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Viterbo – Non vedo più mio figlio da 5 anni

VITERBO – (a.v.) Da ormai cinque anni non vede più suo figlio, nella vicenda protaganista una madre di Terni di 48 anni che ha preferito rimanere anonima, trasferitasi in un paese della Tuscia. La signora denuncia l'alienazione genitoriale che l'ex marito starebbe attuando sul minore nei suoi confronti e ha deciso di raccontare la sua storia a Viterbonews24, per chiedere quella giustizia che le aule dei tribunali sembrano non volerle dare.

''Seppur ormai divorziati – racconta la donna -, io ed il mio ex coniuge siamo ancora in causa davanti il tribunale civile di Civitavecchia per definire i termini della frequentazione del minore. Nonostante le varie pronunce del giudice atte ad intraprendere cammini per il mio riavvicinamento a Paolo, di fatto nessun risultato è stato raggiunto, in quanto il padre continua a non rispettare le disposizioni del giudice e nessuno fa in modo che le rispetti. È questo il nocciolo della questione.

È stato stabilito un affidamento condiviso, in quanto in questi anni nulla è emerso a giustificare un affido esclusivo di Paolo al padre, ma nonostante ciò quest'ultimo si ostina a comportarsi come se io non esistessi e non fossi la madre del ragazzo, prendendo unilateralmente decisioni anche importanti che riguardano il minore. Fatti questi gravissimi che il giudice sembra sottovalutare, continuando a non prendere seri provvedimenti affinché il mio ex coniuge rispetti l'affidamento condiviso, bensì continuando a rinviare di udienza in udienza, da oltre cinque anni, senza che si arrivi ad alcuna svolta''.

''Il vero scandalo, a mio modesto avviso – prosegue la signora -, è che storie umane come la mia vengano trattate nei tribunali come semplici fascicoli da lavorare e, se possibile, da archiviare senza trovare valide soluzioni. Dov'è allora la giustizia? Mi rivolgo a voi per far in modo che la mia storia, come quella di tanti altri genitori privati ingiustamente del loro diritto alla genitorialità da una giustizia troppo blanda per quanto riguarda il diritto di famiglia, non venga archiviata, perché io e mio figlio siamo persone e non un fascicolo di documenti. Siamo stati due corpi e un'anima sino a quando lui aveva 10 anni e poi l'allontanamento, senza un motivo plausibile e senza rendersi conto delle gravi problematiche che tutto questo causa e causerà al ragazzo''.

''Ho fatto di tutto – spiega la mamma -, ho bussato a tutte le porte ed ora mi rimane solo questa strada per far conoscere il malfunzionamento della giustizia italiana. A seguito di una mia denuncia per una firma falsa apposta dal padre al momento dell'iscrizione di Paolo alla scuola superiore, la questura ha ritenuto opportuno informare dei fatti il tribunale dei minorenni di Roma, ma il fascicolo è stato archiviato, essendo pendente il giudizio davanti al Foro di Civitavecchia. Gli assistenti sociali del Comune dove risiedo, a suo tempo immediatamente informati della situazione, hanno lasciato trascorrere tutti questi anni senza mai verificare la vita condotta da Paolo e l'alienazione da parte del padre. Ho patito soprusi fisici, psicologici e morali, ma mai ho mollato pur di trovare la strada giusta ed il giusto supporto per riavvicinare mio figlio. Nessuno, però, mi ha mai aiutata''.

''La giustizia – sottolinea -, che dovrebbe darmi le giuste risposte e mezzi, è anch'essa brancolante e priva di strutture e persone per affrontare e risolvere tali gravissime situazioni che vengono spesso, purtroppo, a verificarsi in caso di separazione dei coniugi con prole. L'applicazione del diritto di famiglia ha molte lacune, dalla mancanza di strutture appropriate in grado di aiutare le famiglie ai professionisti incaricati dei casi che hanno pochissimo tempo a disposizione. Ma ciò che per i magistrati è ordinaria amministrazione, se cosi vogliamo definirla, per ogni singola madre o padre privati del diritto alla maternità o paternità è un universo di sofferenza, una realtà lancinante e contro natura''.

''Ho, ahimè, – si sfoga la donna – perso la fiducia riposta nei giudici, nelle mani dei quali mi sono rimessa per essere guidata lungo la strada che mi riconducesse a mio figlio, ma nulla è andato a buon fine, dal momento che nulla è stato fatto affinché il mio ex coniuge rispettasse l‘affidamento condiviso. Ma quale condiviso! Che ipocrisia! Mai avuto notizie di mio figlio, mai comunicazioni sul suo stato di salute, sulle sue scelte o sulla sua vita in generale. Pochissime sono le notizie che riesco a reperire e pochissime le foto che mi vengono inviate di nascosto da amici. La Cresima gli fu fatta a mia insaputa e fuori dalle date prestabilite affinché non partecipassi. Ogni sua decisione, sia scolastica che di svago, mai è stata condivisa con me ed il giudice, sempre informato, non ha fatto mai nulla. Un muro tra madre e figlio che nessuno ha interesse a demolire, spesso giustificato con mancanza di tempo e mezzi. Allora perché esistono le leggi, se poi non si riesce a farle rispettare?''.

''Nessuno potrà mai ridarmi il tempo perduto, più di cinque anni di vita di mio figlio. Sono una persona qualunque – conclude -, una storia qualsiasi, forse come tante altre, ma è la mia e non posso e non voglio che rimanga insoluta nel dimenticatoio delle ingiustizie''.

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