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Avvocato sospeso per un anno: chiamate insistenti alle praticanti

Con la sentenza numero 2 del 2017, il Consiglio Nazionale Forense ha riconosciuto la perseguibilità per violazione del codice deontologico dell’avvocato che assuma atteggiamenti molesti, insistenti e fastidiosi nei confronti della praticante, sospendendo il professionista per un anno. «I doveri di probità, dignità e decoro che ciascun avvocato dovrebbe rispettare non riguardano soltanto l’esercizio dell’attività professionale, ma riguardano la persona dell’avvocato e la loro violazione può determinare, in ogni caso, una responsabilità dal punto di vista disciplinare», ha spiegato la giurista Maria Francesca Ciriello, Dottoressa in Diritto e amministrazione pubblica. Nel caso analizzato dal Consiglio Nazionale Forense, a carico dell’avvocato erano stati presentati numerosi esposti, tra i quali alcuni volti a denunciare la condotta non proprio ortodossa del professionista nei confronti di alcune aspiranti praticanti, alle quali chiedeva, durante i colloqui, notizie circa la loro situazione sentimentale. «Modi arroganti, invadenti, certamente non graditi, che hanno provocato uno stato di disagio nelle praticanti, che hanno visto lesa la propria libertà, ma anche la serenità di poter accrescere le proprie competenze in un clima di quiete. La condotta dell’avvocato è stata ritenuta contraria ai principi cui dovrebbe ispirarsi chi esercita la professione forense e che si ritengono validi anche quando non si indossa la toga. Si tratta di principi che, se violati, non indeboliscono soltanto la figura dell’avvocato coinvolto, ma quella dell’intera categoria che ben vuole distinguersi da chi pone in essere comportamenti molesti. Una vicenda che assume particolare gravità se si pensa che le vittime erano delle praticanti, ovvero donne che si rivolgevano all’avvocato per accrescere le loro competenze e poter esercitare la professione forense, “aspettandosi – si legge nella sentenza – non solo rispetto personale nei loro confronti ma un rigore dettato dall’incarico che egli avrebbe dovuto assumere”».

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