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Arrivano tre nuovi defibrillatori pubblici H24 nel cuore di Bologna

Nel cuore di Bologna arrivano tre nuovi defibrillatori pubblici, attivi H24, donati dalle associazioni di volontariato Piccoli Grandi Cuori e Pubblica Assistenza. Saranno installati nei punti più frequentati del centro: domani sarà inaugurato il primo, all’angolo fra piazza Nettuno e via Rizzoli, mentre la prossima settimana arriveranno quelli in via Indipendenza (angolo via Righi) e in piazza Medaglie d’oro (davanti alla stazione).

I prossimi saranno collocati in piazza della Mercanzia, in zona universitaria, ai Giardini Margherita e nei quartieri della città, fino ad arrivare a 15 dispositivi installati nell’arco di tre anni, frutto della convenzione firmata l’anno scorso da Comune di Bologna, Ausl, 118 e le due associazioni.

“È un deciso passo in avanti per Bologna – commenta l’assessore alla Sanità di Palazzo D’Accursio, Giuliano Barigazzi, oggi in conferenza stampa – siamo una delle più avanzate in Italia e mancava quest’ultimo pezzo del sistema”. L’arrivo dei defibrillatori, nel pieno della pademia, “è anche un messaggio che lanciamo – aggiunge Barigazzi – nonostante la guerra al covid, abbiamo energie sufficienti e sguardo al futuro” anche su altre patologie. “Non esiste solo il covid – insiste l’assessore – in questa fase abbiamo deciso di continuare comunque tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche programmate. Lo sforzo è continuare l’ordinarietà oltre a combattere il covid, per questo è più complicata la seconda ondata”.

Per il direttore dell’Ausl di Bologna, Paolo Bordon, si tratta di un “bellissimo progetto di partecipazione sociale. Non dobbiamo abbassare la guardia da questo punto di vista, si può fare ancora molto sulla prevenzione e sull’emergenza-urgenza” per la cura delle malattie cardiovascolari.I defibrillatori sono tutti telecontrollati h24 e saranno in funzione per otto anni, in base all’accordo con l’azienda fornitrice, che si occuperà anche della manutenzione.

L’app Dae RespondER

“È più facile usare un defibrillatore che collegarsi a una riunione via internet”, scherza l’attore Vito, testimonial della campagna di comunicazione del progetto “Bologna città cardioprotetta”, che accompagna l’installazione dei defibrillatori. Il progetto è connesso con l’app “Dae RespondER”, la prima app in Italia integrata con la centrale operativa del 118 e sviluppata insieme alla Regione Emilia-Romagna, che allerta i soccorritori volontari in caso di potenziali arresti cardiaci.

Ad oggi, spiega Fabio Mora, coordinatore della centrale 118 di Bologna, sono 9.866 le persone registrate sulla app come ‘first responder’ in Emilia-Romagna, di cui 2.338 nel Bolognese. Nella provincia di Bologna nel 2019 si sono registrate 1.176 emergenze: in 68 hanno accettato di intervenire tramite app, 26 sono arrivati sul posto e sette hanno defibrillato la persona in arresto cardiaco. Nel 2020, invece, su 1.061 emergenze, 55 hanno accettato, 16 sono arrivati sul posto e due hanno defibrillato.

Nella prima ondata della pandemia, aggiunge Mora, la formazione dei volontari si è fermata a marzo, per poi riprendere a metà giugno. Da questa settimana invece la Regione ha di nuovo bloccato i corsi per i laici, per evitare gli assembramenti. La pandemia ha impattato anche sulla modalità di fare rianimazione, aggiunge il coordinatore della centrale 118 di Bologna, per via del potenziale contagio. Oggi le linee guida infatti non prevedono più la valutazione del respiro, ma solo l’osservazione del movimento del torace. È inoltre previsto solo il massaggio cardiaco, senza respirazione bocca a bocca e mettendo subito una mascherina sul volto della persona da rianimare.

“Non dimentichiamo che i pazienti cardiologici sono aumentati durante la prima ondata- sottolinea Grazia Pecorelli, medico del Pronto soccorso del Policlinico Sant’Orsola di Bologna e responsabile del centro di formazione per rianimatori – perché non hanno avuto modo e possibilità di raggiungere l’ospedale: si sono astenuti dal farsi vedere per paura. E infatti oggi vediamo pazienti un po’ più gravi rispetto agli anni passati. Per questo una formazione capillare è indispensabile, aspettiamo che il covid allenti la presa”.

L’installazione dei difibrillatori, ricordano le associazioni, è aperta a chiunque voglia dotare la propria strada o l’eterno del proprio negozio di un dispositivo del genere, che potrà essere integrato nel progetto.