Martedì 25 aprile - Ultimo aggiornamento 17:29

Messina - Le accuse a funzionari delle istituzioni

Messina - Le accuse a funzionari delle istituzioni

Le indagini iniziate dal pm Antonio Nastasi e dai suoi collaboratori portano a procedimenti giudiziari nei confronti di rappresentanti dello Stato...

Parte 6a
 - Con procedimento penale n.3950/2007, la Procura di Messina emette avviso di rinvio a giudizio per alcuni insospettabili rappresentanti di quelle istituzioni che dovrebbero garantire il corretto svlgimento delle inchieste e soprattutto il rispetto delle leggi in vigore.
Uno degli imputati è infatti il Vice-Prefetto Aggiunto Maria Gabriela Ciriago, la quale, in virtù dellaposizione occupata nel servizio presso la Prefettura di Messina, nella qualità di responsabile dei procedimenti amministrativi conseguenti alla richiesta di voltura della licenza a favore di Salvatore Formisano nonché a quella di ampliamento della licenza presentata da Antonino Romano, in forza dell’affitto di azienda operato dalla agenzia di investigazioni "Il Detective", avrebbe violato i doveri inerenti alle funzioni e al servizio, rivelando a Carmelo Castorina notizie riservate d’ufficio che dovevano rimanere segrete, consegnando al medesimo non meglio identificati documenti attinenti ai predetti provvedimenti, che lo stesso avrebbe dovuto successivamente fare sparire. Il reato, secondo le accuee, sarebbe stato commesso a Messina intorno al 15 dicembre 2007.
Inoltre insiste altro procedimento penale in via di svolgimento, presso il Tribunale di Messina, n.2677/2010 RG GIP come da ordinanza di rinvio a giudizio, nuovamente nei confronti di Maria Gabriella Ciriago, e di Vincenzo Savasta, Grazie La Malfa, Antonino Barbera, Giovanni D'Angelo, Riccardo Di Blasi, Daniela Corio ed Emanuele Corrado Galizia.
Le imputazioni che riguardavano il vice prefetto Ciriago e la funzionaria di Prefettura La Malfa, erano per i reati previsti e puniti dagli art. 110, 81, 326 c.p. perchè, in concorso tra loro con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, commessi anche in tempi diversi, la Ciriago, nella qualità di funzionario- Viceprefetto aggiunto – della Prefettura di Messina, la La Malfa nella qualità di funzionario Amministrativo con mansioni esecutive della Prefettura di Messina, violando i doveri inerenti alle funzioni e al servizio, rivelavano presumibilmente intorno al 16 giugno 2008, al Savasta l'esistenza ed il contenuto di due denunce presentate da Daniela Corio nei mesi di gennaio e febbraio 2008 contro di lui e depositate alla Procura della Repubblica di Messina e per conoscenza alla Prefettura.
Savasta e Di Blasi dovevano rispondere del reato previsto e punito dagli art. 110 e 326 c.p. perchè il Di Blasi, nella qualità di Carabiniere in servizio nella sezione di Polizia Giudiziaria del Tribunale di Messina, violando i doveri inerenti alle funzioni ed al servizio, rivelava a Savasta notizie inerenti il procedimento penale nr 3950/07 R.G.N.R. Modello 21, informandolo sullo stato delle indagini in corso e su eventuali sviluppo delle stesse.
In merito non poteva non tenersi conto, come i capi di imputazione, relativi ad entrambi i predetti procedimenti penali, senza alcun dubbio, non rispecchiavano nella maniera più assoluta, la vera realtà dei fatti, come pure, stranamente,non toccavano personaggi che dalle stesse rivelazioni di atti d'Ufficio o da gravi azioni od omissioni, da parte dei funzionari di Prefettura, avevano avuto un tornaconto personale, malgrado ampiamente e inconfutabilmente emerso e riscontrato dall'attività di Polizia Giudiziaria su delega della stessa autorità inquirente, attraverso prove documentali e tecniche, con l'ausilio di intercettazioni telefoniche importanti, tra i diretti interessati. Motivo per cui, tutto ciò diveniva inaccettabile, sia per i danni subiti dalla società, ridotta al completo tracollo sia per quelli subiti dalla signora Corio Daniela e dal Signor Galizia Emanuele Corrado, i quali sono entrambi determinati a fare valere le proprie ragioni, in qualsiasi sede, eventualmente si renderà necessario e nei confronti di chiunque si sia reso responsabile di fatti di natura penale o civile.
Nella complessa vicenda, della diatriba societaria la parte avversa, senza alcuna ombra di dubbio, grazie alle “gravi complicità” accertate, era stata inopinatamente avvantaggiata, al punto tale di accaparrarsi indebitamente la gestione della società, a discapito dell’altra parte, con l’aggravante che detta gestione, come dimostrato dalle stesse conclusioni indagini, era intesa solo ai fini di interessi personali, e sopratutto di vendette personali del signor Savasta Vincenzo, che doveva portare, con la complicità degli altri, alla distruzione completa della medesima azienda, con la perdita di tutti gli appalti in essere a favore della società concorrente la K.S.M. S.p.a., dove nel contempo riservatamente il Savasta si era “accasato”, il tutto, come era stato annunciato nelle varie denunce sporte dalla signora Corio Daniela e dal Signor Galizia Emanuele Corrado e come puntualmente verificatosi.
Emergeva chiaramente, che sin dall’insorgere delle controversie societarie, qualsiasi atto d’iniziativa o no, intrapreso dalla signora Corio Daniela o dal signor Galizia Emanuele o dalla Prefettura medesima, come pure presso la Procura Della Repubblica di Messina, Tribunale Civile e Penale, veniva immediatamente rivelato alla controparte, e addirittura venivano programmate e studiate, iniziative e strategie varie, a cui partecipavano in primo luogo i funzionari di Prefettura, in maniera tanto incisiva, da determinare l’esito finale di ogni vicenda, naturalmente a favore della medesima controparte.
Pertanto il comportamento, alquanto scorretto, di responsabili di importanti istituzioni, quali i funzionari della Prefettura di Messina, e altri qui di seguito indicati, che contrariamente al loro operato, avrebbero avuto l’obbligo e il dovere morale di mantenere una neutralità nella vicenda societaria, invece di fornire il loro incondizionato apporto alla controparte, che non si limitava alla sola rivelazione di segreti d’ufficio, per quanto atteneva il contenuto delle due denunce penali prodotte dalla signora Corio Daniela, ma di ben più vasto raggio e continuativo nel tempo per quanto atteneva le rivelazioni, che comportavano conseguentemente anche azioni e omissioni gravi.
Nella puntata successiva dell'inchiesta, l'esposizione delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza inmerito al caso in questione.
Fine 6a Parte

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