Martedì 25 aprile - Ultimo aggiornamento 17:29

Messina - Il malaffare serpeggia dove non dovrebbe

Messina - Il malaffare serpeggia dove non dovrebbe

Continua la nostra inchiesta sulle vicende della società "Il Detective" circa le collusioni di apparati dello stato, Funzionari di Prefettura, e funzionari dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato a Messina

Alla luce di quanto, sin qui emerso dalla copiosa documentazione relativa alle conclusioni indagini del procedimento penale nr.3950/2007, non si poteva non tenere conto che il comportamento dei funzionari di Prefettura, con a capo il Prefetto Alecci, non si era limitato alle sole rivelazioni d’atti d’Ufficio, ma anche attraverso azioni e omissioni, al fine di favorire la controparte, in ordine a decisioni e risultati di estrema importanza, che avevano determinato le sorti relative alla gestione della società.
L’operato dei funzionari di Prefettura (Il Vice-Prefetto Maria Gabriella Ciriago e la funzionaria GraziellaLa Malfa), alquanto censurabile, aveva prodotto ingenti danni agli attuali amministratori e soprattutto alla società di vigilanza, avendo influito, in maniera irreparabile sulle decisioni gestionali della stessa, mentre al contrario, nel contesto, i predetti funzionari avrebbero avuto l’obbligo morale e civile di svolgere le proprie funzioni in maniera neutrale, senza parteggiare da una parte o da l’altra, così come purtroppo si era verificato.
A ragione di questo, il 9 Giugno 2008, la Guardia di Finanza, inviava una nota, alla Procura della Repubblica di Messina (all'attenzione dei sostituti Procuratori Nastasi e Sciglio), con la quale informava che dalle indagini in corso, erano emersi fatti di rilevanza penale che avevano visto coinvolti funzionari del locale Ufficio Territoriale del Governo- Ufficio Polizia Amministrativa, e che in alcuni casi avevano tratto in inganno lo stesso Prefetto.
La Guardia di Finanza asseriva che nel contesto i Funzionari di Prefettura avevano posto in essere azioni ed omissioni per avvantaggiare palesemente Vincenzo Savasta e il suo enturage, nella controversia societaria relativa alla gestione della società investigativa "Il Detective". Sempre a quanto riferito dalla Guardia di Finanza, lo stesso Vincenzo Savasta, per il raggiungimento dei suoi scopi, si era inoltre avvalso della fattiva ed ingannevole collaborazione dell’avvocato Antonino Lo Giudice, e che nella vicenda societaria il comportamento dei funzionari (Ciriago e La Malfa) nell’espletamento dei loro compiti istituzionali, appariva non obiettivo ma al contrario sicuramente compiacente nei confronti del medesimo Vincenzo Savasta, dell’avvocato Antonino Lo Giudice e di Salvatore Formisano.
Ancora le Fiamme Gialle, nella medesima informativa del 9 maggio 2008, nel capitolo riguardante il rilascio della licenza a Salvatore Formisano, che lo stesso alla data dell’11 dicembre 2007, (il giorno successivo alla delibera falsa del 123%) aveva ottenuto dal Prefetto di Messina la licenza di Pubblica Sicurezza, per la gestione delle Guardie Giurate e che ancora prima della suddetta data, il viceprefetto Ciriago aveva avuto contatti telefonici e personali, sia con Vincenzo Savasta che con l’avvocato Antonino Lo Giudice, che si erano evidenziati da una intercettazione telefonica.
Alle ore 19,09 del 10 dicembre 2007, Vincenzo Savasta chiamava l’avvocato Antonino Lo Giudice.
Quel giorno, presso la Prefettura di Messina, vi era in corso una manifestazione sindacale organizzata dalla C.G.I.L, alla quale partecipavano dipendenti della “Corio Antonino Il Detective S.r.l.” avversi a Vincenzo Savasta. Dal contenuto di tale conversazione telefonica, si evinceva chiaramente che il SAVASTA Vincenzo era perfettamente a conoscenza di una strategia della D.ssa Ciriago, che intendeva adottare, mettendo gli scioperanti “avversi” al Savasta, davanti al fatto compiuto, dicendo loro il giorno dopo, che il Prefetto aveva rilasciato la licenza al Formisano Salvatore, contemporaneamente revocandola al Galizia Emanuele.
Savasta, aggiungeva che la Ciriago aveva rinviato la riunione con i sindacati a mezzogiorno del giorno successivo, per sistemare la pratica dal punto di vista cartolare e metterli davanti al fatto compiuto. Per tale motivo il viceprefetto Ciriago aveva sollecitato all’avvocato Antonino Lo Giudice la presentazione della fideiussione necessaria per il rilascio della licenza a Formisano.
Non a caso la conversazione di cui sopra, avveniva alla data del 10 dicembre 2007, stessa data della delibera falsa del 123%, ed era evidente che in pari data la stessa veniva consegnata dall’avvocato Antonino Lo Giudice alla Dottoressa Ciriaco, che aveva come strategia di revocare inopinatamente la licenza di Polizia a Emanuele Galizia, per darla a Salvatore Formisano, come puntualmente avvenuto il giorno successivo 11 dicembre 2007, grazie a tale delibera che oltre ad essere palesemente falsa non era registrata presso la CCIAA competente.
La Guardia di Finanza nel prosieguo dell’informativa del 9 maggio 2008, asseriva che nel contesto, in data 12 settembre 2007, la spocietà investigativa "Il Detective", aveva stipulato un contratto d’affitto, con l’Istituto di Vigilanza Vigilnot Sicilia S.r.l., nella persona del legale rappresentante Antonino Romano.
In merito l’Ufficio Territoriale Governativo era stato interessato per il riconoscimento del medesimo affitto d’azienda tant’è che nelle more di una decisione, con note del 23 novembre 2007 e 12 dicembre 2007, aveva interessato per un parere il Ministero Dell’Interno- Dipartimento Della Pubblica Sicurezza e l’avvocatura Distrettuale dello Stato di Messina.
Per quanto appurato inoltre dalla Guardia di Finanza, le attenzioni di Vincenzo Savasta, dell’avvocato Antonino Lo Giudice e dello stesso Salvatore Formisano, motivo per il quale si erano rivolti al Tribunale Civile di Messina, in quel momento, erano rivolte all’affitto d’azienda, e che l’avvocato Antonino Lo Giudice per guadagnare tempo, aveva presentato presso la Prefettura medesima, atti di dubbia validità legale, quale la revoca unilaterale del contratto d’affitto d’azienda, inducendo così in errore anche i funzionari della Prefettura stessa.
Da notare: su questo punto occorre precisare, che neppure la Guardia di Finanza, si accorgeva che tra i documenti di dubbia validità, quello maggiormente determinante che l’avvocato Antonino Lo Giudice aveva prodotto era il verbale di assemblea falso del 10 dicembre 2007. Tale scoperta veniva alla luce solo nel 2010, allorquando si accorgevano di detto verbale gli attuali amministratori che ovviamente sporgevano le relative denunce alle autorità di competenza, senza che nessuno ad oggi osi pronunziarsi per dare una risposta a quanto denunciato.
Intanto il gruppo Savasta-Lo Giudice-Formisano era stato abile e libero di utilizzare tale delibera, nonostante priva di ogni legalità, depositandola prontamente al Giudice civile, per ottenere in primo luogo la ratifica delle due precedenti delibere, che lo stesso magistrato aveva reso nulle, con le quali i predetti avevano cercato fraudolentemente di porsi al comando dell’azienda; ed in secondo luogo per ottenere con la medesima, il giorno successivo la licenza in favore di Salvatore Formisano. Questo addirittura ancor prima che il Giudice civile si pronunciasse circa la ratifica delle precedenti delibere.
Detta delibera incriminata (10 dicembre 2007) pur essendo palesemente fraudolenta, è stata registrata presso la Camera di Commercio solo dopo circa tre mesi, per poi essere utilizzata anche al fine di ottenere il sequestro d’azienda ad opera di altro giudice del Tribunale Civile. Non ci si avvede di come la CCIAA di Messina, pur possedendo tutti i reali dati societari (soci e rispettive quote sociali detenute) non riscontri le evidenti irregolarità di detta delibera, procedendo addirittura alla sua registrazione. Quindi le responsabilità sulla delibera incriminata in questione, si espandono sempre di più. Stessa considerazione, è da farsi anche per il perito Corrado Taormina nominato dal Tribunale di Messina che nell’ambito del procedimento penale in argomento, ha redatto una perizia sulla base di artifiziosi verbali di assemblea e documenti che il gruppo è stato abile a fare trovare al predetto perito (sono stati infatti alienati i documenti giustificativi e reali quali buste paga, contratti di lavoro, ed altro, che comprovavano la corretta gestione (periodo da agosto ad ottobre 2007) degli attuali amministratori). Infatti lo stesso tecnico si lasciava influenzare nella redazione della perizia esprimendosi addirittura esattamente come la controparte a sempre voluto far credere, lasciandosi andare anche a valutazioni che verosimilmente non erano di sua competenza, soprattutto nell’asserire che “ le vicende societarie erano scaturite da una lotta tra le sorelle Corio”.
Lo stesso perito inoltre dovrebbe spiegare come, pur avendo visionato nell’anno 2008 e citato nella sua perizia, la predetta delibera falsa del 10 dicembre 2007, non si sia accorto della sua palese falsità, significando che una maggiore oculatezza dello stesso perito, avrebbe sicuramente potuto evitare o quanto meno arginare, il disastro a cui è andata incontro la società.
Tutto questo comunque è accaduto nel momento in cui il giudice Nastasi (che aveva assicurato la tutela della società attraverso le sue indagini) veniva trasferito in altra sede e dal momento in cui il Tribunale di Messina non adottava alcuna iniziativa atta a tutelare la società, malgrado dalle indagini in corso, si evidenziava senza alcuna ombra di dubbio che le reali intenzioni del gruppo Savasta, erano quelle di svuotare i conti in attivo della società e di far transitare tutti gli appalti in essere alla concorrente KSM di Palermo per procedere infine alla chiusura della medesima azienda.

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