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venerdì 30 Settembre 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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Andrea Ansaldo: due dipinti in mostra per la prima volta a Palazzo Lomellino

Genova – Due dipinti di collezione privata di Andrea Ansaldo, mai esposti in pubblico, saranno in mostra dal 5 al 15 aprile 2012 a Palazzo Lomellino, in via Garibaldi 7, nel salone centrale affrescato da Bernardo Strozzi, dell’Ansaldo amico e ‘collega’. Le tele presentano due versioni dello stesso soggetto: l’episodio biblico dell’incontro tra il re di Persia Assuero e la regina Esther, sua sposa, una giovane ebrea.

Il libro biblico di Esther è scelto di frequente in Genova, a partire dal Cinquecento, come soggetto privilegiato per affreschi o dipinti: la vicenda della giovane e bella eroina Esther che salva il suo popolo dalle perfide trame di Aman, dignitario di corte del sovrano, si presta infatti a interpretazioni politiche e religiose, come esaltazione della lotta per la libertà, o come prefigurazione del ruolo salvifico della Vergine, redentrice del genere umano. Ma è anche una storia d’amore: tra tutte le fanciulle del regno Assuero, nella sua reggia di Susa, elegge Esther come sua regina poiché la “amò più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini” (II, 16-18). Il soggetto offre dunque l’occasione di esprimere una varia gamma di sentimenti e soprattutto di dipingere vesti e gioielli regali, sullo sfondo degli scenografici fondali di un palazzo principesco.

Nei due dipinti di Andrea Ansaldo, per la prima volta presentati in pubblico, la giovane Esther è raffigurata nel momento in cui si presenta al sovrano per intercedere a favore del suo popolo: “Il terzo giorno ella … prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva tenendo sollevato il mantello di lei. Appariva rosea nello splendore della sua bellezza e il suo viso era gioioso, come pervaso d’amore”. Il re allora, “alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!»” (V, 1-2).

I due quadri appartengono a due momenti distinti del percorso del pittore, mostrandone l’evoluzione nelle scelte di stile: la prima opera in ordine cronologico è quella di maggiori dimensioni ed è piena espressione della fase di passaggio, nella pittura dell’artista, tra terzo e quarto decennio del Seicento, quando l’Ansaldo rimedita la lezione cromatica dei veneti, specie nei rossi carichi tra il porpora e il cremisi; intensissimo è il muto colloquio tra le figure, fatto di sguardi e gesti, e magistrali sono le delicate sfumature sugli incarnati, specie sul volto dell’ancella alla destra di Esther. In secondo piano una fuga di arcate si allontana verso il fondo, tra ombra e luce.

L’altra opera – da poco restaurata – mostra invece i caratteri della produzione ansaldiana della tarda maturità, alla metà degli anni Trenta: colori brillanti e cangianti, ingioiellati da un luccichio di oro ‘colato’ sulle stoffe, sulle armature, sui diademi, sul baldacchino e sul trono di Assuero. Le tinte arancio, rosa e giallo sono tipiche di questo momento, mentre i lilla e gli azzurri ripropongono i cangiantismi delle prime tele del pittore. Anzi l’Ansaldo, forse, non è mai stato così colorato. A inquadrare la scena è un loggiato veronesiano; le architetture in lontananza, però, hanno un sapore genovese: ville con tetti a spiovente, loggiati e giardini su terrazze, insieme a dettagli del repertorio dell’artista, come edifici a pianta centrale o elaborate colonne scolpite.

Proprio l’attenzione alle scenografiche architetture di fondo, insieme alla preziosità delle vesti e al lusso dei dettagli, è ciò che accomuna i due quadri, mostrando al meglio i caratteri più originali e innovativi di questo artista, definito dalle fonti seicentesche “Pittore, e prospetico raro” (Soprani 1674).