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Caso Cucchi, Nistri: chi sa qualcosa parli

Il Comandante Generale dell’Arma Generale Giovanni Nistri, intervistato a ‘Porta a Porta’ sul caso Cucchi ha lanciato un appello.

“Chi sa qualcosa parli”. È questa la richiesta del Comandante Generale dell’Arma Nistri. Egli si è detto “lieto che uno dei militari presenti quella sera (il brigadiere Tedensco n.d.r) abbia detto la sua verità: questo vuol dire che questa verità adesso potrà entrare a pieno titolo nel processo insieme con tutte le altre evenienze che sono state accertate nel frattempo dall’autorità giudiziaria, e dunque questo sarà un passo in più verso una definizione della vicenda”.

Tuttavia, la parola fine non è ancora stata messa sulla vicenda giudiziaria di Stefano Cucchi. “Io ne approfitterei per dire una cosa che deve essere molto chiara. L’Arma non solo andrà fino in fondo per la parte di competenza e io ribadisco la necessità che un carabiniere ha il dovere morale prima ancora di giuridico di dire la verità e la deve dire subito. Quindi questa è l’occasione. Chi sa parli. Perchè un carabiniere deve rispettare il proprio giuramento se vuole essere un carabiniere. Chi esce da questa regola e viene ritenuto responsabile di gravi fatti non è degno di indossare la divisa”.

Parlando invece delle ritorsioni nei confronti di Riccardo Casamassima, l’appuntato che fece riaprire il processo, Nistri ha dichiarato che: “L’Arma non fa dispetti a nessuno, quando deve procedere lo fa in presenza di dati oggettivi: abbiamo proceduto nei confronti di personale che ha ottenuto ricompense al valore militare se successivamente sono emersi atti o fatti non compatibili con l’essere carabinieri”.