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martedì 24 Maggio 2022

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Allevatore indagato per maltrattamento di animali

Un imprenditore agricolo della Valtidone è stato iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di accusa di maltratamento di animali.
Alcuni mesi fa lo stesso imprenditore, a seguito di un sopralluogo, effettuato dagli operatori sanitari dell'ASL, era stato avveritito delle violazioni commesse e della necessità di mettere in regola il proprio allevamento situato alle porte della città di Piacenza.
Gli operatori sanitari avevano già al tempo riscontrato un'intollerabile situazione di degrado.
Circa 200 mucche erano infatti stipate in un recinto in condizioni igieniche disastrose circondate dai loro escrementi che venivano lasciati nelle stalle. Le bestie inoltre erano emaciate, a causa forse del cibo somministrato in maniera insufficiente.
L’azienda sanitaria locale intimò all’allevatore di risolvere la situazione mettendo in regola le stalle e garantendo il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge.
A mesi di distanza la situazione purtroppo non ha visto alcun miglioramento ed al termine di un secondo soprallugo da parte degli operatori dell'ASL, il pm Ornella Chicca ha deciso di iscrivere l’imprenditore nel registro degli indagati con l'ipotesi di accusa di maltrattamento di animali, disponendo inoltre il sequestro dell’allevamento e del bestiame.
Il maltrattamento degli animali è un reato, previsto e punito dgli artt. 544 ter e 727 del c.p.
In precedenza era esclusivamente considerato, come previsto dall'art. 638 c.p., un “delitto contro il patrimonio” in quanto il bene protetto era rappresentato dal diritto di proprietà del soggetto sull'animale.
La differenza tra gli articoli è stata messa in luce dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 24734/2010), che ha sancito come il delitto di cui all'art. 544 ter c.p., tutela il sentimento degli animali: con l'art. 638 l'animale era tutelato quale “proprietà” di un terzo soggetto, che risultava essere la parte offesa; mentre con l'art. 544 ter, è l'animale stesso in quanto tale ad essere tutelato.
L'art. 544 ter c.p. stabilisce che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale”.

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