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“Hai 18 anni? Ehm… Veramente ne ho 25!”

Avete notato come le teen – ager di oggi sembra abbiano 25 anni? (E, di converso, noi 25enni sembriamo essere delle teen – ager).
Dopo aver intervistato alcune ragazzine appena uscite dall'esame di Maturità, che, pur provate dalla fatica, sembravano pronte per un photoshooting per Vanity Fair, sono andata a riguardare le mie foto dell'ultimo anno di liceo. 
La dura verità mi ha colpito come una porta in faccia: io e le mie compagne di classe eravamo un gruppo di adolescenti goffe, bellicosamente struccate, dalle chiome improbabili e poco curate. Per non parlare dell'abbigliamento: rispetto alle mise delle attuali 18enni, cresciute a pane e consigli di fashion – blogger, sembra ci fossimo letteralmente buttate nello staccapanni. Jeans, t-shirt e scarpe da ginnastica, in ogni occasione, dalla lezione di greco all'udienza con la Regina. E zaino, puntualmente corredato da scritte con il bianchetto (“TVB4ever”, “6 UNIKA!”). Ora invece libri e quaderni trovano posto in borse Liu-Jo o modaioli zainetti stile anni '70 (ma come fa a starci un vocabolario di latino lì dentro?).
Calzature: noi una distesa infinita di All Star e affini, loro hanno una scarpiera degna di Carrie Bradshaw.
L'idea di fondo era semplice: a scuola ci si può vestire alla meglio, tanto nessuna ha voglia di fare colpo sugli altrettanto brutti compagni di classe. Altra cosa era il sabato sera, unico momento per sfoggiare (e anche lì potremmo discutere a lungo – top con paillettes per la discoteca, UN paio di scarpe con il tacco perchè sapevamo camminare solo sulle ballerine, mini dress del cinese top). 
Cos'è cambiato in circa 6 anni? Beh, tanto per cominciare gli smartphones non erano molto diffusi (per copiare le versioni ci doveva essere un amico o parente degno di beatificazione che ti mandava tutto tramite i vetusti sms), quindi per collegarci ad Internet dovevamo essere a casa e non a scuola. Ovviamente le fissate con la moda le avevamo anche noi ma o erano dee inavvicinabili ai più o bersaglio di prese in giro senza pietà (“Ti vorrei vedere al mattino senza stucco!” cit.).  
E Clio Make-Up era ancora agli esordi, così come Facebook e Twitter. 
Era anche popolare l'idea che gli insegnanti ci volessero più semplici perchè, in soldoni, a scuola ci si va per imparare e non per fare i défilé. Bastava la pulizia, un abbigliamento dignitoso, massimo una riga di matita e via.   
Ed ogni mattina c'era la Santa Inquisizione da parte dei miei: 
– “Sei preparata?”
– “Hai tutto in cartella?”
– “Il biglietto del bus ce l'hai?”
– “Sbrigati che fai tardi, non c'è tempo per truccarsi!”
Ecco, forse non avevamo tempo: perchè tra lo scegliere se truccarsi o dormire 10 minuti in più, io non avevo dubbi.   
Oppure non ne avevamo voglia, tutto lì. Perchè la nausea pre-interrogazione e la dissenteria prima della verifica erano più forti della nostra vanità. Alla parola “chimica” sentivo le ginocchia piegarsi per il terrore e di certo non m'importava nè del correttore per coprire le occhiaie, nè della piega dei capelli.
Anzi, c'era la leggenda che farsi vedere troppo in tiro non fosse di gusto dei professori che ci volevano trasandati perchè ben curato—-> quel tempo che hai dedicato al tuo look è tempo che hai sottratto allo studio, disordinato—–> hai studiato così tanto che non hai trovato un momento per darti una sistemata. 
Non lo so. Fatto sta che, e ci scommetto lo stipendio, nessuno ha mai chiamato l'ala femminile dell'attuale sezione A “impepata di cozze”, come faceva quel buontempone del nostro rappresentante di classe. 

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