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Messina – Quali intrecci fra “poteri forti”?

Che fine hanno fatto le indagini del pm Antonio Nastasi sui collegamenti fra Università, Prefettura, Avvocatura dello Stato e sindacati?

Messina – Continua la nostra inchiesta sulle vicende della società “Corio Antonino Il Detective S.r.l.”, mettendo in eveidenza quanto emerso dalle indagini del pm Antonio Nastasi, costretto poi al trasferimento in altri luoghi, in quanto evidentemente, si era permesso di indagare troppo in particolare sulla moglie dell’attuale Rettore dell’Università di Messina, e sui responsabili dello stesso Ateneo, per corruzione, in relazione all’appalto che aveva in essere la società “Il Detective” per la vigilanza di tutti i siti dell’Università di Messina, adesso passato alla società KSM, ed altri appalti, in diversi settori.
Le indagini, hanno messo in evidenza come i funzionari dell’Università di Messina, responsabili dell'appalto in questione, con l’ingresso nella società, del primo periodo di gestione degli attuali amministratori dall’agosto all’ottobre del 2007, poi “defraudati” dalla famosa delibera falsa del 123%, avevano creato agli stessi problemi di ogni genere, per quanto atteneva i tempi di pagamento delle fatture, relative ai servizi di vigilanza prestati dalla società, significando che mentre prima avvenivano regolarmente ogni 15 giorni, dopo si arrivava a ritardi anche in alcuni casi superiori ai 60 giorni e anche attraverso continui controlli e contestazioni ingiustificati, circa lo svolgimento del servizio e con detrazione di somme di denaro dalle successive fatture.
Gli investigatori del giudice Nastasi mettevano in evidenza che il comportamento sopra segnalato di conseguenza aveva creato alla società difficoltà economiche dalla mancanza di liquidità che aveva portato di conseguenza all’irregolarità contributiva, al ritardo nel pagamento degli stipendi a favore dei dipendenti e alle pressioni e in alcuni casi minacce nei confronti di sindacati che non si assoggettavano ai loro voleri, a differenza di altri che erano alquanto compiacenti, per i rapporti di amicizia con il Savasta Vincenzo, pur essendo delegati alla vigilanza, in ambito locale e Nazionale e pur essendo a conoscenza dello stato di assoluto conflitto di interesse, dal momento che il Savasta essendo socio di minoranza della società “Il Detective S.r.l.”, si prodigava per fare transitare gli ingenti appalti della società a quella concorrente la KSM.
A giustificazione di ciò, nel prosieguo dell’inchiesta pubblicheremo le intercettazioni che riguardano il ruolo avuto dei sindacati in tutta la vicenda del Detective. Al contrario Vincenzo Savasta, nel periodo in cui era amministratore della società, in un solo mese, si poteva permettere in lusso di fare richiesta e ottenere dall’Ateneo messinese, i pagamenti delle fatture, con quietanza allo sportello a firma dello stesso e addirittura con emissione di assegno circolare intestato al medesimo.
Alla fine, come accertato dalla Guardia di Finanza, Vincenzo Savasta versava gli assegni provento di fatture per servizi resi dalla società, allo stesso intestati, per la somma di Euro 112.505,19 nel proprio conto corrente personale cointestato con la moglie, e acceso putacaso presso il Monte dei Paschi di Siena. Operazione alquanto anomala, significando che un Ente Pubblico, quale l’Università di Messina, avrebbe l’obbligo di versare sui conti societari.
Premesso che la Guardia di Finanza, precisava che Vincenzo Savasta, non aveva alcun motivo tale da non versare la predetta somma sul conto corrente societario. Ma molto stranamente nel corso di un'udienza civile, presso il Tribunale di Messina, alquanto strana, alla contestazione di quanto sopra, veniva accettata la tesi del Savasta, il quale asseriva che la somma di cui si era appropriato, in effetti era stata dallo stesso utilizzata per pagare i dipendenti. Il Tribunale certamente non si preoccupava di accertare, al contrario, come tale somma era stata divisa tra gli accoliti. Infatti, lo stesso giorno il Savasta alla sua banca richiede, assegni circolari per un ammontare complessivo di euro 111.405,18, mentre la rimanenza di quello versato andava a coprire la scopertura del suo conto, come detto cointestato con la moglie.
Alcuni assegni circolari per somme che variavano da 300 a 1.000.,00 Euro venivano intestati a Guardie Particolari Giurate, che erano assolutamente ignare di tali titoli a loro favore. I più coraggiosi interrogati dalla Guardia di Finanza, hanno dichiarato di non avere mai apposto la firma di girata all’assegno che era stato regolarmente intascato, motivo per il quale Savasta insieme a Salvatore Privitera e a Maria Russo, nel procedimento penale nr 3950/2007, tra le altre imputazioni, debbono rispondere di appropriazione indebita.
Tra i piccoli assegni che risultano incassati dalle Guardie Giurate, naturalmente ci sono quelli, che non se la sono sentita di mettersi contro il Savasta, e qualcuno che molto probabilmente li ha presi, in quanto “telecomandato” dallo stesso Vincenzo Savasta, per fare qualsiasi azione nei confronti degli attuali amministratori, sempre onnipresenti in ogni causa civile e penale, nei confronti degli stessi, quali testimoni a favore della controparte.
Per poi passare dalla manovalanza, ai personaggi che contavano, tra i quali Salvatore Privitera, che senza alcun giustificato motivo, venivano intestati due assegni circolari per Euro 6.000,00 complessivi; lo stesso Savasta, si intestava impropriamente assegni per Euro 21.405,18; Russo Maria assegni per 10.000,00 euro, senza alcun motivo; Domenico Barba, dipendente amministrativo fidatissimo del gruppo al quale venivano intestati assegni per Euro 4.000,00; altri assegni per l’importo di Euro 35.000,00, venivano intestati alla povera signora Privitera, moglie del defunto titolare dell’azienda Antonino Corio, alla quale in quel periodo le era stato diagnosticato un grave carcinoma al cervello, poi deceduta di li a poco, che verosimilmente non ha mai incassato tale somma, come si giustifica dalle numerose firme di traenza false a suo nome, per finire con l’amico del Savasta titolare di una azienda per la fornitura di servizi tecnici, al quale venivano intestati assegni per Euro 5.000,00.
Il predetto titolare d’azienda, durante le pregresse gestioni ha fatturato servizi prestati alla società per qualche milione di Euro, in maniera alquanto dubbia rispetto alle prestazioni che lo stesso aveva effettivamente potuto prestare.
Del predetto, si parlerà di più, nel capitolo riguardante le turbative d’asta, significando che si è prodigato per aiutare il Savasta medesimo, a far vincere le gare d’appalto alla società KSM.
Dall’avvio delle indagini di Polizia Giudiziaria, in merito all’appalto del servizio di vigilanza presso l’Università di Messina, a dire dalla Guardia di Finanza, il Savasta Vincenzo veniva costantemente informato e prova ne era una intercettazione ambientale effettuata il 10.12.2007 ( puta caso il medesimo giorno della famosa delibera falsa del 123%, con la quale l’amico Vincenzo Savasta, Giovanni Capillo, commercialista, cognato dell’Onorevole Piero Dalia, molto influente in quanto all’epoca dei fatti sottosegretario agli Interni, nella medesima delibera alla quale partecipava su delega del Savasta, si attestava una quota societaria del 23,75% anzichè quella effettivamente detenuta dal Savasta del 5%) all’interno dell’abitacolo della sua autovettura, con la Guardia Giurata del Detective Felice Rampulla, in servizio presso il Rettorato dell’Università di Messina.
La Guardia di Finanza asserisce che i personaggi citati nella predetta intercettazione si identificavano in Danilo Raffa, coordinatore della gestione e gare d’appalto, nonché membro della commissione giudicatrice della gara d’appalto di vigilanza, in qualità di Ufficiale Rogante, ed era lo stesso che stava creando , unitamente ad altri funzionari, tutti i problemi agli attuali amministratori della società., mentre la dottoressa che veniva citata si identificava nella dottoressa Carmela Grasso, moglie del Rettore, funzionaria presso il predetto Rettorato.
– Segue…

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