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Bambino muore su un volo Beirut-Roma: atterraggio di emergenza a Bari

Il bambino soffriva di una grave malattia ai reni e stava andando a curarsi. Il volo gli è stato fatale.

Non è servito a nulla l’atterraggio di emergenza all’aeroporto di Bari. Il piccolo è morto prima. Era affeto da una grave patologia ai reni, la iperossaluria.

Era accompagnato dai genitori e da un’infermeria. Non solo, indossava anche una mascherina per l’ossigeno. si stava recando a Roma per essere operato al Bambino Gesù. Lì avrebbe ricevuto un doppio trapianto di fegato e reni.

“Ma nel documento dei medici, obbligatorio per trasportare una persona con patologia, non era prescritto l’accompagnamento di un medico: solo una maschera d’ossigeno e tutta una serie di procedure che vengono messe in atto in questi casi”.

Così il primo soccorso lo ha prestato l’infermiera che era lì con lui. Tutto inutile. Il bambino era già andato in arresto cardiaco. Una volta che l’aereo è atterrato a Bari, sul posto è arrivato il pm  Marcello Barbanente e il medico legale del policlinico Chiara Lauretti.

Il caso di questo povero bambino ha subito fatto discutere i medici. Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società italiana sistema 118 (Sis) e direttore del 118 di Taranto, ha dichiarato: “Serve un decreto urgente del governo  affinché a bordo di tutti i mezzi del trasporto pubblico, dagli aerei ai taxi, vi sia un defibrillatore semiautomatico e almeno una persona abilitata alla rianimazione cardio respiratoria con defibrillatore: può essere il conducente o il personale di servizio. È urgentissimo. Non è possibile pensare che, nel 2018, a bordo dei mezzi pubblici manchino i defibrillatori e chi li sa usare. È urgentissimo, urgentissimo”

 

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