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Tutelare la libertà di tutti, ma senza strumentalizzazioni

La vicenda di dj Fabo ha toccato il cuore di tutti gli italiani e un Paese intero è tornato a interrogarsi su una delicata questione: esiste un diritto a staccare la spina? Fino a che punto lo Stato può limitare quella che, al di là delle opinioni personali, è pur sempre una manifestazione di libertà? Si attende l’intervento del legislatore, che sta da anni discutendo la possibilità di introdurre nell’ordinamento italiano quello che è comunemente detto testamento biologico, ovvero una dichiarazione anticipata di volontà, che il cittadino potrà rendere quando sarà in salute per esprimere la propria volontà in merito qualora dovesse trovarsi in una situazione di incapacità.

Si tratta di una questione difficile da affrontare, dovendo comprendere le motivazioni di chi si limita a sostenere l’introduzione del testamento biologico e di coloro che, invece, vorrebbero l’introduzione dell’eutanasia, in una visione del malato come costo per lo Stato.

Si parla di testamento biologico oppure di eutanasia con riferimento a coloro che si trovino in una condizione di malattia, ma forse si dovrebbe iniziare a capire cosa si intenda per “salute”. La definizione più immediata, ma non per questo più esatta, vuole che “salute” significhi “assenza di malattia”: una persona è in salute quando non è malata. I fattori che influiscono sulla “salute” sono invece molteplici: la presenza di una malattia non significa necessariamente assenza di salute. Molte persone riescono a trarre forza dalla propria malattia, diventando esempi di coraggio: si pensi ai numerosi atleti paralimpici, che nonostante le disabilità fisiche, con impegno e determinazione, riescono a raggiungere importanti traguardi. Allora il rischio è che si possa finire per introdurre norme per spostare l’attenzione dal problema centrale, per pagare il conto con la propria coscienza ed essere soddisfatti di aver rimesso a chi vive il problema la libertà di scegliere.

Sono vicende drammatiche quelle che sfociano nella richiesta di porre fine all’esistenza, che poco hanno a che fare con la libertà e con la dignità, essendo spesso l’unica via di fuga da una vita che risulta essere troppo complicata. Occorre, dunque, auspicare l’intervento del legislatore in materia, ma senza cedere alle strumentalizzazione e con un approccio libero dai condizionamenti che possono provenire dalle forze sociali, affinché la dignità di ciascuno sia tutelata realmente e siano garantiti servizi anche a coloro che, pur trovandosi in condizioni di disagio, continuino a sperare e scelgano di continuare a vivere.

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