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Quel filo invisibile fra Berlusconi e Di Pietro

Che la politica sia l´arte del compromesso lo si sa dall´inizio dei tempi…o meglio, come ebbe ad esprimersi Lenin, mutando l´affermazione di Carl von Clausewitz: “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, in “la politica è la continuazione della guerra…”
La guerra politica che stiamo vivendo in questo giorni è l´atto finale di un periodo storico che ha le proprie radici con la creazione del partito berlusconiano Forza Italia, oggi diventato Popolo della Libertà, che ha decisamente cambiato la scenda politica italiana, e l´Italia stessa, con il terremoto di Tangentopoli e della Prima Repubblica, dal quale è a sua volta emerso il nome di Antonio Di Pietro, eroe della vicenda “Mani Pulite” ed oggi impegnato nella frenetica direzione di Italia dei Valori, nel ruolo di fustigatore dei costumi corrotti del presidente del Consiglio, del quale chiede instancabilmente le dimissioni.
L´arte del compromesso, l´arte di rubare le caramelle ai bambini mentre gli si sorride amabilmente. Oggi la politica è percepita dalla grande maggioranza degli italiani in questo senso. Sempre meno dignitosa, costellata di pettegolezzo, dove il sesso e gli scandali la fanno da padrone.
Non deve sorprendere. E´ sempre stato così, fin dall´epoca del Senato Romano, dove anche allora, quando si doveva affrontare una decisione importante che riguardava l´amministrazione dell´Imperium, si apriva una verta e propria compravendita dei componenti e dei relativi voti. Una volta esistevano i “clientes”, oggi si chiamano in un altro modo, ma svolgono sempre lo stesso ruolo, mentre le decisioni le prendono comunque i leader.
Voci, le dicerie, confidenze, disinformazione, menzogne, silenzi e bisbigli di palazzo, si sprecano allora come oggi.
Fra i bisbigli che serpeggiano nei corridoi di Palazzo Chigi, non sono pochi quelli che sospettano, o addirittura ammettono, l´esistenza di un sottile, quasi invisibile, ma tuttavia ben robusto, filo di collegamento che dal presidente del Consiglio giunge direttamente al leader di Italia dei Valori.
Su come Berlusconi sia giunto ad allestire un partito politico che in pochi anni ha raggiunto al maggioranza, le versioni ormai si sprecano. E pare che, fin da quei primi tempi, fra l´imprenditore-Cavaliere di Arcore e il magistrato tutto d´un pezzo, si sia stabilito una sorta di tacito accordo. Anche Italia dei Valori, in fondo, ha raggiunto una più che discreta diffusione in poco tempo. C´è chi azzarda anche a dire che Berlusconi stesso abbia, se non permesso, almeno “tollerato” l´ascesa politica di Di Pietro, dietro precisi accordi ben ponderati e decisi a tavolino. Sono su fronti ben distinti e opposti, certo, ma si deve tenere ben presente la legge fisica secondo la quale “gli opposti si attraggono”. Resta da stabilire per quale fine.
Spartizione della proverbiale torta? Può essere. Sulla scacchiera politica quindi, come sovente accade, i grandi giocatori devono anche essere disposti a sacrificare un alfiere, una torre, un cavallo, oltre ai pedoni che di per se sono pedine sacrificabili per antonomasia.
E ad essere sacrificato questa volta, sembra essere, fra gli altri, l´on. Domenico Scilipoti, fino ad oggi pezzo importante dello schieramento dipietrista. Qualche giorno fa Scilipoti è stato tirato in mezzo a quella che viene ormai definita “la compravendita”, più cinicamente definibile “merce di scambio”. Sembrava imminente un suo passaggio da IdV a Pdl in seguito al mancato appoggio di Italia Dei Valori alle iniziative parlamentari dello stesso Scilipoti. Poi un dietro-front, un chiarimento che lo dava nuovamente a fianco di Di Pietro. Oggi è ancora all´attenzione della cronaca quello che sembra il definitivo passaggio di Scilipoti ad una lista che appoggerà l´esecutivo di governo nel voto del 14 dicembre sulla fiducia.
Ora, se fra Berlusconi e Di Pietro esiste un tacito e sotterraneo accordo, che certamente entrambi negheranno anche davanti al Padreterno e al diavolo in persona, esisterebbe anche uno scambio fra i due per mantenere quella che si può definire una vera e propria “strategia della tensione” nello scenario politico di questi giorni. E alla fine, regolato dall´elementare detto “se io do qualcosa a te, poi tu dai una cosa a me”…
Perché questo balletto avanti-indietro? A quanto pare sembra che in un primo tempo, l´on. Scilipoti sia stato rassicurato su una sua candidatura sostenuta da IdV, che invece pare non esserci. Il resto è logica della politica. Scilipoti è solo un caso emblematico di traffici del “mercato del voto”.
Ragione di Stato? Finalità personali? Ricerca e conservazione del potere fine a se stesso? Oppure tutto insieme?
Il problema è che la vittima di tutto questo è il Paese nel suo insieme…

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