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Il recupero rallenta, anzi, si ferma…

Isola del Giglio – Che cosa succede intorno al relitto della Costa Concordia, a un anno dal naufragio costato la vita a 32 persone? Che cosa sta facendo la Nuova Micoperi di Ravenna, responsabile dei lavori di rimozione? Perché le trivellazioni lato mare sono state prima rallentate e poi fermate, almeno stando al numero dei giorni realmente sfruttati per i lavori?
Di fatto, nel mese di gennaio appena trascorso, sono state solamente tre le giornate di attività intorno al relitto, mentre la piattaforma “Micoperi-30” è stata portata ad una certa distanza dallo scafo della Concordia, che ora dopo ora si piega sempre più su se stesso, sotto l'azione corrosiva dell'acqua salata e degli elementi della Natura. Viene il dubbio che le difficoltà incontrate non siano da imputare esclusivamente alle condizioni del mare, piuttosto sorge il dubbio che il progetto approvato tanto in fretta cominci a mostrare più falle di quante se ne siano prodotte sotto la chiglia della nave. Le perforazioni hanno incontrato e stanno incontrando molte più difficoltà del previsto.
Quali potrebbero essere queste difficoltà che gli ingegneri del consorzio Titan-Micoperi non avrebbero saputo anticipare, e che nemmeno il London Offshore Consultant è stato in grado di mettere in preventivo?
A che punto è la costruzione della grande piattaforma che dovrebbe funzionare da falso fondale, e che appunto il LOC ha tanto affrettatamente approvato come migliore progetto di recupero? E' davvero possibile rimettere in condizioni di galleggiare la Costa Concordia, o quello che ne rimane, senza procedere ad un sezionamento dello scafo e con un impatto ambientale giudicato sostenibile?
Domande che vengono in mente in modo quasi automatico, a fronte di una spesa preventivata i cui limiti sono già stati ampiamente superati.
Il falso fondale, secondo il progetto Titan-Micoperi, che continua ad essere bersagliato da innumerevoli critiche da parte di esperti in ingegneria navale, dovrà sostenere ben 115mila tonnellate… anzi, per essere precisi, anche se la nave è stata praticamente svuotata dalle strutture mobili interne, di tonnellate ne pesa oltre mezzo milione, se si considera il volume di acqua contenuta al proprio interno. Sarà possibile fare ruotare una massa di tale stazza, senza andare incontro ad un completo disastro?
Da considerare poi le trivellazioni che devono essere eseguite per sostenere il tutto, e il posizionamento del meccanismo sul quale deve agire la trivella per ogni perforazione che deve essere effettuata, in un quadro dove abbiamo lo scafo appoggiato su un vero e proprio scalino naturale, con un fondale in più che evidente degradamento verso un punto molto profondo. A tale scopo, ogni scalfittura che deve essere fatta sulla roccia, deve risultare precisa al millimetro, per sostenere l'azione di una tenuta con pali del diametro di due metri. E questo vuol dire praticare sul fondo marino, ovvero sulla roccia stessa dove è posato lo scafo, numerosi “buchi” larghi due metri. Non si ha notizia sulla assenza di vibrazioni estremamente pericolose in un caso del genere.
Come se non bastasse, dagli ultimi giorni del dicembre scorso, i lavori hanno iniziato una parabola di rallentamento che pare non avere fine. Non pochi tecnici esprimono perplessità sulla possibilità di continuazione del progetto, in ragione del fatto che il fondale marino sul quale poggia il relitto, è costituito da solido granito, coperto da uno strato di sabbia. L'azione della trivella crea enormi pressioni e grandi spessori all'interno dell'involucro, e quando questo succede il meccanismo si inceppa. Un problema che non avrebbe dovuto essere troppo sottovalutato, dal momento che, fino ad oggi, non è stata trovata una soluzione. Quello che stupisce è che nessuno ci abbia pensato prima. Il tentativo fatto con uno speciale gel che doveva amalgamarsi con la sabbia, e quindi impedire la penetrazione all'interno degli involucri, è risultato un fallimento. Si prova ora con il calcestruzzo da iniettare con la trivella stessa per rendere maggiormente solido il fondale (più solido del granito?) Difficile da credere, e comunque sono in corso le valutazioni.
L'unica certezza è che si sta annaspando nel buio più assoluto, e che soprattutto non sia stato preso in considerazione un progetto alternativo. Senza considerare ciò che si dice fra gli abitanti dell'Isola del Giglio: “Se si lavora tre giorni al mese, quanto durerà tutto questo teatrino?” Al momento, nessuno conosce la risposta. E ripetiamo: buio assoluto, troppi problemi che la superficialità della fretta nell'assegnazione dell'appalto per la rimozione ha impedito di affrontare preventivamente. Nessuno ha valutato che un'operazione del genere non era mai stata tentata prima nel mondo? E se nemmeno lo stratagemma del calcestruzzo funzionerà a dovere, a che cosa si ricorrerà per procedere? Intanto, lo stato dei lavori dimostra che sono state eseguite 9 trivellazioni sulle 21 previste. Questo è un fatto. I gigliesi vedono compromesso il loro territorio, dove il turismo è la principale risorsa. Se il ritmo dei lavori è quello attuale, molti pensano che nemmeno entro il 2014 si giungerà a nulla di conclusivo. E ammesso poi che si riesca a rimuovere il relitto, vi è ancora assoluto mistero su dove sarà portato per la demolizione, anche se indiscrezioni parlano di Piombino. Da parte sua, Costa Crociere, cui spetta la decisione, continua a glissare sulla risposta, di fatto bloccando la realizzazione del bacino off-shore indispensabile per smantellare la nave. Troppi dubbi, troppi misteri, troppi elementi che non quadrano…

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