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Amazon, a Piacenza lavoratori proclamano stato agitazione e blocco straordinari

Alla base della protesta la vertenza sulla stabilizzazione di 1.951 lavoratori somministrati

PIACENZA – Nei magazzini Amazon di Piacenza c’è fermento, agitazione. E la causa non è il Black Friday, previsto tra un paio di settimane. Né tantomeno il Natale alle porte e il relativo shopping compulsivo online. A Piacenza, i lavoratori di Amazon sono inquieti: hanno deciso di tornare sulle barricate. In accordo con i sindacati di categoria, sono tornati in stato di agitazione e hanno proclamato il blocco degli straordinari obbligatori, da oggi e fino alla fine dell’anno. Alla base della protesta la vertenza sulla stabilizzazione di 1.951 lavoratori somministrati.

Secondo le parti sociali – Filcams Cgil, Cisl Fisascat, Uiltucs Uil e Ugl Terziario – l’accordo firmato a maggio che prevede il coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione dei turni e del lavoro «non sta venendo applicato come concepito». «Con i picchi di lavoro del periodo natalizio e del Black Friday in arrivo, a Castel San Giovanni sembrano ripresentarsi problemi che si pensavano superati», spiega Fiorenzo Molinari, segretario generale Filcamas Cgil di Piacenza. «La ratio dell’accordo – aggiunge – era distribuire al meglio tra i lavoratori i ‘disagi’ che comporta un ciclo produttivo come quello di questa azienda. Permetteva ai lavoratori direttamente in azienda di essere protagonisti nell’organizzazione del lavoro, in un’ottica di equità. Ora Amazon cambia l’organizzazione in modo unilaterale penalizzando fortemente il turno notturno e tutto questo senza minimamente condividere il percorso con le Rsa, a differenza di quanto previsto dagli accordi». Centrale anche il nodo dei lavoratori ‘in somministrazione’ che secondo i sindacati e le risultanze dell’Ispettorato nazionale del lavoro dovrebbero essere ricondotti al contratto subordinato. Pesa per Molinari anche «la mancanza, nell’azienda dell’uomo più ricco del mondo, di un premio di risultato per i lavoratori che concorrono ad aumentarne la ricchezza”. Contestazioni cui Amazon Italia replica punto per punto. A cominciare dalla stabilizzazione dei somministrati, per i quali l’azienda dice di aver rispettato le “norme di legge e contrattuali”».

La risposta di Amazon Italia

Ma l’azienda non ci sta e replica in un nota: «Abbiamo rivisto con attenzione i dati relativi ai contratti di lavoro nel 2017 presso il nostro sito di Castel San Giovanni e i numeri in nostro possesso confermano una situazione di rispetto delle norme di legge e contrattuali. Inoltre il dialogo le rappresentanze dei lavoratori è costante». «Dal momento che continuiamo a crescere in Italia – prosegue la nota -, continueremo a creare ulteriori posti di lavoro a tempo indeterminato e opportunità di crescita e di carriera. Abbiamo investito un miliardo e 600 milioni di euro e creato 5.200 posti di lavoro da quando abbiamo aperto in Italia nel 2011. Le conversioni da contratti in somministrazione a tempo indeterminato sono state 500 nel 2016, 270 nel 2017 e 115 nel 2018 e continueranno ancora nel corso dell’anno». «Ogni anno – precisa l’azienda – Amazon Italia effettua una verifica sugli stipendi, per assicurarsi che siano equi e competitivi, e questo è stato fatto nel 2018: i salari dei dipendenti di sono tra i più alti del settore della logistica. Questo è il motivo per cui non abbiamo dato seguito alla richiesta dei sindacati di introdurre una retribuzione variabile. La verifica annuale degli stipendi verrà effettuato nuovamente nel 2019». Quanto alla richiesta di straordinari, in occasione di picchi lavorativi come il Black Friday l’azienda sottolinea di pianificare «le ore di straordinario in dialogo con il personale almeno con 4 settimane di anticipo».

Il precedente

L’anno scorso a Castel San Giovanni fu proclamato il primo sciopero in un magazzino di Amazon in occasione del Black Friday, colpendo la distribuzione in un giorno tradizionalmente caratterizzato da intensi movimenti di magazzino. Azione che accese i riflettori sulla vertenza dei lavoratori e portò a un primo storico accordo raggiunto a maggio.

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