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Un protocollo per salvare il piccolo Charlie

Sembrano non esserci speranze di impedire che al piccolo Charlie Gard sia staccata la spina. “Fermatevi, il protocollo scientifico di trattamento sperimentale è pronto”: è questo l’appello rivolto da Piero Santantonio, presidente di Mitocon, associazione che si occupa di malattie mitocondriali come quella da cui è affetto Charlie.

Negli scorsi giorni le autorità britanniche avevano negato il trasferimento del piccolo in Italia, al Bambino Gesù di Roma, che aveva fatto sapere di voler accogliere il bambino per curarlo. “Lo trasferirebbero solo se noi fossimo disposti a eseguire la sentenza della Corte Suprema: quindi a non curare più il bimbo e a staccare la spina. Ovvio che a questo abbiamo risposto di no, che noi non intendiamo farlo”, ha commentato Mariella Enoc, presidente dell’ospedale vaticano.

Sulla vicenda, oltre a Papa Francesco e al Presidente degli Stati Uniti, Trump, è intervenuta anche il primo ministro britannico, Theresa May, che intervenendo in Parlamento ha affermato:  “È una posizione inimmaginabile per chiunque e capisco pienamente e apprezzo che qualsiasi genitore, in queste circostanze, voglia fare tutto il possibile e tentare qualsiasi opportunità per il proprio bambino gravemente malato” e ha aggiunto di essere “fiduciosa che l’ospedale Great Ormond Street abbia preso e prenderà sempre in considerazione le offerte o le nuove informazioni che sono state avanzate”.

Ma la storia del piccolo Charlie ha commosso tutto il mondo, tanto da portare la piattaforma CitizenGo Italia a lanciare una petizione che ha superato le 300mila adesioni, per salvare il piccolo.

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