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Bologna, maxi operazione contro cartelli agenzie funebri: 30 arresti

Trenta persone sono indagate per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio 

BOLOGNA – I due principali ospedali di Bologna erano sotto scacco di un’organizzazione criminale che ne controllava le camere mortuarie. Due veri e propri cartelli di imprese funebri che si “spartivano” i decessi dei pazienti ricoverati nei nosocomi, con la complicità di alcuni infermieri dei reparti. E quanto emerge da una maxi inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Bologna che ha permesso di scoprire le dinamiche spartitorie e i reati commessi dalle aziende.

Questa mattina i militari stanno eseguendo un provvedimento restrittivo, emesso dal gip del Tribunale di Bologna, nei confronti di 30 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e diverse violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti. Le indagini, sviluppate dal Reparto Operativo, dal Nucleo Investigativo e dalla Compagnia Bologna Centro, coordinate dalla procura di Bologna, diretta dal procuratore capo Giuseppe Amato, e che hanno impegnato circa 300 carabinieri, hanno consentito di disarticolare un radicato sistema corruttivo ruotante attorno al delicato comparto funerario.

Le due imprese funebri erano in grado di controllare, ognuno per la parte di competenza, le camere mortuarie dei due principali nosocomi cittadini, l’Ospedale Maggiore e il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi, al fine di mantenere e consolidare il monopolio nella gestione dei servizi funebri.

Infermieri e pompe funebri: alleanza mortale

Stando alle risultanze probatorie, nel “board” dell’organizzazione criminale c’erano anche alcuni infermieri. I sanitari ‘a libro paga’ provvedevano ad ‘agganciare’ i familiari dei defunti mettendoli in contatto con i rispettivi referenti delle varie agenzie di servizi. Il modus operandi, infatti, si era consolidato nel tempo ed era strutturato a più livelli. Al livello intermedio i dipendenti delle imprese funebri, che attraverso una stabile presenza presso gli ospedali, in contravvenzione a quanto normativamente previsto, fornivano nell’immediatezza tutti i dettagli del caso ed indirizzavano i nuovi clienti verso i loro uffici per la definizione della pratica. All’apice i due massimi rappresentanti dei consorzi, in grado di dirigere le rispettive associazioni sotto tutti gli aspetti: dalla sistematica suddivisione dei vari ‘lavori’ tra le varie ditte funebri partecipi al progetto delittuoso, alle complessive attività di gestione e redistribuzione delle ingentissime somme introitate.

I reati

Le indagini hanno poi chiaramente documentato le sistematiche condotte di riciclaggio promosse e coordinate dagli indagati di vertice con il reinvestimento del rilevante ‘nero’ aziendale, realizzato con la sistematica mancata fatturazione di parte dei servizi funerari e gestito attraverso specifiche contabilità parallele da parte di membri dell’associazione incaricati della specifica mansione. Nel corso dell’operazione, condotta tra le province di Bologna, Modena, Ferrara, Rimini e Gorizia, i militari stanno procedendo anche a un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per circa 13 milioni di euro.

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