancora invaso dal fumo.

 




Banchi fai da te in istituto,tagliati costi per 115mila euro

 

Hanno acquistato 15 quintali di verghe di ferro e tubi angolari. Quindi armati di pialle, seghe, cacciaviti e di tutta l’attrezzatura occorrente, hanno tagliato 130 banchi doppi trasformandoli in banchi monoposto. Con il legno avanzato hanno creato ex novo altri 274 banchi. Sono gli studenti e gli insegnanti della Scuola di Formazione professionale “Opera Montegrappa” di Fonte (Treviso), un paritaria regionale che conta fino a 700 studenti. Se avessero cambiato tutti i banchi della scuola la spesa sarebbe stata di 5.000 euro per classe: moltiplicando per 23 classi dell’istituto la spesa sarebbe arrivata a 115 mila euro. Invece con cinquemila euro hanno fatto tutto. “I banchi monoposto ce li siamo fatti noi – spiega il presidente dell’Opera Monte Grappa, don Paolo Magoga – Ci siamo messi al lavoro a fine maggio subito dopo la fine del lockdown e in tre settimane abbiamo fatto tutto. Devo ringraziare i nostri assistenti didattici Dino Zago, Daniela Ziliotto, Emanuele Baron, Luca Ferrarese e Michael Tasinato che sono stati bravissimi. Daniela soprattutto si è rivelata un’abilissima saldatrice”. Oggi lunedì 14 settembre la scuola ha iniziato le lezioni con 180 allievi delle classi prime.




Coronavirus: India, i casi superano quota 4,9 milioni

 

L’India ha registrato altri 83.809 casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, un andamento che porta il bilancio complessivo dei contagi oltre quota 4,9 milioni: lo riporta il Times of India.
Secondo i nuovi dati, ad oggi il Paese registra un totale di 4.930.236 contagi, inclusi 80.776 morti (di cui 1.054 nelle ultime 24 ore).
L’India, come è noto, è il secondo Paese al mondo per numero di infezioni in termini assoluti dopo gli Stati Uniti (6.554.820) e il terzo per numero di decessi dopo Usa (194.536) e Brasile (132.006).




Venezuela: elezioni,oltre 20 milioni potranno votare il 6/12

 

Il presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) del Venezuela, Indira Alfonzo Izaguirre, ha annunciato che, sulla base della revisione e dell’aggiornamento realizzato delle liste elettorali, 20.710.421 venezuelani potranno esercitare il diritto di voto nelle legislative del prossimo 6 dicembre. Lo riferisce la tv statale Vtv.
Izaguirre ha poi ricordato che per questo appuntamento “si sono iscritti 107 partiti politici che parteciperanno a sessioni informative sul processo elettorale che riguardano anche la scelta di posizione del simbolo sulla scheda elettorale”.
La responsabile del Cne ha quindi segnalato che l’organismo sta ancora “esaminando proposte per la sostituzione o la modifica di candidature” di diverse formazioni politiche. Il 5 settembre scorso Alfonzo aveva annunciato che per queste elezioni parlamentari si erano iscritti 14.400 candidati.
Il voto riguarda il rinnovo per cinque anni dell’Assemblea nazionale (An, Parlamento unicamerale) per il periodo 2021-2026.
Il leader dell’opposizione, autoproclamatosi presidente ad interim, Juan Guaidó, ha avviato una campagna di boicottaggio, appoggiato da 37 partiti ed oltre 100 associazioni, definendo le elezioni “una truffa” orchestrata dal governo.
Ma la compattezza dell’opposizione è stata rotta dall’ex candidato presidenziale ed ex governatore dello Stato di Miranda, Henrique Capriles, il quale ha dichiarato che “il 6 dicembre è un pedaggio che non possiamo evitare” perché la Costituzione stabilisce che dopo cinque anni si deve eleggere una nuova Assemblea nazionale”. E poi anche perché, ha concluso, “non possiamo continuare ad essere governo solo via internet”




‘Ndrangheta: droga e armi tra Italia e Francia, arresti

 

Decine di arresti all’alba da parte dei Ros di Genova insieme alla Gendarmeria francese nell’ambito di una operazione sul traffico internazionale di stupefacenti e armi, riciclaggio e favoreggiamento della latitanza di un appartenente alla ‘Ndrangheta.

Sono in corso perquisizioni e sequestri di beni. L’indagine è coordinata dalla Dda genovese e magistrati d’Oltralpe.




Antitrust: 5 milioni di multa a Poste, raccomandate ingannevoli

 

L’Antitrust ha irrogato a Poste Italiane una sanzione di 5 milioni di euro, il massimo consentito dalla legge anche se non deterrente in rapporto al fatturato del gruppo pari nel 2019 a 3,492 miliardi di euro, “per aver adottato una pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo, consistente nella promozione, risultata ingannevole, di caratteristiche del servizio di recapito delle raccomandate e del servizio di Ritiro Digitale delle raccomandate”. Lo comunica l’Autorità in una nota. Per il Garante il comportamento di Poste provoca danni non solo ai consumatori, ma anche al sistema giustizia del Paese.

La mancata consegna delle raccomandate da parte di Poste italiane provoca “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati”. E’ quanto sottolinea l’Antitrust, annunciando la multa da 5 milioni al gruppo, accusato di condotte ingannevoli nella gestione del servizio. L’Autorità ricorda che la questione è stata più volte sollevata nelle Relazioni Annuali sullo stato della giustizia.