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Operazioni recupero: le giustificazioni di Franco Gabrielli

Isola del Giglio – Il responsabile della Protezione Civile, nonché Commissario Straordinario per il recupero della Costa Concordia, Franco Gabrielli, interviene a giustificare gli enormi ritardi delle procedure per il recupero del relitto:”I tempi ad oggi sono quelli che il consorzio incaricato ci ha comunicato nell'ultimo cronoprogramma, con un range che va da giugno a settembre, a seconda delle condizioni meteo-marine. Stiamo parlando di una vicenda estremamente complessa e straordinaria, e tengo a sottolinearlo, perché mi ha sempre più preoccupato l'aspetto della correttezza e del buon esito di tutta l'operazione. Ovviamente – ha aggiunto Gabrielli – sono fra i primi a tifare e a sperare che i tempi si contraggano, ma dovendo scegliere fra i tempi e l'esito corretto, tale da non lasciare situazioni che avrebbero una incidenza negativa su quello splendido luogo, continuo a sostenere che questa esigenza sia prevalente su tutto. Solo alla fine andremo a contare se rispetto ai dodici mesi ne abbiamo giunti 3 o 6, o più, e quindi vedremo se ci sono stati ritardi, ma l'importante è che la rimozione venga fatta bene“.
Una dichiarazione che, di fatto, lascia esterrefatti. Le condizioni meteo, la sicurezza, la salvaguardia dell'ambiente dell'Isola del Giglio, ormai sono nascondigli che a tutti gli effetti non offrono più alcun riparo.
Poteva funzionare all'inizio, ma ormai le condizioni meteo-marine non costituiscono più uno schermo dietro il quale trincerarsi per salvare la faccia, scaricando le responsabilità sulle onde e sui venti. Non siamo nel campo della mitologia dell'antica Grecia stile “Iliade” e  “Odissea”, ma in un mondo reale dove nessuno ha manifestato ancora il coraggio di assumersi le proprie responsabilità di fronte ad un fenomeno ormai totalmente evidente, caratterizzato da interessi, inciuci, clientelismi e soprattutto “business”.
Perché quindi ci si ostina a negare l'evidenza? Perché non ammettere, come è già stato ampiamente dimostrato, che esistono difficoltà nel perforare un fondale marino costituito da solido granito? Perché non ammettere che lo scafo della Concordia è in condizioni sempre più precarie e pericolose? Quali saranno allora le giustificazioni quando, atteso oltre il tempo limite, lo spettro della catastrofe si trasformerà in un evento reale?
E' stata recentemente introdotta una variante progettuale con la quale si sono ridotti i pali di fondazione delle piattaforme. Due sono, a questo punto, gli elementi da considerare: o la progettazione che prevedeva sei pali è stata fatta seguendo il principio del “meglio abbondare” (e quindi non occorrevano di fatto sei pali) oppure la semplificazione si deve proprio alle difficoltà di perforazione e quindi “meglio ridurre il numero di pali”. Una  serie considerazioni vengono a questo punto automaticamente alla mente. La Trevi ha effettuato una vasta campagna di sondaggi ovviamente mirati a determinare la natura geologica e morfologica dei luoghi. Premesso che sarebbe il caso di rendere pubblico quanto è risultato da detti sondaggi, è a questo punto immaginabile che nessuno abbia fatto rilevare come alcune zone del fondale potessero dimostrarsi potenzialmente non adatte alla perforazione.
Francamente appare ben poco probabile che un'azienda di levatura mondiale non abbia in alcun modo, né rilevato né fatto presente, che lo stato dei luoghi poteva in qualche modo creare difficoltà alle perforazioni, se non addirittura alterato i dati dei rilevamenti per “compiacere” la committenza. A questo punto, di conseguenza, si potrebbe pensare che la committenza abbia semplicemente voluto ignorare le risultanze dei sondaggi, pur di proseguire i lavori e non apparire fallimentare di fronte al mondo, ammettendo, come sostiene il professor Nicola Casagli (Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze)che, a fronte di anomalie geologiche, il progetto deve essere totalmente ripensato data l'impossibilità materiale di portaralo a compimento.
Un riferimento è quello segnalato dal prestigioso periodico “Focus” nel numero uscito in edicola il 25 maggio 2012, con un articolo intitolato “I punti deboli del piano di recupero” a firma di Raymond Zreick: “I nuovi test devono approfondire lo studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, che fin dai primi giorni dell'emergenza ha l'incarico, dalla Protezione Civile, di monitorare gli spostamenti e gli assestamenti dello scafo”.
“Abbiamo effettuato alcune indagini geologiche e geofisiche sulle rocce della costa e del fondale
– dice il professor Nicola Casagli – e i risultati mostrano che il fondale è costituito da rocce granitiche con ottime caratteristiche geomeccaniche, con una fascia superficiale di roccia alterata di spessore variabile fra 5 e 8 metri. E' poco probabile, ma se i nuovi studi dovessero evidenziare delle criticità nella composizione del fondale sarà necessario ripensare l'intero progetto“.
Una ulteriore nota, ancora a firma del profesor Nicola Casagli affermava che tra le criticità del progetto poteva esservi proprio quella legata alla natura dei fondali esaminati, pur senza aver svolto una campagna di sondaggi adeguatamente accurata che è poi invece stata svolta dalla Trevi.
Il professor Casagli conclude l'intervento con un chiaro, preciso e circostanziato riferimento ai criteri di fattibilità del progetto stesso qualora i fondali, ad una analisi più accurata, dovessero presentare anomalie geologiche. Cosa che si è regolarmente presentata.
Attualmente stiamo assistendo ad una rincorsa dei cronoprogrammi che con l'andar del tempo si sono dilatati a dismisura, e sempre associati alle avverse condizioni meteo, come continua a sostenere Franco Gabrielli.
Chi ha seguito e sta seguendo la vicenda si sarà certamente accorto che il continuo rinvio dei tempi altro non è che una grave mancanza fondata sull'assoluta “cecità progettuale”, sulla mancanza di idee risolutive, e – sul piano politico – su una smisurata mole di interessi.
In tutto questo, quaclhe lettore avrà notato la presenza della classe politica, che di fatto è entrata nella vicenda con gli interventi della Commissione di Vigilanza, la quale avrebbe dovuto imprimere una svolta risolutiva. Al momento, nulla di tutto questo, se non un continuo ricorso a conferenze stampa di facciata nelle quali si continua a dire tutto per non dire niente.

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