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Il buco nero delle sanzioni mai riscosse

Quando lo Stato potrebbe incassare ma non lo fa

Spesso il modo più semplice di riempire le casse per un Comune è fare ricorso alle multe, che tuttavia, in alcuni casi, non sono riscosse. La Corte dei Conti si è espressa più volte in merito, condannando la condotta tenuta dagli enti territoriali. A finire nel mirino dei giudici contabili è però anche lo Stato. La Corte dei Conti, in uno dei due tomi che compongono la parificazione del bilancio pubblico effettuata ogni anno, nella tabella dei crediti per le entrate extratributarie, ovvero quelle che non derivano direttamente da imposte, ha inserito un capitolo: quello relativo all’ «attendibilità delle scritture contabili». Per dare un’idea della portata di questi crediti basta pensare che il capitolo 2302, quello relativo alle «oblazioni e condanne alle pene pecuniarie per contravvenzioni alle norme per la tutela delle strade e per la circolazione», ovvero le multe, riporta una cifra a nove zeri. E gli altri non si discostano poi di molto.

Chi incassa i soldi delle contravvenzioni?

Sorprende, forse, che all’interno dei conti pubblici ci sia uno spazio dedicato alle contravvenzioni. Questo accade perché i soldi derivanti da contravvenzioni finiscono direttamente nelle casse del Comune solo quando ad elevarle è un agente di polizia municipale. Invece, in tutti gli altri casi, ovvero quando ad elevare la contravvenzione non è il vigile urbano, bensì l’agente di polizia, di guardia di finanza o il carabiniere, l’importo è incassato direttamente dalle casse dello Stato e, naturalmente, viene iscritto nel bilancio di questo.

La Corte dei Conti ha rilevato che, alla fine del 2016, il bilancio dello Stato riportava 6,62 miliardi di euro di multe elevate, ma ancora non riscosse. Tanto denaro che sicuramente potrebbe rendere meno grave la situazione del nostro Paese, soprattutto se si pensa che il problema delle sanzioni non riscosse non caratterizza solo il bilancio relativo allo scorso anno. Una zavorra che ci trasciniamo dietro da 15 anni e allora le sanzioni da riscuotere ammontavano a 1,7 miliardi di euro.

Sono soldi persi?

Le amministrazioni si dicono certe di riuscire a recuperare quanto gli spetta, ma dal rapporto stilato dai magistrati emergono numeri che è difficile controllare.

Certo, parte di queste somme saranno recuperate attraverso i meccanismi di Equitalia, soprattutto grazie alla rottamazione delle cartelle che porterà molti cittadini a voler regolarizzare la propria situazione. Ma a tal proposito va ricordato che alcuni crediti da riscuotere sono relativi a sanzioni pecuniarie che non hanno natura tributaria e che, quindi, sono escluse dalla rottamazione. Appare quindi difficile credere alle parole delle istituzioni ed essere certi di incassare i crediti cui lo Stato ha diritto. La stessa Corte dei Conti ha calcolato un tasso di recupero delle entrate extratributarie pari al 4,4%: ogni 100 euro, lo Stato riesce a recuperarne 4,4. Un risultato piuttosto insufficiente.
La prospettiva di un recupero al di sotto del 5%, per quanto deludente, pare essere più realistica di quella del 100% assicurato dalle istituzioni.

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