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Consenso al Congresso, nuove sanzioni per la Russia

Il Congresso a maggioranza repubblicana ha raggiunto il consenso sulle più recenti sanzioni mirate a punire il Cremlino per il suo speculato intervento nelle elezioni presidenziali del 2016 insieme alla sua aggressione nei confronti dell’Ucraina. Il piano di sanzioni è in diretto conflitto con la Casa Bianca, che ha richiesto maggior flessibilità nell’appropriare le sanzioni in modo di meglio adattarla ai suoi rapporti diplomatici con Mosca.

Le nuove sanzioni limiterebbero notevolmente l’abilita del presidente di intervenire, portando a luce un possibile ma improbabile blocco di veto. La Casa Bianca non ha ancora risposto alla proposta di legge, ma con molta probabilità il Presidente si asterrà dal veto, così evitando di animare nuove accuse di vicinanza con Putin.

A differenza del Senato, la proposta ha incontrato resistenza alla Camera dei rappresentanti a maggioranza repubblicana, dove molti democratici accusano i repubblicani di aver rallentato il voto per favorire la Presidenza.

Politicamente, collaborazione sulla proposta di sanzioni porta benefici a entrambi i partiti. Un beneficio per il partito democratico che ritiene colpevole la Russia nelle ultime elezioni presidenziali, e una conferma della linea del partito repubblicano, che storicamente mantiene posizioni forti sulla Russia in materia di politica estera.

Nelle parole del senatore democratico e leader della minoranza, Chuck Schumer di New York, ci si può aspettare che questa ‘forte proposta’ arriverà a breve al Presidente “con un’ ampia base bipartisan”. Da Chuck Schumer al democratico Steny Hoyer, minority whip nella Camera dei rappresentanti, sembra esserci voglia di lavorare insieme ai repubblicani sui rapporti con la Russia, la Corea del Nord e l’Iran.

Per i democratici l’unica risoluzione sembra restare nella speranza di controllare maggiormente il potere esecutivo, realtà che non sembra del tutto improbabile.

 

A cura di Fabio van Loon

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