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Terrorismo in Nigeria, cambio al vertice di Boko Haram: Al Barnawi nuovo portavoce del gruppo

Cambio della guardia al vertice di Boko Haram. L’organizzazione terroristica operante in Nigeria avrebbe nominato “wali” – governatore di una provincia – Abu Musab Al Barnawi, già portavoce del gruppo, revocando di fatto l’incarico a Abubakar Shekau, quest’ultimo apparso in video per l’ultima volta nella primavera del 2015. Con il cambio al vertice è ipotizzabile un cambio di strategia del gruppo terroristico nigeriano, che riterrebbe opportuno astenersi dal compiere attacchi indiscriminati contro moschee o mercati utilizzati dai musulmani, volendo invece continuare nella sua opera di indottrinamento della popolazione e di continuo arruolamento di nuove leve. Il territorio in mano agli estremisti di Boko Haram, proclamato provincia dell’Africa occidentale, di fatto una wilayat del Califfato data la sua estensione, ha offerto un sostegno pressocchè illimitato alle iniziative dell’organizzazione, sostenendone la crescita militare ed ideologica non solo in chiave antigovernativa, ma allargando i confini della guerriglia anche agli stati confinanti. La vocazione ad una jihad territoriale a scapito di un’internazionalizzazione del conflitto ha fatto nascere una sorta di diaspora interna che potrebbe essere alla base del cambio al vertice. Infatti, se è vero che dalla sua nascita nel 2002 Boko Haram ha sempre condotto una guerra contro lo Stato federale, a seguito dell’alleanza con Al Qaeda nel Maghreb islamico del 2011 si è assistito ad un graduale ampliamento del raggio di azione dell’organizzazione nigeriana, esteso soprattutto nel nord del Camerun. Il 7 marzo 2015 l’allora leader di Boko Haram,Abubakar Shekau, annunciava il giuramento di fedeltà allo Stato islamico, ottenendo come pegno di fedeltà il riconoscimento dell’ampliamento del Califfato in Africa occidentale direttamente da Abu Mohammad Al Adnani, portavoce dell’Isis. L’intelligence francese ha rilevato in proposito che, dopo l’adesione al Califfato, numerosi miliziani di Boko Haram sono partiti per Siria ed Iraq allo scopo di ricevere un adeguato addestramento,ma pochi di essi hanno fatto rientro in patria preferendo aderire ad una visione più globale della jihad in chiave anti-occidentale. Quel che è certo è che l’estromissione di Abubakar Shekau, descritto come eccentrico e spietato, ma comunque reale iniziatore del radicalismo islamico del gruppo, potrebbe essere l’avvio di una campagna di Boko Haram volutamente mirata al solo reclutamento di nuovi adepti in attesa che, conformandosi ai voleri di al-Baghdadi, si compia la profezia di un allargamento generalizzato del conflitto contro l’Occidente peccaminoso e miscredente. Anche gli ultimi proclami del Califfato riprendono la tesi di un’attesa del momento propizio per colpire il vero cuore del cristianesimo e di Israele. Roma e Gerusalemme, infatti, sono state spesso indicate come obiettivi finali dell’offensiva islamista e non quali target pragmatici quali possono essere considerati gli attacchi perpetrati contro Parigi, Bruxelles, Nizza, città europee comunque considerate come obiettivi secondari.

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