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15 milioni di euro dentro le mura di un appartamento a Milano: scatta l’arresto per il narcotrafficante

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Stessa tattica quella di usare i muri per nascondere qualcosa. Nella sua storia criminale erano già comparsi per lo meno una volta. Quella quando con i ‘suoi’ aveva nascosto la bellezza di 1.100 chili di hashish dietro una parete posticcia in un garage in zona via Padova a Milano. Ha usato la stessa tecnica anche ora, ma al posto della droga, dietro al muro c’erano 28 scatole di cartone con all’interno migliaia di banconote: per oltre 15 milioni di euro cash. Per gli uomini della Squadra Mobile di Milano, guidati da Marco Calì, l’operazione ‘Flashback’ è stata a tutti gli effetti come rivivere un momento già vissuto. Stesso nome, quello del narcotrafficante Massimiliano Cauchi, stessa modalità per nascondere il suo tesoro. E questa volta, a finire nei guai – oltre al narcos, riportato in carcere dagli arresti domiciliari – ci sono anche suo padre Giuseppe Cauchi e il muratore di fiducia della famiglia, Carmelo Pennisi. Dopo l’esecuzione di una serie di perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia contro Massimiliano Cauchi, Giuseppe Cauchi, Carmelo Pennisi e un’altra persona a loro legata, ritenute partecipi, a vario titolo, dell’ingente traffico internazionale di hashish gestito da Massimiliano nel territorio milanese e in tutto il Centro Nord Italia, gli agenti della polizia hanno arrestato i tre. Le manette sono scattate durante il fine settimana.15 milioni di euro nascosti nel muro: sequestrato il tesoro del ...

Il tesoro murato

La prosecuzione delle indagini della polizia di Stato nei confronti di Cauchi ha fatto emergere la convinzione che il narcotrafficate avesse accumulato un importante patrimonio economico nascosto da qualche parte. Per questo, gli agenti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile hanno eseguito una serie di perquisizioni presso alcuni luoghi nella disponibilità di Cauchi, di una donna legata a lui, del padre Giuseppe e di Carmelo Pennisi, individuato come colui che realizzava le opere murarie artificiali, necessarie ad occultare droga e denaro.

Finalmente, in un’abitazione ‘normale’, ‘quasi umile’, in via Casoretto a Milano, dove viveva il padre, i poliziotti, confrontando la planimetria dell’appartamento con la condizione reale dello stesso, hanno notato una discrasia in termini di distanze della parete dietro l’armadio della camera da letto. In pratica c’erano circa 40 centimetri di differenza tra il documento cartaceo e la condizione reale. Spostato l’armadio e accertato, toccando la parete, che verosimilmente vi erano delle parti vuote al suo interno, i poliziotti hanno provveduto a demolirla. La scoperta è stata significativa. Stesso trucco della parete per creare un’intercapedine con il muro perimetrale, al cui interno gli agenti hanno rinvenuto 28 scatoloni con numerose mazzette di denaro contante, in banconote di vario taglio dai 500 ai 10 euro, per un valore totale di circa 15 milioni di euro. Sempre all’interno dell’appartamento, in una cassaforte, i poliziotti hanno rinvenuto altre banconote per un valore complessivo di 140mila euro circa, mentre ulteriori 27mila euro sono stati rinvenuti occultati nel soppalco di un’autofficina nella disponibilità di uno degli indagati. L’intera somma di denaro è stata depositata dalla polizia di Stato presso la sede milanese della Banca d’Italia. Dopo i sequestro, il gip del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Dda, ha emesso un provvedimento di aggravamento della misura cautelare in corso nei confronti di Massimiliano Cauchi, passata dagli arresti domiciliari alla custodia cautelare in carcere, nonché un’ulteriore misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Giuseppe Cauchi, per riciclaggio, e Carmelo Pennisi, per concorso nell’associazione per delinquere. L’autorità giudiziaria ha, inoltre, disposto, il sequestro preventivo del denaro: ‘presto’, con molta probabilità, le casse dello stato avranno 15 milioni di euro in più.