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Caso Cucchi, carabiniere superteste stringe la mano a Ilaria: “Mi dispiace”

Dopo la deposizione Francesco Tedesco è andato verso la sorella della vittima per stringerle la mano

 

 

Un gesto che parla da se’, quello avvenuto davanti alla Corte d’Assise durante il processo per la morte di Stefano Cucchi. Subito dopo l’interrogatorio, Francesco Tedesco, carabiniere accusato di omicidio preterintenzionale che ha puntato il dito contro gli altri due militari coimputati nel processo, stringe la mano alla sorella della vittima, Ilaria, e le dice: “Mi dispiace”.

Il carabiniere ad ottobre 2018, dopo di 9 anni dalla morte di Cucchi, dichiarò che Stefano venne ‘pestato’ dai due suoi colleghi Di Bernardo e D’Alessandro, accusati come lui di omicidio preterintenzionale. “Di Bernardo e D’Alessandro si sono nascosti dietro le mie spalle per tutti questi anni, per dieci anni loro hanno riso e io ho dovuto subire, mi sono stancato.”- dice oggi Tedesco – “A differenza mia, non hanno mai dovuto affrontare un pm. L’unico ad affrontare la situazione e ad avere delle conseguenze ero io. In tutti questi anni l’unica persona che aveva da perdere ero io, ero l’unico minacciato”.

“Dopo il primo schiaffo, Stefano non ha avuto il tempo di lamentarsi, non ha gridato. È caduto in terra stordito e non ha urlato neppure dopo il calcio che gli è stato sferrato a terra. Poi, quando l’ho aiutato a rialzarsi, gli ho chiesto come stava e lui mi ha detto di stare tranquillo perché era un pugile. Ma si vedeva che non stava bene”. Lo ha detto in aula Francesco Tedesco, rispondendo alle domande dei difensori degli altri carabinieri. Inoltre Tedesco ha precisato: “Cominciai a maturare la convinzione di dover parlare di ciò che sapevo il 30 luglio 2015, quando fui convocato dal pm”.

L’interrogato ha spiegato perché ha aspettato tanti anni per fare le sue rivelazioni:”Cominciai a maturare la convinzione di dover parlare il 30 luglio 2015, quando fui convocato dal pm ma ho voluto aspettare che uscissero le annotazioni mie falsificate e cancellate per corroborare le mie parole” Poi ha continuato: “Subito dopo la morte di Cucchi sono stato minacciato di essere licenziato quindi allora non chiesi nulla perché avevo capito l’andazzo. Dopo il 22 ottobre 2009 mi sono trovato incastrato ed ero l’unico ad avere tutto da perdere”.