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Aosta, proseguono gli interrogatori per gli indagati dell’operazione “Do ut des”

L’operazione ha permesso di smascherare una consolidata attività criminale nella gestione e nell’affidamento di appalti pubblici

AOSTA – Proseguono le indagini dell’inchiesta “Do ut des” su un giro di corruzione in appalti pubblici in Valle d’Aosta. Oggi i coniugi Loreno Vuillermin e Renza Dondeynaz, tra gli indagati dalla procura, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al pm Luca Ceccanti. Così come avevano fatto precedentemente davanti al gip.

Stando alle indagini, la coppia, tramite la propria impresa edile, la Edilvu di Challand Saint-Victor di cui e’ socio anche il figlio Ivan, hanno versato 50 mila euro di tangenti in cambio di lavori all’ex capo dell’ufficio tecnico di Valtournenche, Fabio Chiavazza, figura chiave dell’inchiesta.

L’operazione “Do ut des”

Alcuni giorni fa i Carabinieri del Comando Gruppo di Aosta, hanno dato esecuzione a 8 misure cautelari ( 1 ordinanza di custodia cautelare in carcere, 3 di custodia agli arresti domiciliari e 4 misure dell’obbligo di dimora e di presentazione alla Polizia Giudiziaria) a carico di altrettanti soggetti, indagati, a vario titolo, per i delitti di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Gli arresti sono l’ultimo tassello di un’articolata attività investigativa, denominata “Do ut des”, che ha permesso di individuare un attività criminale rodata nella gestione e nell’affidamento di appalti pubblici presso il Comune di Valtournenche. Il principale indagato è appunto Fabio Chiavazza, all’epoca dei fatti responsabile dell’ufficio tecnico. L’uomo, secondo gli investigatori, approfittando della fiducia che il sindaco della cittadina nutriva per lui, non ha esitato a porre in essere una serie di condotte illecite per favorire persone e imprenditori a lui vicini.

I coniugi Vuillermin sono invece gli imprenditori che ampiamente e ripetutamente hanno goduto della disponibilità di Chiavazza a strumentalizzare il proprio ufficio per aggiudicarsi numerosi lavori.

L’indagine, condotta tra il novembre 2017 e maggio 2018, ha interessato il monitoraggio di oltre 30 appalti di cui 20 pubblici per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. I 60 carabinieri impegnati nell’operazione hanno anche denunciato altri sette soggetti per condotte di natura minore connesse ai reati contro la pubblica amministrazione contestati e sequestrato numeroso materiale probatorio utile per il prosieguo dell’indagine.

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