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Navi a perdere – Terza ed ultima puntata

( Terza ed ultima puntata ) – Nel 1993 iniziarono le indagini sulle cosiddette “navi a perdere” cariche di materiale radioattivo . Ad oggi, anno di grazia 2015, non se ne è mai trovata una qualsiasi in nessuno dei sette mari del globo, inclusi pure i mari di piccole dimensioni, inclusi i mari “interni”, ed inclusi pure i grandi laghi. Ma facciamo alcune semplici considerazioni meno paranoiche ed allarmistiche di quelle che hanno imperversato sulla stampa e sui “bollettini di guerra” editi da certi dirigenti di organizzazioni che più che essere ecologiste sono solo “allarmiste” e basta. Dagli anni 50 i sette mari, incluso il Mediterraneo, sono stati e lo sono ancora oggi, solcati da sommergibili in grado di rilevare le più piccole anomalie magnetiche, di rilevare ogni minuscola anomalia dei valori di radioattività, di ascoltare suoni, rumori, gorgoglii su ogni frequenza di un qualsiasi segnale che si propaga nell’acqua. E più di recente satelliti artificiali dotati di sensoristica sempre più raffinata esplorano anch’essi i fondali marini. Non risulta che sia mai stata localizzata una sorgente radioattiva immersa se non, ma sono voci di corridoio, una qualche “piletta” atomica posata dalla marina sovietica per alimentare qualche “beacon” subacqueo adibito all’ assistenza alla navigazione in immersione dei sommergibili russi. Pilette atomiche pare usate anche dagli USA ed installate fra le montagne più inaccessibili, per alimentare apparati di intelligence installate in luoghi remoti. Nulla di nuovo e nulla di particolarmente segreto. Basta cercare “batteria atomica” sul web. La stessa considerazione vale per le ricerche delle navi oceanografiche e per le attività dei moderni dragamine. Entrambi i navigli sono datati di sofisticati sensori in grado di localizzare di tutto e di più. Ma nulla, per ora, di insolitamente radioattivo, e siamo ormai nell’anno 2015, è stato localizzato su un fondale marino. Sulla stampa italiana, sulle pubblicazioni di Legambiente, si parla di centinaia di tonnellate di materiale radioattivo .. affondato in mare. Peccato che chi produce più scorie radioattive ai nostri confini sia la Francia e non certo l’Italia. Francia: 19 centrali nucleari con 58 reattori attivi, Italia 4 centrali chiuse! Forse dovrebbero essere le autostrade ed i porti francesi i più sorvegliati.. e non certo quelli italiani. Ma guardiamo anche più lontano. Stati Uniti: circa cento reattori operativi e quattro in costruzione. Oceano Pacifico da un lato, Oceano Atlantico dall’altro. Non risultano esserci mai stati movimenti di materiale irraggiato nei porti USA, non risultano navi “a perdere” cariche di materiale radioattivo affondate nei due oceani. E nella ex-unione sovietica ? 33 reattori operativi, più 15 reattori in Ukraina, ed uno in costruzione. Ma anche uno, in Armenia, in condizioni di sicurezza piuttosto scarse. Oltre cinquanta reattori nucleari sono stati gettatati nel mare di Barents. Cliccare su: http://www.gotanotherway.com/IANNC/296/21_reattori_nucleari_scaricati_in_mare http://www.wrecksite.eu/ si trovano tutti i dati relativi a collisioni, incagli, spiaggiamenti, naufragi, incidenti di bordo, scoperte di relitti dimenticati. Sono registrati oltre 160.000 nominativi. Di incidenti navali ne avvengono un paio la settimana ma dei centosessantamila incidenti registrati non ne risulta nessuno con un rischio di radioattività riscontrato nel carico di bordo. In realtà giornalisti complici di una campagna di allarmismo tutta italiana, hanno creato delle situazioni da commedia di Eugéne Ionesco, con personaggi totalmente paranoici ed assolutamente insistenti che recitano fra le quinte medianiche di una stampa superficiale e spocchiosa. Perché in realtà il problema, in Italia, tecnicamente parlando, non esiste. Da anni il materiale radioattivo viene parcheggiato, previo trattamento, fuori d’Italia. E chi paga ? Tutti noi quando paghiamo la bolletta dell’Enel. La Voce A3 e poi la A2 indicate in bolletta sono proprio quelle che ci addebitano la bella sommetta di circa 500 milioni di euro all’anno di “parcheggio scorie”. Il link a : http://www.beppegrillo.it/2011/05/cosa_paghiamo_r.html – scritto da Beppe Grillo nel Maggio 2011 è assolutamente esplicativo e veritiero. Quindi chi mai ha un interesse ad uno smaltimento illegale , anche se poco costoso ma pieno di immensi rischi, quando in realtà è semplicemente gratis, o quasi ? Perché il costo è pagato da tutti gli utenti Enel già da molti anni e certamente per ancora molti anni del nostro prossimo futuro di utenti. La commissione d’inchiesta Pecorella/Bratti ha ben analizzato e verificato tutto il procedimento in essere. Nell’ottima ed esaustiva relazione tecnica di Susanna Celli, doc. XXIII n° 15 acquistabile per circa 7 €, si legge , a pag. 122, quanto segue: “ La realizzazione del deposito nazionale, che, per favorirne l’accettazione da parte delle comunità locali interessate, il decreto legislativo n. 31 del 2010 vuole integrato in un più ampio parco tecnologico, è affidata alla SOGIN ed è oggi previsto che si concluda nel 2020, un obiettivo temporale che potrà essere raggiunto solo con uno sforzo straordinario di tutte le parti interessate. La mancanza del deposito nazionale fa sì che la stragrande maggioranza dei rifiuti radioattivi prodotti negli impianti nucleari – centrali, installazioni sperimentali, reattori di ricerca – sia ancora conservata presso gli stessi singoli impianti, sparsi sul territorio italiano, nei quali sono stati a suo tempo generati, una situazione che ha già influenzato il processo di decommissioning e che, protraendosi, impedirebbe la liberazione dei siti, trasformando ciascuno di essi nel deposito finale dell’impianto che ha ospitato, inclusi i rifiuti prodotti dal riprocessamento del combustibile nucleare, effettuato in Inghilterra..” etc. Ed a pag. 118, relativamente alle possibili attività illecite, scrive: “Va subito detto, al riguardo, che nelle attività di indagine svolte riscontri non sono stati in nessun caso trovati, né si sono avute conferme, sia pure parziali o indirette. Si è avuta per contro notizia, come già ricordato, che la direzione distrettuale antimafia di Potenza, dopo anni di indagini, ha archiviato il procedimento aperto in relazione al sito nucleare – quello di Rotondella – che più di ogni altro è stato al centro di quelle dichiarazioni e di quelle voci. Neppure dalle audizioni di quanti, per la loro specifica attività, sarebbero potuti venire a conoscenza di elementi atti a supportare le ipotesi di infiltrazioni delle organizzazioni criminali nella gestione dei rifiuti radioattivi, come il comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente, sono giunte notizie – pur sollecitate dai membri della Commissione – di situazioni sospette o critiche. Lo stesso comando ha anche informato dell’assenza di segnalazioni riguardanti traffici internazionali, per le quali è punto di contatto italiano rispetto agli altri Paesi del G8.” Etc. La relazione Susanna Celli è scaricabile gratis dal web cliccando su: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/015/INTERO.pdf Invece, per leggere la relazione sulle “navi a perdere” basta cliccare su: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/021/INTERO.pdf La nostra inchiesta è ormai finita : ho cercato di far comprendere quanto di artatamente falso è stato costruito intorno a questa indagine alimentata continuamente da false ed allarmistiche notizie giornalistiche e che si è rivelata solo un inutile dispendio di danaro pubblico e di energie investigative ove molti attori mediatici si sono rivelati solo paranoici personaggi di una commedia di Ionesco. La prima puntata relativa al misterioso informatore “Pinocchio “ è scaricabile dal sito: http://www.ogginotizie.it/315950-inchieste-novita-sulle-navi-a-perdere/#.VXSDZIz77IU La seconda puntata relativa alla “carta dei naufragi” arrivata dal futuro è scaricabile dal sito: http://www.ogginotizie.it/316343-inchieste-le-navi-a-perdere-on-pecorella-on-bratti/#.VXSD0Yz77IU Queste righe dovrebbero far riflettere sulla enorme quantità di informazioni solo parzialmente veritiere – ma spesso totalmente false – propalate, senza alcun controllo, da giornalisti e da dirigenti di organizzazioni para-scientifiche, senza senso etico. Notizie pubblicate al solo fine di creare attenzione su inchieste basate su di un nulla probatorio, con notizie allarmistiche, e senza reali fondamenti di sorta. Come poi la magistratura Italiana ha appurato dopo anni di indagini . Giorgio Comerio – www.giorgiocomerio.com

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