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Ancona, infezione killer, addio a Lorella. Cartelle cliniche nel mirino

 

«Mamma era infaticabile, aveva la capacità di risolvere ogni problema, lei lo scavalcava. Ha fatto quello che una persona può fare in cento anni di vita. Voglio pensare che se ne sia andata così presto perché aveva esaurito tutte le sue energie. Sono fiero di aver passato 27 anni a casa con lei».

Don Giovanni Varagona aveva già benedetto la bara nella pienissima chiesa di San Giuseppe, a Falconara, quando Simone ieri è salito sull’altare per ricordare così sua madre, Lorella Campanella, morta mercoledì scorso a 57 anni dopo quasi tre giorni di ricovero all’ospedale di Torrette dove era arrivata per forti dolori addominali. Il pm Valentina Bavai ha disposto l’autopsia eseguita sabato dal medico legale Mauro Pesaresi per capire le cause della morte della 57enne che era in cura da due mesi per una gastrite. Nei prossimi giorni sono attesi i primi risultati. Il 30 marzo Campanella era stata alla cresima di un parente in Veneto e quando la mattina seguente è partita per fare rientro ad Ancona è stata male durante il viaggio tanto che la sera i familiari l’hanno portata al pronto soccorso dal quale è stata poi trasferita in Rianimazione.

Lorella era la zia del consigliere comunale e avvocato Francesco Rubini che ora sta seguendo la vicenda dal punto di vista legale. E’ stato chiesto all’ospedale di acquisire le cartelle cliniche della 57enne e le analisi fatte in pronto soccorso. Al momento il fascicolo aperto in Procura è contro ignoti. Solo dopo l’esito dell’autopsia i familiari valuteranno se procedere legalmente contro qualcuno. Rubini ieri era al funerale dove c’erano anche il marito della donna, Fabio Carotti, e la figlia Giulia. «Non so dove prendeva quelle forze – ha detto il figlio Simone – io mi alzavo alle 8 e lei aveva già fatto due lavatrici e preparato il pranzo per tutti. Tenace, non riusciva a pensare a se stessa, ha sempre pensato agli altri e al nostro futuro e ci è riuscita perché ci ha sistemati. Sarebbe orgogliosa di vederci come stiamo superando questo momento che ci ha fatto ritrovare come non siamo mai stati». Simone ha voluto poi dedicarle una canzone di Fabrizio De André, suonando la chitarra, che la madre gli cantava quando era piccolo, la «Canzone dell’amore perduto». A descrivere Lorella, che è stata un punto di riferimento per il volontariato prima con la Tenda d’Abramo (che ha contribuito a far nascere) e poi con «L’Unità di strada» che si occupa dei senzatetto, è stata anche una amica che l’ha dipinta come una donna «da una carica esplosiva, dalla forza titanica, energia pura».